Diario palermitano #1 | Alla scoperta di Manifesta12: Garden Of  Flows

Manifesta 12 Palermo, Orto Botanico, 2017. Photo by CAVE Studio
Manifesta 12 Palermo, Orto Botanico, 2017. Photo by CAVE Studio

In un periodo storico complesso come quello attuale, caratterizzato da forti spinte al ritorno delle sovranità nazionali, favorite da una crisi economico-culturale che da anni attanaglia e mina il progetto di una reale Europa dei popoli, si tiene a Palermo dal 15 giugno al 4 novembre la 12^ edizione di Manifesta la Biennale d’Arte europea.

Mai come in questa edizione la mission dell’ evento, nato nei primi anni ‘90 con lo scopo di facilitare l’integrazione attraverso un progetto culturale site-specific e che reinterpreta i rapporti tra cultura e società attraverso un dialogo continuo con l’ambito sociale, scegliendo ogni due anni sceglie una differente città come sede, può e deve servire da volano per un positivo e significativo cambiamento sociale attraverso la cultura contemporanea. Il Giardino Planetario. Coltivare la coesistenza è il tema di questa edizione, che rappresenta una grande opportunità non solo per la città – che godrà di una grande attenzione -, ma per tutta la Sicilia, per l’eco che la manifestazione avrà su tutta la regione, grazie anche al ricco programma degli eventi collaterali che sono espressione del territorio dove Manifesta ha deciso di scommettere.

La mia visita a Manifesta12 è virtualmente iniziata il 23 novembre 2016 con l’annuncio che Palermo era stata scelta come sede per quella che sarebbe stata l’edizione più lunga di sempre e decidendo di trascorrere le vacanze estive 2018 in Sicilia. Già l’anno scorso, peraltro, durante un soggiorno a Pantelleria, dove ho avuto il piacere d’intervistare il Gallerista Francesco Pantaleone, avevo avuto conferma della portata dell’evento che, come detto dall’Assessore alla Cultura  del Comune di Palermo Andrea Cusumano durante la conferenza di presentazione, si andava a inserire nel progetto Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018, venendo così a essere un valore aggiunto l’uno per l’altro e “divenendo un fattore di promozione per l’intera regione. Un progetto trasversale di oltre mille eventi che accoglie arte, musica, teatro, appuntamenti, convegni, sport”.

Prima di partire ho così contattato l’organizzazione, che mi ha detto che la mappa dell’evento era disponibile direttamente al ticketing Office del Teatro Garibaldi e che, nel frattempo, mi consigliava di scaricare l’app Manifesta12. Visto che la maggior parte delle venue si trova nel quartiere Kalsa, che si può girare liberamente a piedi, ho scelto quindi di soggiornarvi e di utilizzare l’albergo come base di partenza per la mia tre giorni palermitana.

 

Manifesta12 in breve

 

L’edizione 2018, come sapete, è diretta da Hedwig Fijen, Presidente di Manifesta, con il contributo del Vicedirettore Peter Paul Kainrath, del Project Manager Roberto Albergoni (Direttore generale di Manifesta 12) e della Coordinatrice Generale Francesca Verga. La mostra comprende di 50 Artisti, si svolge in 20 sedi a Palermo e dintorni, presenta 50 progetti artistici di cui 35 nuove opere appositamente commissionate, non soltanto a artisti nel senso tradizionale del termine, ma anche a scrittori, architetti e registi, invitati nei mesi scorsi a condurre ricerche sul campo e a sviluppare nuovi progetti lavorando a stretto contatto con art producer, operatori locali e associazioni del territorio.

Le sedi sono aperte tutti i giorni (escluso il lunedì) fino al 4 novembre dalle 10 alle 20. Fanno eccezione lo Spasimo, aperto dal martedì alla domenica dalle 9:30 alle 18 e Volpe Astuta, sito aperto dal martedì al sabato dalle 10 alle 18. La biglietteria si trova al Teatro Garibaldi edificato nel 1861 nei giardini di Palazzo Ajutamicristo e dal 2017 quartier generale di Manifesta 12. Ma cosa vedere tra le mille proposte di Manifesta, del programma 5x5x5 e dei suoi tanti eventi collaterali e off magari ospitati nelle diverse Gallerie “sbarcate” sull’isola in occasione dell’evento con l’apertura di sedi temporanee?

