Mostre: Giorgio Griffa a New York e Pier Paolo Calzolari a Parigi

Giorgio Griffa nel suo studio
Giorgio Griffa nel suo studio

Il 2016, per l’arte italiana, si apre con due importanti personali dedicate a due maestri storici dell’arte contemporanea: Giorgio Griffa, che espone a New York alla Casey Kaplan, e Pier Paolo Calzolari protagonista a Parigi presso la Galerie Kamel Mennour. Due mostre che offrono l’occasione di fare il punto anche sull’andamento del loro mercato.

 

Giorgio Griffa: The 1970s

 

Seconda personale per Giorgio Griffa (Torino, 1936) alla galleria Casey Kaplan di New York che, con la mostra The 1970s presenta, fino al 6 febbraio prossimo, una serie di lavori datati tra il 1970 al 1979. Ossia al periodo iniziale di quella tendenza che oggi va sotto il nome di Pittura Analitica e di cui Griffa è stato uno dei principali esponenti, anche se l’artista non si è mai riconosciuto completamente in questa etichetta, ribadendo di essere «un pittore e niente altro». L’artista torinese si è distinto dalla fine degli anni Sessanta per un linguaggio pittorico ridotto ai suoi componenti essenziali di tela, segno e colore che sceglie di usare in funzione non-rappresentativa. Lavora su carte e tele non trattate, scegliendo materiali quali cotone, lino, canapa, le cui differenti qualità di spessore, trama e colorazione originale restano dichiaratamente esposte. Al 1969 risale la decisione di eliminare anche il supporto del telaio, in una condizione il più possibile vicina a quella in cui l’opera viene dipinta nello studio. I segni impiegati da Griffa si distinguono per l’estrema semplicità formale, secondo il suo desiderio di usare un linguaggio che potenzialmente appartiene alla mano di tutti. Linee e aste tracciate in senso verticale, orizzontale, oppure diagonale, e macchie di varie grandezze segnano la coerenza della ricerca di Griffa. Il colore utilizzato è a olio nei primi anni, per poi essere sostituito da tempera e successivamente dall’acrilico. Inaugurata il 7 gennaio scorso, The 1970s è la seconda personale di Giorgio Griffa presso la galleria newyorchese che già nel 2012 gli aveva dedicato un Solo Show, Fragments 1968 – 2012, che aveva segnato il suo ritorno negli States dopo la storica mostra del 1970 presso la galleria di Ileana Sonnabend. Un rientro sul mercato americano, quello con Fragments, non privo di imprevisti – la mostra fu chiusa a causa dell’arrivo dell’uragano Sandy e riallestita nel 2013 -, ma che ha permesso alla sua opera di essere reintrodotta, con grande successo, nella scena artistica di New York, tanto che Andrew Russeth sull’Observer parlò di Griffa come di una delle 10 riscoperte più emozionanti del 2012. Mentre sul New York Times, Roberta Smith scrisse che la sua arte meritava «un posto nella storia mondiale dell’astrattismo».

Giorgio Griffa, Verticale, 1977, acrylic on canvas, 70.1 x 122 inches. Courtesy the artist and Casey Kaplan, New York.

Giorgio Griffa, Verticale, 1977, acrylic on canvas, 70.1 x 122 inches. Courtesy the artist and Casey Kaplan, New York.

La nuova personale alla Casey Kaplan rappresenta, quindi, una tappa importante nella riscoperta della Pittura Analitica, iniziata alla fine del decennio scorso e che trova proprio in Griffa il suo principale portabandiera. Riscoperta che, iniziata in Italia, sta prendendo sempre più rilievo internazionale tanto che nel 2015 l’artista torinese è stato oggetto di un’acclamata retrospettiva itinerante che ha toccato importanti istituzioni come il Centre d’Art Contemporain di Ginevra, la Kunsthall di Bergen, la Fondazione Giuliani a Roma e il Museu de Arte Contemporânea de Serralves di Porto e a cui è stato dedicato un articolo anche dalla rivista ArtForum. E anche il 2016 si prospetta ricco di appuntamenti. In calendario, infatti, dopo New York, una tappa in Francia dove,  ad Arles, il prossimo 13 febbraio, aprirà una nuova personale dedicata all’opera di Giorgio Griffa presso la Fondation Vincent Van Gogh. Un processo di rivalutazione che mostra già i suoi effetti sul mercato, dove la popolarità di Griffa cresce di anno in anno, con il suo indice dei prezzi che è salito del 1008% dal 2002 al 2015 e un record d’asta, realizzato il 27 settembre 2014 da MeetingArt, di 50.000 euro. Ma nel 2015 sono arrivate importanti conferme anche da Vienna, dove una sua opera del 1970 è stata aggiudicata da Dorotheum per 36.000 euro, e da Londra dove Verticale del 1977 è stata battuta da Christie’s per 33.213 euro. E questo quando, fino al 2011, le sue aggiudicazioni raramente superavano i 10.000 euro. Il 2015, peraltro, è stato un anno record anche per quanto riguarda la presenza di opere di Griffa in asta (78), con un fatturato complessivo che ha superato i 510 mila euro, il più alto di sempre. Senza contare una percentuale bassissima di invenduti: 20.4%.

