Diario newyorkese #4: sulle tracce di George Segal

George Segal, The Commuters, 1980 - New York, Port Authority
George Segal, The Commuters, 1980 - New York, Port Authority

Al Port Authority Bus Terminal, capolinea del bus che da Hoboken, New Jersey, dove risiedo in questi mesi, mi porta a Manhattan, si possono fare incontri imprevisti. Uno di questi è proprio nel mezzo dello spazio delle biglietterie: The Commuters [“I pendolari”], un gruppo dello scultore George Segal (1924-2000). Creato nel 1980, rappresenta tre persone in fila davanti a uno dei gate del Terminal, alla cui parete è appeso un orologio che segna le tre in punto.

George Segal è stato il maggiore scultore della Pop Art, e oggi è forse un po’ dimenticato al di fuori degli Stati Uniti, nonostante le sue figure, così immediatamente riconoscibili, siano entrate a far parte dell’immaginario collettivo. Bianchi, a grandezza naturale, i suoi personaggi sono ritratti in ambienti e situazioni realistiche dove però il tempo sembra essersi fermato in un’atmosfera sospesa; il contesto è spesso riprodotto con oggetti reali, a contrasto con l’apparenza fantasmatica, alquanto malinconica — l’espressione neutra, a volte atona, del viso, gli occhi socchiusi — delle figure che lo abitano, quasi una versione aggiornata della solitudine esistenziale dei personaggi di Alberto Giacometti.

George Segal nel suo studio. Photo: Donald Lokuta

George Segal nel suo studio. Photo: Donald Lokuta

Segal ideò la tecnica scultorea che caratterizza le sue opere e gli dona quella peculiare riconoscibilità: l’utilizzo di bende di gesso (proprio le strisce di garza impregnate di gesso che si usano in ortopedia) con le quali dapprima avvolgeva i modelli — spesso persone sue amiche —, rimovendo poi le forme indurite e ricomponendole per formare un guscio vuoto. Ma il guscio non veniva utilizzato come stampo: la conchiglia stessa diveniva la scultura finale, mantenendo a vista la ruvida consistenza delle bende. Talvolta Segal ha dipinto, monocromaticamente e con colori sgargianti, i suoi personaggi, come pure ha utilizzato il calco in gesso per ottenere le forme finali colate in bronzo, spesso tuttavia patinandole in bianco (come nel caso dei Commuters) per mantenerne l’aspetto gessoso originale.

Nato a New York da genitori ebrei polacchi, cresciuto in New Jersey, nel 1946 sposò Helen Steinberg con la quale acquistò una fattoria a South Brunswick dove abitò per il resto della sua vita. Uno dei suoi vicini di casa era Allan Kaprow (1927-2006), professore nella non lontana Rutgers University, dove pure Segal aveva studiato negli anni della guerra e dove avrebbe conseguito un Master of Fine Arts nel 1963 (e poi un Ph.D. onorario nel 1970).

George Segal, The Costume Party, 1965–72. New York, Solomon R. Guggenheim Museum

George Segal, The Costume Party, 1965–72. New York, Solomon R. Guggenheim Museum

La vicinanza della fattoria con la Rutgers University favorì il rapporto di Segal con l’istituzione, che vantava un importante dipartimento d’arte all’interno del quale Kaprow era figura carismatica e influente: grazie alla sua presenza, e ai suoi scritti e conferenze, si definì un gruppo di artisti che — all’incrocio tra Pop Art, Fluxus e Nouveau Réalisme — includeva, tra gli altri, Lucas Samaras, Segal e Roy Lichtenstein (cui Kaprow procurò il contatto con Leo Castelli, che dal 1961 iniziò ad esporre i suoi primi dipinti ispirati ai fumetti).

Allan Kaprow è però ricordato soprattutto come l’inventore del termine happening. Ex allievo di John Cage, Kaprow iniziò ad organizzare performance artistiche multimediali cui diede appunto il nome di happening: uno dei primi si svolse nella primavera del 1957 proprio nella fattoria di Segal (anche se il primo happening a tutti gli effetti — al di là dell’etichetta — aveva avuto luogo cinque anni prima al Black Mountain College in North Carolina, organizzato proprio da Cage).

George Segal, Gay Liberation, 1980-1992. New York, Christopher Park

George Segal, Gay Liberation, 1980-1992. New York, Christopher Park

Segal, nel frattempo, aveva avuto la sua prima mostra personale nel 1956 alla Hansa Gallery di New York, dove esporrà ancora negli anni successivi. Le prime opere presentate in pubblico da Segal erano tuttavia dipinti, nei quali già venivano ritratte figure umane in interni, che man mano raggiungeranno dimensioni life-size. È nel 1959 che Segal inizia a disporre figure in legno o gesso di fronte ai propri dipinti, con questi ultimi a rappresentare il contesto ambientale dei suoi personaggi. Nell’estate del 1961, infine, lo scultore inventa la tecnica che lo renderà famoso e riconoscibile, e la consacrazione avverrà l’anno successivo, sempre a New York, con la collettiva New Realists alla Sidney Janis Gallery, mostra che contribuirà a definire i protagonisti del movimento successivamente etichettato come Pop Art (significativo il fatto che due anni prima, a Parigi, si fosse costituito il gruppo d’artisti che Pierre Restany aveva battezzato Nouveaux Réalistes).

