Exfabbricadellebambole: una nursery per artisti

«La nuova realtà del mondo dell’arte vede palesarsi il seguente scenario: non vi è artista che entri nella storia dell’arte senza prima aver avuto uno o più passaggi nella storia del mercato dell’arte». La realtà fotografata da Mariolina Bassetti e Renato Pennisi nel loro articolo sul Mercato dell’Arte nel XXI Secolo, scritto qualche anno fa per l’Enciclopedia Treccani e da cui questa citazione è tratta, potrà far storcere il naso ai benpensanti ma, che ci piaccia o meno, le cose stanno proprio così. Oggi non basta più avere critici, storici dell’arte ed istituzioni dalla nostra parte per sfondare ma è necessario confrontarsi perennemente con il mercato sia in ambito locale che internazionale. Lo sanno bene all’Exfabbricadellebambole, associazione milanese che da tre anni si occupa di “coltivare” giovani artisti, da un lato, dando forma al loro talento, sgrossandolo dalle incertezze della giovinezza, e dall’altro insegnandogli a muoversi in un mondo dell’arte ai più ignoto nelle sue reali fattezze.

Inaugurazione Emilio Tadini - in primo piano i musicisti Michele Tadini e Paola Bonora

Inaugurazione Emilio Tadini presso la sede dell’Exfabbricadellebambole – in primo piano i musicisti Michele Tadini e Paola Bonora

Se è vero, infatti, che il sistema del’arte italiano è gravemente disattento nei confronti dei nostri giovani artisti – spesso costretti a fuggire all’estero per poter sperare in qualche possibilità in più – è anche vero che, come spesso capita per le nostre Start Up industriali, i giovani artisti italiani ci mettono un po’ del loro per rimanere fuori della partita. Anche se hanno talento, infatti, sono pochissimi quelli che conoscono le regole (e le leggi) del mercato dell’arte e che sappiano come tutelarsi da esse ma anche come sfruttarle per promuoversi in modo adeguato presso chi il mercato lo “governa”: galleristi, mercanti e, soprattutto, collezionisti. Insomma, per fare quello che, in grande (anzi in grandissimo) ha saputo fare Damien Hirst  che più di una volta è riuscito a sovvertire le regole del mercato per vendere la sua arte. Sempre al centro di grandi polemiche, l’ex Young British Artist, infatti, ha avuto le idee chiare fin dagli esordi, come racconta nel suo Manuale per giovani artisti: «Agli inizi, trovavo uno spazio, facevo una mostra e poi… già allora pensavo che l’aspetto economico dell’arte facesse parte del lavoro».

E’ per affrontare tutto ciò che, nel 2010, dopo quasi un decennio di “ritiro”, sono tornati Gustavo Bonora e Rosy Menta dando vita, in Via Dionigi Bussola 6 (ad un passo dai navigli e all’ombra della ciminiera dell’ex fabbrica Mattel, che qui costruiva le sue Barbie e l’Ercolinosempreinpiedi), all’associazione Exfabbricadellebambole che non organizza solo mostre o eventi ma si pone, in primo luogo, come un vero e proprio punto di riferimento per gli artisti.

L'ex fabbrica della Mattel in via Dionigi Bussola, oggi riconvertita in complesso residenziale. Qui, dal 2010, ha sede l'Associazione Exfabbricadellebambole

L’ex fabbrica della Mattel in via Dionigi Bussola, oggi riconvertita in complesso residenziale. Qui, dal 2010, ha sede l’Associazione Exfabbricadellebambole

