Francia: trent’anni in Frac

Diffondere la cultura del contemporaneo tra tutti i cittadini e dare sostegno alla produzione degli artisti emergenti. E’ con questo obiettivo che, negli anni Ottanta, nascono in Francia i Frac – Fondi Regionali per l’Arte Contemporanea -, punta di diamante del grande investimento culturale voluto dalla politica di François Mitterrand. A distanza di trent’anni dalla loro nascita, i Frac – oltre ad essere le collezioni pubbliche più diffuse della Paese – sono oggi un vero e proprio punto di riferimento per i giovani artisti e dei poli di formazione che lavorano per la creazione del pubblico di domani. Un modello a cui l’Italia doverebbe guardare con più interesse, per dare  maggior organicità al proprio Sistema dell’Arte Contemporanea e rilanciarlo a livello internazionale. Per conoscere meglio la realtà dei Frac francesi, Collezione da Tiffany ha incontrato Bernard de Montferrand, Presidente del Frac dell’Aquitania e di Platform, l’associazione che raccoglie i 23 Fondi regionali per l’arte contemporanea oggi esistenti in Francia.

Bernard de Montferrand, portrait @ Droits réservés

Bernard de Montferrand, portrait @ Droits réservés

Nicola Maggi: Come è nata l’idea dei Frac e con quali obiettivi?

Bernard de Montferrand: «I Fondi Regionali per l’Arte Contemporanea (Frac) sono collezioni pubbliche create nel 1982 per diffondere l’arte contemporanea all’interno di ciascuna regione della Francia. Nel nostro Paese la cultura è storicamente legata alle istituzioni pubbliche, perché riteniamo che sia non solo un mezzo di sviluppo personale, ma anche uno strumento per educare, diffondere la conoscenza e formare la mente e il gusto dei cittadini. Istituiti nel contesto politico del decentramento (il trasferimento di potere alle regioni al di fuori di Parigi), i Frac sono stati creati col principio che il finanziamento sarebbe stato ripartito tra lo Stato e i nuovi Consigli regionali. Oggi ne esistono 23 e sono presenti in tutte le regioni della Francia. Tuttavia, ogni singolo Frac possiede la propria storia, la propria collezione, e un programma di attività culturali che gli conferiscono una propria identità personale».

N.M.: In cosa consiste l’attività dei Frac?

B.d.M.: «I Frac svolgono tre missioni complementari: raccogliere l’arte del nostro tempo, portare l’arte contemporanea tra il pubblico e educare la gente sull’arte. Progressivamente, i Frac sono diventati attori decisivi nelle politiche di sviluppo culturale del paese, con l’obiettivo di ridurre le disparità geografiche, sociali e culturali e di facilitare la scoperta dell’arte contemporanea da parte di un pubblico sempre più eterogeneo.
I Frac hanno sviluppato programmi espositivi, hanno accolto artisti e si sono impegnati in attività editoriali e in iniziative educative. Contemporaneamente si sono attivati per favorire gli scambi nazionali e internazionali. In alcune regioni sono diventati, insieme con i centri e le scuole d’arte, il motore essenziale per la diffusione e la promozione della creatività contemporanea. I Frac sono il centro di un network di partner che, nel corso degli anni, hanno sviluppato una stretta alleanza: Musei di Belle Arti, Centri d’Arte e Spazi comunali, Scuole e Università, Monumenti storici e Parchi, Gallerie, Associazioni di quartiere e persino Ospedali e Carceri».

N.M. : Un’attività importante per il pubblico, ma anche per le nuove generazioni di artisti…

B.d.M. : «Composte di opere acquistate, generalmente, a non più di due anni dalla loro creazione, le collezioni raccolte dai Frac presentano una delle più vaste panoramiche della creazione artistica degli ultimi decenni e, nel corso del tempo, hanno offerto, un aiuto sostanziale agli artisti emergenti. Il mondo di cui sono lo specchio, infatti, è ormai interamente globalizzato e la diversità sia dei Frac che dei loro comitati tecnici presenta un vantaggio: offre a tutti gli artisti più spazio per il loro riconoscimento. In meno di 30 anni, i Fondi regionali hanno raccolto circa 26.000 opere d’arte di 4.200 artisti francesi e internazionali, fornendo l’accesso ai movimenti artistici più importanti di oggi. Il loro nuovo sito collettivo (www.lescollectionsdesfrac.fr) mostra tutta questa ricchezza e prospezione dinamica. Dal momento che un terzo dei pezzi sono presenti, ogni anno, a cinquecento mostre che attirano più di 1,2 milioni di visitatori, queste collezioni sono oggi tra le più visitate in Francia. Non c’è altra istituzione francese che mostri l’arte in così tante sedi e ad un così vasto pubblico. Nel 2013, ad esempio, la mostra Les Pléiades – 30 ans des Frac, con sede su tutto il territorio francese, è stata visitata da 806 000 persone».