A Manhattan c’è un altro gruppo scultoreo di George Segal collocato in uno spazio pubblico: si tratta di Gay Liberation, nel minuscolo Christopher Park (all’incrocio tra la 7ma Avenue, Christopher Street e la 4a Strada Ovest: molto vicino a Washington Square). Fu commissionato nel 1979 per commemorare i cosiddetti Stonewall riots di dieci anni prima: lo Stonewall Inn (situato dall’altra parte della strada) era un club privato, punto di ritrovo della comunità gay del Greenwich Village. Nelle prime ore del mattino del 28 giugno 1969 un’irruzione della polizia diede origine a una rissa in cui vennero arrestate 13 persone; la notizia si sparse velocemente portando a una serie di manifestazioni a sostegno della legalizzazione dei gay bar: gli eventi di quell’estate sono spesso citati come l’inizio del gay rights movement negli Stati Uniti. Il gruppo fu creato nel 1980 ma installato solo nel 1992 a causa dell’opposizione iniziale di parte della cittadinanza, e poi per la risistemazione del parco stesso. È il primo esempio di arte pubblica dedicato ai diritti LGBT.

George Segal, Holocaust Memorial, 1984. Lincoln Park, San Francisco

George Segal, Holocaust Memorial, 1984. Lincoln Park, San Francisco

Segal trattò sovente temi politici e sociali: tra le opere più importanti si ricordano l’Holocaust Memorial (1984), sito nel Lincoln Park di San Francisco, e Abraham and Isaac (1978-79), commissionato in memoria dei Kent State shootings avvenuti il 4 maggio 1970 all’Università di Kent, in Ohio, quando la Guardia Nazionale sparò su studenti disarmati che manifestavano contro i bombardamenti in Cambogia, uccidendone quattro e ferendone altri nove, di cui uno in maniera molto grave. Questo gruppo si trova al Modern Sculpture Garden dell’Università di Princeton, la prestigiosa istituzione anch’essa molto vicina a South Brunswick, che custodisce anche l’archivio cartaceo dell’artista.

Un po’ più lontana, sempre in New Jersey, è poi la Montclair State University, dove troviamo una delle opere più celebri di Segal: Street Crossing del 1992, installata nella College Avenue Promenade vicino all’Alexander Kasser Theater. Il gruppo fu donato all’Università dalla George and Helen Segal Foundation nel 2006, assieme ad altre opere conservate nella George Segal Gallery, parte delle ricche collezioni d’arte dell’Università, che allo scultore ha dedicato una mostra alla fine dell’anno passato.

George, Street Crossing, 1992. Montclair State University

George, Street Crossing, 1992. Montclair State University

Da sempre associato dai critici alla Pop Art, Segal — a differenza dei suoi colleghi focalizzati su immagini pubblicitarie, loghi e miti della cultura di massa — mette in scena semmai la solitudine esistenziale nella società capitalistica, colta proprio in contesti quotidiani e “normali”, con una visione sicuramente influenzata anche dall’arte di Edward Hopper. Se si vuole parlare di “consumismo”, Segal lo ritrae dall’esterno, svelandone la parte triste e omologante. L’artista ha dichiarato in un’occasione: «Io credo che un minuto di esistenza sia miracoloso e straordinario»; tuttavia qualcuno ha giustamente definito i suoi personaggi «attori in una commedia che non inizia mai. […] Impossibile avvertirli che il momento che stanno aspettando non arriverà mai».

“Uomo dell’anno” in copertina su “Time” nel 1983, insignito del Praemium Imperiale giapponese nel 1997, della National Medal of Arts americana due anni dopo, presente in tutti i maggiori musei d’arte contemporanea del mondo, Segal è forse oggi poco sotto i riflettori anche per i limitati passaggi sul mercato: grandissima parte delle sue opere non è in circolazione perché stabilmente in collezioni pubbliche o private. Il record d’asta risale al 14 maggio 2014, quando Christie’s a New York batté il gruppo in bronzo dipinto The dancers (1971-1982) a 1.025.000$, diritti inclusi. Lo stesso gruppo è passato poi il 14 novembre 2018 da Bonhams, sempre a New York, venendo aggiudicato a 680.000$.

La copertina di TIME che, nel 1983, celebrava George Segal come "uomo dell'anno"

La copertina di TIME che, nel 1983, celebrava George Segal come “uomo dell’anno”

Quanto all’Italia, stando al sito della Segal Foundation, non sono presenti opere dello scultore in alcuna collezione pubblica sul nostro suolo. Segal partecipò alle Biennali veneziane del 1976, 1978 e 1988, alla mostra del 1980 a Palazzo Grassi — sempre a Venezia — Pop Art: evoluzione di una generazione, e ebbe solo due mostre personali in gallerie private: nel 1984 presso la Galleria Il Ponte di Roma e, dieci anni dopo, presso Lorenzelli Arte di Milano. Nel 2002 il MACRO gli ha dedicato la prima e unica retrospettiva ad oggi in Italia, curata da Gianni Mercurio.

1 Commento

  • armellin ha detto:

    Questo articolo rende giustizia a Segal e sottolinea la scarsa capacità di vedere in Italia…e vale anche per le mie opere…Buona Pasqua ! EUROPEE 26 MAGGIO 2019, NUOVA CREATIVITA’ EUROPEA, STEFANO ARMELLIN SUPERA LA BIENNALE DI VENEZIA 2019 CON CENTO MOSTRE IN CENTO GIORNI CONSECUTIVI, ONLINE SU LINKEDIN : IL POEMA VISIVO DEL XXI SECOLO,IL VOLTO DEL MONDO E LA CROCE, MENO 37 GIORNI A 2013 DI 2013 PEZZI PUBBLICATI E AL VOTO PER UNA NUOVA CREATIVITA’ EUROPEA Grazie per la visita su https://armellin.blogspot.com Stefano Armellin +39.3713539054

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