Eyes Wide Open: l’amore rende ricca l’Arte Povera

Martedì 11 febbraio 2014 si è conclusa da Christie’s l’asta  Eyes Wide Open: an Italian Vision, con un totale di 38.427.400 sterline, incluso il buyer’s premium. Escluso il 22% dei lotti invenduti (niente di fuori norma per questa percentuale), la vendita di 85 lotti su 109 ha superato di gran lunga la stima media totale di 23.804.000 sterline.

A decretare il successo di quest’asta sono i 14 record raggiunti dagli artisti (prezzi incluse le spese): Fausto Melotti (£314k), Alberto Burri (£4.674k), Michelangelo Pistoletto (£1.986), Giulio Paolini (£338k), Jannis Kounellis (£1.258k), Pier Paolo Calzolari (£194k), Marisa Merz (£206k), Mario Merz (£1.058k), Luciano Fabro (£962k), Francesco Lo Savio (£1.142k), Rosemarie Trockel (£722k), Julia Mangold (£13k), Emilio Prini (£60k) e Urs Lüthi (£40k).

Il dato più importante non è dato solo dai record, ma da un successo complessivo ottenuto dalla vendita delle opere di questa collezione unica: i prezzi di aggiudicazione hanno superato la stima massima per ben il 43.5% dei lotti venduti e 14 lotti su 85 hanno oltrepassato la soglia del milione di sterline.

In un periodo di crisi per il nostro Paese, dove con fatica riusciamo a far decollare il nostro mercato interno, la piazza di Christie’s a Londra ci sta inviando un messaggio: “Italiani, Voi Valete!”

Ma quali sono i fattori che hanno determinato tale successo condiviso tra un gran numero di artisti, molti dei quali non avevano mai raggiunto cifre milionarie? Se molte di queste opere fossero state vendute singolarmente, ad un’asta qualsiasi di Post War & [glossary_exclude]Contemporary Art[/glossary_exclude], ma anche ad una specifica di arte italiana contemporanea generale, probabilmente non avrebbero superato le stime così in gran numero.

 

La collezione

 

Le opere derivano dalla collezione privata di una coppia italiana, i coniugi Nerio e Marina Fossati: una collezione eccezionale e unica nel suo genere, composta nel corso di venticinque anni, che riunisce pezzi significativi dell’Arte Povera, con un occhio allargato ad artisti italiani e stranieri che non fanno parte propriamente del movimento, ma che rappresentano l’arricchimento naturale di una collezione dove la scelta di ogni singola opera è il frutto di una personale ricerca, di gusto e amore, con un prezioso riguardo alle opere già acquistate e alle relazioni coltivate tra gli artisti stessi.

 

L’Arte Povera

 

Al pari, se non meglio di una raccolta museale, la collezione mostra “il prima e il dopo” di un movimento artistico. Partendo dai primi pezzi datati 1959 di Piero Manzoni e Francesco Lo Savio, fermandosi al cuore degli anni Sessanta e Settanta di produzione dei vari esponenti, si giunge sino agli anni Novanta di Olafur Eliasson, Anish Kapoor, Thomas Schütte, Juan Munoz e Nan Goldin. Questa collezione consacra l’importanza dell’influenza che ha suscitato l’Arte Povera italiana nell’arte minimalista e concettuale e negli Young British Artists. La trasformazione della pura materia, di pezzi della natura e di forme apparentemente minimaliste e prive di significato in opere d’arte ricche di valenze sociali, psicologiche e concettuali ha influito a livello mondiale nella ricerca artistica di autori come Damien Hirst, Tracey Emin e Maurizio Cattelan.

 

La mostra e la critica

 

In un periodo in cui i curatori di mostre e musei provano a fare i furbi, mancando di rigore scientifico, di cura e critica alla mostra di opere che sono di grande valore non solo per il commercio nelle nostre città, operando quasi come dei trasportatori di opere d’arte, ci troviamo, invece, di fronte a una casa d’aste, il cui obiettivo primario è notoriamente quello di vendere, che agisce ispirata dalla mission dei musei pubblici. Il fine comune quando si opera in arte è la valorizzazione dell’arte stessa e forse nessuno meglio di una casa d’aste come Christie’s conosce il rapporto diretto tra la valorizzazione culturale e la valorizzazione economica delle opere d’arte.