Les Pléiades - 30th anniversary of the Fracs, collective exhibition at the Abattoirs - Frac Midi-Pyrénées de Toulouse, September 28, 2013 -  January 2014

Les Pléiades – 30th anniversary of the Fracs, collective exhibition at the Abattoirs – Frac Midi-Pyrénées de Toulouse, September 28, 2013 – January 2014

N.M. : Come sono ripartite, annualmente, le risorse che il Governo francese e i Consigli regionali investono nei Frac?

B.d.M. : «La realtà varia da Regione a Regione, ma la media è di una partecipazione al 35% da parte dello Stato e al 65% delle Regioni».

N.M. Negli ultimi dieci anni è stata avviata anche un’intensa attività internazionale. Con quale scopo?

B.d.M. : «I vari Frac hanno sempre presentato, individualmente, le loro collezioni all’estero.  Negli ultimi anni, invece, le mostre collettive sono state organizzate in vari paesi attraverso Platform, l’Associazione Fondi Regionali francesi per l’Arte Contemporanea: in Italia e in Polonia nel 2003, in Spagna e nel Regno Unito nel 2004, in Germania e in Slovacchia nel 2005, in Israele e in Repubblica Ceca nel 2006, in Argentina e Romania nel 2007, in Belgio e Lituania nel 2008, in Croazia nel 2007 e ne 2012). Il 2010, inoltre, è stato particolarmente importante per Platform e i 23 Frac con la mostra Spatial City e le sue tre tappe a Chicago, Milwaukee e Detroit.  La parte internazionale dei festeggiamenti per il 30 ° anniversario delle Frac si svolgerà al Van Abbemuseum (estate 2015) di Eindhoven e presenterà uno sguardo originale e storico di queste collezioni (1989-2015), al fine di analizzare i cambiamenti avvenuti nella crazione artistica in un mondo ormai globalizzato. Siamo entusiasti di questo show che proporrà un modo nuovo di lavorare con le collezioni dei Frac nella loro globalità. Lo scopo di queste operazioni è quello di promuovere una riflessione di gruppo sulle collezioni e le questioni dei Frac, sviluppando scambi interregionali e internazionali. Queste collaborazioni hanno lo scopo di mostrare questo modo specifico e unico di raccogliere l’arte contemporanea e la scena emergente dell’arte francese».

N.M.: Secondo lei, i Frac hanno avuto qualche effetto positivo sul mercato dell’arte francese?

B.d.M. : «A causa di un budget annuali per le acquisizione moldo ridotto (tra € 80.000 e € 300,000), i Frac devono essere principalmente prospettici e curiosi. Così si concentrano su opere di artisti emergenti che non sono ancora entrati nel mercato dell’arte o che vi sono presenti da molto poco: li scoprono, trattano e lavorano direttamente con loro o le loro gallerie. Il loro budget complessivo per le acquisizioni è marginale per il mercato, ma le loro scelte hanno un significato per gli artisti. La maggior parte di loro ritengono che essere inseriti nella collezione di un Frac sia il primo e decisivo passo per la loro carriera».

 Jeff Koons, New Hoover Convertibles Green, Green, Red, New Hoover Deluxe Shampoo Polishers, New Shelton Wet/Dry 5-Gallon Displaced Tripledecker. 1981 - 1987. Collection Frac Aquitaine.

Jeff Koons, New Hoover Convertibles Green, Green, Red, New Hoover Deluxe Shampoo Polishers, New Shelton Wet/Dry 5-Gallon Displaced Tripledecker. 1981 – 1987. Collection Frac Aquitaine.

N.M. : Oggi come si sta evolvendo l’esperienza del Frac?

