Il genio artistico italiano protagonista a Expo 2015

Il Padiglione Italia a Expo Milano 2015
Il Padiglione Italia a Expo Milano 2015

L’arte è nutrimento per lo spirito e energia per la vita. Uno strumento di riflessione che non poteva certo mancare in un appuntamento importante come Expo 2015 che, dopo tante polemiche e scandali, aprirà i battenti il prossimo 1° maggio. Sei le opere che saranno presenti all’interno del Padiglione Italia, cinque delle quali inserite nella mostra/percorso multisensoriale sull’identità italiana studiato dal direttore artistico Marco Balich con il compito di simboleggiare la grande storia del genio artistico italiano, forza e orgoglio del nostro Paese: la Vucciria di Renato Guttuso, di proprietà dell’Università di Palermo; l’Ortolano di Arcimboldo della Pinacoteca civica di Cremona; la Hora, splendida statua in marmo del I secolo d.C. proveniente dagli Uffizi e, infine, il Sostegno di mensa con grifi (Trapezophoros) del IV sec. a.C., proveniente da Ascoli Satriano, opera trafugata in uno scavo clandestino e recuperata dal nostro Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. A queste si aggiungono Jennifer Statuario, scultura realizzata appositamente per Expo 2015 da Vanessa Beecroft, e un Balla protagonista dell’Esposizione parigina del 1925.

 

Antico e contemporaneo dialogano nel Padiglione Italia

 

Due sculture identiche in scala 2:1, ricavate dal calco dal vero del corpo della sorella Jennifer, installate a testa in giù e legate ad una colonna con corde generiche da trasporto. Realizzati in marmo bianco i due nudi sono imprigionati tra quattro blocchi di cava di marmo bianco disposti come nei depositi, uno sopra l’altro, avvolti da cera blu e non modificati nella forma. E’ questa Jennifer Statuario, l’opera che Vanessa Beecroft ha realizzato per Expo 2015. Un’installazione alta più di quattro metri in cui l’apparente classicità del corpo femminile è destabilizzata dalla sua posizione (a testa in già), dalla compressione tra i blocchi e dalle inserzioni di onice bianco venato semi-trasparente che l’artista ha utilizzato per realizzare i seni, le mani e i piedi, avvicinando questo lavoro a quel concetto di “membre fantome” che l’artista indaga nelle fotografie delle performance e nei disegni dal 1993 ad oggi.

Vanessa Beecroft, Jennifer Statuario, 2015. 4x6x5mt

Vanessa Beecroft, Jennifer Statuario, 2015. 4x6x5mt

Un’opera, quella realizzata dalla Beecroft per Expo che simboleggia la frammentazione del corpo come sinonimo di perdita dell’individuo e chiamata a dialogare con la Hora degli Uffizi al piano terra di Palazzo Italia.

Hora. Marmo lunense (di Carrara). Alt. mt. 1,51. Opera del I secolo d.C. con integrazioni (testa, base e parte delle mani) della metà del XVI secolo. Firenze – Galleria degli Uffizi

Hora. Marmo lunense (di Carrara). Alt. mt. 1,51. Opera del I secolo d.C. con integrazioni (testa, base e parte delle mani) della metà del XVI secolo. Firenze – Galleria degli Uffizi

Raffigurante una delle Horai, divinità legate alla fecondità della terra, figlie di Zeus e di Themis le quali, secondo la mitologia greca, vigilavano sulle stagioni dell’anno proteggendo e favorendo primizie e abbondanti raccolti, la scultura fiorentina è un vero capolavoro della classicità. La sua bellezza era già stata notata da Giorgio Vasari nel 1568 e, alla fine dell’Ottocento, Aby Warburg pensò che proprio questa statua poteva aver ispirato a Sandro Botticelli la figura di Flora nella sua celeberrima Primavera.

 

La Vucciria e il capolavoro recuperato

 

Negli ultimi anni è stato un artista molto trascurato quando non addirittura dileggiato, ma ad Expo 2015 arriva da grande protagonista. Sto parlando di Renato Guttuso, tra i più importanti e rappresentativi interpreti della storia dell’arte italiana del ‘900, che nel Padiglione Italia sarà presente con la Vucciria, celebre dipinto del 1974 che ci offre un’intensa rappresentazione del famoso mercato storico palermitano.

Renato Guttuso, La Vucciria, 1974.

Renato Guttuso, La Vucciria, 1974.