Una selezione di pezzi della collezione ha compiuto così un tour tra le città di Torino, New York, Milano, Chicago, Dallas e Londra, arricchito dalle conferenze di curatori come Massimiliano Gioni e Richard Floor. Il tutto accompagnato da un catalogo di livello accademico, che oltre a raccogliere i saggi scritti dai collezionisti, presenta testi critici di Carolyn Christov-Bakargiev, Hans-Ulrich Obrist e Sarah Whitfield.

 

Il marketing

 

Michelangelo Pistoletto, Lei e Lui- Maria e Michelangelo, 1968 (© Christie's)

Michelangelo Pistoletto, Lei e Lui- Maria e Michelangelo, 1968 (© Christie’s)

La passione con cui i coniugi Fossati, rimasti in anonimato fino alla fine, hanno compiuto la scelta delle opere e con cui queste sono state presentate in catalogo si è rivelata una vincente strategia di comunicazione. Lui e Lei di Michelangelo Pistoletto, che ritrae l’artista con la propria compagna, messa in copertina, non poteva meglio rappresentare l’unione della coppia di collezionisti. L’opera, da una stima di 600.000-800.000 sterline, è stata infine aggiudicata per 1.700.000 sterline (escluse le spese), decretando il nuovo record per l’artista, superando il precedente 1.100.000 sterline ottenuto dall’Autoritratto allo specchio a febbraio 2013.

Una delle leggi più attuali del marketing consiste nel raccontare la storia del prodotto che vogliamo vendere. Il catalogo raccoglie qui la testimonianza della collezionista (non so perché ho la convinzione che sia stata la donna a scrivere la quasi totalità dei testi), che fa rivivere il processo di ricerca e di acquisto dell’opera, la scelta della collocazione presso la sua abitazione, la convivenza con essa e le reazioni degli ospiti. Ogni opera rivive di vita propria come un pezzo unico, originale, che è stato prima cercato, poi conquistato, infine amato e protetto.

Per quanto possa essere sincero o costruito, quello che traspare è il sentimento, che ha toccato evidentemente le emozioni dei collezionisti che si sono battuti per l’acquisto delle opere all’asta.

 

La provenienza

 

L’esporre senza segreti, seppur in anonimato, il processo di acquisto delle opere, a volte duro e paziente, a volte avvenuto velocemente all’asta, è una lezione per i tanti collezionisti che vogliono vendere le loro opere, ma hanno paura di rivelare da dove provengano. La maggior parte delle opere di quest’asta proviene da gallerie italiane attive negli anni Sessanta e Settanta, e sono state esposte, a parte qualche eccezione, in mostre italiane soltanto fino a venti o trent’anni fa.

A tutto ciò si somma l’attenzione rivolta all’Arte Povera nel susseguirsi degli anni e di recente da parte di musei di livello internazionale.

 

I risultati

 

In un’asta con nomi come Lucio Fontana, Piero Manzoni, Robert Rauschenberg e Cy Twombly, a esplodere sono, invece, oltre ad Alberto Burri: Alighiero Boetti, Michelangelo Pistoletto, Pino Pascali e Luciano Fabro.

In attesa della retrospettiva che sarà dedicata all’artista nel 2015 al Guggenheim di New York, Combustione Plastica, 1960-61, di Alberto Burri era l’opera dalla stima più alta, ma non bastava a prevedere un record di ben 4.674.500 sterline. La stima massima era stabilita per £2.200.000, in linea con il precedente record di 2.800.000 sterline per Combustione Legno venduto da Sotheby’s a Londra nel 2011, che aveva raddoppiato anche allora una stima di 800.000  – 1.200.000 sterline.

Alighiero Boetti, Rosso Gilera 60 1232, Rosso Guzzi 60 1305, 1971 (© Christie’s)

Alighiero Boetti, Rosso Gilera 60 1232, Rosso Guzzi 60 1305, 1971 (© Christie’s)

