Doppelgaenger: l’arte contemporanea a Bari

Michele Spinelli e Antonella Spano co-fondatori della Galleria Doppelgaenger di Bari.
Michele Spinelli e Antonella Spano co-fondatori della Galleria Doppelgaenger di Bari.

Se tra le giovani gallerie italiane ce n’è una che è sempre riuscita ad attirare la mia attenzione, questa è la Doppelgaenger. Fondata nel 2012 da Antonella Spano e Michele Spinelli e ospitata all’interno dell’antico Palazzo Verrone, nel cuore di Bari Vecchia, questa galleria ha saputo, negli anni, rimanere sempre coerente nella sua ricerca rivolta sia alle odierne indagini nelle arti figurative che alle sperimentazioni della video-arte, dell’installazione e della performance. E in quattro anni ha esposto i lavori di alcuni dei nostri migliori artisti emergenti come Giovanni Ozzola, Tony Fiorentino o Andreas Senoner, alternandoli a nomi che hanno già, alle spalle, una discreta carriera. Come nel caso di Daniela Corbascio che, il 6 giugno prossimo, tornerà ad esporre nello spazio di via Verrone 8 con un’imponente mostra dedicata ai suoi ultimi vent’ anni di ricerca.  Ma il 6 giugno, data fissata per l’inaugurazione, sarà anche l’occasione per festeggiare l’apertura del nuovo spazio Tender to Doppelgaenger. Segno di un progetto che sta crescendo, come ci racconta Antonella Spano.

Nicola Maggi: Quattro anni di Doppelgaenger… come è cresciuta in questi anni la galleria?

Antonella Spano: «È molto presto per fare bilanci, il nostro è un lavoro lento, ma a quattro anni dall’apertura della galleria possiamo dire di essere soddisfatti. Negli anni Doppelgaenger è cresciuta gradualmente e continua a crescere, proprio come previsto dal nostro cronogramma iniziale».

N.M.: Cosa significa essere galleristi in una terra di confine come la Puglia?

A. S.: «Al momento della scelta, se aprire o meno una galleria di arte contemporanea a Bari, la domanda che accompagnava il dubbio era sempre la stessa: perché no? L’arte in fondo non ha limiti territoriali, e le sfide per noi sono ossigeno necessario».

Una vista dell'interno della galleria Michele Spinelli e Antonella Spano co-fondatori della Galleria Doppelgaenger di Bari.

Una vista dell’interno della galleria Michele Spinelli e Antonella Spano co-fondatori della Galleria Doppelgaenger di Bari.

N.M.: Il nome che avete scelto rappresenta un vero e proprio programma di “ricerca”, ce ne parli?

A. S.: «Il nome Doppelgaenger è prima di tutto un piacevole scioglilingua che sintetizza con decisione la reale natura di casa-galleria e residenza per artisti. L’abbiamo scelto durante le lunghe chiacchierate nei quattro anni di gestazione che hanno preceduto l’apertura della galleria, fra me, il mio socio Michele Spinelli e il nostro caro amico Argan».

N.M.: Oltre alle altre figurative, alla video-arte e alle installazioni e alla performance, la vostra galleria è molto attenta all’editoria di settore. Cos’è per voi il libro d’arte?

A. S.: «Ho avuto una grande fortuna nella mia “vita precedente”, cioè poter condividere spazi e atteggiamenti con persone che oggi contribuiscono a comporre il firmamento dell’arte contemporanea riconosciuta e musealizzata. Ho dunque avuto la fortuna di maneggiare oggetti d’arte complessi come il libro d’arte. È un interesse che non ho mai voluto abbandonare, anche se ancora non abbiamo la possibilità di sviluppare al meglio questo progetto. Per sua natura il libro porta alla narrazione: dare la possibilità ad un artista visivo di confrontarsi con uno strumento diverso dal mezzo con cui è solito esprimersi, significa lasciarlo libero di poter sviluppare il racconto attraverso più campi di ricerca aperti. La combinazione di solito produce meraviglia».

Una vista dell'interno della galleria Michele Spinelli e Antonella Spano co-fondatori della Galleria Doppelgaenger di Bari.

Una vista dell’interno della galleria Michele Spinelli e Antonella Spano co-fondatori della Galleria Doppelgaenger di Bari.

N.M.: Nel vostro progetto arte e vita privata si sovrappongono fino a renderne labili i loro confini. Come nasce l’idea di uno spazio espositivo che è anche abitazione?

A. S.: «L’idea di aprire uno spazio che fosse sia casa che galleria è nata dalla semplice necessità di ottimizzare tempo e denaro. L’aspetto collaborativo e di convivenza con l’artista che oggi ci contraddistingue ne è stata naturale conseguenza».

N.M.: A breve aprirete una nuova mostra e, soprattutto, un nuovo spazio. Di cosa si tratta?

A. S.: «Il nuovo spazio si chiamerà Tender to Doppelgaenger e sarà una vetrina nel centro pulsante della città di Bari. La sede principale della galleria si trova nel borgo antico di una città che come tale si raggiunge, se necessario, per una passeggiata o per una mostra d’arte. La possibilità di coinvolgere e far avvicinare all’arte contemporanea un pubblico più vasto è una sfida che abbiamo accolto con entusiasmo. E dunque, in bocca al lupo Tender to… Love».

4 Commenti

  • anna castoro ha detto:

    Ossigeno per la mia anima, questo tuo articolo, caro Nicola.
    Bari negli ultimi decenni ha lasciato scomparire la vitalità artistica di un tempo ormai andato : le gallerie e gli eventi d’arte hanno costantemente perso quota, fino a lasciare un quasi deserto per gli appassionati. Per gli artisti si tratta di un territorio estremamente complicato, che favorisce le fughe verso altri territori più fertili. Le collaborazioni con Gallerie , Musei e curatori del Centro-Nord o dell’Estero sono l’unica salvezza.. La Doppelgaenger mi sembra una gran bella realtà ,da conoscere assolutamente, per cui ti ringrazio dell’articolo.

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Cara Anna, che piacere. Hai ragione. È una bellissima realtà gestita, peraltro, da belle persone. Insomma, assolutamente da conoscere. Un abbraccio. Nicola

  • Gianluca ha detto:

    Volevo metterla al corrente delle belle aggiudicazioni di G. Griffa alla Dorotheum di Vienna!!! Saluti Gianluca

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Grazie per la segnalazione. Aste a parte mi sembra che su Griffa si stia accendendo un grande interesse con una serie di mostre veramente belle. Peccato che le sue opere proposte sul mercato non siano sempre all’altezza. Ma fa parte del gioco e certo non dipende da lui.

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