Diario torinese #1: Artissima 2014

Torino, 6 novembre ore 23.52. Uno strano silenzio è calato sulla città illuminata dalle luci d’artista che danno al capoluogo piemontese un tocco di natale anticipato. Nei timpani riecheggia ancora il brusio del Lingotto in cui. per tutto il pomeriggio, è  transitato, tra ammiccamenti e pose un po’ glam, il pubblico della preview di Artissima, la più importante fiera di arte contemporanea che si tenga in Italia. Ma adesso è il momento di riordinare le idee e di mettere in fila le cose più interessanti viste in quattro ore di visita. Un’impresa non semplice, se pensate che nell’Oval del Lingotto sono ospitate ben 198 gallerie, tutte con almeno 3-4 artisti, ma talvolta anche con 5 o 6.

I primi invitati alla Preview di Artissima si dirigono verso l'Oval del Lingotto.

I primi invitati alla Preview di Artissima si dirigono verso l’Oval del Lingotto.

Come se non bastasse, poi, l’edizione di quest’anno – ravvivata anche dalle performace itineranti della sezione Per4m – appare più vivace e varia dello scorso anno quando, invece, la sensazione era di tante opere molto simili tra di loro. Un risultato a cui hanno contribuito in maniera sostanziale le gallerie straniere, in particolare quelle provenienti dal centro e sud america e quelle mediorientali. Notazioni geografiche a parte, tra tanta stimolazione visiva capita, in certi momenti, che gli occhi siano letteralmente catturati da alcuni lavori che, più di altri, sono in grado di agganciare il vostro sguardo e di trascinarvi verso di loro. E’ così che mi imbatto in una bellissima opera di Giovanni Ozzola: Quando la luce trasforma, esposta nello stand della Galleria Continua di San Gimignano. Nato  a Firenze nel 1982 Ozzola ha passato alcuni anni a Londra per poi rientrare in Italia nel 2001 dove ha iniziato una personale ricerca artistica in cui la luce diviene il materiale fondamentale per vedere. Come nel caso lavoro presente ad Artissima, l’attenzione di questo artista ruota attorno agli spazi tridimensionali e alla luce per una ricerca che si sviluppa attorno all’idea di immagine mentale e all’essenza del soggetto.

Giovanni Ozzola, Quando la luce trasforma, 2014

Giovanni Ozzola, Quando la luce trasforma, 2014

C’è poi il messicano Arturo Hernández Alcázar (n. 1978) che nella sua pratica artistica si interessa i resti in disuso che accumuliamo nella vita di tutti i giorni: la polvere, i detriti e le rovine. Riciclando materiali e prodotti che sono stati scartati, questo artista – presentato in fiera dalla galleria Marso,  fornisce loro una situazione insolita in cui il valore economico trasforma e reinterpreta il suo valore simbolico. E’ i caso di Geometry of Collapse (New world disorder)  del 2013, l’installazione presente ad Artissima 2014.
Particolare dell'installazione fotografica di Arturo Hernández Alcázar all'interno dello stand della gallerie messicana Marso

Particolare dell’installazione fotografica di Arturo Hernández Alcázar all’interno dello stand della gallerie messicana Marso

Di particolare impatto anche il lavoro di Nicolas Grospierre (n. 1975). Nato in Svizzera ma residente a Varsavia, questo giovane artista è noto per i suoi lavori fotografici realizzati in siti architettonici, spesso modernisti, trattati come relitti di un recente passato. In Dinaburg, Borisoglebsk, Dvinsk, Daugavpils, lavoro del 2013 con cui è presente a Torino nello stand della BWA di Varsavia,  il confine tra fotografia e pittura, figurazione e astrazione, visto e non visto si fa labile concretizzandosi in una rielaborazione della pittura di Mark Rothko. Effetto che si ottiene guardando da diverse angolazioni la fotografia contenuta in una speciale lightbox.

