Antonio Coppola: una Fondazione per condividere la passione per l’arte

Veduta degli interni del Torrione di Vicenza, sede della Fondazione Coppola. Foto Francesco Castagna.
Veduta degli interni del Torrione di Vicenza, sede della Fondazione Coppola. Foto Francesco Castagna.

Vicenza. Il 5 maggio prossimo, dopo secoli, riapre al pubblico il Torrione di porta Castello dove avrà sede la Fondazione Coppola che nasce con il preciso scopo di assicurare una nuova vita, nel segno del contemporaneo, a uno dei monumenti più antichi e importanti di Vicenza che secoli segna il paesaggio urbano della città e che ha ispirato artisti di ogni tempo. Una riapertura che avverrà, non a caso, con una mostra da titolo La Torre, curata da Davide Ferri, e che rappresenta una prima assoluta per il nostro Paese: per la prima volta, infatti, viene organizzata in Italia, una personale degli artisti Neo Rauch e Rosa Loy.

In vista di questa inaugurazione, abbiamo incontrato l’uomo che l’ha voluta: Antonio Coppola, classe 1959, una laurea magna cum laude conseguita ad Harvard 1981 e oggi fondatore e amministratore di Biomax S.p.A., azienda leader nel campo dell’odontoiatria, implantologia orale e tecnologie biomedicali. Nel 1977 è stato proclamato ambasciatore onorario dello Stato del West Virginia, mentre dal 2013 è membro onorario del Centennial Committee di Armory Show (New York). Da oltre un decennio colleziona  opere di artisti internazionali, emergenti o consolidati nel panorama dell’arte contemporanea. Tra questi spiccano i nomi di Uri Aran, Nina Canell, Haroon Mirza, Muntean & Rosenblum, Rosa Barba, Daniel Pitìn, Nicola Samorì, Markus Schinwald, Eva Kotatkova, Natahlie Djurberg e molti altri…

Nicola Maggi: Ancora pochi giorni e la Fondazione Coppola aprirà ufficialmente i battenti. Da cosa nasce questo progetto e quali sono i suoi obiettivi? 

Antonio Coppola: «Condividere la passione per l’arte con i miei concittadini e con gli appassionati dell’arte in generale, sperando sempre che l’arte ci trascini in un mondo migliore».

Antonio Coppola ritratto da Roberto Manzotti. Alle sue spalle il dipinto di Giuliano Sale “The Big Black”, 2015, olio su tela. Courtesy: Fondazione Coppola.

Antonio Coppola ritratto da Roberto Manzotti. Alle sue spalle il dipinto di Giuliano Sale “The Big Black”, 2015, olio su tela. Courtesy: Fondazione Coppola.

N.M.: Lei è stato inserito dalla BMW Art Guide tra i primi 250 collezionisti indipendenti mondiali. Quanto è importante per lei l’indipendenza del collezionista in un mondo dell’arte dove, spesso, sembra che si segua più il “brand”, il “trofeo”, che l’arte?

A.C.: «I canoni vanno e vengono. Così le mode e i trend. È facile per un operatore cadere nella trappola di volere essere un influenzatore oppure di pensare che il proprio background dia un punto privilegiato di osservazione da cui selezionare, promuovere e spingere artisti e gusti personali.  Questo processo è abbastanza inevitabile.  Nessun collezionista, curatore, gallerista, artista è immune. Sono le regole del gioco. L’unica forma di difesa è di astenersi dal gioco “di potere” in atto con cui si cerca di determinare la storia dell’arte in tempo reale. Ci dimentichiamo a volte che gli artisti sono le sentinelle di un mondo invisibile che non può essere spiegato a parole. Eppure le parole sono usate a volte come ingranaggi che invece che unire e attrarre l’uomo comune ai processi dell’arte lo allontanano o lo tengono lontano.  Il rischio è che si creano centri autoreferenziali di “influenza” scollegati con la missione culturale e spirituale dell’arte».

N.M.: Come è iniziata la sua avventura di collezionista?

A.C.: «Semplicemente comprando due piccoli dipinti da una galleria viennese. Era l’ultimo giorno di lavoro prima della chiusura del mio ufficio per la pausa di capodanno. Ordinai via email due lavori di Daniel Pitin (classe 1977), un pittore che un mio amico mi aveva consigliato da tempo».

Lo spettacolare Torrione di Vicenza, la torre medievale più importante della città, che ospiterà la Fondazione Coppola.

Lo spettacolare Torrione di Vicenza, la torre medievale più importante della città, che ospiterà la Fondazione Coppola.

N.M.: Come è cambiato il collezionismo in questi ultimi decenni e cosa pensa di questa “ossessione” per l’investimento in arte?

