Firenze riscopre il “suo” Novecento

Il ciclone Pitti Uomo ha appena lasciato la città e il testimone passa adesso alla cultura con l’inaugurazione, proprio in queste ore, del Museo del Novecento. Il 67° in città. Ce n’era bisogno? La tentazione di dire no è forte, ma sarebbe una valutazione superficiale. Firenze, o meglio, i fiorentini non sono mai andati molto d’accordo con l’arte del secolo scorso e un museo che cerca di spiegargliela in modo non didascalico potrebbe essere un primo passo utile per riavvicinare la città al contemporaneo. Oltre ad offrire, ai tantissimi turisti che in ogni stagione affollano il capoluogo toscano, l’opportunità di conoscere un aspetto meno noto  di Firenze.

Una vista dell'allestimento del nuovo Museo del Novecento a Firenze

Una vista dell’allestimento del nuovo Museo del Novecento a Firenze

Allestito nell’antico Spedale delle Leopoldine in Piazza Santa Maria Novella, recuperato grazie a un lungo e delicato lavoro di restauro, il nuovo Museo ospita una collezione di 300 opere: 200 provenienti dalle collezioni del Comune e 100 concesse in comodato da artisti, collezionisti ed enti che hanno sostenuto la nascita di questa nuova istituzione. E proprio la provenienza delle opere esposte fa nel Museo del Novecento una realtà che unisce in sé due nature: di museo civico, attraverso un racconto che lega le collezioni civiche del Novecento alla storia della città, e di museo ‘immersivo’, andando ad integrare il patrimonio cittadino con testimonianze delle vicende artistiche nazionali e internazionali, che hanno segnato il territorio dalla seconda metà degli anni Sessanta.

 

Se il Novecento fosse un Gambero

 

Abituati a percorsi museali rigorosamente cronologici, il nuovo nato già si presenta con un taglio un po’ differente dal solito. Le opere, infatti, sono organizzate ‘a ritroso’ e dal 1990 si risale fino ai primi anni del Novecento. Da De Chirico a Morandi, da Emilio Vedova a Renato Guttuso, passando dalla sezione fiorentina alla Biennale di Venezia per arrivare al dopoguerra di Ottone Rosai e alle avanguardie storiche.

Fortunato Depero, Nitrito in velocità, 1932 ca. Collezioni civiche - Dono Alberto Della Ragione.

Fortunato Depero, Nitrito in velocità, 1932 ca. Collezioni civiche – Dono Alberto Della Ragione.

Ma questa non è l’unica peculiarità del nuovo Museo fiorentino. Grazie ad un’impostazione tematica ed interdisciplinare, infatti, il Museo del Novecento offre ai visitatori un percorso che – affiancando alle opere postazioni multimediali, dispositivi sonori e sale video – consegna al pubblico una vibrante rappresentazione di quell’irripetibile stagione artistica che per tutto il secolo scorso vide Firenze tra i protagonisti della scena culturale nazionale ed internazionale. Un ruolo, quello di Firenze nel XX secolo, troppo spesso dimenticato e offuscato dai fasti di altre stagioni dell’arte e della cultura.

 

Il Novecento: un secolo complesso

 

Per quanto Breve, il secolo scorso è stato caratterizzato da una estrema complessità culturale, artistica e tecnologica. Un secolo di contaminazioni e intrecci che il Museo del Novecento ricostruisce senza cadere nel didascalico, ma proponendo un’impostazione museologica innovativa ed interdisciplinare che unisce la musica, la poesia, il cinema e l’architettura al racconto della contaminazione tra arti, moda e comunicazione di massa, così da  ricostruire l’ambito di produzione delle opere, facilitandone la comprensione.

 

Dentro il Novecento: la cultura su misura

 

Ognuno guarda al mondo con i suoi occhi (o almeno così dovrebbe essere). Fatto sta che in ogni ambito della nosta vita ormai vige la legge dell’offerta personalizzata. Nasce così l’idea del format multimediale “Dentro il Novecento” che permette al visitatore del museo fiorentino ampie possibilità di approfondimento ed una visita costruita in base ai propri interessi.

