Dorotheum: Scheggi e le sculture di Fontana guidano l’asta del 25 novembre

Una vista della preview delle aste del 24, 25 e 26 novembre attualmente in corso al Palais Dorotheum di Vienna. (Fotocredit: Dorotheum)
Una vista della preview delle aste del 24, 25 e 26 novembre attualmente in corso al Palais Dorotheum di Vienna. (Fotocredit: Dorotheum)

Se a Milano siamo alle porte dell’asta autunnale di Arte Moderna e Contemporanea di Sotheby’s, questi giorni sono importanti anche per la casa d’aste austriaca Dorotheum che  la prossima settimana, nello sfarzoso Palais Dorotheum di Vienna, ha in programma tre appuntamenti dedicati all’Arte Moderna (24/11, ore 18) e all’Arte Contemporanea (25-26/11, ore 18). Tre appuntamenti che vedono l’arte italiana protagonista. E se nell’asta di Arte Moderna, su 113 lotti in catalogo, sono una trentina quelli riferibili ad artisti italiani – tra i quali un interessantissimo nucleo dedicato al Futurismo italiano dove spiccano una rara variante di Sortie Nord-Sud (1913 ca.) di Gino Severini e una dinamica Linea di velocità (1914) di Giacomo Balla -, è nelle due sessioni di Contemporanea che la nostra arte rappresenta veramente il piatto forte.

Gino Severini, Sortie Nord - Sud, 1913 ca. Stima: 300-400.000 euro. (Fotocredit: Dorotheum)

Gino Severini, Sortie Nord – Sud, 1913 ca. Stima: 300-400.000 euro. (Fotocredit: Dorotheum)

Dorotheum, d’altronde, ha investito molto negli ultimi anni sulle filiali italiane di Roma e Milano e questa operazione, congiuntamente alla crescita dei valori degli artisti italiani degli anni ’60 e ’70 sul mercato internazionale, ha portato ad una presenza importante di lotti italiani nei suoi cataloghi. Inoltre, come ci spiega Alessandro Rizzi, esperto di arte moderna e contemporanea presso la succursale milanese della casa d’aste austriaca, «molti artisti italiani, tra cui Fontana, Castellani, Bonalumi, Scheggi, hanno avuto rapporti costanti con i Paesi di lingua tedesca fin dall’inizio degli anni Sessanta. E anche per questo motivo esiste, nel bacino d’utenza di Dorotheum, un vivo interesse per il loro lavoro».

 

Dorotheum: apre Richter…

 

L’asta si sviluppa su due sessioni serali, rispettivamente di 88 e 257 lotti ciascuna. Due cataloghi dominati da opere di artisti tedeschi e italiani, ma dove non manca qualche nome inglese e americano come, ad esempio, Jeff Koons, Damien Hirst, Andy Warhol, Roy Lichtestein, Tom Wasselmann e Sam Francis. Apre l’asta del 25 novembreun importante olio su tela di Gherard Richter, Grun-Blau-Rot del 1993 (stima: 200- 300.000 €). Secondo l’artista ogni cosa ha inizio con i quattro colori puri: il rosso, il giallo, il blu e il verde, utilizzati per capire il paradigma della pittura astratta. Il titolo indica la sequenza dei colori usati e stesi sulla piccola tela secondo una stratificazione e un ordine ben preciso.

Gerhard Richter, Grün-Blau-Rot [Verde-Blu-Rosso], 1993. Stima: 200-300.000 euro. (Fotocredit: Dorotheum)

Gerhard Richter, Grün-Blau-Rot [Verde-Blu-Rosso], 1993. Stima: 200-300.000 euro. (Fotocredit: Dorotheum)

Richter, presente in asta con altre 6 opere, è il primo di un nutrito gruppo di artisti tedeschi presenti nei due cataloghi di Contemporanea dove compaiono, tra gli altri, Anselm Kiefer, Maria Lassning, Sigmar Polke, Joseph Mikl, Arnulf Rainer e Max Weiler.