Non si supera il record di £1.600.000 compiuto dalla Mappa venduta da Sotheby’s nel 2010, ma £1.450.000 è la seconda cifra più alta per un’opera di Alighiero Boetti, raggiunta in pari dall’arazzo Addizione del 1974 (stima £300-400.000), a cui segue il lotto Sottrazione, 1974-75, e da Rosso Gilera 60 1232 – Rosso Guzzi 60 1305. A dare valore ai due pezzi in metallo della serie Industrial paints sono le numerose esposizioni che li hanno visti anche al MoMa di New York nel 2008 e la rarità dell’opera, di cui esistono solo due versioni uniche: i due esemplari eseguiti nel 1967 dalle misure 100×100 e questi del 1971 misuranti 70×70 cm. In seguito l’artista ha realizzato versioni in edizione limitata da 25×25 cm, come quella venduta per £14.225 nell’aprile 2008. Si può prevedere che tale record, triplicando la stima di £450-£650.000, andrà a rivalutare le edizioni limitate e le varie versioni a colori della serie, come Rosso Corallo 102, battuto per £225.706 nel novembre 2013 da Dorotheum e Giallo Positano 208, battuto da Christie’s nel 2008 per £88.620. Certamente i nomi e i colori rappresentativi delle motociclette italiane sono pezzi di storia e suscitano emozioni, come dice la collezionista: “If the visitor is an art lover, the comment is always the same: “Brilliant Boetti!”.

Anche la vendita de I sei sensi, un’opera su carta 100x70cm, venduta per £1.100.000, ci porta a considerare una notevole rivalutazione delle opere dell’artista, quando un’altra opera della stessa serie e dalle stesse misure era stata aggiudicata per l’equivalente di £72.000 nel 2001 a Milano.

Il Torso di Negra al Bagno, 1964-65, di Pino Pascali raggiunge la cifra di £ 1.300.000, come previsto dalla stima. Fortunato l’acquirente, considerando la conquista percepita dalla proprietaria: “then, suddenly, it’s yours, this monumental work, which is virtually Pascali’s testament to [glossary_exclude]Pop Art[/glossary_exclude]”.

Un altro pezzo forte previsto all’asta era Piede, 1970-71 di Luciano Fabro, una grande scultura eseguita in cinque versioni di metallo e colore differenti, stimato già altamente per £800.000-£1.200.000 e aggiudicato per £800.000.

 

Le rivalutazioni

 

La grande sorpresa e il merito di quest’asta sono stati la rivalutazione considerevole di alcuni artisti dal ruolo fondamentale per l’Arte Povera: Kounellis, Mario e Marisa Merz, Francesco Lo Savio, Emilio Prini e Giulio Paolini.

Mentre le opere di Pascali, lasciatoci in giovane età, avevano già raggiunto quote milionarie, si registra il primo record oltre il milione per Jannis Kounellis all’età di 78 anni, con la vendita di un’opera del 1968 per £1.050.000, superando di gran lunga la stima di £400.000-600.000.

Mario Merz, Untitled, 1982 (© Christie’s)

Mario Merz, Untitled, 1982 (© Christie’s)

Si consacra finalmente nel mercato il valore di una coppia di artisti, della cui arte possiamo godere grazie a un lavoro curatoriale di notevole importanza dato dalla Fondazione Merz di Torino, con il debutto all’asta di Marisa Merz (£120.000 per un’opera su carta e 166×161 cm e £170,000 per un’[glossary_exclude]installazione[/glossary_exclude] 30x100x50 cm) e il nuovo record di Mario Merz di £880.000 per un’installazione che i collezionisti hanno bramato con pazienza e perseveranza prima di riuscire ad acquistarla da un altro collezionista privato, per poi doverla collocare in una posizione singolare ad angolo, non avendo la possibilità di dedicarci un’intera parete.

Presentato in catalogo come un dipinto raro del 1959, ricco di intensità e spiritualità, che si abbina magnificamente con le tele di Fontana e gli Achrome di Manzoni, questo Spazio Luce ha sedotto la coppia di collezionisti, che ha apprezzato sempre di più il lavoro di Francesco Lo Savio. L’opera, dalle misure 155x170cm, è stata aggiudicata per £950.000, vero record per l’artista, il cui prezzo più alto precedente a questa vendita era di “soli” £190.000 per uno Spazio luce del 1959, 80×100 cm, venduto il 13 ottobre 2011.

Tutti gli Spazio luce dipinti su tela e passati in asta sono datati 1959. La prima vendita risale al 1997 con £55.000 per poi salire, scendere e risalire dal 2006 ad oggi. Il rapporto tra l’area dell’opera 155×170 cm venduta lo scorso 11 febbraio e la media tra il valore due vendite precedenti giustifica la stima proposta di £280.000-350.000, che viene poi quasi triplicata in aggiudicazione.

