Hacker Art

L’hacker è, notoriamente, il “pirata” che s’introduce nella rete, a scopi di eversione del sistema informatico. A quella esperienza ribellistica, ma usata con valenza positiva, si rifà il termine “Hacker Art” coniato nel 1989 da Tommaso Tozzi, studioso italiano di nuove culture e tendenze estetiche, che è stato fra i pionieri della Net Art, ovvero la sperimentazione di nuove modalità di comunicazione creativa mediante Internet. Tozzi che insegna all’Accademia di Carrara e all’università di Firenze, ha elaborato una idea di arte come “forma propositiva e non distruttiva di democrazia dell’informazione e della comunicazione”. Lo sudioso sostiene l’idea di un’arte interattiva, senza copyright, no-profit, intesa a creare e far circolare in rete liberamente informazioni (anzi: “controinformazioni”) dati, testi, immagini, “creazioni individuali e collettive”. Un “sistema aperto” e in progress che produce non una offerta di “prodotto” finito ma l’attivazione di processi autogestiti. Evidenti le radici “politiche” della proposta (la cultura anarchica-libertaria e dei Centri Sociali) ed estetiche (il Dada storico, Fluxus, Happening). Fra le iniziative attivate, la BBS Hacker Art – una sorta di banca dati (1990), Strano Nettwork (1994), gli Hackmeeting (dal 1998) con proprio sito, la mostra AHA (Activism – Hacking – Artivism) alla Sapienza di Roma, nel 2002.

« Torna al Glossario