Febbraio: 4 “piccole” mostre da non farsi sfuggire

Passata la tempesta Arte Fiera, torniamo a guardarci intorno per capire cosa bolle in pentola nel mondo delle mostre d’arte contemporanea. In particolare tra quelle che si tengono nelle gallerie, nei piccoli spazi espositivi e che, a dispetto di una visibilità mediatica minore, spesso contengono invece delle vere primizie, tanto da non poter mancare nell’agenda di un collezionsta che vuole essere aggioranto su cosa propone il mercato.

UNDER PRESSURE

Under Pressure
Prato è un po’ la casa del contemporaneo in una Toscana spesso lontana dalle più aggiornate ricerche artistiche. Qui ha da poco aperto un nuovo spazio espositivo nell’ex Chiesa di San Giovanni gestito dalla Fonderia Cultart. Qui, fino al 22 febbraio si tiene la collettiva Under Pressure. Curata da Filippo Bigagli la mostra espone lavori di 8 giovani artisti: Laura Ajutyte (Panevezys, Lituania, 1988) – Marco Castelli (Bagno a Ripoli, 1991) – Stefano Cesarato (Firenze, 1989) – Victoria De Blassie (Albuquerque, USA, 1987) – Stefano Galli (Firenze, 1989) – Golnar Dashti Khavidak (Teheran, 1986) – Giovanni Sanesi (Fiesole, 1992) – Ai Teng (Tancheng, Cina, 1988).

FIGURE OUT

Figure Out
Traguardo importante della Galleria Federico Rui Arte Contemporanea di Milano che inaugura la sua 40esima mostra: la collettiva Figure Out. In mostra quindici lavori di sette artisti figurativi che rappresentano il passato e il futuro della galleria: una sorta di manifesto sulle nuove tendenze della Pittura. Dalle opere della più giovane Martina Antonioni (classe 1986), a quelle del più affermato Giovanni Iudice (classe 1970), il percorso si snoda attraverso la figura nelle sue varie interpretazioni. In contrapposizione alle più recenti mode astratto-informali, la pittura di immagine sta vivendo un clima di forte fermento, e ha da sempre caratterizzato la ricerca artistica della Galleria. Con un taglio critico trasversale, vengono proposti i lavori di artisti che la Galleria segue in permanenza e che si differenziano per diversità tecnico espressiva: dal realismo di Iudice al surrealismo astratto della Antonioni, dal colore diluito della Coni alla matericità di Giurato, dagli elementi naturali come la cenere di Mariconti ai ferri arrugginiti di Alessandro Busci, fino ad arrivare alle sperimentazioni fotografiche di Chiodi. Questi gli artisti in mostra: Martina Antonioni (n. 1986); Alessandro Busci (n. 1971), Gianluca Chiodi (n. 1966), Roberta Coni (n. 1976), Alfio Giurato (n. 1978), Giovanni Iudice (n. 1970), Andrea Mariconti (n. 1978).

FREQUENCY SPECTRUM

NEVERCREW, Synchronizing machine #1, 2015. Acrilici, spray e stencils su tela, 100x140.

NEVERCREW, Synchronizing machine #1, 2015. Acrilici, spray e stencils su tela, 100×140.

Apre il 5 febbraio prossimo, nei locali della Square23 Art Gallery, via San Massimo 45 a Torino la mostra del duo di street-artists svizzeri Nevercrew: “Frequency spectrum”, personale riflessione su percezione e comunicazione, tra realtà e surrealtà. I Nevercrew, al secolo Pablo Togni e Christian Rebecchi, lavorano insieme dal 1996 uniti dall’interesse comune per la pittura e la street art. Hanno esposto e partecipato a progetti internazionali e festival a Belgrado, Il Cairo, Amburgo, Monaco, Zurigo, Lugano. Il loro lavoro è caratterizzato da alcuni concetti chiave, come il meccanismo, la composizione, la sezione, le parti, la memoria, la scelta, i rapporti, i contrasti, l’esplorazione, la surrealtà. Il tutto viene collegato insieme, fuso in composizioni viventi e che mutano proprio perché vive, evolvendosi nel tempo e nello spazio. In “Frequency Spectrum”, in particolare, l’attenzione si concentra su percezione e comunicazione, sulla loro differenza ed interazione costante.

NOT A POSITION, BUT A PROPOSITION

Not Protest but active Resistance, maglietta, 60x1250 cm, 2014 (Foto di repertorio)

Lavinia Raccanello, Not Protest but active Resistance, maglietta, 60×1250 cm, 2014 (Foto di repertorio)

Fino al 7 marzo, la Galleria Moitre di Torino presenta, invece, Not a Position, but a Proposition, nuova personale di Lavinia Raccanello, un’artista ed attivista italiana che vive tra la Scozia e l’Italia. Il suo lavoro si concentra sulla relazione tra gli esseri umani, la società e la giustizia sociale, con una particolare enfasi sul potere della dialettica e della pratica partecipatoria, sul conflitto tra potere statale ed autonomia ovvero responsabilità personale. I suoi lavori sono stati esposti in Italia, Scozia, Irlanda, Spagna, Stati Uniti, Cile e India. Per questa nuova personale l’artista ha lavorato alla creazione di più di duecento bandiere, corrispondenti agli Stati indipendenti del mondo. Di questi, centonovantatrè sono membri dell’ONU, due sono osservatori permanenti all’ONU ed uno ne è ex membro. Sono inoltre presenti nove Stati che, vantando sovranità territoriale, hanno dichiarato la propria indipendenza ottenendo un limitato o, in alcuni casi, alcun riconoscimento internazionale.Per cucire le bandiere è stata utilizzata stoffa nera che in alcuni casi riporta ricami neri su nero. Nero su nero: queste bandiere rappresentano una dopo l’altra la negazione di tutte le bandiere.