Quando una collezione diventa un museo: Giulio Bargellini e il MAGI 900

Giulio Bargellini fotografato in una delle sale del MAGI 900 a Pieve di Cento.
Giulio Bargellini fotografato in una delle sale del MAGI 900 a Pieve di Cento.

Pieve di Cento. Nel cuore delle terre di Matilde di Canossa. Chilometri di portici, che si snodano tra i segreti e le curiosità di questa piccola cittadina emiliana sulle rive del Reno, ci portano di fronte ad un edificio austero, squadrato. Un vecchio silo degli anni Trenta che oggi custodisce una delle collezioni private più interessanti e ampie d’Italia. Si tratta della raccolta d’arte di Giulio Bargellini che in oltre quarant’anni di passione e, soprattutto, di curiosità per l’arte, ha messo insieme oltre 2000 opere. Una collezione eclettica e vitale, capace di sorprendere per alcune peculiarità rare, di rivelare aspetti inediti dell’arte italiana del XX e XXI secolo, di incantare con piccoli capolavori e, talvolta, persino di provocare. Una collezione nata da una passione e da una visione particolare dell’arte che Bargellini ha deciso di condividere con tutti aprendo, proprio in quel silo, uno dei primi musei privati d’Italia: il MAGI 900. Una realtà a suo modo unica che, oggi, oltre alla collezione permanente – notevolmente ampliata anche grazie a varie concessioni da parte di artisti, enti e altri collezionisti -, organizza esposizioni temporanee ed eventi culturali. A 15 anni dalla sua inaugurazione, avvenuta il 15 ottobre del 2000, e a pochi giorni dall’apertura dell’ultima sezione che ne completerà il progetto, abbiamo incontrato il suo creatore, Giulio Bargellini, per farci raccontare questa sua straordinaria avventura.

Nicola Maggi: Lei ha iniziato a collezionare giovanissimo. Ci racconta qualcosa dei suoi primi passi nel mondo del collezionismo e di come è nata la sua passione per l’arte?

Giulio Bargellini: «Alla metà degli anni Settanta ero molto impegnato come imprenditore con la mia Ova Bargellini, azienda leader in Europa nel settore delle luci di emergenza. Un amico mi ha proposto due disegni di Tono Zancanaro, che esponeva in una personale a Cento. Ho visitato la mostra per curiosità, ho conosciuto l’artista e siamo subito diventati molto amici, e da lì è iniziata la mia passione».

Fortunato Depero, Anacapri (Riesumazioni alpine), 1920. Courtesy: MAGI 900

Fortunato Depero, Anacapri (Riesumazioni alpine), 1920. Courtesy: MAGI 900

N.M.: Che ruolo ha la conoscenza diretta e il rapporto con gli artisti nella sua attività di collezionista e chi, tra quelli che ha conosciuto, ha segnato maggiormente il suo cammino?

G.B.: «Fin dall’inizio, per me, la conoscenza diretta degli artisti è stata fondamentale, la preferisco al conoscere le opere sui libri. L’incontro che mi hanno maggiormente segnato come collezionista e uomo è stato sicuramente quello con Tono Zancanaro, il mio primo amico artista. E  per questo il museo gli ha dedicato un grande spazio».

Piero Manzoni, Senza titolo, 1957. Catrame e smalto su carta applicata su tela. Cm 70x50. Courtesy: MAGI 900

Piero Manzoni, Senza titolo, 1957. Catrame e smalto su carta applicata su tela. Cm 70×50. Courtesy: MAGI 900

N.M.: Il collezionismo italiano è notoriamente esterofilo. Lei, invece, ha una grande attenzione per la produzione artistica del nostro Paese. Cosa ne pensa dell’arte italiana di oggi?

