Il mercato primario: il luogo delle “novità”

Quando un giovane artista trova finalmente una galleria (o un mercante d’arte) che lo rappresenta, le sue creazioni entrano nel cosiddetto Mercato Primario, ossia  quel segmento del mercato dell’arte dove le opere sono messe in vendita per la prima volta. E, cosa importante, è qui che viene fissato il loro valore economico iniziale.

Gli intermediari (gallerie o mercanti) che operano in questa parte del mercato hanno, generalmente, un rapporto molto stretto con gli artisti: ci collaborano direttamente per favorire la loro crescita, visitano spesso il loro studio per visionare le loro opere e scegliere assieme quelle da esporre in galleria e poter iniziare una campagna di promozione del loro lavoro.  Non è un caso che le principali gallerie che operano sul Mercato Primario si trovino, molto spesso, negli stessi quartieri dove gli artisti affittano i loro studi: Brera a Milano, Soho a New York, il Marais e il Beaubourg a Parigi, tanto per fare degli esempi.

Quello fatto dall’intermediario è, dunque, un vero e proprio investimento sui nuovi talenti, sia in termini curatoriali che economici. E’ il gallerista che si occupa di promuovere l’artista o, in altri termini, che si occupa di tutta l’attività di marketing e comunicazione necessaria a farlo conoscere a quelli che sono gli attori del Sistema dell’Arte:  il critico, il curatore, la galleria, il museo, il collezionista, il pubblico e la fondazione privata. Solo se diventa oggetto del loro interesse, infatti, un prodotto artistico acquista valore (culturale e economico) e, quindi, viene riconosciuto dal Sistema come “opera d’arte”.

Capite bene che in questo segmento del mercato il gallerista ha un ruolo fondamentale per il mondo dell’arte contemporanea e, in primo luogo, per le aspirazioni dei giovani talenti. Spetta a lui, infatti, decidere quali artisti verranno esposti e quali no. Ed è anche questo il motivo per cui  gli intermediari (galleristi o mercanti) che operano sul Mercato Primario hanno al primo punto della loro Agenda la relazione privilegiata con l’artista più che con il collezionista.

Sul Mercato Primario il rapporto gallerista-artista può essere paragonato, ad una joint-venture e si basa sulla fiducia (e la serietà) reciproca. Ovviamente non tutte le gallerie sono uguali. Molte operano a livello locale, un numero minore su scala nazionale e sono solo poche quelle attive a livello internazionale. Una segmentazione del panorama delle gallerie che corrisponde, ovviamente, a fasce di mercato (prezzo) diverse e che vede i galleristi che si occupano di artisti emergenti rivolgersi, in primo luogo, ad una clientela meno incline a spendere grandi cifre, visto il futuro ancora incerto dell’artista. E’ qui che si muovono, normalmente, i collezionisti dall’approccio più pioneristico.

Dal punto di vista della carriera dell’artista, invece, le tre tipologie di galleria (locale, nazionale, internazionale) possono idealmente corrispondere ad altrettanti stadi della sua affermazione all’interno del Sistema dell’Arte: un esordio presso una galleria sperimentale che opera a livello locale, il passaggio ad una di buona immagine di livello nazionale fino ad arrivare ad un gallerista ancora più prestigioso che si muove a livello internazionale e che, in linea di massima, non cerca di imporre nuove tendenze ma si attesta su valori già consolidati dal mercato. Non sono rare, comunque, le storie di gallerie che sono cresciute assieme ai loro artisti, riuscendo a scalare le varie fasce del mercato.

Infine, due parole sui prezzi, tema importantissimo a cui verrà  dedicato un approfondimento specifico nelle prossime settimane. In questo momento è importante sapere che il Mercato Primario, proprio per la sua natura, è caratterizzato da incertezze e oscillazioni di prezzo non sempre di facile spiegazione e talvolta dovute a fattori che non è detto che contemplino al primo posto la qualità delle opere. Di base, l’incertezza è comunque dovuta al fatto che l’opera che viene “scambiata” su questo mercato è ancora in fase di riconoscimento da parte del Sistema e il suo valore, sia culturale che economico, non è ancora perfettamente definito.

Prima di concludere permettetemi un paio di note dolenti. Se, fino agli anni Ottanta, il percorso di crescita degli artisti aveva ritmi più lenti, partendo dalla valorizzazione culturale delle opere e arrivando, solo in un secondo momento, a quella economica delle stesse, negli ultimi decenni tutto ciò ha subito una drastica accelerazione. Non è raro, quindi, assistere a carriere fulminanti, in cui giovani artisti bruciano le tappe in pochissimo tempo con quotazioni che lievitano già poco dopo il loro lancio sul mercato. Ascese rapidissime a cui, molto spesso, corrispondono cadute altrettanto rapide.

