Finarte: un’asta dal cuore Pop

Tano Festa, La camera rossa, 1963, € 10.000 - 15.000. Courtesy: Finarte
Tano Festa, La camera rossa, 1963, € 10.000 - 15.000. Courtesy: Finarte

Pubblicato il catalogo della prima asta 2016 di arte moderna e contemporanea di Finarte che si terrà, in un’unica sessione di vendita, mercoledì 11 maggio alle 18.30 presso la sede della Permanente in via Turati 34 a Milano. Composto da 142 lotti, il catalogo tocca diversi importati movimenti del XX secolo, come il Futurismo e la Metafisica, l’Astrattismo geometrico, la Pittura analitica, la Pop italiana della scuola romana – in asta, tra le altre, opere di Tano Festa e Mario Schifano, molte delle quali provenienti dall’importante collezione di Furio Colombo – con un approfondimento sulla produzione degli artisti attivi a partire dagli anni Novanta. Oltre agli italiani, per l’asta primaverile di Arte Moderna e Contemporanea Finarte ha selezionato anche opere di grandi nomi internazionali, scelte per la loro qualità e particolarità. Le opere saranno visibili in preview da sabato 7 a martedì 10 maggio con orari dalle 10 alle 18, sempre presso la stessa sede della Permanente.

 

Quel Tano Festa che incantò Arturo Schwarz

 

Il ritorno della Pop Art italiana è uno dei trend di mercato più caldi del momento e come c’era da aspettarsi anche l’asta di Finarte presenta, tra i suoi 142 lotti, un significativo corpus di opere della Scuola di Piazza del Popolo, alcune delle quali meritano, a nostro avviso, una certa attenzione, come nel caso de La Camera Rossa e Michelangelo according to Tano Festa che si legano a vario titolo alla figura di Arturo Schwarz e al suo incontro, agli inizi degli anni Sessanta, con Tano Festa. Incontro di cui Schwarz ci ha consegnato un personalissimo ricordo nel maggio del 2011 quando, sul numero 66 di Arte e Critica, scrive: «Un giorno freddo del 1962 venne a trovarmi, nella mia galleria di via Gesù, un giovane con una grande cartella piena di dipinti a smalto su carta. Era Tano Festa, molto timido e impacciato. Dietro la sua riservatezza si nascondeva un essere colmo di vita e d’entusiasmo. Fui subito conquistato e l’anno seguente, nel maggio del ’63, gli allestii una personale con una decina di pannelli di legno di grande formato. L’iconografia era del tutto innovativa, s’ispirava alla morfologia di persiane, armadi, porte, pianoforti, specchi e lapidi. I titoli erano evocativi, tra gli altri: […] La camera rossa». Adesso dopo un lungo periodo di assenza, quella stessa Camera Rossa (lotto 62, stima: 10-15.000 euro), opera del 1963 dedicata da Festa a Mario Mafai, torna sul mercato in occasione dell’asta di Finarte del prossimo 11 maggio. Proveniente dalla collezione di Furio Colombo, l’opera rappresenta un’interessante sviluppo delle sperimentazioni che l’artista romano inizia nel 1961, cominciando a scandire la superficie dei suoi quadri non più con la carta, ma con listelli di legno disposti verticalmente a intervalli irregolari. Una serie di nuovi lavori che Festa esporrà per la prima volta alla Galleria La Salita di Roma e di cui un’esempio eccelso, Via Veneto 2, è stato venduto da Christie’s per 410.000 euro nella sua asta milanese del 5 aprile scorso.

Tano Festa, Michelangelo according to Tano Festa, 1967, € 4.000 - 6.000. Courtesy: Finarte

Tano Festa, Michelangelo according to Tano Festa, 1967, € 4.000 – 6.000. Courtesy: Finarte

Il 1963, data della realizzazione de La Camera Rossa, peraltro, è un anno fondamentale per la vita e la carriera di Festa. In primo luogo perché segnato, tragicamente, dalla morte di Francesco Lo Savio – suo fratello maggiore -, avvenimento che cambia radicalmente la sua arte la quale, influenzata da un modo malinconico, quasi crepuscolare, di vedere gli oggetti intorno a sé, sottolinea la valenza metafisica degli stessi che segnano il confine della nostra mortalità. Ed è forse anche per questo che l’artista romano inizia a soffermarsi, in particolare, sui maestri della tradizione italiana e del Rinascimento. In primo luogo il Michelangelo della Cappella Sistina e delle Cappelle Medicee. Un nuovo filone di ricerca che sarà esposto, ancora una volta, alla gallerie di Schwarz nel 1966 e in cui Maurizio Fagiolo riconosce un nuovo rigore costruttivo. Un piccolo esempio di questa ricerca lo abbiamo, all’interno del catalogo di Finarte, con Michelangelo according to Tano Festa (lotto 64, stima 4-6.000 euro), opera che l’artista realizza a New York nell’ottobre 1967 e che ben sintetizza le peculiarità della Pop Art italiana rispetto a quella americana. Peculiarità che lo stesso Festa mette in luce quando afferma: «Un americano dipinge la Coca Cola come valore, per me Michelangelo è la stessa cosa nel senso che siamo in un paese dove invece di consumare cibi in scatola consumiamo la Gioconda sui cioccolatini».