 

…ma gli italiani sono i veri protagonisti

 

Se gli artisti tedeschi in catalogo da Dorotheum sono tanti, gli italiani, suddivisi per gruppi tematici, corrispondono alla metà esatta dei lotti presentati nella sessione del 25 novembre dedicata all’Arte Contemporanea (44 lotti su 88) e numerosi sono anche quelli presenti nel catalogo che sarà battuto all’asta il 26. A dimostrazione di come le due succursali italiane siano un punto di forza della casa d’aste austriaca. Tra i lotti in catalogo da menzionare, ci sono sicuramente le sculture di Lucio Fontana, presenti ai lotti dal 722 al 728. In questo catalogo, peraltro, a differenza delle vendite precedenti, non vengono presentate opere su tela dell’artista. I primi quattro lotti, dal 722 al 725 compresi, assieme ad alcune opere sparse tra quelle offerte nelle tre aste (le due di contemporanea e quella di moderna), provengono tutte da un’importante collezione europea. Nel dettaglio, il gruppo di sculture spazialiste di Lucio Fontana presentate in catalogo il 25 novembre si apre al lotto 722, dove troviamo Concetto Spaziale, Natura – Attese del 1968 (stima: 120-160.000 €): una mono-superficie di bronzo violentemente tagliata in due parti e caratterizzata da una superficie irregolare. Un’opera che si riferisce all’immaginazione cosmica, al ritorno alle origini; un richiamo ad una lava magmatica rappresa che rileva la sua debolezza con questo squarcio tipico di Fontana.

Lucio Fontana,Concetto Spaziale – Natura - Attesa, 1968. Stima: 120-160.000 euro. (Fotocredit: Dorotheum)

Lucio Fontana,Concetto Spaziale – Natura – Attesa, 1968. Stima: 120-160.000 euro. (Fotocredit: Dorotheum)

Al lotto 723 abbiamo, invece, un Concetto Spaziale del 1962/65 (stima: 200-300.000 €): una scultura a forma d’uovo o a palloncino, come l’ha definita personalmente l’artista, in ceramica colorata. Nel 1962 Fontana crea le nuove ceramiche smaltate, segnate sul fianco da un tratto, un lieve solco, per dare l’illusione di una transazione; come a richiamare la divisione dei due emisferi sul mappamondo terrestre. Questa ceramica rappresenta tutti i principi cardine della poetica di Fontana tra cui la relazione tra luce, spazio e colore.

Lucio Fontana, Concetto Spaziale, 1962/65, Stima: 200-300.000 euro. (Fotocredit: Dorotheum)

Lucio Fontana, Concetto Spaziale, 1962/65, Stima: 200-300.000 euro. (Fotocredit: Dorotheum)

Nel gruppo dedicato alle Superfici Monocrome, tra le 5 opere di Turi Simeti va citato il lotto 710: Segno Bianco del 1973 (stima: 80-120.000 €), un acrilico su tela bianco di dimensioni quadrate.

Turi Simeti, Segno bianco, 1973. Stima: 80-120.000 euro. (Fotocredit: Dorotheum)

Turi Simeti, Segno bianco, 1973. Stima: 80-120.000 euro. (Fotocredit: Dorotheum)

Di Agostino Bonalumi (presenti ai lotti 712 e 716 e dai lotti 901 – 905), citiamo Bianco del 1975, (lotto 712, stima: 100-150.000 €) caratterizzato da un corpo tridimensionale che rompe la superficie della tela e invade la terza dimensione; una caratteristica tipica delle sue opere qui espressa in una dimensione quadrata in cui le sporgenze sulla tela scandiscono regolarmente e geometricamente lo spazio, esprimendosi con un’alternanza di ombre e luci.