Una situazione dovuta alla predominanza che oggi ha il mercato all’interno del Sistema dell’Arte, tanto da arrivare a condizionarlo per soddisfare la sua necessità di proporre ai propri clienti artisti sempre nuovi e opere sempre “fresche” e, duole dirlo, in grado di appagare le “mode” del momento. La presenza di tanti cinesi nati negli anni Ottanta nelle parti alte della classifica degli artisti più scambiati sul mercato è un esempio di tutto ciò. Ma questo ad onor del vero è sempre esistito. Sta al collezionista avveduto e preparato capire (o intuire) quale sia l’artista veramente valido e quello il cui successo è solo transitorio. Ma di tutto questo avremo modo di parlare diffusamente nelle prossime settimane.

Il Mercato Primario (schema)

Il Mercato Primario (schema)

6 Commenti

  • Daniele Taddei taddei daniele ha detto:

    Gentilissimo Maggi le sue riflessioni sul “sistema arte” mi coinvolgono sempre e mi portano ad esternare delle suggestioni risultanti da una presenza diretta sul “campo”.
    Non so se esista ancora in Italia un “mercato primario” ma qualora esistesse sarebbe davvero marginale, e questo per due ordini di motivi.
    Il primo è che mi sembra che non ci siano sul mercato molti galleristi culturalmente e storicamente profondi e con una visione lungimirante pronti ad investire tempo e danaro per la promozione e la vendita di opere di giovani artisti. Secondariamente non penso che ci siano dall’altra parte tanti “neo patentati” disponibili ad aspettare a lungo la loro eventuale affermazione, spinti quasi sempre dal desiderio morboso di arrivare “subito”!!! .
    Tempo addietro lessi un bellissimo libriccino che consiglierei a tutti gli amici collezionisti, Il “Mercante dell’Annunciata” confessioni e memorie di Bruno Grossetti, uno dei maggiori protagonisti del “mercato primario” di allora quando però la galleria non era un semplice “negozio di opere” ma un luogo di incontro tra i comprimari attori del “sistema arte” come artisti, cultori, studiosi, critici. Proprio da quegli incontri nasceva a parer mio il “mercato” ed il collezionista aveva modo di conoscere l’artista, non solo i suoi lavori.
    Il fenomeno delle gallerie a mio avviso non va oltre gli anni ’70 perché immediatamente dopo presero piede le case d’aste sparse in tutto il territorio nazionale, case d’aste in molti casi create proprio dalle stesse gallerie.
    Mi spiace non poter confrontarmi con lei sui fenomeni internazionali, è questo un mio limite, però se mi consente c’è ancora molto da fare a casa nostra e con artisti di assoluto spessore artistico e culturale, pertanto sino a quando si potranno RECUPERARE, SALVAGUARDARE e PROMUOVERE questi protagonisti sarò sempre a loro fianco, fiero e leale con me stesso e con tutti gli amici collezionisti con cui condivido questa straordinaria avventura. Daniele

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Gent.le Daniele,
      le sue parole fotografano perfettamente la situazione del nostro Paese. Il Sistema dell’Arte italiano appare completamente ingessato, vuoi per la mancanza di fondi (nel caso dei Musei), vuoi per la presenza nel mercato di molti operatori improvvisati. Le grandi Gallerie storiche, molto spesso, hanno perso il loro ruolo di centri di diffusione culturale; tra le nuove solo poche sono gestite con la dovuta professionalità, necessaria anche nella fascia più bassa del mercato. Il risultato è l’incapacità di valorizzare la nuova produzione e un allarmante disinteresse per il nostro passato più recente, ricco di artisti che hanno avuto un ruolo importante nella storia dell’arte, ma che nel mercato di oggi (in particolare nelle aste, che dettano ormai le tendenze) non riescono ad avere un posizionamento coerente con il loro valore artistico. Con l’eccezione, ovviamente, delle opere che passano nelle Italian Sale londinesi (Arte Povera, Fontana, Burri ecc.). Tutto ciò credo sia frutto di politiche culturali inesistenti, di scelte economiche aberranti e di leggi (come quella sulla notifica) che bloccano il mercato secondario. Ma quello che succede in Italia è solo il riflesso (accentuato) di quello che accade anche nel mondo: le gallerie perdono terreno e ormai sembrano “esistere” solo all’interno delle varie fiere; i grandi musei di arte contemporanea organizzano retrospettive solo di artisti ai vertici del mercato (i nostri stanno semplicemente affondando); i critici d’arte sono stati relegati ad un ruolo marginale, preferiti ai curatori che oggi dettano legge ma non hanno, nella maggioranza dei casi, lo stesso spessore culturale che faceva dei critici delle vere guide per il collezionista e per l’artista che, grazie alle loro indicazioni, poteva crescere. Il problema, credo, non sono tanto le case d’asta ma l’ingresso della finanza nel mondo dell’arte: le opere non possono e non devono essere considerate alla stragua di un titolo di borsa. Quando leggo che in Lussemburgo ci sono hangar pieni di opere d’arte che non si muovono mai da lì, ma che passano semplicemente di mano, da investitore ad investitore, provo un sincero orrore. La speculazione è sempre esistita, ma ormai siamo arrivati ad un eccesso insopportabile. Ma questo, fortunatamente, in Italia è meno presente. Per fortuna, esistono ancora dei collezionisti veri che non si fanno abbindolare dalle mode. Ci vorrebbe, però, anche uno Stato che, come lei, fosse (la cito) “fiero e leale” pronto a “recuperare, salvaguardare e promuovere i protagonisti dell’arte italiana” e, aggiungo, in grado di dare una possibilità ai giovani talenti che ancora oggi, con il loro lavoro, sarebbero in grado di tenere alto il nome dell’arte italiana. Non si tratta di un malcelato nazionalismo, ma solo di una voglia di dignità: girando per le fiere e per le mostre di artisti stranieri non vedo questa grande superiorità nei nostri confronti. Il fatto è che questo paese ha abdicato su tutti i fronti, gongolandosi nel suo ruolo di cenerentola d’Europa. Nicola