Nicolas Grospierre, Dinaburg, Borisoglebsk, Dvinsk, Daugavpils, 2013

Nicolas Grospierre, Dinaburg, Borisoglebsk, Dvinsk, Daugavpils, 2013

Sempre nello stand della BWA è presente il lavoro di uno dei più intriganti rappresentanti della nuova generazione artistica polacca: Slavomir Pawszak (n. 1984), i cui dipinti nascono dal suo amore per la musica Rap americana e polacca. Le sue figure astratte sono riempite in un modo che ricorda quello caratteristico del ritmo hip-hop, che dà vita ad un intersecarsi di temi e di forme barocche. Nei suoi lavori, come nel caso di questo Untitled del 2013, il riferimento indiretto all’estetica hip-hop si combina con la tradizione della pittura astratta. Nonostante questo nei suoi dipinti appaiono, non di rado, elementi figurativi come frutti o altro.

Slawomir Pawszac, Untitled, 2013

Slawomir Pawszac, Untitled, 2013

Sempre sul fronte della pittura, la berlinese Peres Project porta ad Artissima alcuni lavori del trio belga Leo Gabin, nato nel 2000 dall’unione di Lieven Deconinck, Gaëtan Begerem e Robin De Vooght. Il loro lavoro, sempre più apprezzato dalla critica internazionale e recentemente protagonista dell’asta settembrina Under the Influence di Phillips de Pury,  ridefinisce la tradizione dell’oggetto trovato in arte, raccogliendo e riciclando contenuti digitali in nuove configurazioni. Il trio Gabin in fiera è presente con due lavori: due quadri astratti che rivelano una certa influenza della street art.

Leo Gabin, Thumbnail Deceiving, 2014

Leo Gabin, Thumbnail Deceiving, 2014

Si concentra, invece, su personaggi femminili eroici o controversi il lavoro della svizzero-francese Mary Servane (n. 1972) presentata ad Artissima dall’italiana Apalazzogallery. La Servane, partendo da foto che ritraggono donne che hanno dovuto pagare a caro prezzo la loro notorietà e fama le ristampa su un supporto molto particolare: le coperte termiche utilizzate per il soccorso che, in quale modo, accentuano lo status e la leggenda di ogni soggetto rappresentato.

Mary Servane, Untitled (In All Our Decadence People 1), 2014

Mary Servane, Untitled (In All Our Decadence People 1), 2014

Chiudiamo questa prima pagina del nostro diario torinese con due artisti italiani: Agnese Purgatorio e Elia Cantori. Rappresentata dalla Podbielski Gallery di Berlino – una delle realtà più interessanti che è possibile incontrare nella varie fiere di fotografia o di arte contemporanea – Agnese Purgatorio (n. 1964) porta avanti un lavoro intensamente politico e poetico allo stesso tempo. Un lavoro controcorrente, che dà un corpo visibile alla condizione del clandestino e del profugo.

Agnese Purgatorio, Learning by heart 5, 2015

Agnese Purgatorio, Learning by heart 5, 2015

Elia Cantori (n. 1984), infine, è uno dei giovanissimi artisti portati in fiera dalla CAR DRDE, galleria bolognese che quest’anno partecipa per la prima volta alla fiera, ospitata nella sezione New Entries. Caratterizzate da un approccio da vero sperimentatore, le opere di Cantori indagano la luce e l’energia, sfruttando in modo anomalo la fotosensibilità della carta fotografica sottoposta ad esplosione di petardi o a esposizioni improvvise alla luce. Come nel caso della serie 60 Watt, in cui aeroplanini di carta fotografica sono stati improvvisamente inondati dalla luce di una lampada durante il volo e, una volta impressionati, spiegati per mostrare il disegno che la luce, e il caso, hanno voluto creare colpendo la carta originariamente piegata.

Elia Cantori. 60 Watt-12.97 Feet (2010)

Elia Cantori, 60 Watt-12.97 Feet, 2010

A domani per una nuova puntata del nostro Diario Torinese. Stay Tuned!