Post–minimalismo

Tra la fine degli anni sessanta e l’inizio del decennio successivo molti artisti americani si posero interrogativi provocatori sulla natura e sul significato dell’arte, adottando nuovi mezzi espressivi, impiegando materiali non tradizionali e creando opere d’arte effimere destinate ad alterarsi o a corrompersi con il tempo. Alcuni di loro si spinsero a ritenere che il proprio lavoro potesse esistere soprattutto (o soltanto) come idea o concetto immateriale. Molte di queste pratiche radicalmente nuove costituivano una critica implicita al sistema dell’arte e, in particolare, ad istituzioni come musei e gallerie, concepite per l’esposizione di oggetti permanenti. Il termine “Post–minimalismo” fa riferimento a una serie di pratiche scultoree che rappresentarono una risposta, uno sviluppo e, al contempo, una reazione critica all’estetica del Minimalismo. Come gli oggetti minimalisti fabbricati con la massima precisione da Donald Judd, così anche le sculture di Richard Serra ricorrono a materiali industriali, enfatizzando però il processo fisico della loro produzione e le qualità essenziali dei materiali impiegati. Nel suo Template [Sagoma], 1967, per esempio, tre pezzi di gomma vulcanizzata fissati con un gancio alla parete scendono a terra con un drappeggio: la materia interagisce quindi con la forza di gravità per determinare la forma finale dell’opera. A partire da questo accento sul processo di creazione dell’opera, alcuni artisti arrivarono a concepire la produzione e la fruizione dell’opera d’arte nei termini di un’esperienza temporale che sconfina nella performance teatrale. In Live–Taped Video Corridor [Corridoio con video con ripresa in diretta e registrata], 1970, di Bruce Nauman lo spettatore completa l’opera camminando nello stretto passaggio. Opera interattiva più che scultura vera e propria, il corridoio di Nauman propone uno spazio che risulta spiazzante, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Il conte Giuseppe Panza di Biumo fu uno dei primi collezionisti a sostenere gli artisti post–minimalisti alla fine degli anni sessanta.
Tra la fine degli anni sessanta e l’inizio del decennio successivo molti artisti americani si posero interrogativi provocatori sulla natura e sul significato dell’arte, adottando nuovi mezzi espressivi, impiegando materiali non tradizionali e creando opere d’arte effimere destinate ad alterarsi o a corrompersi con il tempo. Alcuni di loro si spinsero a ritenere che il proprio lavoro potesse esistere soprattutto (o soltanto) come idea o concetto immateriale. Molte di queste pratiche radicalmente nuove costituivano una critica implicita al sistema dell’arte e, in particolare, ad istituzioni come musei e gallerie, concepite per l’esposizione di oggetti permanenti. Il termine “Post–minimalismo” fa riferimento a una serie di pratiche scultoree che rappresentarono una risposta, uno sviluppo e, al contempo, una reazione critica all’estetica del Minimalismo. Come gli oggetti minimalisti fabbricati con la massima precisione da Donald Judd, così anche le sculture di Richard Serra ricorrono a materiali industriali, enfatizzando però il processo fisico della loro produzione e le qualità essenziali dei materiali impiegati. Nel suo Template [Sagoma], 1967, per esempio, tre pezzi di gomma vulcanizzata fissati con un gancio alla parete scendono a terra con un drappeggio: la materia interagisce quindi con la forza di gravità per determinare la forma finale dell’opera. A partire da questo accento sul processo di creazione dell’opera, alcuni artisti arrivarono a concepire la produzione e la fruizione dell’opera d’arte nei termini di un’esperienza temporale che sconfina nella performance teatrale. In Live–Taped Video Corridor [Corridoio con video con ripresa in diretta e registrata], 1970, di Bruce Nauman lo spettatore completa l’opera camminando nello stretto passaggio. Opera interattiva più che scultura vera e propria, il corridoio di Nauman propone uno spazio che risulta spiazzante, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Il conte Giuseppe Panza di Biumo fu uno dei primi collezionisti a sostenere gli artisti post–minimalisti alla fine degli anni sessanta – See more at: http://www.palazzoesposizioni.it/categorie/sezioni-della-mostra#sthash.0alImH0c.dpuf
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