Poesia Visiva

La Poesia Visiva è, più che una tendenza artistica, una variegata esperienza di contaminazione fra linguaggi: la simultanea presenza di scrittura e di immagini su una superficie. Interagendo, la parola si fa segno visivo e l’immagine assume una dimensione mentale. Infatti proprio negli anni Sessanta, in cui domina l’arte concettuale, questa ricerca prende corpo in molti gruppi e in parti diverse del mondo (oltre che in Europa, in Brasile Argentina e Giappone). Il più numeroso e vivace è stato quello italiano, con base Firenze dal 1963. Maggiori esponenti Lamberto Pignotti, Eugenio Miccini, Ugo Carrega, Emilio Isgrò, Luciano Ori, Luca Maria Patella, Nanni Balestrini, Sarenco. I precedenti storici sono in avventure sperimentali delle avanguardie del primo Novecento: Apollinaire con i Calligrammes, futuristi come Marinetti e Cangiullo con le Tavole Parolibere. Ma inserzioni di scrittura sono frequenti già nei quadri cubisti e futuristi. Il principio ispiratore è quello di attivare gli scambi tra i cinque sensi (sinestesia): infatti al movimento partecipano autori che realizzano installazioni sonore, spartiti musicali. Il più celebre è Giuseppe Chiari, membro del gruppo internazionale Fluxus. Dunque un’arte “totale” che sfrutta le capacità di riflessione della parola e le suggestioni delle immagini. Varie le tecniche, dalla scrittura a mano ai collages fotografici, ai caratteri di stampa e numerosi gli ambiti di ricerca parallela e le relative denominazioni (lettrismo, poesia concreta, mail art, narrative art ecc.) specie nel corso degli anni Settanta. L’emergenza della poesia visiva che sembrava esaurita con gli anni Ottanta, trova oggi nuove strade con la “video – poesia” e la Netart. Esperienze analoghe di uso della scrittura si ritrovano oggi in artiste femministe o politicamente impegnate come Jenny Holzer e Barbara Kruger.

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