Metafisica

Data ufficiale di nascita della pittura metafisica – uno degli eventi più significativi nell’arte e nella cultura del Novecento europeo – è il 1917: il primo conflitto mondiale era ancora in corso quando Giorgio De Chirico e Carlo Carrà si incontrarono nell’ospedale militare di Ferrara. Già da diversi anni De Chirico – tornato in Italia dopo gli studi a Monaco di Baviera, dove aveva subito l’influenza del simbolismo tedesco di Bocklin e Klingere e delle letture di Nietzsche – aveva dato avvio a una pittura visionaria che anticipava il surrealismo e rompendo l’ordine logico di rapporti fra le immagini, esplorava il mistero e la malinconia di spazi urbani solitari o abitati da statue viventi e da manichini senza volto. E’ questa la sostanza di una pittura che intendeva andare “al di là delle cose fisiche”, per evocare enigmi e smarrimenti della vita, sensi riposti, nostalgie e alienazioni. Un’arte che divenne movimento dopo il 1918, quando iniziarono a confluire attorno al suo grande protagonista e (per breve tempo) al comprimario Carrà, gli apporti personali di altri autori. Molto importante anche sul piano teorico e letterario è stato il contributo di Alberto Savinio, fratello di De Chirico. Al movimento aderirono in varia misura Giorgio Morandi, Mario Sironi, Massimo Campigli, Felice Casorati.

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