«I giovani, nelle varie accademie e scuole, imparano le tecniche, la storia dell’arte, si incontrano a gruppi e gruppetti ma spesso sono soli e non sanno né confrontarsi né orientarsi. – spiega Rosy Menta, illustrando il loro progetto – Dipingono secondo ciò che reputano sia la loro vena creativa e finiscono con l’omologarsi alla moltitudine, credendo che ciò sia quello che il mercato vuole e non hanno il coraggio di affrontare realmente dei percorsi nuovi o una creatività differente, non hanno parametri e non hanno referenti che gli dicano cosa potrebbe essere meglio per loro». «Noi – prosegue Rosy, milanese doc con un grande senso pratico e pochi peli sulla lingua – li tuteliamo affiancandoli in questioni e problemi di ordine pratico come, ad esempio, saper leggere e valutare un contratto, aprire una partita iva non costosa, tutelarsi in caso di perdita o danneggiamento delle opere quando partecipano a mostre o concorsi. Agli esordienti offriamo un vero e proprio percorso di coaching con il quale cerchiamo, attraverso teoria e pratica, di far emergere potenzialità che nemmeno loro, spesso, sanno di avere».

La mostra di Raffaele Castiglioni organizzata da Exfabbricadellebambole

La mostra di Raffaele Castiglioni organizzata da Exfabbricadellebambole

A loro disposizione l’esperienza di Gustavo Bonora, artista e psicanalista, e di Rosy Menta che assieme a Gustavo (suo marito) ha gestito tra la fine degli anni Settanta e la prima metà degli anni Ottanta, la storica Galleria-Centro culturale Arsgallery-Santa Tecla che, ricorda Bonora,  «nasceva nel centro di Milano con gli stessi intenti di Exfabbricadellebambole ma era anche un centro di convegni e di ricerca di psicanalisi lacaniana, allora in auge. Si organizzavano mostre/eventi in collaborazione con il Comune di Milano, il Goethe Institut, il Consolato Danese, il  Centro Culturale Francese, il Consolato Jugoslavo e altri». Quei tempi però, sono ormai andati, e le gallerie non sono più, nella maggioranza dei casi, luoghi d’incontro che promuovono dibattito e progettualità. Per questo, spiega Rosy Menta,  «con Exfabbricadellebambole abbiamo voluto creare una casa/bottega o house/botteg (ride) come dice un nostro amico, perché l’intenzione è proprio quella: non di dare vita ad un “salotto”, com’era inteso fin dagli anni ’70, ma ad una “casa”, dove le opere convivono col tostapane, con la tv, con lo spazio dedicato agli amici, alle cene, al ritrovarsi insieme. Non è uno spazio asettico e chi espone deve, prima di tutto, adattarsi a questa filosofia, con tutti i pro e i contro che ciò comporta ma, di fatto, la “casa”, o  la “location” è sempre visitata, frequentata, vissuta in molteplici dimensioni e versioni, da quella domestica a quella culturale, senza separazioni, in una continuità che ne è punto di forza e momento di meditazione e dibattito».

L'interno della sede dell'Associazione Exfabbricadellebambole a Milano

L’interno della sede dell’Associazione Exfabbricadellebambole a Milano

Una nursery per giovani artisti, dunque, ma anche un luogo in cui incontrare l’arte e viverla in modo familiare grazie ad un programma di iniziative pensate per attirare sia il semplice amatore che il collezionista, come la recente mostra e asta delle opere di Maria Mulas o i tanti seminari sul mondo dell’arte che qui vengono organizzati. Un’attività frenetica che oggi si prepara ad una nuova svolta: in assenza di una rete territoriale che monitori la produzione artistica periferica, infatti, Exfabbricadellebambole ha annunciato in anteprima a Collezione da Tiffany di voler aprire le sue porte a curatori indipendenti che “portino in città” la giovane arte che cresce in provincia.

Per saperne di più: www.exfabbricadellebambole.com

5 Commenti

  • Emma Salvati ha detto:

    Progetto interessantissimo!

  • Alessandra De GIosa ha detto:

    è molto interessante il progetto ma ancora non mi è chiaro perdonate l’ignoranza se gli artisti emergenti che non hanno possibilità economiche possano avere uno spazio senza essere dissanguati economicamente ………….. e se è davvero aperto a tutti……………………. coloro che ovviamente hanno qualche minima capacità competenza ed esperienza… nel mondo dell’arte

  • isabella volpi ha detto:

    bello!!!!!!peccato non essere più giovani!!!!!!!