 

Luciano Ori, Il filo della bellezza, 1963. Courtesy Collezione Carlo Palli

Luciano Ori, Il filo della bellezza, 1963. Courtesy Collezione Carlo Palli

 

Insomma, «il Museo Novecento di Firenze – come ha spiegato Valentina Gensini, curatore scientifico del progetto, durante la preview per la stampa  – si offre al visitatore colto e al visitatore comune nello stesso modo, con pari strumenti. La “macchina del tempo” scorre à rebours, il presente ci consegna ad un dispositivo che si avvolge fino a ricondurci a inizio secolo, ed in questo lasso di tempo si fanno esperienze, si contemplano le opere, ma soprattutto si attraversa un percorso che non rinnega l’impianto espositivo tradizionale, ma lo arricchisce: un ipertesto che si apre verso altre discipline ed altre dimensioni, in una dialettica aperta a tematiche trasversali eppur sempre riconducibile ad una prospettiva cronologica e storico-critica».

Un'altra vista dell'allestimento del nuovo museo fiorentino

Un’altra vista dell’allestimento del nuovo museo fiorentino

Le premesse sembrano buone, la posizione strategica – di fronte alla Stazione di Santa Maria Novella. Adesso non resta che vedere l’effetto che fa… Una cosa è certa, il fatto che un’amministrazione comunale decida oggi di puntare sulla cultura è un buon segno. E che questa scommessa venga fatta giocando sui contenuti e non solo sul contenitore, decisamente un buon auspicio per un Paese che ha veramente bisogno di operazioni di questo genere, dedicate in primis alla comunità, così da arricchirla, permettendole di riscoprire aspetti importanti della propria identità. Non dovrebbe essere questo, d’altronde,  il ruolo della cultura?

4 Commenti

  • Daniele Taddei taddei daniele ha detto:

    Nicola cosa dire!!!
    Firenze non poteva non avere un suo museo che raccontasse la storia di questo straordinario secolo. E questo avviene proprio nella culla del Rinascimento, e come riportato sull’articolo, l’esposizione va a ritroso pertanto a Firenze si potrebbe partire dall’incontro con un protagonista del ‘900 per arrivare ad un altro del ‘400, attraversando oltre cinquecento anni di storia!!!
    Non vedo l’ora di poterci andare, anche perché mi è sembrato di vedere che negli allestimenti sono stati inseriti nomi meno noti ma che rappresentano l’arte più recente di quel territorio.
    Mi viene spontaneo considerare che molte altre città dovrebbero avere una raccolta del ‘900 dando voce anche ai cosiddetti artisti minori (solo per il mercato) e proprio attraverso essa indagare il passato per scoprire quei tesori più “antichi” che erroneamente crediamo di conoscere, o peggio, di neanche sapere.
    Potrebbe risultare una nuova guida per l’arte e per la cultura in generale, un nuovo modo di visitare una città, una vera risorsa per tutti, non trovi?
    Daniele

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Sarebbe una cosa utilissima. Anche per far capire quanto l’arte sia presente nella vita di una comunità e non solo un lusso per pochi. Un caro saluto. Nicola

  • Paolo Tarabella ha detto:

    caro maggi,è probabile che vengo a vedere questo museo,che fà onore a coloro che che hanno avuto questa lodevole iniziativa.(escludi da parte mia la presunzione) son certo ,che una mia opera,astratta , figurativa,o una scultura,non sfigurerebbe in quel museo.dal 14 al 22 maggio ho tenuto una mia mostra personale, alla galleria europa,a lido di camaiore,passeggiata a mare(fossa dell'abate, di memoria nomelliniana).grande successo,sia di critica che di pubblico.venduto nonostante la crisi che attanaglia la nostra,mal amministrata nazione,in balia di una gran massa di psudo politici,che hanno per fine farsi il portafoglio come l'organetto. scusa se ho mischiato questa lercia politica.un caro saluto paolo tarabella

  • Nicola Maggi ha detto:

    Caro Paolo, sono felice per l'ottima riuscita della tua mostra. Il fatto che un artista riesca a vendere anche in tempo di crisi è la dimostrazione che in Italia una domanda d'arte esiste e che un mercato potrebbe esserci. Basterebbe, come dici tu, una gestione meno affaristica della nostra nazione e un po' più lungimirante… Se vieni a visitare il museo fammi sapere le tua opinione. A presto. Nicola

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