Fotografia: i 5 anni di PH Neutro

Annamaria Schiavon, collezionista e fondatrice della galleria PH Neutro di Pietrasanta
Annamaria Schiavon, collezionista e fondatrice della galleria PH Neutro di Pietrasanta

Una nuova mostra, From Liberty to Freedom, che mette insieme nomi fotografi di fama internazionale (da Capa a Struth e Salgado) ed artisti rappresentati in esclusiva sul mercato italiano. Ma soprattutto un compleanno importante. PH Neutro, una tra le migliori gallerie di fotografia attive nel nostro Paese, compie infatti 5 anni. In attesa di visitare la collettiva che aprirà i battenti il 9 luglio prossimo nella sua sede di Pietrasanta, abbiamo intervistato la sua creatrice: Annamaria Schiavon, collezionista e raffinata cultrice dell’arte fotografica, con alle spalle una ventennale esperienza nella produzione professionale di stampe fotografiche.

Nicola Maggi: Quando nasce la sua passione per la fotografia e come si è evoluta nel tempo?

Annamaria Schiavon: «Inizio ad appassionarmi alla fotografia durante i miei viaggi all’estero con mio marito, soprattutto negli USA dove scopro le prime gallerie specializzate in fotografia non solo nelle grandi città come  New York, Los Angeles,  San Francisco ma anche Savannha, Jakcson Hole, Aspen, Fort Lauderdale, Santa Fe. In Europa sicuramente Londra e Berlino, Stoccolma ma anche in località meno note come Goslar, in Germania, dove ogni anno viene assegnato un premio a grandi fotografi internazionali».

N.M.: Perché un collezionista decide di diventare anche gallerista?

A.S.: «Mi è sembrato naturale provare a condividere questa mia passione anche con altri, affacciandomi ad un mercato che, in Italia, nel 2010, salvo rare eccezione, era ancora un territorio abbastanza inesplorato».

Brassesco & Passi Norberto, Under the Surface, 2014. Dalla collezione PH Neutro.

Brassesco & Passi Norberto, Under the Surface, 2014.

N.M.: Quanto c’è della Annamaria Schiavon collezionista, nel progetto PH Neutro?

A.S.: «La fotografia permette agli artisti di esprimersi in una quantità di forme incredibilmente diverse tra loro. Il nome Ph Neutro, oltre ad avere un riferimento ai materiali acid-free necessari per conservare al meglio le opere fotografiche vuole indicare una disposizione della galleria a non fermarsi ad un solo genere fotografico, ma ad interessarsi di questa forma d’arte in tutte le sue sfaccettature. Ovviamente quello che presentiamo, a prescindere dallo stile, è qualcosa che però deve passare al vaglio della mio gusto e della mia sensibilità; non esporrei mai qualcosa che non vorrei in casa personalmente».

N.M.: Uno degli obiettivi che da sempre ha PH Neutro è quello di essere un punto di riferimento per gli appassionati di Fotografia Fine-Art. Come è cambiato, in questi 5 anni, il panorama italiano dei collezionisti e degli appassionati di fotografia?

A.S.: «Sembra che siano passati pochi anni da quando abbiamo aperto, però in questo lasso di tempo molte cose sono cambiate. Basti dire che quando è stata fondata la galleria, nel 2010, ancora non esisteva il MIA la fiera che ora è diventata un punto di riferimento per gli appassionati della Fotografia-fine Art».

Alec Soth, Monk (Dalla serie Broken manual) Stampa Fine-­‐Art ai pigmenti/Archival Pigment Print Ed. di 7 Cm 101 x 127

Alec Soth, Monk (Dalla serie Broken manual) Stampa Fine-­Art ai pigmenti/Archival Pigment Print Ed. di 7 Cm 101 x 127

N.M.: Nonostante un successo internazionale sempre più evidente, il mercato fotografico in Italia sembra muoversi a rilento e c’è chi dice che il nostro Paese, su questo fronte, è almeno 20 anni indietro rispetto ad altre realtà. Ma come si diffonde e valorizza la Fotografia Fine-Art?

A.S.: «E’ innegabile che il gap con il resto del mondo sia notevole e proprio per questo il gallerista deve innanzitutto conquistare la fiducia dei suoi clienti. Per quanto ci riguarda siamo molto contenti della scelta della location a Pietrasanta che sta diventando una località molto attrattiva per l’arte in generale e le persone che visitano la galleria dimostrano quasi sempre competenza o voglia di scoprire un genere che magari conoscono meno di altri più tradizionali».

N.M.: E’ giusto, secondo lei, tenere separate la fotografia dal resto dell’arte contemporanea, come avviene talvolta nel nostro sistema museale, o non sarebbe più corretto reinserirla nella timeline della storia dell’arte?

A.S.: «Sinceramente penso che dipenda dai generi che si propongono. La fotografia di reportage o documentaristica in genere ha un pubblico non sempre sovrapponibile a quella più di ricerca o creativa. Ciò non toglie alla prima il suo valore, penso alle foto di Robert Frank presenti al MOMA».

Mauro Fiorese, I Am Somebody, 1998

Mauro Fiorese, I Am Somebody, 1998

N.M.: Nella collezione di PH Neutro, si incontrano fotografi “puri” e artisti contemporanei che nella loro pratica usano anche la macchina fotografica. Come cambia lo sguardo del collezionista nei confronti di queste due “categorie”? 

A.S.: «Come dicevo il pubblico è diverso. In genere il fotografo tradizionale è più apprezzato dagli appassionati di fotografia o fotoamatori che si soffermano molto sugli aspetti tecnici dell’immagine. Il collezionista d’arte è più aperto ai vari generi, pur non disprezzando le forme più classiche di fotografia».

N.M.: Che consigli darebbe a chi oggi sta pensando di acquistare la sua prima Fotografia Fine-Art?

A.S.: «Il primo pezzo di una collezione qualsiasi secondo me va acquistato col cuore, perché sarà qualcosa dalla quale difficilmente ci si separerà in futuro, quindi consiglio di prendere un pezzo che piace, magari spendendo poco, e solo in seguito affrontare investimenti più impegnativi quando si sarà fatta chiarezza sul come impostare la propria collezione. Ricordo che una collezione ben fatta fa aumentare il valore di tutti i pezzi che la compongono, quindi per fare una sintesi: iniziare col cuore, ma poi proseguire anche  con la testa».

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