Fotorealismo

Tra le molte eredità della Pop Art va annoverata, tra la fine degli anni sessanta e l’inizio dei settanta, anche l’ascesa della pittura fotorealista. Sotto la direzione di Thomas M. Messer, il Guggenheim fu in prima linea nell’acquisire opere di pittori fotorealisti quali Robert Bechtle, Tom Blackwell, Chuck Close ed altri. Gli artisti che adottarono questo metodo usavano la fotografia come mezzo per registrare le informazioni, poi trasposte su tele di grandi dimensioni, traducendo in questo modo immagini meccanicamente riproducibili in pitture a olio realizzate a mano con estrema precisione. Nel perseguire un’idea di stretta verosimiglianza, i pittori fotorealisti operavano con lo stesso distacco emotivo degli artisti Pop con i quali avevano in comune anche il genere di immagini di riferimento, il più delle volte legate ad aspetti della vita quotidiana in America. Una realtà che nei dipinti fotorealisti è doppiamente rimaneggiata, prima come fonte fotografica, poi come dipinto. A differenza della Pop Art, tuttavia, le opere fotorealiste non presentano l’elemento mondano in chiave ironica o glamour; piuttosto, nel riprodurre il modo in cui la fotografia registra la realtà, perseguono un’obiettività assoluta. I dipinti di Tom Blackwell, come per esempio Little Roy’s Gold Wing [La Gold Wing del piccolo Roy] 1977, si concentrano sulle cromature scintillanti e sulle superfici metalliche di automobili, aeroplani o motociclette e le rappresentazioni ingigantite che Charles Bell propone di giocattoli, biglie e distributori di chewing gum — come in Gum Ball No. 10: “Sugar Daddy” [Distributore di chewing gum n. 10: ‘Paparino’], 1975 — mostrano altrettanto virtuosismo nella resa della luce riflessa dai confetti e dalla plastica. La varietà degli approcci al fotorealismo è evidente nel grande ritratto a olio di Chuck Close Stanley 1980–81. L’opera ritrae un commesso viaggiatore che l’artista incontrò sulla spiaggia mentre i loro bambini giocavano insieme. Lavorando a partire da una fotografia del soggetto, Close trasferì l’immagine su una griglia, e da questa alla tela, attraverso una stesura sistematica di puntini colorati. Se lo schema astratto all’interno di ciascuno dei quadrati della griglia evoca stili pittorici più vicini all’Espressionismo, Close nel suo metodo di lavoro resta però fedele alla riproduzione meccanica della fotografia, senza concedere spazio alla spontaneità o all’emozione.
ra le molte eredità della Pop Art va annoverata, tra la fine degli anni sessanta e l’inizio dei settanta, anche l’ascesa della pittura fotorealista. Sotto la direzione di Thomas M. Messer, il Guggenheim fu in prima linea nell’acquisire opere di pittori fotorealisti quali Robert Bechtle, Tom Blackwell, Chuck Close ed altri. Gli artisti che adottarono questo metodo usavano la fotografia come mezzo per registrare le informazioni, poi trasposte su tele di grandi dimensioni, traducendo in questo modo immagini meccanicamente riproducibili in pitture a olio realizzate a mano con estrema precisione. Nel perseguire un’idea di stretta verosimiglianza, i pittori fotorealisti operavano con lo stesso distacco emotivo degli artisti Pop con i quali avevano in comune anche il genere di immagini di riferimento, il più delle volte legate ad aspetti della vita quotidiana in America. Una realtà che nei dipinti fotorealisti è doppiamente rimaneggiata, prima come fonte fotografica, poi come dipinto. A differenza della Pop Art, tuttavia, le opere fotorealiste non presentano l’elemento mondano in chiave ironica o glamour; piuttosto, nel riprodurre il modo in cui la fotografia registra la realtà, perseguono un’obiettività assoluta. I dipinti di Tom Blackwell, come per esempio Little Roy’s Gold Wing [La Gold Wing del piccolo Roy] 1977, si concentrano sulle cromature scintillanti e sulle superfici metalliche di automobili, aeroplani o motociclette e le rappresentazioni ingigantite che Charles Bell propone di giocattoli, biglie e distributori di chewing gum — come in Gum Ball No. 10: “Sugar Daddy” [Distributore di chewing gum n. 10: ‘Paparino’], 1975 — mostrano altrettanto virtuosismo nella resa della luce riflessa dai confetti e dalla plastica. La varietà degli approcci al fotorealismo è evidente nel grande ritratto a olio di Chuck Close Stanley 1980–81. L’opera ritrae un commesso viaggiatore che l’artista incontrò sulla spiaggia mentre i loro bambini giocavano insieme. Lavorando a partire da una fotografia del soggetto, Close trasferì l’immagine su una griglia, e da questa alla tela, attraverso una stesura sistematica di puntini colorati. Se lo schema astratto all’interno di ciascuno dei quadrati della griglia evoca stili pittorici più vicini all’Espressionismo, Close nel suo metodo di lavoro resta però fedele alla riproduzione meccanica della fotografia, senza concedere spazio alla spontaneità o all’emozione. – See more at: http://www.palazzoesposizioni.it/categorie/sezioni-della-mostra#sthash.0alImH0c.dpuf

Sinonimi:

Iperrealismo
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