Il progetto curatoriale di Il Giardino Planetario. Coltivare la Coesistenza parte dalla innata fusione culturale nella natura, nella storia e nella contemporaneità stessa di Palermo rifacendosi alla metafora botanica del paesaggista e filosofo Gilles Clément, il quale rapporta il mondo in cui viviamo a un giardino di cui l’uomo deve prendersi cura. Il “Giardino Planetario” si compone di tre sezioni, Garden Of Flows, Out of Control Room e City on Stage ospitate non in sedi artistiche convenzionali o istituzionali come gallerie e musei, ma in luoghi che rappresentano le diverse realtà cittadine, e in parte inediti come spazi espositivi. Scelgo, così, di iniziare la visita con Garden Of  Flows e mi avvio a visitare l’Orto Botanico (v. Lincoln, 2) . Inaugurato nel 1795 costituisce il fulcro dell’intero progetto curatoriale di Manifesta 12.

 

Tappa #1: Garden Of  Flows

 

Iniziamo quindi da Garden Of  FlowsIl giardino, al pari di un orto, di un bosco, o di una qualsiasi area verde è di per se un vero e proprio ecosistema, dove seppur regni la biodiversità le differenti specie del regno vegetale e animale  convivono in un perfetto rapporto di equilibrio. Il giardiniere, l’uomo, in questo caso gli Artisti sanno bene che le patologie e i parassiti attaccano le piante indebolite e ancor prima di pensare a rimediare con pesticidi e/o altro alla malattia devono occuparsene quotidianamente per farle crescere tutte forti e in salute.

ALBERTO BARAYA New Herbs from Palermo and Surroundings. A Sicilian Expedition 2018 Mixed media installation.Dimensions variablePhoto: Wolfgang TrägerPhoto Courtesy: Manifesta 12 Palermo and the artist

ALBERTO BARAYA New Herbs from Palermo and Surroundings. A Sicilian Expedition 2018 Mixed media installation.Dimensions variablePhoto: Wolfgang TrägerPhoto Courtesy: Manifesta 12 Palermo and the artist

Le piante, o meglio le diverse tipologie di vegetazione, divengono quindi metafora della vita dell’uomo che, prendendo esempio della natura, deve imparare a coesistere anche nel caso di importazione di nuove specie – come avvenne, ad esempio,  con l’importazione del pomodoro dopo la scoperta delle Americhe -, nel pieno rispetto dei bisogni e degli spazi altrui, comprendendo che ognuno di noi è di per sé un giardiniere e deve contribuire al bene comune globale. Si pensi alla Piana degli Albanesi dove ormai da tempo immemorabile una significativa colonia albanese vive perfettamente integrata nella realtà isolana, pur mantenendo i propri usi e costumi.

ZHENG BO Pteridophilia 1, 2016 – ongoing Video Duration 17min 14sec Photo: Wolfgang TrägerPhoto Courtesy: Manifesta 12 Palermo and the artist

ZHENG BO Pteridophilia 1, 2016 – ongoing Video Duration 17min 14sec Photo: Wolfgang TrägerPhoto Courtesy: Manifesta 12 Palermo and the artist

Per Garden Of  Flows Alberto Baraya (Colombia, 1968) con New Herbs from Palermo and Surroundings. A Sicilian Expedition (2018) ha riunito in un erbario piante artificiali siciliane e palermitane. Zheng Bo  (Cina, 1974) nel video Pteidophilla (2016)(vietato ai minori di 16 anni) mostra sette giovani che camminando in una foresta instaurano relazioni affettive e fisiche con le piante attraverso il corpo piuttosto che con la parola arrivando quasi ad avere un vero e proprio amplesso amoroso con esse. Leone Contini (Firenze, 1976) con Foreing Farmers (2018) concretizza in un orto sperimentale l’esito di 10 anni di raccolta di semi, per verificare la coabitazione e l’acclimatazione di varietà migranti.

LEONE CONTINI Foreign Farmers, 2018 Mixed media, installation site- specific, performance Photo: Wolfgang TrägerPhoto Courtesy: Manifesta 12 Palermo and the artist

Toyin Ojih Odutola (Nigeria, 1985), invece, con Scenes of Exchange (2018) descrive, attraverso una serie di disegni a carboncino e a pastello in cui ritrae episodi di vita quotidiana, la presenza dell’Africa occidentale in Italia, rendendo un tributo alla storia cosmopolita di Palermo. Micheael Wang (U.S.A., 1981), con  due lavori del 2018, ci conduce, infine, in un percorso iniziatico attraverso le fonti energetiche che hanno contribuito in maniera significativa alla rivoluzione industriale: si parte entrando metaforicamente in una miniera con Carboniferous-  una serie di fotografie che rappresentano i fossili di antiche piante i cui resti costituiscono la maggioranza delle riserve mondiali di carbone – per poi arrivare a The Drowned World (First Forest), una scalinata che sempre virtualmente ci fa salire sul gasometro di Palermo.

