New York (ri)scopre Fabio Mauri

Fabio Mauri Luna, 1968 (particolare)
Fabio Mauri Luna, 1968 (particolare)

Una grande retrospettiva nella sede newyorchese della galleria Hauser&Wirth celebra l’arte di Fabio Mauri a sei anni dalla sua scomparsa. Una mostra che prosegue la rivalutazione culturale dell’artista a livello internazionale iniziata qualche anno fa e che potrebbe, dopo i casi di Agostino Bonalumi e Paolo Scheggi, rilanciare il mercato di un altro importante artista italiano ancora poco conosciuto al grande pubblico. Potenzialmente, la mostra nella Grande Mela potrebbe essere una delle ultime occasioni per acquisire un suo lavoro a prezzi tutto sommato accessibili.

 

Fabio Mauri. I was not new

 

Gli anni del secondo dopoguerra non sono stati facili per gli artisti italiani che tentavano la strada di una New York da poco divenuta nuova capitale dell’arte e che guardava alla vecchia Europa con una certa sufficienza. E’ forse anche per questo che Fabio Mauri (1926-2009), personalità tra le più complesse dell’arte italiana d’avanguardia della seconda metà del Novecento, ha potuto collezionare ben pochi riconoscimenti negli Stati Uniti durante la sua lunga carriera. Le collettive si contano sulle dita di una mano e sono tutte abbastanza tarde (si parla degli anni Novanta) e nel suo curriculum è presente un’unica personale nella Grande Mela, datata 1979: What is Fascism. Adesso, questo vuoto viene parzialmente colmato dalla Hauser&Wirth, importante galleria internazionale che tratta artisti emergenti e storicizzati, che ha da poco inaugurato (5 marzo) la prima ampia retrospettiva newyorchese dedicata al maestro italiano scompraso nel 2009: “Fabio Mauri. I was not new”.

Fabio Mauri, Schermo carta rotto (Broken paper screen), 1958—1989. Wood, paper, plaster and glass. 96 x 65 x 8 cm. © Estate of Fabio Mauri. Courtesy: Estate of Fabio Mauri and Hauser & Wirth

Fabio Mauri, Schermo carta rotto (Broken paper screen), 1958—1989. Wood, paper, plaster and glass. 96 x 65 x 8 cm. © Estate of Fabio Mauri. Courtesy: Estate of Fabio Mauri and Hauser & Wirth

Organizzata con la collaborazione di Oliver Renaud-Clément, la mostra – che sarà visitabile fino al 2 maggio prossimo nelle sede della  galleria sulla 69esima strada – prende il  titolo da un testo che Mauri aveva scritto ed esposto come parte dell’installazione Quadreria (1999) che riassumeva il destino dei suoi parenti durante la Seconda Guerra Mondiale, compreso quello di suo nonno, Roberto Bompiani, importante artista del tempo. Presentando una panoramica della vasta e complessa opera di Mauri, la mostra newyorchese comprende alcuni dei primi esempi dei suoi Schermi monocromatici, realizzati tra gli anni Cinquanta e Sessanta; una ricostruzione della sua prima installazione ambientale Luna (1968); oggetti delle performance Dramophone (1976) ed Ebrea (1971), e una selezione di proiezioni e installazioni che includono Rebibbia (2006) e Quadreria (1999). In mostra anche l’installazione di colossali zerbini perforati creati nell’ultimo anno della sua vita. Presentati a Kassel in occasione di dOCUMENTA (13), ognuno di questi lavori contengono frasi come L’arte fa perché è storia e mondo (2009) e L’arte forse non è autonoma (2009).

Fabio Mauri, Dramophone, 1975. Carbon on paper. 140 x 142 x 3 cm. © Estate of Fabio Mauri. Courtesy: Estate of Fabio Mauri and Hauser & Wirth

Fabio Mauri, Dramophone, 1975. Carbon on paper. 140 x 142 x 3 cm. © Estate of Fabio Mauri. Courtesy: Estate of Fabio Mauri and Hauser & Wirth

Il 24 marzo, inoltre, H&W riproporrà anche la storica performance Ebrea, uno dei lavori più provocatori e celebrati di Mauri. Presentazione ossessivamente potente, la performance tocca temi di intolleranza etnica e razziale, temi fondamentali che attraverso tutta l’opera di Mauri. Riproposta infinite volte durante tutta la sua carriera, Ebrea è stata presenta per la prima volta nell’Ottobre del 1971 alla Galleria Barozzi di Venezia.

 

Fabio Mauri, l’arte e il dramma dell’uomo

 

Nella sua cinquantennale carriera e nella diversità delle discipline e dei medium utilizzati, che vanno dal disegno alla pittura, passando per scultura, performance, film e installazioni per spingersi fino al teatro e agli scritti teoretici che riflettono sul mondo, Fabio Mauri ha espresso, attraverso la sua arte, un’intransigente esplorazione critica sul potere dell’ideologia e del linguaggio in associazione con la Seconda Guerra Mondiale, l’avvento del Fascismo, e l’Olocausto e il loro persistente riecheggiare nel mondo moderno. Il suo lavoro riscopre memorie storiche sia individuali che collettive: la guerra, la conversione, la follia, il dramma degli amici ebrei mai più tornati, la scoperta del fascismo reale. Misurate, dirette e poeticamente riflessive, le opere di Mauri affrontano i  temi della comunicazione e della manipolazione e fanno chiarezza sulla dimensione politica dell’immagine e sulla sua proiezione e proliferazione nella società contemporanea.

