Diario torinese #2: The Others 2014

Il tema scelto per questa edizioneThe Wild Side – deve essere stato di grande ispirazione per le gallerie e gli artisti di The Others 2014, perché quest’anno la fiera allestita nell’ex Carcere Le Nuove ha veramente superato se stessa. Non sono pochi i lavori presenti nei vari stand che sarebbero potuti stare ad Artissima invece che in una collaterale. E così, a tratti, la più giovane dei tre appuntamenti torinesi dedicati all’arte contemporanea (ricordiamo che in questi giorni si tiene anche la decima edizione di Paratissima) supera il main event e non di poco. Il primo lavoro che ci ha colpito nella nostra visita di ieri sera è Sotto la superficie di Simone Bubico (n. 1984) vincitore della sezione mostra del premio Autofocus 6 indetto dalla ditta Vanni Occhiali.

Simone Bubico, Sotto la superficie, 2014

Simone Bubico, Sotto la superficie, 2014

Quello che colpisce nel lavoro di Bubico è il suo modo originale di lavorare con mezzi assolutamente tradizionali: una pittura figurativa, in cui le forme emergono da un forte chiaroscuro, e degli elementi scultorei che non sono altro che delle mani accademiche in gesso, quelle dell’artista.  Ma è proprio da questi due elementi, se si vuole, molto tradizionali, che, con un delicato gioco di ombre cinesi, nasce qualcosa di nuovo. Un nuovo mondo in cui, attraverso l’ombra proiettata, un uomo prende la testa di lupo con una modalità suggestiva di grandissimo fascino e di grande eleganza. E’ così che  la cella che ospita il suo lavoro si trasforma in un antro misterioso, popolato da creature ibride e immaginarie e da quelle ombre che fanno parte di ognuno di noi quando scopriamo che, lungi dall’essere soltanto creature alla luce del giorno, abbiamo un lato oscuro, profondo, stratificato e ricco di fascino e di mistero che si trova, appunto, Sotto la superficie. Ancora la luce – che crea un equilibrio tra bene e male, dentro e fuori – è elemento cardine di  Timless, opera pittorica del milanese Maurizio L’Altrella (n. 1972), presentato a The Others da The Studio Glenda Cinquegrana. Lavoro in cui, per una volta, abbandona gli animali per dedicarsi alla figura umana.

Maurizio L'Altrella, Timeless, 2014

Maurizio L’Altrella, Timeless, 2014

Molto interessante anche il lavoro di Alessandro Gioiello (n. 1982), presentato in fiera da Metroquadro Arte Contemporanea. I lavori di questo giovane originario di Cuneo ci offrono nuovi ed inediti punti di vista che, attraverso una ricomposizione di capolavori, cronache e fotografia che mette insieme memorie e frammenti provenienti da tempi e luoghi diversi, creano nuove identità e realtà.

Due dei lavori di Alessandro Gioiello presenti a The Others.

Due dei lavori di Alessandro Gioiello presenti a The Others.

 

Le vere protagoniste di The Others sono le donne

 

Spesso trascurate nel mondo dell’arte, le artiste presenti in fiera hanno una qualità, una delicatezza e una profondità di ricerca che non ha pari. La prima a colpire il mio immaginario è Patrizia Emma Scialpi (n. 1984) della scuderia di Villa Contemporanea. Giovanissima artista tarantina, Patrizia Emma Scialpi incentra la sua ricerca sulla natura e sulla diversità dei legami e delle relazioni che intercorrono tra gli individui, in relazione ai vari contesti ambientali e storici. Attraverso la ridefinizione del concetto di nostalgia che diviene elemento positivo, non legame emotivo con il passato ma un qualcosa di necessario per vivere il presente,  Patrizia crea così una particolare memoria personale.  Nei lavori presenti a The Others, appartenenti alla serie Love and Loss, ad esempio, l’artista utilizza scatti fotografici su cui interviene pittoricamente annullando i personaggi il cui corpo diviene elemento in continuità con il paesaggio.

