Il mercato secondario: le Case d’Asta

Il ruolo delle case d’asta è fondamentale per tutto l’andamento del mercato e del sistema dell’arte contemporanea, considerando che il timone è retto dal trio Christie’s, Sotheby’s e Phillips de Pury. Innanzi tutto per le loro dimensioni in termini quantitativi e geografici – attirando acquirenti da tutto il mondo ed avendo sedi dislocate in più paesi (le principali a New York, a Londra e in Cina) -, e in termini di fatturato, il quale determina la concorrenza e la predominanza di una casa e una piazza rispetto all’altra. Il loro carattere e il loro potere è di fatto internazionale, o meglio mondiale, e contribuisce a rinforzare il fatto di essere la leva per il successo di determinati autori e correnti artistiche.

I risultati d’asta, anche delle altre case minori, sono pubblici e consultabili dalle banche dati. Risulta così possibile poter conoscere qual è il prezzo di aggiudicazione di un’opera e poterne fare un confronto con i prezzi del mercato primario e delle gallerie. Dato un numero sufficiente e costante di transazioni, si può calcolare l’indice di un artista e iniziare a ragionare, con dati alla mano, anche in termini di investimento economico.

Ma come ci finiscono le opere degli artisti all’asta? E come si raggiungono tali record?

Il mercato delle aste non esisterebbe senza il mercato primario delle gallerie. Il processo di valorizzazione di un artista è oggi così veloce, rispetto al passato, che di certo non vale più il detto: “Aspetta che muoia, e poi rivenderai le sue opere”. Decisamente no. Il momento in cui un artista viene proposto all’asta per la prima volta è molto importante: non deve essere troppo presto né troppo tardi, ma soprattutto il suo ingresso deve essere supportato dal “sistema” delle gallerie, delle istituzioni e della critica.

Un debutto all’asta che si conclude con un “invenduto” non è certo un buon inizio. Il successo o meno di una vendita all’asta e il raggiungimento di un record da parte di un artista dipende da molteplici fattori, che non sono affatto facili da prevedere, né da individuare a posteriori.

Un'asta da Sotheby's a Pechino.

Un’asta da Sotheby’s a Pechino.

In sintesi, il successo o meno di un’artista all’asta è influenzato dalla reputazione che ha in quel momento. Reputazione data principalmente dalle sue recenti esposizioni pubbliche (personali o Biennali) e nelle gallerie leader del mercato primario, oltre alle sue recenti pubblicazioni in cataloghi, libri d’arte e riviste.

Per tale ragione, chi ha acquistato un’opera di un artista dal mercato primario, tende a pensare di proporla a una casa d’aste nel momento in cui ne individua le potenzialità per un aumento di valore, successivamente a una personale in un museo o alla partecipazione ad una Biennale.

Le case d’asta stesse, a volte, diventano attori del mercato primario, quando dedicano un’intera asta a un singolo autore o quando promuovono un’asta di beneficienza, senza intermediari tra l’artista e la casa d’aste. E’ quello che è accaduto a Damien Hirst nel settembre del 2008 da Sotheby’s: il suo potere e la domanda delle sue opere erano talmente forti da poter vendere i suoi lavori direttamente all’asta, senza alcuna commissione per Sotheby’s, che ha incassato solo i diritti di acquisizione.

Per quanto riguarda il prezzo di aggiudicazione di un’opera d’arte – il valore più o meno elevato e il raggiungimento di un record – questo dipende, invece, dalle caratteristiche dell’opera stessa: la sua importanza all’interno della produzione dell’artista, la rarità della sua presenza nel mercato, la provenienza dell’opera, la sua pubblicazione ed esposizione, le condizioni, il periodo di esecuzione, oltre alla tecnica di esecuzione e alle dimensioni.

In breve, all’asta si assiste alla resa dei conti del mercato. Ma ci sono altri fattori da considerare, alcuni meno prevedibili, che influenzano le aggiudicazioni:

  • l’importanza della casa d’aste;
  • la piazza di mercato (legata o meno al mercato originario dell’artista) e la sua attrattività verso i collezionisti;
  • l’importanza della vendita (Sale). Di solito le opere da cui ci si aspetta i valori più alti sono proposte nelle Evening Sale, rispetto alle Day Sale. Inoltre, vi sono le Sale di sola Contemporary Art o di Post-War & Contemporary Art, dove sono coinvolti collezionisti di pezzi dalle stime sopra la media del contemporaneo. I mesi cruciali sono maggio, luglio e novembre, ma è quest’ultimo “il più caldo”.
  • l’andamento del mercato. In periodi di crisi si tende a proporre artisti già consolidati e a rischiare meno con gli emergenti;
  • la domanda. Chi c’è al di là della cornetta del telefono e chi è presente in sala? A volte ci si dimentica di questo particolare essenziale. Le aggiudicazioni avvengono per asta a rialzo. Più sono le persone a fare offerte per un’opera, più il prezzo dovrebbe salire.
  • la posizione e il numero di opere dello stesso autore in catalogo. Condizionata fortemente dal fattore precedente, l’influenza della posizione in catalogo può essere più o meno forte in base all’aggiudicazione dell’opera precedente, al numero dei collezionisti e alla quantità di opere dello stesso artista per cui questi sono pronti a fare l’offerta;
  • l’atmosfera in sala. L’andamento della Sale, la bravura del banditore, l’ammontare delle offerte e la consapevolezza da parte degli operatori della casa d’aste del tipo di collezionista che sta al di là della cornetta sono i fattori che influenzano in tempo reale l’andamento della seduta d’asta.