 

Opera Misure Data Stima Aggiudicazione
Spazio-Luce, 1959 100x121cm Sotheby’s, London, 11/12/1997 25.000 £ – 35.000 £ £55,000
Spazio-Luce-Marrone, 1959 150×130 Lempertz, Cologne, 02/06/2006 41.117 £ – 54.823 £ £103,480
Spazio-Luce-Verde, 1959 150×130 cm Sotheby’s, London, 02/07/2008 40.000 £ – 60.000 £ £55,000
Spazio Luce, 1959 110×130 cm  Sotheby’s, London, 20/10/2008 120.000 £ – 180.000 £ £90,000
Spazio luce (Monocromo giallo), 1959 80×100 cm Sotheby’s, London, 13/10/2011 50.000 £ – 70.000 £ £190,000
Spazio luce, 1959 100x120cm Sotheby’s, London, 17/10/2013 70.000 £ – 90.000 £ £95,000
Spazio luce, 1959 155x170cm Christie’s, London, 11/02/2014 280.000 £ – 350.000 £ £950,000

 

Anche su Emilio Prini quest’asta esercita un grande potere di rivalutazione delle sue opere. Prima dell’11 febbraio erano soltanto tredici i passaggi in asta, di cui sei lotti risultano invenduti, e degli altri sette i prezzi variavano dal prezzo massimo di £11.550 per una tela (01/06/2013) a un minimo di £561 per un multiplo (26/11/2004), per vendite avvenute in case d’asta italiane. Con il debutto da Christie’s a Londra, una serigrafia 110×80 viene battuta per £38.000 e Untitled, 1968 (tre fotografie su un album di pelle) raggiungono i £45.000.

 

Emilio Prini, Untitled, 1968 (© Christie’s)

Emilio Prini, Untitled, 1968 (© Christie’s)

 

Infine, è record anche per Giulio Paolini, con Antologia (26/1/1974), aggiudicata per £280.000, superando il prezzo del Le Tre Grazie, 1978 (£210,000, 2004). E’ curioso come la collezionista dichiari di non aver avuto il coraggio di partecipare all’asta che vedeva offerta quest’opera nel 1995, ma di averla voluta così tanto da averla poi richiesta e acquistata da colui che se l’era aggiudicata per £20.000.

Interessante la successione in catalogo che rispecchia a volte un ordine cronologico di datazione delle opere, a volte i legami tra le scelte di acquisto e le relazioni tra gli artisti. In particolare, la Doppia Spirale di Olafur Eliasson che segue quella di Mario Merz.

When we saw this beautiful work at Neugerriemschneider, in Berlin, we immediately thought of Mario Merz’s double spiral. (…) There is nothing, obviously, that relates the investigations of the two artists, apart from a chance “reciprocal” formal connection, put together by the collector for his mental journey.

Del tutto degna di tale collezione dedicata all’Arte Povera, è O.T. (Made in Western Germany) del 1987, un’opera apparentemente minimale che Rosemarie Trockel realizzò con lana lavorata a ferri applicata su tela, per rispondere, invece, provocatoriamente alla dichiarazione del critico tedesco Wolfgang M. Faust che dichiarò l’inabilità femminile di produrre arte che non sia solo artigianato. Un altro record d’artista: £600.000, da una stima di 300.000-400.000.

L’asta si conclude con la vendita di una fotografia di Nan Goldin, a un prezzo modesto di £10.000, pari alla stima minima. Quattro foto riescono a ritrarre l’amore tra il gallerista Gilles e il suo compagno, la sofferenza e l’abbandono causato dalla morte di Gotches per Aids. Con queste foto, in cui la coppia ha letto la massima espressione dell’arte, intima, di Nan Goldin, i coniugi si liberano e allontanano dalla collezione che hanno creato e profondamente amato nella loro vita.

NOTA: tutti i prezzi di aggiudicazione sono da considerarsi “spese escluse”, tranne dove differentemente indicato.

 

© [glossary_exclude]Riproduzione[/glossary_exclude] riservata

 

2 Commenti

  • nadia ravelli ha detto:

    Finalmente un segno positivo nel panorama dell’arte e un motivo di orgoglio nazionale. Un particolare grazie a Francesca Bonan per le sue illuminanti spiegazioni.

  • Francesca Bonan Francesca Bonan ha detto:

    Mi fa piacere che l’articolo permetta di comprendere quali siano i meccanismi che portano valore aggiunto alle opere all’asta e soprattutto quali siano le potenzialità dell’arte italiana nel mercato mondiale.

I commenti sono chiusi