Patrizia Emma Scialpi, Love and Loss, 2014

Patrizia Emma Scialpi, Love and Loss, 2014

C’è poi il lavoro di Florencia Martinez, presentato da Zaion Arte Contemporenea. Questa artista argentina, ma residente in Italia ormai da tempo, è in fiera con un lavoro che è testimonianza della sua ultima ricerca, sempre più orientata verso la ricognizione fotografica del vivere quotidiano. Nelle sue opere la Martinez costruisce una sua memoria intima, fatta di piccole cose e di situazioni generalmente non osservate. Una memoria di cui  gli interventi con il ricamo approfondiscono la valenza letteraria: l’artista ricama storie di persone che le raccontano esperienze di vita vissuta, dando così alla parola la sua forma e facendola diventare traccia da tramandare. Immagini apparentemente leggere, ma che contengono in sé una profonda analisi della condizione femminile nel nostro mondo.

Alcuni dei lavori di Florencia Martinez presenti a The Others 2014

Alcuni dei lavori di Florencia Martinez presenti a The Others 2014

Delicatissimo è anche il lavoro di Elisa Bertaglia (n. 1984) inserito nel progetto Naturalized a cura di Martina Corbetta. Per questo progetto Bertaglia ha creato la serie Bluebirds in cui l’artista si focalizza sulle specificità impreviste, profonde ed intrinseche del paesaggio, facendo diventare la natura concetto e contesto per una metamorfosi, un cambiamento e una trasformazione. Avvolte come un in un’atmosfera fiabesca le bambine che animano i lavori di questa giovane artista si muovono in un paesaggio onirico, in cui si riconoscono elementi che rimandano alla realtà, ma dove mancano le coordinate di riferimento per renderlo tangibile. Rimane così una profondità nebulosa, come fosse un mondo visto attraverso l’opacità di un sacco amniotico in cui delicate figure ruotano in attesa di divenire altro, di passare ad uno stadio evolutivo superiore.

Elisa Bertaglia, Bluebirds, 2014 (dettaglio dell'installazione)

Elisa Bertaglia, Bluebirds, 2014 (dettaglio dell’installazione)

 

Ancora sull’evoluzione, ma in questo caso riletta in maniera estremamente critica, tanto da metterla fortemente in dubbio, si concentra il lavoro dell’artista spagnola Masaur che a Torino è presente con la serie Doubting Evolution, in cui si (e ci) interroga sull’effettiva evoluzione dell’essere umano che, alla resa dei conti, sembra essere stato solo un processo esteriore, mentre nel profondo siamo rimasti sostanzialmente degli animali.

Masaur, Doubting Evolution, 2014

Masaur, Doubting Evolution, 2014

Ma il lavoro che più di ogni altro mi ha colpito è sicuramente quello di Federica Cogo (n. 1985) portata a The Others dalla milanese The Format. Raramente mi capita di sentire un brivido che mi scende lungo la schiena quando lo sguardo incrocia un’opera. Specialmente nel caos di una fiera. Eppure Pollution di questa giovane artista veronese c’è riuscito. La sua ricerca è da sempre focalizzata sul rapporto tra uomo e animale. E questa sua riflessione emerge, nel lavoro presentato a The Others e realizzato durante il suo soggiorno a Pechino in collaborazione Arte Laguna, in tutta la sua raffinatezza, mettendo in risalto la crudeltà di cui l’uomo è capace. Montate sul un fondo creato con antiche carte da parati cinesi, acquistate durante la sua esperienza pechinese, delicate immagini di animali seviziati dalla crudeltà cinica dell’uomo, invadono la realtà bucolica e serena del paesaggio. In un sofisticato rimando di significati, la carta bianca del passepartout – che nell’uso comune serve per creare una separazione tra l’opera e il vetro e, quindi, la realtà esterna – invade il reale, offrendoci un prezioso spunto per una riflessione visiva che stralcia il velo dell’indifferenza nei confronti di pratiche troppo spesso considerante “normali”, ma che tali non dovrebbero essere e che dovremmo respingere con forza.

Federica Cogo, Pollution, 2014

Federica Cogo, Pollution, 2014

[box] Il Diario torinese di Collezione da Tiffany non si chiude qui. Prestissimo vi parleremo di due libri presentati ad Artissima e faremo alcune considerazioni sugli eventi che abbiamo visto e che la dicono lunga sulla comunicazione nel campo dell’arte… stay tuned![/box]

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