TOYIN OJIH ODUTOLA Scenes of Exchange, 2018 Collection of drawings Dimensions variable Photo: Wolfgang TrägerPhoto Courtesy: Manifesta 12 Palermo and the artist

TOYIN OJIH ODUTOLA Scenes of Exchange, 2018 Collection of drawings Dimensions variable Photo: Wolfgang TrägerPhoto Courtesy: Manifesta 12 Palermo and the artist

Mi sposto poi a Palazzo Butera (v. Butera, 18) sito nell’antico quartiere della Kalsa, di dimensioni monumentali che lo rendono in città secondo solo a Palazzo Reale. Qui non posso rimanere impassibile di fronte al lavoro Una proposta di Sincretismo (questa volta senza genocidio) (2018) di Maria Theresa Alves (Brasile, 1961) che con le sue piastrelle ci parla della complessità e della stratificazione degli scambi culturali, ricordandoci quanto l’artigianato siciliano possa vantare tradizioni antichissime, specialmente per le terraglie e le ceramiche di Caltagirone, denominata la”Faenza Siciliana”.

MARIA THERESA ALVEZ Una proposta di sincretismo (questa volta senza genocidio) 2018Mixed media Photo: Wolfgang TrägerPhoto Courtesy: Manifesta 12 Palermo and the artist

MARIA THERESA ALVEZ Una proposta di sincretismo (questa volta senza genocidio) 2018Mixed media Photo: Wolfgang TrägerPhoto Courtesy: Manifesta 12 Palermo and the artist

Melanie Bonajo (Olanda, 1978) con il video Night Soil Trilogy (2014) denuncia quanto oggi la maggior parte della gente sia purtroppo poco attenta alla natura se non quando arriva alla ribalta perché inquinata dimenticandosi dell’importanza che questa ha invece sempre per la nostra vita. I Fallen Fruit (David Burns, Matias Viegener e Austin Young) attraverso Theatre of the Sun (2018) ci immergono a 360° in una installazione fatta da carta da parati e dalla public Fruit Map di Palermo facendoci scoprire alberi molto spesso trascurati quando non del tutto ignorati divenendo così per noi metafora di come noi stessi, spesso e volentieri trascuriamo e ignoriamo gli altri, anche i più bisognosi basta che non li vediamo. Stessa cosa fa Renato Leotta (Torino, 1982) con Notte di San Lorenzo mettendo in relazione con la sua opera ambientale una porzione di giardino di agrumi con lo spazio interno di una sala del palazzo.

RENATO LEOTTA Notte di San Lorenzo, 2018 Terracotta tilesDimensions variable Photo: Sebastiano Pellion di Persano Photo Courtesy: Manifesta 12 Palermo and the artist

RENATO LEOTTA Notte di San Lorenzo, 2018 Terracotta tilesDimensions variable Photo: Sebastiano Pellion di Persano Photo Courtesy: Manifesta 12 Palermo and the artist

Nei lavori del collettivo londinese Cooking Sections, rivedo l’Opera Dialogo della Natura e di un Islandese di Giacomo Leopardi. Ci ricordano della supremazia della natura sugli uomini che per quanto essi cerchino di impiegare nel bene o nel male il loro intelletto essa è una madre ostile che mette al mondo gli esseri viventi solo per propagare la vita. Nella sede della Chiesa di Santa Maria dello Spasimo (piazza Carlo Ventimiglia, 13) hanno realizzato una serra senza irrigazione, riproponendo un Jardinu Pantesco dove il significato dell’opera non si limita al tema delle coltivazioni senza irrigazione ma, a mio avviso va ben oltre. Quando a Pantelleria, sono stati create delle strutture murarie destinate a contenere una pianta, metafora della conservazione della natura, la cui cura e i suoi frutti passeranno d’eredità dai padri ai figli.

COOKING SECTIONS What Is Above Is What Is Below, 2018 Mixed installations and packed lunches Photo: Wolfgang TrägerPhoto Courtesy: Manifesta 12 Palermo and the artist and the artist

COOKING SECTIONS What Is Above Is What Is Below, 2018 Mixed installations and packed lunches Photo: Wolfgang TrägerPhoto Courtesy: Manifesta 12 Palermo and the artist and the artist

Al Giardino dei Giusti (via Alloro, 80), uno spazio aperto circondato dalle mura bombardate durante la 2^ guerra mondiale hanno gli alberi in maniera scenografica con una rete di tulle giallo lime quasi a simulare un intervento di Guerrilla knitting. Infine alla Volpe Astuta (via Micciulla, 1), un fondo agricolo sequestrato alla mafia e ora dato in gestione all’A.G.E.S.C.I. è il posto migliore per chi vorrà consumare Secco al Sacco, pranzi al sacco che si possono acquistare anche in negozi convenzionati ottenuti solo da verdure capaci di sopravvivere in siccità…

…prossima tappa: la Out of Control Room

 

 

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