  • rosy ha detto:

    caro andrea, mi accorgo oggi dei commenti… vorrei rispondere personalmente a isabella dicendole che abbiamo giovani artisti di 83 anni … non è l’età che conta (anche se, purtroppo, il Mercato com’è ridotto oggi punta, per convenienza, all’età anagrafica) e ad Alessandra, con cui abbiamo già scambiato alcune considerazioni, che la mentalità degli artisti italiani non ha, purtroppo, la minima apertura a pensare in modo imprenditoriale e professionistico. L’artista italiano pensa che il proprio lavoro consista solo nel “saper dipingere” lasciando ad altri il compito di promuoverlo, venderlo, farlo conoscere. In parte è vero perchè se l’artista dipinge, lavora, studia, evolve artisticamente, non ha tempo per seguire dinamiche imprenditoriali, ma è falso pensare che non debba “conoscerle” e trovare chi le possa applicare. L’artista italiano confonde la “libertà della propria ricerca e d’espressione” con la “strutturalità” professionale. L’artista esegue comunque “un prodotto” e nel momento in cui viene presentato al pubblico (mostre, fiere, eventi) è in cerca del suo interlocutore che sappia valutarlo e apprezzarlo e, quindi, acquistarlo, il che significa che da quel momento, al di là delle valutazioni artistiche, subentrano dinamiche economiche come con qualsiasi prodotto artigianale o industriale, con una marcia in più perchè ha in sè anche l’artisticità, l’unicità ed è frutto di una testimonianza intellettuale. L’etica dell’artista sta nell’offrire un “valore” artistico ma il “prodotto” entra in un sistema economico e d’investimenti. Le due cose dovrebbero essere strettamente interconnesse e fanno parte della stessa professione. Sostenere che chi ha “soldi o possibilità” può farcela e andare avanti è una scusante per non sapersi districare in un settore sempre più complesso, regolamentato da leggi, ormai, internazionali. Ce la possono fare, in piccolo o in grande, coloro che sanno investire su sè stessi, credendoci, ma non in modo fideistico ma critico e reale il che significa saper programmare intelligentemente il proprio percorso, capire le priorità, leggere anche il mercato (senza per questo omologarsi) scoprendo la propria originalità e “cifra espressiva-artistica”. In poche parole, spesso l’artista non capendo le regole promozionali pensa erroneamente che “l’importante sia partecipare” e si butta a capofitto in situazioni (mostre, concorsi, eventi) con una presenzialità che può essere non solo inutile o costosa ma anche dannosa, perchè non adatte a lui, alla sua personalità, al suo messaggio finendo con l’accumulare frustrazioni e delusioni, oltre che un dispendio di tempo, energie e denaro. Investire significa essere oculati, scegliere quei contesti che aprano delle porte, delle possibilità di mettere in contatto l’artista con il “proprio” interlocutore, creare situazioni dove venga dato risalto al suo lavoro e al suo impegno. Per essere terra-terra, l’esempio più comprensibile è quello del cliente in un supermercato che deve stare attento a ciò che compra: non lasciarsi distrarre o abbagliare dalle numerose offerte, dalle confezioni allettanti, dalle marche costose ma, oculatamente, considerare ciò che realmente a lui serve. Comprare meno ma più utile, secondo il proprio stile di vita, necessità e possibilità economiche. Quindi chi ha delle possibilità di farcela? Non chi ha soldi ma chi avendone magari pochi usa delle strategie mirate oculatamente e, ovviamente, chi è valido. Il resto è meteora… chi sale e chi scende, ma questa è la Borsa che non è differente da quella azionaria, ma nulla ha a che fare con l’arte bensì con la speculazione.

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