Scuola Romana

Col termine “Scuola Romana” si designa non un movimento teorico o una tendenza, ma il riunirsi di artisti e intellettuali, attivi a Roma fra gli anni Trenta e Cinquanta del Novecento, intorno all’idea di pittura come impegno etico e sentimentale. I modelli europei di riferimento erano quelli della pittura espressionista, da Van Gogh ai fauves, ad Ensor: collocandosi in tal modo in area alternativa sia alle avanguardie astrattiste e concettuali, sia al “ritorno all’ordine” novecentista. Il nucleo storico da cui mosse quella esperienza, nel 1928, era composto da Scipione, Mario Mafai e la moglie Antonietta Raphael, insieme con Capogrossi e Ceracchini, e fu battezzato da Roberto Longhi “scuola di via Cavour”. In seguito questo “espressionismo alla romana” che recuperava il senso drammatico del barocco insieme ad un acceso tonalismo cromatico, si espresse attraverso esperienze individuali, di tipo più intimistico. Del gruppo fecero parte Melli, Cavalli, Omiccioli, Ziveri, Stradone, a cui si affianacrono per per brevi periodi Cagli, Pirandello, Tamburi. Documenti sulle vicende di quel composito ambiente sono raccolti nell’Archivio della Scuola Romana nato nel 1983 per iniziativa di un gruppo di intellettuali fra cui la giornalista Miriam Mafai, figlia del celebre pittore.

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