Agostino Bonalumi, Bianco, 1975. Stima: 220-340.000 euro. (Fotocredit: Dorotheum)

Agostino Bonalumi, Bianco, 1975. Stima: 220-340.000 euro. (Fotocredit: Dorotheum)

Due i lotti di Paolo Scheggi in catalogo e che meritano di essere entrambi messi in evidenza. Al n. 711 troviamo Per una situazione del 1962 (stima: 250-350.000 €) mentre al lotto 715 abbiamo Intersuperficie curva rossa del 1967 offerto con una forbice di 300-400.000 €. Il primo – scelto anche per la copertina del catalogo –  è una sovrapposizione di tre tele in nero, dalle aperture irregolari, che lasciano intuire il numero degli strati. Il secondo, una superficie rossa che vuole rivelare, tramite cerchi perfetti, il susseguirsi delle stratificazioni dando un senso di tridimensionalità.

Paolo Scheggi, Per una situazione, 1962. Stima: 250-350.000 euro. (Fotocredit: Dorotheum)

Paolo Scheggi, Per una situazione, 1962. Stima: 250-350.000 euro. (Fotocredit: Dorotheum)

Superficie Bianca del 1986 è, invece, l’unica opera di Enrico Castellani in catalogo, presente al lotto 713  con una stima di 220-340.000 €. I vari punti di estroflessione e introflessione si susseguono con andamento quasi dinamico, regolato da una geometria ben precisa che regala alla superficie alternanze ritmiche di chiari e scuri.

Enrico Castellani, Superficie bianca, 1986. Stima: 220-340.000 euro. (Fotocredit: Dorotheum)

Enrico Castellani, Superficie bianca, 1986. Stima: 220-340.000 euro. (Fotocredit: Dorotheum)

I nomi di Fausto Melotti, Gino De Dominicis, Jannis Kounellis, Giuseppe Unicini e Mauro Staccioli si susseguono, poi, dal lotto 735 al lotto 741 in una serie di interessanti lavori. Nominiamo, tra questi,  il lotto 735 di Fausto Melotti, Tema e variazioni XI del 1981 (stima: 110-160.000 €): una scultura di ottone che si presenta come un insieme di linee e forme che danno ritmo e armonia allo spazio. Un equilibrio visivo somigliante a uno spartito musicale.

Fausto Melotti, Tema e variazioni XI, 1981 (1984). Stima: 110-160.000 euro. (Fotocredit: Dorotheum)

Fausto Melotti, Tema e variazioni XI, 1981 (1984). Stima: 110-160.000 euro. (Fotocredit: Dorotheum)

Per l’Arte Cinetica e Programmata, assieme ad una già affermata Dadamaino (lotto 745), si sottolineano due lotti rispettivamente di Grazia Varisco (lotto 747, Variabile HG su B, 1965 ,stima: 28-35.000 €) e Nanda Vigo (748, Cronotopo, 1970-71, stima 40 – 60.000 €).

Grazia Varisco, Variabile HG su B, Prototipo, 1965. Stima: 28-35.000 euro. (Fotocredit: Dorotheum)

Grazia Varisco, Variabile HG su B, Prototipo, 1965. Stima: 28-35.000 euro. (Fotocredit: Dorotheum)

Qualche altro nome da citare tra gli informali e gli aderenti all’Arte Povera: Piero Dorazio al lotto 785 con Instrumentum Regni del 1989 (stima: 55-65.000 €) e Carla Accardi con Segni misti del 1984 (stima: 30-40.000 €). Due opere che si inseriscono all’interno di un elenco che vede nomi come Nicola De Maria, Gino De Dominicis, Afro e Domenico Gnoli. Un catalogo per nulla da sottovalutare, quello messo insieme da Dorotheym, di respiro internazionale e particolarmente interessante sul fronte degli artisti italiani, che fa sì che gli occhi siano puntati, non solo su Milano per Sotheby’s, ma, contemporaneamente, anche su Vienna.