Giorgio Griffa ad Arles: il trionfo del segno e del colore

La Fondation Vincent Van Gogh di Arles

Dopo le recenti retrospettive alla Kunsthalle di Bergen e al Centre d’Art Contemporain di Ginevra (2015), l’artista Giorgio Griffa è al centro di una nuova esposizione monografica diretta da Bice Curiger, già curatrice della Kunsthaus di Zurigo e della 54a Biennale di Venezia (2011). Un’ occasione per analizzare la sua estesa produzione e gli attuali trend di mercato.

 

L’artista

 

Giorgio Griffa (Torino, 1936) ha fin dall’inizio della sua carriera – si ricordano almeno le esposizioni presso le gallerie Sperone e Sonnabend (1969, 1970) – privilegiato la pittura su tela libera. Divenuto nei primi anni ’70 uno dei principali esponenti di quel non-movimento che è stato la Pittura Analitica, – celebre è rimasta la sua dichiarazione «Io non rappresento nulla, io dipingo» – oggi si definisce pittore «figurativo, astratto e informale» (La divina proporzione, 2010). Ha partecipato alla 38a e alla 39a Biennale di Venezia (1978, 1980) e a svariate esposizioni nelle maggiori gallerie e istituzioni italiane e internazionali.

 

La mostra di Arles

 

La mostra, ospitata nei luminosi spazi della Fondation Vincent Van Gogh di Arles, prevede una disposizione delle opere – tutte provenienti dalla Casey Kaplan Gallery di New York – slegata da preoccupazioni cronologiche e tendente a mettere in dialogo tra loro i diversi cicli che, come indicato dall’artista stesso nel catalogo, «continuano a coesistere senza manifestare un progresso, ma rappresentano semplicemente differenti aspetti del divenire». Già dalla prima sala, attraverso il sapiente gioco di riflessi determinato da uno specchio, si ha così una messa in relazione tra opere degli anni ’70 molto diverse tra loro come Obliquo e Verticale orizzontale (1970 e 1978) e un’opera del 1981 come la più raccolta Cinque segni.

Obliquo, 1970; Verticale orizzontale, 1978 (part. riflesso); Cinque segni, 1981

Giorgio Griffa: Obliquo, 1970; Verticale orizzontale, 1978 (part. riflesso); Cinque segni, 1981

Nelle sale che seguono alcune tele dalla serie dei Campi intrapresa negli anni ’80, forse quella più sintomatica della profonda riflessione sul colore e sul suo uso decorativo meditato in quello stesso periodo anche dalla Transavanguardia, dialogano con opere appartenenti al ciclo Tre linee con arabesco, ben sviluppato nel corso del decennio successivo (ma qui viene presentata una sorprendente tela del 1970), e Numerazione, prodromo del recente Canone aureo.

Numerazione, 2000; Tre linee con arabesco n. 19, 1970

Giorgio Griffa, Numerazione (2000) e Tre linee con arabesco n. 19 (1970)

Proprio a questa recente ed importante serie, che nel suo riferirsi al numero definito da Euclide divenuto fondamento dell’ideale classico di bellezza ed equilibrio rende esplicita la ricerca di Griffa sul non finito e sull’armonia dei segni pittorici, sono dedicate le ultime tre sale dell’esposizione.

Giorgio Griffa, Canone aureo, 2015

Giorgio Griffa, Canone aureo, 2015

Accanto ad opere del 2015 mai viste in Italia che riportano in inglese le cifre che compongono il numero aureo con qualche lontano richiamo ad alcuni arazzi di Boetti (vengono in mente Addizione e Sottrazione, 1974), un posto di primaria importanza merita sicuramente la grande tela Canone aureo 705 (VVG), realizzata espressamente per l’esposizione e ispirata alla Notte stellata di Van Gogh.

Giorgio Griffa, Canone aureo 705 (VVG), 2015

Giorgio Griffa, Canone aureo 705 (VVG), 2015

Ridotto ad un fluire di segni uniformi e ad un vortice di numeri, il gesto pittorico si fa una volta di più mediatore tra il limite fisico del supporto pittorico e la non finitezza del ciclo di cui fa parte, rendendo onore ad un capolavoro universale della pittura e concludendo nel modo migliore l’intera esposizione.

La Mostra

Giorgio Griffa, a cura di Bice Curiger
Fondation Vincent Van Gogh Arles: 13 febbraio - 24 aprile 2016
Catalogo Analogues & Fondation Van Gogh Arles

 

Focus sul mercato

 

Il mercato di Griffa ha incontrato notevoli variazioni durante l’ultimo decennio, con una crescita delle quotazioni costante e graduale ma tuttavia non esplosiva. Punti di snodo fondamentali per un maggiore riconoscimento dell’artista nel mercato dell’arte sono stati il venire rappresentato dal 2012 da una importante galleria internazionale come Casey Kaplan (New York) e l’acquisto nel 2013 della tela Segni orizzontali (1975) da parte di una istituzione di primaria importanza come la Tate Modern di Londra.

Giorgio Griffa, Segni orizzontali, 1975, Tate Modern, Londra

Giorgio Griffa, Segni orizzontali, 1975, Tate Modern, Londra

La riscoperta dell’opera di Griffa ha portato di conseguenza ad un progressivo aumento dei lotti immessi sul mercato secondario e ad una riduzione del tasso di invenduti (il 20% nel 2015 rispetto al 35% del 2011 o al 60% del 2003: per questo e gli altri dati fonte ArtPrice). Ciononostante, il mercato dell’artista resta essenzialmente italiano (86% dei lotti scambiati in asta), con qualche vendita nel Regno Unito favorita da Christie’s London e in Europa Centrale (Austria, Germania, Svizzera). Del tutto assenti dai risultati d’asta risultano invece gli Stati Uniti, ad oggi realisticamente considerabili come gli unici possibili fautori di una futura elevata rivalutazione ma sui quali peserà certamente il lavoro svolto dalla galleria Casey Kaplan nei prossimi anni. Il record d’asta è stato segnato nel 2014 dall’opera Orizzontale (1971, 148×149 cm, 50mila € hammer price) presso Meeting Art di Vercelli, e tutte le 25 maggiori aggiudicazioni riguardano lavori degli anni ’70, sintomo di una spiccata preferenza da parte dei collezionisti verso le opere più segniche. Sul medio periodo è lecito attendersi una complessiva stabilizzazione per le opere degli anni ’70 ed una contestuale rivalutazione per le opere degli anni ’80, per ora più trascurate. Limiti ad un maggiore sviluppo del mercato possono essere considerati la frequenza nella messa in asta di opere spesso qualitativamente non eccelse e la mancanza di un catalogo generale che possa offrire una visione complessiva dell’intera produzione dell’artista.

 

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