On the Liberty, 1990 Mixed media installation Lamp: 170 x 30 x 30 cm / 66 7/8 x 11 3/4 x 11 3/4 in Writing: 67 x 354 cm / 26 3/8 x 139 3/8 in. Photo: Sandro Mele. © Estate of Fabio Mauri Courtesy Estate of Fabio Mauri and Hauser & Wirth

Fabio Mauri, On the Liberty, 1990. Mixed media installation. Lamp: 170 x 30 x 30 cm. Writing: 67 x 354 cm / 26 3/8 x 139 3/8 in. Photo: Sandro Mele. © Estate of Fabio Mauri. Courtesy: Estate of Fabio Mauri and Hauser & Wirth

Lavori da cui emerge in modo forte la sua propensione per l’esposizione come momento di coinvolgimento dello spettatore attraverso oggetti e immagini presi in prestito dalla storia e trasposte nel contesto artistico. «Lo sguardo che richiedono le opere di Fabio Mauri – scriveva Francesca Alfano Miglietti nel suo testo per il catalogo della retrospettiva milanese del 2012 – è uno sguardo en voyeur (inevitabile controfaccia della pietas). Ci chiedono di osservare dunque. Di identificarci e, nel contempo, di mantenere la distanza. E’ forte il disagio di un’assenza fuori dal luogo. C’è una stretta somiglianza, nella lingua tedesca, tra i verbi vorfuhren (“mostrare”, “proiettare”) e ver-fuhren (“sedurre”): ed hanno in comune fuhren, che vuol dire “guidare”. L’opera si eclissa progressivamente. Il “vedere” e il “far vedere”, sono elementi costanti nella poetica di Fabio Mauri, così come il bisogno di realizzare un’opera fruibile in tutte le sue parti, la possibilità, cioè, di mettere lo spettatore in grado di svolgere le attività di riflessione o di ricordo o, comunque, di partecipazione emotiva».  Tema centrale della poetica dell’artista è così una riflessione sull’arte declinata con i toni, a lui più congeniali, della tensione ideologica, come allusione alla condizione drammatica dell’uomo nella dialettica tra struttura e materia, tra forma, immagine e storia.

 

Il mercato (non) può attendere

 

Le opere di Mauri, dal suo esordio ad oggi, sono state inserite in 5 edizioni della Biennale di Venezia (1954, 1974, 1978, 1993 e 2013) e un suo lavoro sarà presente anche a quella di quest’anno: l’artista romano è, infatti, assieme a Pino Pascali, Monica Bonvicini e Rosa Barba, uno dei quattro italiani presenti nella mostra internazionale del critico nigeriano Okwui Enwezor. Un ennesimo riconoscimento postumo, quest’ultimo, che segue quello di dOCUMENTA (13) nel 2012 e dell’acclamatissima retrospettiva alla Fundación PROA di Buenos Aires nel 2014. A cui va aggiunta certamente anche The End,  la bella esposizione che si è tenuta nel 2012  a Palazzo Reale a Milano.

Fabio Mauri, Non ero nuovo (I was not new), 2009. Dormat with cuts. 200 x 420 cm. © Estate of Fabio Mauri. Courtesy: Estate of Fabio Mauri and Hauser & Wirth

Fabio Mauri, Non ero nuovo (I was not new), 2009. Dormat with cuts. 200 x 420 cm. © Estate of Fabio Mauri. Courtesy: Estate of Fabio Mauri and Hauser & Wirth

Riconoscimenti importanti che però, fino a questo momento, non sembrano aver suscitato l’interesse del collezionismo internazionale. Ad oggi le sue opere sono presenti, principalmente, in collezioni e musei italiani, fatta eccezione per alcune presenze in raccolte francesi e tedesche. Ma visto il crescente interesse per l’arte italiana del Novecento registrato negli ultimi anni nelle principali aste di arte contemporanea e del dopoguerra, non è escluso che sue opere possano tornare sul mercato molto presto, come avvenuto recentemente con Paolo Scheggi, le cui quotazioni sono rapidamente salite passando dalle 218.500 sterline del 2013 al milione e 200 mila dell’ultima asta di Post-War and Contemporary Art di Christie’s, l’11 febbraio scorso. Un crescendo a cui è corrisposto anche un aumento delle opere immesse sul mercato.

Succederà la stessa cosa con Fabio Mauri? Probabile, visto il momento favorevole per l’arte italiana e il crescente numero di collezionisti che gravitano in aree e attorno ad artisti fino ad oggi trascurati. E la mostra alla Hauser&Wirth ha certamente anche questo obiettivo, visto che le 50 opere esposte, tutte provenienti dall’Estate di Fabio Mauri, hanno prezzi che vanno dai 50.000 dollari fino al milione anche se, fino ad oggi, i suoi lavori non hai mai ottenuto, all’asta, aggiudicazioni superiori ai 100 mila dollari. Insomma, la mostra newyorchese potrebbe essere una delle ultime occasioni per acquistare un lavoro di Mauri a prezzi ancora “accessibili”. I collezionisti più accorti sono avvertiti…