Gli Art Fund: quando l’arte è solo un investimento

Art Fund

Esistono collezionisti e investitori, appassionati e fiduciosi, il confine è talvolta labile altre volte, invece, molto netto. La figura del “collezionista-investitore” sta prendendo sempre più piede e i fondi d’arte (Art Fund o Art Investment Fund) nascono proprio per vendere e comprare opere d’arte con il solo scopo di trarne profitto. In questo modo, infatti, il bene artistico si inserisce nella categoria dei cosiddetti “beni-rifugio”, sempre più diffusi laddove si cerca di diversificare il proprio portafoglio di investimenti e diminuire così, in maniera consistente, i rischi a cui ci si espone investendo. Gli Art Fund sono degli strumenti “collettivi” che, nello specifico, si propongono come forme strutturate d’investimento indiretto in opere ed oggetti d’arte. Esistono informazioni limitate in merito ai fondi, ma molti offrono investimenti in  private equity, non hanno regolamentazione e non hanno particolari richieste divulgative. I loro modelli di business si basano soprattutto su prodotti specifici e limitati: in arte, ad esempio, si investe soprattutto in dipinti.

La visione degli investitori si basa soprattutto su una lettura di come funziona il mercato dell’arte ripresa da libri accademici e risultati d’asta. Chi è a determinare le quotazioni del mercato dell’arte? Le case d’asta fungono, in un certo senso, da Borse: incrociano la domanda e l’offerta in cambio di una commissione, cercando il modo e il momento giusto per valorizzare al meglio le opere. Grazie alle informazioni maggiormente accessibili ed esaustive sul mercato dell’arte il cliente si sente più sicuro in merito ai benefici che l’arte può dare come asset finanziario. Quando si pensa all’arte come asset bisogna, però, fare un distinguo poiché gli oggetti d’arte hanno particolari caratteristiche uniche nel loro genere. Le opere d’arte non possono essere, infatti, considerate merci in quanto non sono riproducibili, non esistono “derivati” per l’arte e questa non è “liquida” e si carica di spese di assicurazioni, trasporti, conservazione, restauro. Le opere d’arte sono prodotti “posizionali”, cioè il loro valore è correlato alla desiderabilità prevedibile, principalmente rispetto alla rarità e al prestigio sociale generato dal possesso.

 

Gli Art Fund in breve

 

Un Art Fund, o fondi d’arte, rappresentano in un certo senso una nuova modalità di investire le proprie eccedenze finanziarie la cui particolarità è data, in primo luogo, dal fatto che l’investimento serve ad “allestire” una collezione il cui valore dovrebbe crescere durante il ciclo di vita del fondo, consentendo di generare un utile sull’investimento iniziale e quindi tradursi in una vendita il cui profitto viene poi suddiviso tra gli investitori. Investire in un Art Fund non richiede particolari conoscenze in campo storico artistico. Di fatto l’investitore deve “solo” acquistare delle quote con una soglia minima d’ingresso che, per un fondo hedge, va dai 250.000 ai 500.000 dollari. Queste quote vengono vincolate per un certo numero di anni a seconda che si tratti di un investimento a lungo termine (10 anni) o a breve (5 anni). Durante questo periodo i gestori del fondo mettono insieme una collezione, affidandosi alla competenza di esperti di settore, e viene avviato un progetto di valorizzazione delle opere: nel caso di fondi di investimento a lungo termine si tratta, normalmente, di raccolte che prendono in considerazione ogni periodo della storia dell’arte; quelli a breve termine, invece, sono più speculativi e puntano, principalmente sul contemporaneo. Una volta terminato il periodo di investimento le opere vengono rivendute secondo le modalità stabilite all’inizio del processo e il ricavato, tolte le spese di gestione e di amministrazione del fondo, viene suddiviso tra gli investitori. Esistono vari tipi di fondi, classificabili in fondi chiusi, privati o hedge. Molto spesso sono dislocati in paesi off-shore. I benchmark di riferimento dei fondi d’arte sono gli indici Mei Moses, Artnet, Art Market Research e Artprice. (Leggi -> Investire in arte: gli Indici di Mercato)

 

Vantaggi e criticità degli Art Fund

 

Indubbiamente, investire in un Art Fund, porta ad una serie di vantaggi, dall’abbattimento dei costi di assicurazione e conservazione fino alla riduzione delle spese a cui si va incontro quando si compra arte, ad esempio, in un’asta dove, oltre al prezzo di martello, si deve pagare anche il cosiddetto Buyer’s Premium. Fino ad arrivare a possibili vantaggi fiscali che variano da Paese a Paese. Per contro, però, esistono anche delle criticità da non sottovalutare connesse a questo tipo di investimento e che si legano, in primo luogo, ad una gestione non sempre ottimale degli Art Fund stessi, specie se non si avvalgono di esperti altamente qualificati che nelle loro scelte d’acquisto e di vendita sappiano tener conto delle variabili che caratterizzano il mondo dell’arte, facendo delle stime di rendimento verosimili. Non è un caso, d’altronde, se i case history di successo, nel campo degli Art Fund, sono rari! Un altro elemento di preoccupazione comune, riguardo ai fondi d’arte, è la possibilità di un conflitto di interesse tra l’attività che questi esperti svolgono per gli Art Fund e le altre che, parallelamente, svolgono “privatamente” sul mercato dell’arte.

 

Breve storia degli Art Fund

 

Il primo fondo d’investimento di cui si ha traccia è il Peau de l’Ours nato nel 1904 che, però, ha avuto vita breve, estinguendosi nel 1914. Risale al 1974, invece, il British Rail Pension Fund creato dalle Ferrovie inglesi per i propri dipendenti: dopo un primo investimento di 40 milioni di sterline, proseguito con 3 milioni l’anno acquistando opere d’arte di ogni periodo sempre da Sotheby’s. E questo fino agli anni Ottanta, per un totale di oltre 2400 opere che furono poi ricollocate sul mercato attraverso la stessa casa d’asta. Quando alla fine degli anni Novanta la collezione fu completamente alienata i ricavi furono di 168 milioni di sterline.  In tempi più recenti, nel 2003, Bruce Taub fonda il fondo d’investimento d’arte Fernwood con la convinzione che l’arte possa costituire una via alternativa agli altri asset finanziari e che possa essere sfruttata tramite mercati strategici. La sua idea è che l’inefficienza del suo mercato imperfetto si possa trasformare in un’opportunità in grado di rivoluzionare la vera natura degli americani rispetto al mercato dell’arte. La volontà di Taub è di democratizzare gli investimenti in arte nel tentativo di poterla rendere accessibile a molti, ma già nel 2006 il fondo si dissolve. Nello stesso periodo (2004) il fondo FAF Fine Art Fund viene inaugurato a Londra da Philip Hoffman e Lord Gowrie con un target d’investimento di 350 milioni di dollari. Ad oggi esistono circa 80 fondi d’investimento in arte attivi, di cui una cinquantina sono nati in Cina. Tra quelli nati più di recente troviamo Anthea Art Fund e Art Collections Fund, entrambi focalizzati sul segmento Post-war & Contemporary e nati in Lussembrugo; The Collectors Fund, incentrato sul 20th century and Contemporary American and International Art, mentre il Berenberg Art Capital Fund, basato su Old Master, Impressionist, Modern, Post-War & Contemporary Art nel Jersey.

 

 

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