A.C.: «Penso che il fenomeno del collezionismo sia diventato più diffuso. Questo di per sé è un bene.  È anche vero che molti dei collezionisti più collaudati evitano di prendersi dei rischi.  C’è poca propensione a tracciare una propria strada. Molti collezionisti comprano attingendo da una rosa di nomi sovrapponibili ed è difficile distinguere le collezioni. Questo avviene nonostante gli artisti e i collezionisti siano di altissimo livello. Però è normale che ci siano artisti le cui opere valgono milioni neanche a 40 anni quando per arrivare a queste quotazioni i Matisse o i Tintoretto hanno impiegato decenni se non addirittura secoli? Quando l’arte arriva a toccare questi livelli uno si chiede se il collezionismo dei piani alti sia diventato soprattutto una questione di espressione di potenza economica».

N.M.: Da oltre un decennio colleziona artisti internazionali sia emergenti che affermati. Attività che porta avanti con un approccio all’arte molto particolare che lei stesso ha definito come un’attenta “lettura asciutta e di stampo filosofico, senza concessioni alle nebulose interpretative del manierismo contempornaeo”…

A.C.: «In realtà sono parole che un mio amico, nonché illustre pittore, scrisse in occasione della campagna di sensibilizzazione per l’acquisizione del Torrione. È inevitabile che ci sia a livello intimo  un tentativo di volere dare un senso concettuale storico e individuale alle opere che uno acquista. Questo però lo faccio per mio uso e consumo e qualche volta condivido le mie riflessioni con gli amici artisti che frequento».

Veduta degli interni del Torrione di Vicenza, sede della Fondazione Coppola. Foto Francesco Castagna.

Veduta degli interni del Torrione di Vicenza, sede della Fondazione Coppola. Foto Francesco Castagna.

N.M.: Che consiglio darebbe a un aspirante collezionista per non cadere nei trabocchetti di queste “nebulose” che spesso nascondono dietro il vuoto?

A.C.: «Di seguire la strada del proprio cuore ma soprattutto vedere, vedere, vedere».

N.M.: Che cosa cerca nell’arte e negli artisti?

A.C.: «Un linguaggio personale ma sincero, capacità tecniche, artisti che si sentono tali nel più profondo del loro essere e che non potrebbero fare nient’altro nella loro vita, capacità di condividere il loro lavoro senza mettersi troppo di mezzo tra il loro stesso lavoro e l’osservatore».

Neo Rauch, Vaters Betrieb, 2018, olio su lino / oil on linen, cm 40x65 Photo: Uwe Walter, Berlin © Neo Rauch, VG Bild-Kunst, Bonn Courtesy Galerie EIGEN+ART, Leipzig / Berlin David Zwirner, New York / London / Hong Kong

Neo Rauch, Vaters Betrieb, 2018, olio su lino / oil on linen, cm 40×65. Photo: Uwe Walter, Berlin. © Neo Rauch, VG Bild-Kunst, Bonn. Courtesy Galerie EIGEN+ART, Leipzig / Berlin. David Zwirner, New York / London / Hong Kong

N.M.: Neo Rauch è uno degli artisti con cui ha deciso di inaugurare le attività della sua fondazione. Un artista con cui ha un legame particolare, tanto che ha partecipato anche al documentario Neo Rauch – Companions and confidents…

A.C.: «La mostra è una doppia personale con Rosa Loy e Neo Rauch, due grandi pittori capaci di immergersi totalmente nella pittura. Una cosa che ho imparato velocemente davanti ai loro lavori è che pur se questi costituiscono una sintesi trasversale di tecniche e linguaggi pittorici che attraversano se vogliamo secoli e intere generazioni, sono estremamente contemporanei per la propria lucidità visiva e per il corto circuito ingenerato nell’osservatore quando quest’ultimo è tentato di volere assolutamente dare un senso alla figurazione rappresentata. Senso da cui i due pittori si astengono categoricamente. Sì. Sono apparso in un film documentario su Neo Rauch ed è stata un’esperienza importante e ne sono grato per averne fatto parte. Vedersi nel film dedicato a un protagonista assoluto della pittura fa il suo effetto».

N.M.: In mostra cosa vedremo?

A.C.: «17 lavori inediti di Neo Rauch, 16 dipinti di Rosa e 40 disegni».

Rosa Loy, Basis, 2018, caseina su tela / casein on canvas, cm 150x100 Photo: Uwe Walter, Berlin. © Rosa Loy, VG Bild-Kunst, Bonn. Courtesy Kohn Gallery, Los Angeles ; Galerie Kleindienst, Leipzig; Gallery Baton, Seoul

Rosa Loy, Basis, 2018, caseina su tela / casein on canvas, cm 150×100. Photo: Uwe Walter, Berlin. © Rosa Loy, VG Bild-Kunst, Bonn. Courtesy Kohn Gallery, Los Angeles ; Galerie Kleindienst, Leipzig; Gallery Baton, Seoul

N.M.: Quali sono i prossimi appuntamenti che ha in mente?

A.C.: «Non posso ancora commentarli anche se le scelte sono state fatte».