E se quello di Guttuso è un prezioso “recupero”, in tempi in cui l’arte italiana sta vivendo un vero e proprio periodo d’oro, ancor più interessante è il capolavoro recuperato che gli fa da pendant: un sostegno di mensa (trapezophoros), in marmo dipinto, costituito dalle figure di due grifi (animali fantastici con corpo di leone e testa di drago) colti nell’atto di sbranare una cerva, databile al IV sec. a.C.

Sostegno di mensa (trapezophoros) con due grifi che sbranano una cerva. 325-300 a.C. ca. Marmo. Alt. cm 95; lungh. cm 148. Già J. Paul Getty Museum, Malìbu. Da uno scavo clandestino, tra il 1976 e il 1978, dì una tomba ad Ascoli Satriano (FG). Rientrato in Italia nel 2007

Sostegno di mensa (trapezophoros) con due grifi che sbranano una cerva. 325-300 a.C. ca. Marmo. Alt. cm 95; lungh. cm 148. Già J. Paul Getty Museum, Malìbu. Da uno scavo clandestino, tra il 1976 e il 1978, dì una tomba ad Ascoli Satriano (FG). Rientrato in Italia nel 2007

Opera fortemente voluta dai curatori del Padiglione il trapezophoros è simbolo di una delle attività di eccellenza del nostro Paese: quella del recupero delle opere d’arte trafugate svolta dai Carabinieri del Comando tutela patrimonio artistico. Il sostegno di mensa è stato recuperato presso il Paul Getty Museum di Los Angeles, cui era pervenuto dopo essere stato trafugato negli anni ’70 del Novecento nel corso di scavi clandestini ad Ascoli Satriano (FG), e sarà esposto all’ingresso dell’auditorium, accanto ad un video che ne racconterà l’avventurosa storia.

 

Un “futuristico” Arcimboldo e il Futurismo di Balla

 

Altro ospite illustre del Padiglione Italia sarà il famoso Ortolano/Ciotola di ortaggi di Giuseppe Arcimboldo, proveniente dal Museo Civico Ala Ponzone di Cremona. Il dipinto, che sarà ospitato in Palazzo Italia, è una delle rarissime opere di Arcimboldo ad essere reversibile: ruotandolo di 180 gradi si trasforma, infatti, in un altro soggetto completamente diverso dal primo. In questo caso la Ciotola di ortaggi si trasforma, capovolgendola, nella testa dell’Ortolano, costruito in modo da suggerire chiare allusioni sessuali maschili, simbolo di fecondità e della forza generatrice della natura. Per consentire la contemporanea visione delle due “facce” della tavola, l’opera sarà esposta in una speciale vetrina dotata di specchio, gentilmente concessa dal Comune di Cremona.

Giuseppe Arcimboldo (Milano, 1526 – Milano, 1593), L’Ortolano. Olio su tavola, 35,8 x 24,2 cm. Cremona, Museo Civico Ala Ponzone

Giuseppe Arcimboldo (Milano, 1526 – Milano, 1593), L’Ortolano. Olio su tavola, 35,8 x 24,2 cm. Cremona, Museo Civico Ala Ponzone

A completare l’esposizione di Padiglione Italia l’opera Genio Futurista (olio su tela d’arazzo, cm. 279×381) di Giacomo Balla, la più grande mai realizzata dall’artista e ritenuta sia dalla critica che da lui stesso, l’opera cardine della sua presenza all’Esposizione di Parigi del 1925. «Impostato sui colori italiani (rosso, bianco e verde), che si intarsiano su un fondo blu e azzurro – spiega Fabio Benzi, uno dei massimi esperti italiani di Futurismo -, la composizione “prismatica” è incentrata su una schematica figura d’uomo, la testa a stella, simbolo dell’Italia. Da questa figura astratta solo vagamente antropomorfa (il Genio futurista, in fondo autoritratto dello stesso Balla) si irradiano forme-rumore che condensano le diverse esperienze pittoriche futuriste dell’artista in una sorta di summa artistica». «L’arazzo Genio futurista – conclude Benzi – è la rappresentazione precisa e riassuntiva di un processo geniale che porta l’artista alla conoscenza dei rapporti dinamici dell’universo, e alla loro rappresentazione come forme e colori puri: avanguardia non solo di forme, ma anche e soprattutto di intuizioni intellettuali, di dimensioni che superano il visibile e danno corpo all’invisibile, come lo stesso Balla affermava nel Manifesto della Ricostruzione Futurista dell’Universo (1915)».

