Happening

La prima apparizione del termine “Happening” risale al 1959, in un’opera presentata alla Reuben Gallery di New York, “18 Happenings in 6 Parts”, dell’americano di origine russa Allan Kaprow, che ne è anche il coniatore. Si indica da allora, con Happening, qualcosa che accade, che si determina attraverso una struttura a compartimenti.
In ciascuno di questi avviene qualcosa: ogni spazio rappresentato o suggerito nelle opere, è conservato da una isolata condizione autonoma dove ogni evento, ogni azione elementare, può essere legata all’altra in una sequenza o svolgersi nel medesimo istante senza necessariamente dover rispondere ad un rapporto di causa ed effetto.
Si possono, in alcuni casi, verificare circostanze imprevedibili in grado di modificare i risultati dell’azione, nonostante, soprattutto nei primi Happening, gli autori non concedano spazi all’improvvisazione, ritenuta fuorviante.
Ogni elemento della scena, attore compreso, si fa oggetto. Anche il linguaggio verbale viene trascurato, prediligendo l’uso di rumori e suoni.
Oltre a Kaprow, altri autorevoli artisti che hanno lavorato con l’Happening sono Claes Oldenburg, Red Grooms, Jim Dine e Robert Whitman.

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