Il fascino delle vendite all’asta sta proprio nell’incapacità di prevedere con certezza i risultati e nella suspense che si crea in sala. Questi aspetti non caratterizzano le aste online, le cui principali si svolgono nei portali Paddle8, Auctionata.com, TheAuctionRoom.com, Artprice.com, Artfact.net, Artnet.com.

Al di là di questi attori protagonisti, di cui abbiamo fatto una breve presentazione, nel mercato secondario vi è una marea di galleristi, mercanti e case d’asta di minore importanza e più o meno seri e professionali, a sarebbe necessario dedicare un bel capitolo a parte.

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4 Commenti

  • Daniele Taddei taddei daniele ha detto:

    Gentilissima come lei ben sa entrare nel “sistema arte” è come affrontare e scalare una montagna di 8.000 metri.
    Da questa premessa nasce l’esigenza di analizzare i vari livelli di “difficoltà” , ovvero sino ai 3.000 possiamo trovare il 50% delle persone che riescono nella scalata, dai 3.000 ai 5.000 i contendenti sono del 20%, dai 5.000 ai 7.000 la percentuale si riduce ad un 15%, dai 7.000 agli 8.000 siamo nell’ordine del 10%, oltre gli 8.000 rimane il 5%.
    Alla pari si muove il mercato dell’arte ( con buona approssimazione).
    Va di seguito che nell’esistenza di più livelli troviamo più “mercati” e nel contempo opportunità differenti che comunque garantiscono la ricerca del collezionista.
    Perché sempre di collezionista parliamo!!!
    Muovendomi nel mercato nazionale e credo che questa discussione interessi maggiormente questo livello, troviamo case d’asta nazionali che “offrono” lavori diversi sia per linguaggio, per periodo o datazione, per prezzo ed il collezionista di turno sa dove andare a trovare l’opera che ha in mente di comperare.
    Le opere che vanno in asta a mio avviso nella stragrande maggioranza dei casi provengono da raccolte private, pochi sono i casi di gallerie che “favoriscono” l’ingresso degli artisti della propria scuderia, tanto meno singolarmente gli artisti stessi.
    Non bisogna dimenticare che esiste oltre alle commissioni di vendita che stanno lievitando sempre più tanto da arrivare complessivamente ad un quarto del prezzo dell’aggiudicazione, esiste anche la commissione sul prezzo di riserva, ovvero quello che la casa d’asta chiede al venditore, una percentuale che varia ma sempre presente.
    L’asta è un primo termometro, non il solo e nemmeno quello sufficiente per stabilire il giusto valore, ho detto valore e non prezzo anche è sempre quest’ultimo che alla fine esce fuori!!!
    Sono sempre più convinto che il “tempo” ovvero la “storia” sono le variabili più accreditate nello stabilire il valore dell’artista e la cosa più intrigante e coinvolgente che non è “l’attualità” che stabilirà il giusto “peso”, ma la contemporaneità, ovvero quella temporalità futura riconosciuta da più parti in causa.
    L’argomento meriterebbe maggior tempo comunque ritengo interessante e favorevole al confronto questa rubrica che a mio avviso dovrebbe avere più “testimoni” come collezionisti, mi riferisco al pubblico del 70% ( fino ai 5.000) forse quello più ancorato al mercato nazionale, un mercato che una sua storia, una sua tradizione ed una sua valenza artistica.
    Che il 2014 sia foriero di ottime cose, Daniele Taddei

  • Francesca Bonan Francesca Bonan ha detto:

    Gentile Daniele, La ringrazio per il Suo commento. Non possiamo dimenticare che vi è ormai una globalizzazione del mercato dell’arte e ragionando su questo piano l’Italia non è certamente la protagonista del mercato delle case d’asta a livello mondiale, mentre lo è per quando riguarda la valorizzazione a livello istituzionale, museale e di kermesse.
    I galleristi italiani non favoriscono l’entrata in asta degli artisti della propria scuderia, ma come ho scritto nel commento dell’articolo precedente, potrebbero fare più marketing, allo stesso modo le case d’asta nazionali, al fine di attirare collezionisti da più parti del mondo disposti ad acquistare gli artisti italiani, soprattutto i contemporanei, oppure potrebbero contribuire almeno al successo della vendita delle opere di artisti italiani nelle piazze di Sotheby’s, Christie’s e Phillips, operando da acquirenti, affinché si crei attenzione e valore attorno ai “nostri” artisti.
    Concordo con Lei nel fatto che le vendite all’asta non sono tutto nella creazione del valore di un’opera, ma nella creazione del prezzo hanno un ruolo fondamentale.
    Soprattutto a livello di mercato secondario, possiamo riscontrare delle incoerenze tra il valore che alcune correnti artistiche vantano a livello storico-critico e i prezzi di mercato. Ma non possiamo sottovalutare il potere delle case d’asta più influenti, che hanno il potere di rivalutare movimenti artistici andati nel dimenticatoio, per la fortuna di quegli appassionati collezionisti. Requisito imprescindibile è la ricerca e valorizzazione sul piano critico e istituzionale, e mi pare che l’Italia non manchi affatto di questo, ha bisogno proprio di una spinta a livello di mercato.
    Cordialmente, Francesca