Giacomo Balla, Genio Futurista, 1925, Olio su tela d’arazzo, cm. 279 x 381, Guidonia (Roma), Collezione Laura Biagiotti

Giacomo Balla, Genio Futurista, 1925, Olio su tela d’arazzo, cm. 279 x 381, Guidonia (Roma), Collezione Laura Biagiotti

Proveniente dall’importante raccolta di opere di Giacomo Balla collezionata dalla stilista Laura Biagiotti, l’opera Genio Futurista verrà esposta nelle sale di rappresentanza di Palazzo Italia dal 1° maggio al 31 ottobre 2015. Un’opera, quella di Balla, che induce a guardare al futuro con rinnovato ottimismo, ma anche con concreta consapevolezza delle sfide che ci attendono a partire da un appuntamento chiave, per l’immagine dell’Italia, come sarà Expo 2015.

6 Commenti

  • Stefano Armellin ha detto:

    Vanessa é anche alla Biennale, e questo la dice lunga sul potere dei mercanti di piazzare i loro artisti, in quanto a Statuaria é un’opera penosa, priva di fantasia, debole e scadente, proprio come l’organizzazione di Expo’. Chi si somiglia si piglia. http://armellin.blogspot.com

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Può piacere o meno, ma Vanessa Beecroft, oggi, è una delle artiste italiane più note a livello internazionale, almeno per quanto riguarda le “nuove” generazioni. In un appuntamento come Expo – che non è incentrato sull’arte – credo sia giusto giocare sui nomi noti. Per quanto riguarda l’opera, poi, ognuno ha giustamente il suo gusto. A me, personalmente, non dispiace. Stesso discorso per la Biennale – di cui parleremo sabato prossimo – il progetto di Trione è molto interessante, e la presenza di un’artista come la Beecroft, proprio per l’appeal che ha tra il collezionismo internazionale, è funzionale. Al suo fianco, peraltro, ci sono anche altri nomi meno noti al pubblico internazionale. Che ci piaccia o meno il mercato fa parte del gioco. Senza i mercanti che sanno piazzare i loro artisti non avremmo neanche gli Impressionisti. Attenzione a demonizzare sempre tutto!

      • Stefano Armellin ha detto:

        Non intendo demonizzare. Contesto la mancanza di onestà, l’arte italiana non si riduce a dieci artisti, e se una occupa due posti : Biennale ed Expo’ é chiaro che toglie una possibilità ad un altro. Non basta essere famosi bisogna essere giusti. Cioé chi ha già partecipato ad una Biennale non dovrebbe più partecipare, e chi partecipa deve dimostrare il nuovo autentico, invece qui si assiste al solito gioco fra mercanti di basso profilo. Non contesto il mercante, contesto il basso profilo, in arte, in politica a scuola dovunque…

  • Daniela Meroni ha detto:

    C’è molto di condivisibile in quanto afferma Stefano Armellin. Certamente il mercato detta le sue regole che nessuno demonizza quantunque si sappia che non è tutto oro quello che luccica !
    Tra le opere scelte dagli organizzatori di Expo per rappresentare il genio italico forse non avrebbe sfigurato un’opera di Vincenzo Campi, vista la tematica che contraddistingue l’esposizione internazionale

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Sì certo. Anzi, direi che di oro talvolta ce n’è veramente poco. Ma Expo non è un evento dedicato all’arte e credo sia normale puntare sui nomi noti. Certo un artista come Campi ci sarebbe stato bene come anche altri. Ma dalle polemiche di questi mesi sollevate da Sgarbi mi sembra di capire che questa presenza di opere non abbia avuto vita facile.

    • Stefano Armellin ha detto:

      Sono d’accordo con te Daniela, Vincenzo Campi e simili avrebbero dovuto tracciare la colonna sonora visiva dell’Expo’, bisogna chiedere a Sgarbi il motivo di questa dimenticanza se si é dimenticato oppure ha motivato in modo diverso le scelte. Per quanto riguarda invece la Carta di Milano posso dirti chiaramente che é un flop e ti posso proporre la mia alternativa per compensare (se vogliono gli organizzatori) in extremis questo flop. Vedi : http://armellin.blogspot.it/2013/08/facebook-e-opera-nel-mondo.html#links

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