Arte&Impresa: F/ART, l’azienda che dà luce alle idee degli artisti

Marisa Graziati, amministratore unico di F/ART
Marisa Graziati, amministratore unico di F/ART

Cosa hanno in comune le installazioni di Marcella Barros, i celebri ritratti luminosi di Dusty Sprengnagel o le monumentali spirali scritte con il neon di Stephan Huber? Le tecnologie F/ART, azienda nata a Treviso nel 1945 e oggi leader internazionale nel settore della vendita di trasformatori per lampade al neon.

Settant’anni compiuti da poco e impegnata in modo sempre più determinato nella diffusione di una vera e propria “cultura del neon”, dal 2017 F/ART ha deciso di vestire anche i panni di mecenate, avvalendosi della collaborazione di un team che ha esperienze specifiche nel campo dell’arte per supportare la realizzazione di prodotti, progetti e partnership nell’ambito dell’Arte contemporanea e del Design in relazione alla tecnologia espressiva del neon, producendo pezzi unici oppure offrendo il proprio know-how come consulenza, sotto la direzione artistica di Marotta & Russo.

La sede di F/ART

La sede di F/ART

Una “passione” per l’arte, quella di F/ART, che è ben radicata nel DNA di questa azienda, ma cresciuta grazie soprattutto a  Marisa Graziati, amministratore unico dell’azienda – fondata dal padre Bruno nel 1945-  con un grande sogno nel cassetto: creare in futuro una Fondazione per collezionare opere a neon, vintage o moderne.

Nicola Maggi: Da produttori di trasformatori per lampade al neon a “mecenati”. Quando entra l’arte nella storia di F/ART?

Marisa Graziati: «In realtà F/ART è sempre stata presente nel mondo dell’arte in quanto i suoi trasformatori sono utilizzati per l’accensione delle opere a neon. I nostri prodotti sono stati tra i preferiti dagli artisti stessi per l’affidabilità e la longevità, visto che dovevano essere parte integrante e funzionante dell’opera. Mecenati lo siamo diventati dal 2017 per passione, per curiosità, per dare un significato diverso all’azienda».

N.M.: In oltre 70 anni di attività avete sponsorizzato numerosi eventi d’arte. Quali sono quelli che hanno segnato maggiormente la vita della vostra società?

M.G.: «I primi eventi d’arte da noi direttamente sponsorizzati, organizzati dall’Associazione AIFIL, sono stati Arteinsegna 2004 a Modena e Artinsegna 2005 ad Acicastello. Da qui si è “acceso” un interesse personale per un utilizzo diverso del neon. Non solo pubblicità luminosa quindi, ma anche opere d’arte e illuminazione di design».

 Marotta & Russo, Tout Va, 2016, foto Irene Fanizza

Marotta & Russo, Tout Va, 2016. Foto: Irene Fanizza

N.M.: Poi è arrivato il momento di “dar luce alle idee” di artisti e designer che lavorano con il neon. Quali sono stati, tra i progetti che avete sostenuto, quelli a cui vi sentite più legati?

M.G.: «Tra quelli più recenti, sicuramente i progetti  per la Biennale di Venezia: nel 2015 “Il filo conduttore” di Federica Marangoni a Ca’ Pesaro, un progetto particolare, d’impatto visivo dal Canal Grande, e nel 2017 “ToutVa”di Marotta & Russo a Ca’ Faccanon, insegna di un bistrot post digitale. Ma anche Artissima a Torino lo scorso novembre con la storica insegna della discoteca PIPER.

N.M.: La collaborazione diretta con gli artisti come ha influito sulla produzione aziendale in termini di ricerca e sviluppo?

M.G.: «E’ una diretta collaborazione tra artista, soffiatore del vetro e produttore di trasformatori. E’ necessario un connubio dell’arte con la tecnica per risolvere aspetti di realizzazione, funzionamento, sicurezza e durata. Molte volte abbiamo dovuto fare degli studi, test e produzioni particolari per soddisfare le esigenze costruttive. Ad esempio nell’opera “Il filo conduttore” di Federica Marangoni è stato usato il Cracked Neon, cioè una particolare lampada caricata a Neon 100% che creava un movimento di luce rossa, simile al flusso del sangue, visto che il tema riguardava proprio la sofferenza umana. Per tale particolarità, che forzava enormemente il normale funzionamento dei trasformatori, oltre al fatto della vicinanza dell’installazione all’acqua con l’umidità e la salsedine tipiche di Venezia, abbiamo dovuto progettare dei trasformatori che avessero particolari caratteristiche».