  • Cecilia ha detto:

    Personalmente ritengo come artista che opera nel settore e di cui è il mio pane quotidiano che regolametare le vendite per creare una garanzia a i futuri collezionisti cioè nuovi sia il sistema del registro artisti che già più volte ho segnalato.Sono i collezionisti che portano il famoso “profitto” a gli artisti. Ritengo giusto dare la gestione allo stato Italiano di questo registro e che diventi per legge riconosciuto per tutti coloro che vogliono essere presi in considerazione nel mercato vasto che oggi si è creato dando opportunità a tutti di fare la famosa “scalata” dettata da un mercato non solo guidato da galleristi ma anche da una concorrenza leale dettata dalla richiesta dei futuri investitori.La vendita comunque determina il valore dell’opera come qualsiasi azienda che opera nei diversi settori allora perchè non rendere legge questo? dove una trattativa con le case d’ste italiane potrebbe essere fatto creando una garanzia di vendibilità anche di opere minori e non solo di opere di artisti che hanno fatto grandi esposizioni o biennali.Se penziamo ad alcuni artisti importanti che hanno fatto la storia dell’arte e che non hanno mai venduto un opera e che ora sono nei musei più importanti. Dal momento che il mercato è cambiato ritengo che il solo metodo mantenuto fino ad oggi non sia più costruttivo per la generazione futura e neanche per il mercato.Se veramente le case d’aste vogliono vendere o devono vendere il registro artisti permetterebbe anche a loro di avere anche delle vendite di opere di giovani non conosciuti nel mondo nazionale ma darebbe una grandissima opportunità alla generazione futura dove le vendite certificate ,registrate in un sito ministeriale e riconosiuto darebbe una maggiore garanzia al collezionista. Ritengo che il collezionista debba essere tutelato e non fare solo delle scommesse dettate da un mercato o da i galleristi. Sarebbe dettato da una dichiarazione di vendta certificata pubblicata in un registro ministeriale visibile a tutti i collezionisti anche stranieri e la vendita registrata determinerebbe una garanzia del collezionista se solo le case d’asta italiane venissero ad un accordo con lo stato Italiano.Tutte le opere registrate e certificate di essere accettate in tutte le case d’aste Italiane.Questo comporterebbe a portare anche il mercato estero in Italia e non solo ma anche ad una più dettagliata reperibilità delle opere che spesso succede.Pensiamo a quello che ha determinato il mercato delle gallerie e della mancanza di non avere dato i diritti di seguito,pensiamo alla vendita a nero di molte gallerie per non dare la famosa IVA pensiamo a quanti artisti sono state sotratte le opere e non hanno mai avuto modo di reperirle perchè scomparse e non si sà dove.Credo che i denari delle cse d’aste valgono quanto la vendita degli artisti viventi ai giorni nostri e il sistema potrà valere per le grandi case d’asta ma non per quel mercato di cui tuti parliamo,difendiamo ma che nessuno e dico nessuno si mette in gioco perchè questo possadiventare il punto di forza del Mercato Italiano.
    Il registro artisti permetterebbe anche una seconda via di vendita i famosi falsi.Quante opere false di autori sono stte vendute per vere? tante e quei collezionisti che sono stati derubati .
    Se quelle opere fossero inserite in un registro parallelo di vendita dichiarata determinerebbe un valore si o no? e si creasse un merato di vendita di falsi di autore dove almeno il collezionista derubato potrebbe rimettere all’asta come falso d’autore.
    Quanti vanno Basilea a vendere le loro opere? Guardiamoci negli occhi e proviamo solo un minuto a pensare di cambiare definitivamente un sistema che ormai non funziona più e proviamo a riunirci per cambiare qualcosa del sistema Italiano.
    un augurio di buon inizio annoa tuuti gli operatori onesti e amnti dell’arte.
    Martinelli-Art
    Cecilia Martinelli

  • Daniele Taddei taddei daniele ha detto:

    Gentilissima, la ringrazio per la risposta e condivido con lei le debolezze che noi italiani accusiamo in termini di mercato. Come ho riferito a Nicola Maggi mi piacerebbe fare qualcosa, certamente da solo o con pochi è pressoché impossibile, ma costituire un sodalizio più ampio e variegato si potrebbe tentare di rimuovere alcune cause e magari favorire da più parti l’interesse e la curiosità verso la nostra arte che per motivi storici e culturali non è seconda a nessuno.
    Buon proseguimento, Daniele

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