Documentare per non avere paura. Il primo passo per prendersi cura al meglio di una collezione

Se dico “documentazione”, cosa dovrebbe venire in mente a un buon collezionista? Nulla di particolare?

Ad essere sinceri, dovrebbe essere la prima cosa a cui pensa un collezionista nel momento in cui si rende conto di avere intorno a sé, in salotto, più opere che arredi.

La documentazione, infatti, è lo strumento con cui si guarda strategicamente al futuro di una collezione. Per farla crescere, per farla conoscere e per renderla attiva. Immaginare le interazioni che potrà avere con collezioni diverse, con eventuali mostre, con altre persone che semplicemente ne apprezzeranno la sua bellezza. E tutto questo solo grazie alla raccolta ordinata di informazioni anche solo generali.

Pensiamo a una collezione come a un sistema complesso ed eterogeno, qualcosa che ha un andamento appunto sistemico e variabile nel tempo. In questo senso, la documentazione diventa il dispositivo tecnico con cui siamo in grado di monitorare la sua evoluzione e gestire il suo cambiamento.

Esatto, ho detto ‘cambiamento’. Perché contrariamente a ciò che si pensa, conservare significa saper coordinare un continuo cambiamento tenendo d’occhio i parametri fondamentali, senza ansie. Non si deve aver paura di assecondare le movimentazioni correttamente eseguite, gli spostamenti o in generale tutto ciò che è attività di una collezione. E tutto questo si può fare proprio con una buona documentazione a supporto.

Tralasciando ogni tipo di premessa tecnico-teorica riguardo i molti strumenti che si hanno a disposizione oggi per poter cominciare ad organizzare al meglio le informazioni riguardo i vari oggetti di una raccolta, vado dritta alle poche e semplici regole pratiche per imparare a documentare al meglio ogni aspetto della vita di una collezione, dalla movimentazione alla manutenzione.

In linea generale, ciò che occorre fare è abbastanza semplice. Si tratta prima di tutto di saper osservare e prendere nota di tutto ciò accade ad una collezione, quelle cose a cui normalmente non si dà peso o che in altri casi si danno persino per scontate.

Si tratta, in buona sostanza, di mappare. Mappare è la parola che in assoluto preferisco. E non deve spaventare, perché in realtà non è nulla di tecnico o particolarmente scientifico.

Piuttosto è più corretto dire che quando si mappa, si tiene traccia.

E questo ormai siamo capaci a farlo un po’ tutti. Sono i sistemi digitali – anche solo l’elenco delle ultime chiamate che abbiamo fatto con il nostro smartphone – che ci hanno insegnato appunto a tenere traccia.

E allora, molto semplicemente, occorre imparare a mappare anche la vita di una collezione.

 

Quindi, cosa significa documentare?

Documentare significa raccogliere più informazioni possibili. E non credo sia un problema raccogliere per un collezionista! D’altra parte un collezionista raccoglie ogni volta che compra un’opera e la mette accanto alle altre che già possiede.

In questo caso però raccogliere bene porta non solo ad avere una collezione grande e ponderata, ma soprattutto ben conservata. Le informazioni da mettere insieme, infatti, oltre a costituire la base necessaria per la realizzazione di inventari e di eventuali cataloghi ragionati, sono gli strumenti di partenza necessari per una corretta e attenta conservazione di qualsiasi tipo di patrimonio.

Senza una buona documentazione è davvero difficile parlare di conservazione, perché senza una buona documentazione non si conosce a fondo l’oggetto e di conseguenza l’intera collezione.

I dati organizzati e ben leggibili forniscono un quadro generale, dipingono il contesto: da dove arrivano le opere, di che tecniche pittoriche sono caratterizzate, le loro dimensioni, di che tipologie sono, il loro valore generale, ecc.

E tutti questi sono parametri fondamentali per programmare e tenere sotto controllo la vita di una collezione e quindi anche le attività conservative.

 

Chi documenta e come lo fa?

La documentazione è un’attività che può essere definita a vari livelli. È costituita da una fase preliminare generale, che può essere gestita e completata dal collezionista perché non richiede competenze tecniche specifiche, ma solo una buona organizzazione delle notizie più generali.

La seconda parte, più specifica, può implementare la prima con schede tecniche di tipo storico-artistico o conservative, che invece vanno redatte da professionisti.

Quindi, cosa può fare il collezionista? Può iniziare a costruire lo scheletro della documentazione, associando ad ogni opera una scheda informativa compilata con l’anagrafica più generale.

Sembra facile, vero? Ma perché lo è! Allora ogni collezionista dovrebbe cominciare fin da subito a parlare di documentazione, a chiedersi come impostare la documentazione e a cercare i professionisti che lo possono supportare in questa importantissima attività.