Future generation art prize: annunciati gli artisti selezionati

Il Pinchuk Art Centre di Kyïv, che abbiamo visitato in passato con “Collezione da Tiffany”, ha annunciato la lista degli artisti selezionati per la sesta edizione del Future Generation Art Prize.

Quasi un corollario del Centre — creato, quest’ultimo, dal miliardario Viktor Pinchuk nel 2006 sulla base della propria collezione e divenuto da subito supporto e motore della (interessantissima) scena artistica ucraina contemporanea — il Premio, a cadenza biennale, è stato istituito nel 2009. Aperto ad artisti giovani di tutto il mondo, si prefigge, al di là dei premi in denaro e dell’esposizione delle opere, la promozione a lungo termine della loro attività.

Quest’anno il Premio ha visto la partecipazione di oltre 11.700 artisti da quasi tutti i paesi del globo. Un Comitato di Selezione ha quindi designato i 21 finalisti, cui verranno commissionate opere per un’esposizione al Pinchuk Art Centre da inaugurarsi nell’ottobre del 2021, durante la quale saranno assegnati i premi.

La giuria di quest’edizione è formata da Lauren Cornell (Bard College), Jacopo Crivelli Visconti (curatore della Biennale di São Paulo attualmente in corso), Elvira Dyangani Ose (direttrice dello Showroom di Londra), Ralph Rugoff (direttore della Hayward Gallery di Londra nonché curatore dell’ultima Biennale di Venezia), l’artista indiana Shilpa Gupta, Eugene Tan (direttore della National Gallery di Singapore e del Singapore Art Museum) e, last but not least, Björn Geldhof, direttore artistico del Pinchuk Art Centre.

La cerimonia di premiazione dovrebbe svolgersi nel dicembre 2021; nel maggio del 2022 le opere saranno esposte alla Biennale di Venezia come evento collaterale ufficiale. Questa dunque la lista dei 21 artisti e collettivi selezionati, con qualche informazione sparsa: Alex Baczynski-Jenkins (n. 1987; artista e coreografo anglo-polacco, già vincitore del Frieze Artist Award nel 2018), Wendimagegn Belete (1986, Etiopia), Minia Biabiany (1988, originaria di Guadalupe, autrice di installazioni multimediali, presente alla scorsa edizione della Biennale di Berlino), Aziz Hazara (1992, Afghanistan; anche lui artista multimediale, visto all’ultima Biennale di Sydney), Ho Rui An (1990, Singapore), Agata Ingarden (1994, nata in Polonia ma residente in Francia), Rindon Johnson (1990, Stati Uniti), Bronwyn Katz (1993, Sudafrica), Lap-See Lam (1990, artista svedese di origine cantonese), Mire Lee (1988, Corea del Sud), Paul Maheke (1985, nato in Francia ma residente a Londra), Lindsey Mendick (1987, Gran Bretagna, scultrice che utilizza in particolare la ceramica), Henrike Naumann (1984, Germania), Pedro Neves Marques (1984, Portogallo; anche scrittore e regista, nel prossimo settembre è in programma una sua personale alla Galleria Umberto Di Marino di Napoli), Frida Orupabo (1986, norvegese di origine nigeriana, nota soprattutto per i suoi collage), Andrés Pereira Paz (1986, Bolivia), Teresa Solar (1985, Spagna), Trevor Yeung (1988, nato in Cina ma operante a Hong Kong), e i tre collettivi Calla Henkel & Max Pitegoff (Stati Uniti), Hannah Quinlan & Rosie Hastings (Gran Bretagna) e Yarema Malashchuk & Roman Himey (Ucraina).

Malashchuk & Himey entrano d’ufficio nella short list in quanto già vincitori del Pinchuk Art Centre Prize, riservato agli artisti ucraini under 35, assegnato nello scorso marzo.

L’evidente multiculturalità d’estrazione degli artisti di questa short list si riflette in alcune tematiche ricorrenti, comuni nell’attività di molti di loro: l’identità storica e il colonialismo, la migrazione e lo sradicamento, la memoria individuale e quella collettiva. Dal punto di vista dei media utilizzati, dominano le tecnologie audiovisive, come pure la pratica della performance, in più di un caso strettamente collegata alla danza.

Il vincitore assoluto del Future Generation Art Prize riceverà 100.000US$ di cui 60.000 come premio e 40.000 come fondo per la produzione di futuri lavori. Ulteriori 20.000$ potranno essere assegnati come premio speciale, a discrezione della giuria, ed eventualmente divisi tra un massimo di cinque altri artisti o collettivi, come supporto per futuri progetti.