Iperrealismo

Sembra rifarsi alla tradizione della pittura cosiddetta “à trompe l’oeil”, la pittura che “inganna l’occhio” col suo estremo mimetismo, la tendenza che apparve in America negli anni Settanta sotto la dizione di “iperrealismo”. In realtà si tratta di un’arte che nasce dalla cultura pop, cioè dalla sensibilità diffusa per un immaginario alimentato dalla comunicazione da “grandi magazzini” e dalla denuncia di disadorna quotidianità. Così si afferma una pittura che simula con la sua manualità l’esattezza tecnologica della fotografia, per cui si parla anche di “fotorealismo” (oggi praticato spesso nella pittura su basi digitali). Primo campione è stato Chuck Close, autore di ritratti e di autoritratti anche in formato gigante. Altri esponenti del movimento: Richard Estes, Ralph Goings, Malcolm Morley, e in Europa il tedesco Gert Richter. Nel contempo si sono moltiplicate le prove di una “scultura” che, utilizzando nuovi materiali plastici e resine, realizza manichini – nudi, di solito – di esasperata resa illusionista: così virtuosa da trasmettere sensi di gelo, inquietudine, allucinazione. E dunque, appunto, realismo che viene travalicato e spiazzato. Maggiori esponenti della scultura iperrealista sono Duane Hanson e John De Andrea, anche loro statunitensi, e l’inglese Ron Mueck.

Sinonimi:

Fotorealismo
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