  • Daniele Taddei taddei daniele ha detto:

    Gentilissimo Nicola come sempre la sua analisi è puntuale. Mi viene però spontaneo dire ma cosa potremmo fare noi per la nostra Arte e per i nostri Artisti? E’ possibile per una volta rimuovere le leggi del mercato od anche modificarle? Una bellissima esposizione tutta italiana dal dopoguerra agli anni Sessanta, raccontando i movimenti, i gruppi, i sodalizi, le correnti, ed attraverso questi andare a conoscere i protagonisti e coloro che erano ai margini, senza dimenticare le personalità singole.
    Sono sicuro che sarebbe una novità unica nel suo genere, d’altronde chi meglio dell’Italia ha partorito l’Arte??? E poi quanti appassionati e collezionisti potrebbero avere l’opportunità di conoscere e comprare un lavoro di un nostro artista magari pagandolo ancora “due soldi” ed avere a casa o in studio un pezzo di storia della nostra arte!!!
    Capisco perfettamente che è come andare controcorrente, essere una sorta di Don Chisciotte, ma a mio avviso qualcosa dobbiamo fare non solo per noi ma anche per coloro che verranno che non possono parlare d’arte e comprare arte senza conoscere la storia???
    Con l’auspicio di trovare amici benpensanti, vorrei congedarmi con una suggestione, per gli auguri natalizi ho inviato ai miei amici l’immagine della “Resurrezione” di Piero della Francesca che meglio si addice ai giorni nostri dove un “risveglio”, un “coraggio”, una “rinascita”, una “rivincita”, una “speranza”, rappresentano quei sentimenti che l’Italia ed il suo Popolo hanno estremamente bisogno!!!
    Daniele

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Gent.le Daniele, sarebbe una cosa bellissima e credo che il pubblico apprezzerebbe molto. E magari, mi verrebbe da aggiungere, sarebbe interessante veder sorgere degli eventi paralleli (anche organizzati anche da gallerie) che aprono all’arte italiana di oggi per aggiornarci sulle ultime ricerche (e ce ne sono di interessanti). Comunque, al di là del progetto, qualcosa deve essere fatto. Perché non provare a chiamare a raccolta un po’ di collezionisti e appassionati e fare in modo che quest’idea donchisciottesca diventi realtà?
      Buona Natale e grazie per i suoi contributi sempre molto pertinenti e stimolanti.
      Nicola

  • Daniele Taddei taddei daniele ha detto:

    Qualche collezionista amico impegnato in questa ricerca non mi manca, ci potrebbero essere anche alcune gallerie che si muovono sistematicamente in questa direzione. Dopo le festività gradirei ritornare sull’argomento, magari ampliata per l'”Arte Attuale” da sue conoscenze ed indicazioni.
    Mi spiace molto non leggere altri commenti di collezionisti, sarebbe auspicabile che questo blog diventi un vero portale per il collezionismo dove si potranno confrontare riflessioni, pareri, suggestioni, e perché no, anche un’opportunità per chi colleziona di orientarsi con più determinazione del “sistema arte”.
    Altresì potrebbe essere interessante “entrare” nelle varie collezioni e creare un meccanismo che possa favorire eventuali movimentazioni di opere. Daniele Taddei

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Molto volentieri. Le manderò un’email con i miei contatti così, magari, potremo sentirci di persona e pensare ad un modo concreto per procedere e presentare la cosa. Ancora auguri. Nicola

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