Giosetta Fioroni, Le cortigiane da Carpaccio, 1966. 15.000 - 20.000 €. Courtesy: Finarte

Giosetta Fioroni, Le cortigiane da Carpaccio, 1966. 15.000 – 20.000 €. Courtesy: Finarte

Una ricerca, quella di Festa, che accomuna peraltro molti degli artisti di Piazza del Popolo come nel caso di Giosetta Fioroni presente in asta, tra le altre opere, con una bellissima tela del 1966 che giustamente si è guadagnata la copertina del catalogo di FinarteLe cortigiane de Carpaccio (lotto 65, stima 15-20.000 euro). Un lavoro di cui, all’epoca, la stessa Fioroni ha dato una descrizione che non possiamo far altro che citare: «Le mie Cortigiane di Carpaccio sono quattro, e tendono a ripetersi all’infinito, con tanti cani a righe, segmentati, a pallini… I colori industriali riportano a un senso magico d’ attesa che è anche in Carpaccio, ma le cortigiane e gli oggetti moltiplicati sembrano aspettare stupefatti Godot».

Mario Schifano, Sogno per quattro stagioni, 1966, € 16.000 - 18.000. Courtesy: Finarte

Mario Schifano, Sogno per quattro stagioni, 1966, € 16.000 – 18.000. Courtesy: Finarte

Tra le altre opere Pop dell’asta di Finarte da ricordare anche la presenza di quattro lavori di Mario Schifano tra i quali meritano di essere citati:  Sogno per quattro stagioni del 1966 (lotto 58, stima 16-18.000)Water lilies del 1982 (lotto 59,  stima 10-15.000 euro).

 

Non solo Pop: sfogliando il catalogo di Finarte

 

Al di là del focus sulla Pop Art, il catalogo messo insieme da Finarte ci propone un’interessante selezione di opere organizzate seguendo, in modo abbastanza coerente, una cerca logica temporale. Si inizia, quindi, con i pezzi di arte moderna, tra i quali spiccano  un classico futurista come  Bandiere in movimento, opera di Giacomo Balla (Futurballa) del 1918-1919 (lotto 1, stima: 20-30.000 euro) e Natura morta (Tendina e mandolino), tela di Gino Severini del 1929 esposta nella sua personale parigina del 1931 e alla Seconda Quadriennale d’Arte Internazionale del 1935 (lotto 6, stima: 60- 80.000 euro).

Giacomo Balla, Bandiere in movimento, 1918- 1919. 20.000 - 30.000 €. Courtesy: Finarte

Giacomo Balla, Bandiere in movimento, 1918- 1919. 20.000 – 30.000 €. Courtesy: Finarte

Interessante il Senza titolo di Atanasio Soldati, offerto al lotto 13 con una stima di 70.000 – 90.000 euro. L’opera, un mosaico su telaio di ferro, risale agli anni Trenta e proviene da una collezione privata di Bergamo, ma precedentemente è appartenuta all’architetto Cadario che lo commissionò direttamente all’artista. Si tratta di un lavoro che appare per la prima volta sul mercato e che esprime l’essenzialità pittorica e stilistica tipica dell’artista. Al lotto 14 abbiamo, invece, Telefoni o L’incomunicabilità (1980) di Renato Guttuso, grande olio su tela in cui l’artista si raffigura di spalle (stima: 30 – 40.000 euro) e che, per il modo in cui viene trattata l’immagine, ritratta immersa in un groviglio di fili e telefoni, appare di grande attualità in quest’epoca tecnologica di comunicazioni tanto “facili” quando “effimere”.

Renato Guttuso, Telefoni o L'incomunicabilità, 1980. 30.000 - 40.000 €. Courtesy: Finarte

Renato Guttuso, Telefoni o L’incomunicabilità, 1980. 30.000 – 40.000 €. Courtesy: Finarte

Continuando a scorrere il catalogo, molto interessate è il gruppo di opere che la stessa Finarte ha voluto anticipare, già lo scorso aprile, durante la piccola preview organizzata in occasione del Fuori Salone. Tra queste, Vier Uberlagerte Helligkeiten (lotto 29) opera di Max Bill del 1966 il cui titolo significa, letteralmente, “riguardo a quattro luminosità”. Stimata 20.000 – 30.000 euro, è certamente una delle opere che merita più attenzione. A questa si aggiungono due opere di Agostino Bonalumi tra le quali il lotto 104, Rosso (1971), è certamente la più interessante (stima: 100-150.000 euro). Si alternano a Bonalumi due tele di Turi Simeti, entrambe appartenenti alla sua produzione più tarda: del 2008 quella bianca proposta al lotto 105 (Cinque ovali bianchi, stima: 25-35.000 euro) e del 1990 quella al n. 107 (Otto ovali marroni, stima: 40-50.000 euro).  Infine, tra le opere presentate nella preview di aprile, è da menzionare il lotto 108: Trasparente, lavoro di Carla Accardi del 1971 (stima: 25-35.000 euro) che è una bella testimonianza di come, tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, 
la sua ricerca basata sul segno-colore registri un’ulteriore radicalizzazione con l’utilizzo, come supporto, di superfici trasparenti in sicofoil che accentuano la natura del quadro come diaframma luminoso.

Carla Accardi, Trasparente, 1977. 25.000 - 35.000 €. Courtesy: Finarte.

Carla Accardi, Trasparente, 1977. 25.000 – 35.000 €. Courtesy: Finarte.

Tra gli artisti stranieri  da citare il Senza titolo del 1973 di Sam Francis (lotto 54) inserito in catalogo con una stima di 50-60.000 euro e, al lotto 89, di Christo, Project for yellow front (1965-2000), proposto con stima 20-22.000 euro. L’artista, peraltro, sarà presente in Italia a breve, dal 18 giugno per due settimane, con un suo lavoro importante sul Lago d’Iseo: The floating piers, una passerella gialla calpestabile dal pubblico che si snoderà sulle acque del lago lombardo. www.thefloatingpiers.com

 

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