G.B.: «Penso che il nostro Paese abbia una forza straordinaria, una varietà e una qualità di ricerche forse unica al mondo, legata a una lunga tradizione e al ruolo che ha sempre avuto il patrimonio storico come fonte di ispirazione e come sollecitazione alla ricerca del nuovo. Purtroppo l’Italia non ha un sistema economico pubblico e privato in grado di sostenere e promuovere gli artisti delle diverse generazioni, come invece accade in altre nazioni».

Getulio Alviani, Tensione 9x orizzontale e verticale, 1966. Courtesy: MAGI 900

Getulio Alviani, Tensione 9x orizzontale e verticale, 1966. Courtesy: MAGI 900

N.M.: Il suo collezionismo, in un certo qual modo, ha sempre avuto una dimensione pubblica. Prima come sponsor di progetti espositivi ed editoriali, poi con la creazione del Museo d’Arte delle Generazioni Italiane del ‘900 G. Bargellini, oggi divenuto MAGI 900-Museo delle Eccellenze. Anche in questo si discosta dal tipico collezionista italiano…

G.B.: «Io non sono un tipico collezionista italiano, sono decisamente un atipico. Ho sempre pensato che comprare un’opera importante non è poi così difficile, se hai buoni consiglieri e denaro disponibile puoi avere facilmente anche un capolavoro. Quello che a me interessa è mettermi in gioco per condividere idee. Il museo per me è una macchina potentissima, in cui far confluire e mettere in sinergia tutti gli aspetti che per me sono importanti, tra i quali certamente l’arte e la cultura umanistica, ma anche la scienza, la filantropia, l’ambientalismo e lo sport. Con il mio museo l’ho potuto fare e continuo a farlo. La mia soddisfazione più grande è condividere ogni esperienza con il pubblico, ogni tipo di pubblico. A fine novembre aprirò una nuova sezione del MAGI 900, un grande ampliamento che mi consentirà di valorizzare ancora di più la nostra grande raccolta permanente».

Alberto Burri, Cellotex, 1973. Acrilici e vinavil su cellotex. Cm 100.5x77. Courtesy: MAGI 900

Alberto Burri, Cellotex, 1973. Acrilici e vinavil su cellotex. Cm 100.5×77. Courtesy: MAGI 900

N.M.: La sua collezione riflette a pieno il suo profilo di collezionista libero, eclettico e curioso. Che consigli darebbe a chi oggi sta pensando di mettere insieme una raccolta d’arte?

G.B.: «Seguire le passioni, essere curiosi ma anche molto prudenti, non fidarsi troppo e confrontarsi. Non pensare all’investimento come a una priorità, ma come a una conseguenza che potrebbe essere piacevolmente possibile».

Hermann Nitsch, Golden Love, 1974. Collage pastelli colorati gouache e pennarelli su carta incollata su tela. Cm 158x323x4,5. Courtesy: MAGI 900

Hermann Nitsch, Golden Love, 1974. Collage pastelli colorati gouache e pennarelli su carta incollata su tela. Cm 158x323x4,5. Courtesy: MAGI 900

N.M.: Lei è stato uno dei pionieri dell’industria italiana, ma anche uno dei primi a capire che il binomio “impresa e cultura” è fondamentale per la crescita e lo sviluppo. Il Bargellini collezionista come ha influenzato il Bargellini imprenditore?

G.B.: «Il collezionismo ha cambiato il rapporto con la mia clientela, la passione per l’arte mi ha portato ad avere maggior prestigio e a migliorare la mia immagine pubblica, e quindi anche quella dell’azienda. Lo dico senza falsi pudori, la passione per l’arte per un certo periodo mi è davvero servita nel mio lavoro. Con le tante iniziative che abbiamo promosso ho portato l’arte in un settore in cui era sconosciuta e ho avuto la soddisfazione di vedere che alcuni dei miei clienti sono diventati piccoli collezionisti e sponsor di mostre. Sono stato un inventore, in diversi ambiti, compreso questo. Adesso che il museo è il mio impegno principale sono sempre più convinto di avere conciliato bene lavoro e passione».

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