 F/art, progetto realizzazione opera Federica Marangoni, Biennale di Venezia 2015, Ca' Pesaro

F/art, progetto realizzazione opera Federica Marangoni, Biennale di Venezia 2015, Ca’ Pesaro

N.M.: La celebre scritta Neon di Joseph Kosuth del 1965 ci ricorda che il neon è protagonista della scena artistica da più di mezzo secolo. Ma anche che più volte si è temuto per una sua obsolescenza che, potenzialmente, avrebbe potuto mettere a rischio molte opere presenti in collezioni private e pubbliche. La vostra è un’attività preziosa anche da questo punto di vista…

M.G.: «Non dimentichiamo che il neon ha più di 100 anni, ma non per questo è obsoleto. Si è rinnovato tecnicamente ma anche come forma espressiva e ancora non c’è nessun materiale alternativo che possa dare gli stessi risultati e soprattutto le stesse emozioni di luce e colori. Cerchiamo di portare avanti questo concetto, facendo conoscere il neon anche alle nuove generazioni che, vediamo, ne restano affascinate. Sarebbe veramente un peccato perderne il know how, si perderebbe un grande valore artigianale e artistico».

N.M.: C’è un intervento di conservazione che vi ha visto protagonisti e che le va di ricordare?

M.G.: «Il tema della conservazione delle opere a neon è di estrema attualità. Ad oggi non abbiamo fornito consulenza per interventi in questa direzione, forse perché l’argomento non è abbastanza sentito. A questo proposito vorrei attirare l’attenzione sulle molte insegne a neon, a vista, che sono ancora installate per identificare storici negozi e attività commerciali nelle grandi città. Sono insegne importanti sia per dimensioni che per valore estetico e storico. Dovrebbero essere ripulite, riparate, tutelate anche a livello governativo dando un aiuto economico e considerandole delle opere d’arte perché caratterizzano, illuminano, abbelliscono le nostre preziose città inserendosi perfettamente nel contesto storico urbano. Restando in tema di valorizzazione del patrimonio storico artistico, in passato F/ART ha promosso  l’illuminazione della settecentesca Cattedrale di Oristano, prima di una serie di interventi realizzati anche all’estero».

Fart sponsor di Artissima, insegna Piper disegno di Leonardo Sonnoli, Crediti fotografici Perottino-Alfero-Bottallo-Formica Artissima 2017

F/art sponsor di Artissima, insegna Piper disegno di Leonardo Sonnoli. Crediti fotografici: Perottino-Alfero-Bottallo-Formica Artissima 2017

N.M.: Mecenatismo, supporto agli artisti, interventi di illuminazione e sponsorizzazioni… nella storia di F/ART sembra mancare solo una collezione aziendale…

M.G.: «Non mancherà, la creeremo poco a poco, con attenzione nelle scelte. Come stiamo anche studiando la creazione di un museo aziendale, da aprire al pubblico. Ci saranno delle belle novità a breve, è ancora una sorpresa…».

N.M.: Un’ultima domanda… secondo lei qual è il segreto di un successo così duraturo nel mondo dell’arte di un elemento come il neon?

M.G.: «La luce valorizza qualsiasi opera, e nel caso del neon la luce è parte intrinseca dell’opera stessa. Il segreto sta quindi nelle  caratteristiche del materiale: i colori, la luminosità, la malleabilità e quindi la personalizzazione, l’artigianalità artistica nella sua creazione. Non dimentichiamo poi il concetto di sostenibilità delle opere a neon, come del resto del neon in generale. La durata di vita per un opera è un concetto basilare e sotto questo aspetto il neon non ha rivali rispetto ad altre fonti luminose. Ma anche dal punto di vista ambientale è importante sapere che, pur essendoci già una filiera per lo smaltimento e riciclaggio del neon, la durata di vita è talmente lunga che non ha praticamente impatti negativi nell’ambiente. La durata inoltre ha creato una storicità del neon, usato dagli artisti fin dalla fine degli anni ’30, caratterizzando delle epoche e degli stili all’interno dell’Arte Contemporanea, come la  Pop Art e la Light Art».

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