 

Pier Paolo Calzolari: Ensemble

 

Dagli Stati Uniti alla Francia dove, il 29 gennaio prossimo, la Galerie Kamel Mennour inaugurerà la mostra Ensemble, personale di Pier Paolo Calzolari nella quale sarà esposta una selezione di opere storiche e di lavori recenti di quello che è uno dei più apprezzati artisti italiani sulla scena internazionale. Rinnovando, così, l’esperienza già offerta nel 2013 in occasione della personale Another, con cui la galleria parigina aveva inaugurato i suoi nuovi spazi  in Rue du Pont de Lodi. Cere, piume, neon, ghiacci, foglie, muschio, candele, strutture ghiaccianti, sale, rame, piombo, oro, stagno, ceramica, luce, fiamme, materiali elettrici, papier collé, sono solo alcuni degli elementi che compongono l’universo espressivo di Pier Paolo Calzolari, lingue del suo mondo poetico. L’artista organizza una sinfonia del quotidiano, del reale che si racconta nel presente, nel vissuto e si dispiega nello spazio della rappresentazione annientando ogni mediazione, ogni possibile raffigurazione. Non descrive, non codifica, ma vive la realtà e l’arte come un atto di passione. L’arte si fa vita e la vita si compenetra nell’arte. La sua è una poetica in grado di muoversi tra le cose secondo una dimensione alchemica, capace di riattivare in maniera sensibile e assolutamente personale lo spazio artistico e il procedimento creativo. Dalla pittura, agli oggetti, dalle installazioni, alle performance, dal video, al disegno, la sua opera è insaziabile e esaurisce ogni linguaggio, avulsa da qualsiasi tentativo di categorizzarla. I monocromi di materie sublimi, le scritte luminose al neon, le strutture ghiaccianti sfruttano i principi della fisica per creare un’estetica dell’organismo vivente. Attratto dal processo formativo degli elementi più che dalla loro forma in sé, elabora una materia viva, in cui gli oggetti abbandonano lo stato di inerzia e perdono la loro condizione statica per espandersi nell’ambiente delineando una nuova dimensione spaziale e temporale tendente verso il sublime.

Pier Paolo Calzolari, Ensemble, 2006
-2009. Tempera grassa on milk, tub, lead 314 x 410 x 305 cm. © Pier Paolo Calzolari Photo. Paolo Semprucci
. Courtesy Fondazione Calzolari and kamel mennour, Paris

Pier Paolo Calzolari, Ensemble, 2006
-2009. Tempera grassa on milk, tub, lead
314 x 410 x 305 cm. © Pier Paolo Calzolari. Photo. Paolo Semprucci
. Courtesy Fondazione Calzolari and kamel mennour, Paris

Il suo percorso e la sua dimensione estetica, malgrado la prossimità evidente con la produzione coeva degli artisti dell’Arte Povera (in particolare con Mario Merz e Jannis Kounellis), con l’Arte Concettuale e il Post Minimalismo americano è di fatto difficile da circoscrivere o da ricomporre in un progetto che è tuttora in atto. Calzolari gode di immensa popolarità sul mercato, con un indice dei prezzi che è aumentato del 628% dal 2005 e un record di 535.560 euro realizzato il 13 maggio 2015 da Phillips a New York con l’opera Scultura Volume, Ferro  del 1976. Un andamento di mercato, quello relativo all’opera di Calzolari, che esemplifica il crescente interesse del collezionismo internazionale per i maestri italiani del Novecento.

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