B.d.M. : «Fare il punto sul passato e pianificare il futuro: questo è il duplice obiettivo che i Frac si sono posti dopo il loro trentesimo compleanno. Fulcro dell’attuazione della politica culturale, in futuro, i Frac proseguiranno la loro triplice missione di servizio pubblico a sostegno dalla creatività, di decentramento culturale, e di democratizzazione dell’arte contemporanea. Dotati di nuovi strumenti (per esempio, i nuovi edifici realizzati da architetti famosi e internazionali) e, talvolta, di strutture più grandi, il loro spirito guida non cambierà e si sforzeranno di rimanere strutture flessibili e adattabili, sia esplorative che riflessive. D’ora in poi, la rete continuerà a estendere la sua portata, a sviluppare e a diversificare le collaborazioni con tutti gli attori regionali, in modo da migliorare l’esposizione delle collezioni nei musei e in altri spazi e raggiungere un nuovo pubblico. Il loro contributo all’iniziazione artistica e all’insegnamento deve rimanere essenziale, dal momento che un quarto dei visitatori sono studenti delle scuole e che saranno sempre più destinati a servire come laboratori e centri di sperimentazione, in collaborazione con il Ministero della Pubblica Istruzione. Infine, essi dovranno continuare ad intrattenere stretti legami con gli artisti, con l’obiettivo comune di decifrare il nostro mondo e presentare le loro indagini al più ampio pubblico possibile, così da difendere l’arte contemporanea».

2 Commenti

  • Daniele Taddei taddei daniele ha detto:

    Carissimo Nicola come vedi basta poco, ma ci vuole molto credo, un paese come il nostro che sicuramente di Arte ne ha da vendere e viverci con decoro, si ritrova a rincorrere processi innaturali, di scelte sbagliate, o quanto meno non misurate!!!
    Di recente parlavo con un pittore con una sua storia ultradecennale che mi affermava che l’Italia agli inizi degli anni ’60 ha preferito investire totalmente sull’industria come panacea per una lunga esistenza, senza pensare minimamente all’arte e alla cultura che abbiamo dietro l’angolo!!! Recuperare oggi ben 50 anni di assenza da quel sistema è cosa davvero ardua e per di più osserviamo che anche ai nostri giorni non ci siano favorevoli cambiamenti di rotta.
    La Francia di cui hai parlato si è mostrata molto oculata e lungimirante, ma cosa ci vuole a prendere come esempio quei progetti??? D’altronde non siamo poi così lontani per valutare ed approfondire le varie tematiche comportamentali!!!!
    L’Europa ci può aiutare? O meglio perché non incominciare a domandarsi ma che fine farà il Vecchio Continente certamente molto più ricco in superficie che nel sottosuolo???
    Forse parlo da sprovveduto o da aspirante sognatore, ma dobbiamo fare presto e ripartire proprio dai nostri patrimoni che sono quelli culturali ed artistici perché solo in questo modo si può creare lavoro, dignità, benessere e riprenderci la bellezza fin troppo tempo depauperata!!!!
    Daniele

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Caro Daniele, come sempre mi trovi d’accordo. Al di là del modello a cui ispirarci, è il momento di muoverci seriamente. E questo vale per i nostri governanti come per i nostri connazionali. Dovremmo tutti darci una bella regolata, riscoprire i veri valori e rispettare le regole. E invece l’era dei furbetti non finisce mai, salvo poi dare la colpa allo Stato persecutore se vengono beccati.Torno ora dalla Germania dove non ho trovato gente “migliore” di noi, ma solo persone che conoscono le regole e le rispettano, che ci tengono in prima persona a tutto ciò che è pubblico (e quindi di tutti) e al proprio territorio. Il risultato: città pulite, verde ben tenuto, costo della vita abbordabile. Dopo due settimane, al rientro, l’Italia mi è sembrata ancora più trasandata e decadente. Una condizione che non merita, ma che va peggiorando nell’indifferenza della gente che, sempre di più, pensa solo al proprio orticello, senza rendersi conto che stiamo tutti lavorando sullo stesso terreno. Sinceramente non so che aspettarmi dal futuro, ma il risultato degli ultimi mondiali di calcio mi sembra sempre di più una calzante metafora dell’epoca che stiamo vivendo: loro – sicuri e fieri – campioni del Mondo e noi (divisi, capricciosi e senza carattere) fuori subito…

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