Diritto d’Autore: i musei e il diritto di “riproduzione dell’opera”

Foto di StockSnap da Pixabay. Pixabay License: Libera per usi commerciali Attribuzione non richiesta

Ogni mostra d’arte è sponsorizzata attraverso molteplici iniziative che vanno dalla realizzazione di gadget di vario genere alla vendita di cataloghi dedicati, contenenti la rappresentazione fotografica delle opere oggetto di esposizione. Oggigiorno molti musei sono finanche accessibili online e le loro opere sono visibili in digitale.

L’interrogativo, allora, è: può l’istituzione museale lecitamente utilizzare, senza alcun vincolo e secondo i propri fini, l’immagine delle opere esposte o è necessario che ottenga il preventivo consenso da parte degli autori?

L’apposizione dell’immagine di un’opera d’arte  – per la quale non siano ancora decorsi i 70 anni dalla morte dell’autore – su un qualsiasi gadget e la sua pubblicazione su supporti editoriali, cartacei o digitali, costituiscono forme di utilizzazione economica dell’opera e, in quanto tali, rientrano nell’esercizio di un diritto esclusivo dell’autore definito “diritto di riproduzione” (art. 13 della Legge italiana sul Diritto d’Autore, in seguito “l.d.a.”).

In passato, la giurisprudenza ha ammesso la libera utilizzazione delle immagini delle opere d’arte da parte dei musei. Questo nell’ambito delle finalità culturali da essi perseguite, dando rilievo, talvolta, al carattere accessorio che si era soliti ascrivere al diritto di riproduzione rispetto al diritto di esposizione e, in altri casi, alla non concorrenzialità della riproduzione con il diritto di utilizzazione dell’autore.

Le odierne modalità di conduzione dei musei, sempre più improntati a una gestione di tipo imprenditoriale, hanno portato all’abbandono del sopra richiamato orientamento e all’adozione di un approccio maggiormente restrittivo, volto alla piena tutela dei diritti dell’autore.

Il museo che intenda, quindi, utilizzare lecitamente le immagini delle opere di cui dispone (siano esse di proprietà o oggetto di prestiti e noleggi) è tenuto alla preventiva acquisizione, per ciascuna opera, del relativo diritto di riproduzione.

Secondo quanto previsto ex lege, spetta soltanto all’autore il controllo sulle riproduzioni (integrali o parziali, temporanee o permanenti) della propria opera, indipendentemente dal fatto che le stesse siano o meno correlate a uno scopo di lucro. È così garantita all’autore una totale libertà nel determinare modalità e tipologie di sfruttamento della propria creazione, definendone eventuali vincoli o limitazioni (es. un numero limitato di copie dell’opera o la riproduzione di una sola parte della stessa). Con il termine “riproduzione” non è da intendersi soltanto la moltiplicazione dell’opera in copie identiche, ma anche la realizzazione di più esemplari della stessa «in qualunque modo o forma», ad esempio attraverso la trasposizione dell’opera in un diverso formato rappresentativo (es. la fotografia scattata ad un dipinto o l’incisione raffigurante un’opera scultorea).

Ad ogni modo, il trasferimento del diritto di riproduzione, trattandosi di diritto avente natura patrimoniale, non avviene in automatico con la cessione dell’opera, ma richiede apposita prova scritta (fatte salve le dovute eccezioni previste dall’art. 109, comma 2, l.d.a.). È, dunque, opportuno che l’ente organizzatore della mostra, affinché possa utilizzare lecitamente le immagini delle opere oggetto di esposizione, stipuli con i vari autori un adeguato accordo che ne preveda, a titolo gratuito o a fronte del pagamento di un corrispettivo, la cessione o la licenza (esclusiva o non esclusiva) del diritto di riproduzione definendone, altresì, le modalità di esercizio.

Non è da escludere, infine, l’eventualità che l’autore abbia ceduto il proprio esclusivo diritto contestualmente all’alienazione dell’opera. In tal caso il museo dovrà risalire all’identità del soggetto titolare del diritto e concordare direttamente con questi l’autorizzazione all’esercizio del diritto di riproduzione dell’opera.