Il Ponte: un’asta nel segno di Paolo Icaro, Baruchello e Remo Bianco

Il Ponte - Gianfranco Baruchello nel 1974 tra alcuni suoi oggetti. Foto Arturo Schwarz.
Gianfranco Baruchello nel 1974 tra alcuni suoi oggetti. Foto Arturo Schwarz.

Dal Futurismo all’Arte Povera, passando per il Surrealismo, l’Informale italiano ed internazionale, la Body Art, il Nouveau Realisme, l’Astrattismo e l’Arte cinetica e programmata. Il catalogo della prossima vendita di arte moderna e contemporanea della casa d’aste Il Ponte è quanto mai ricco. Circa 350 le opere che andranno all’asta il 16 dicembre nella sale room di Via del Pontaccio a Milano e che saranno in preview dall’11 al 13. Tra i top lot dell’asta spiccano Homage to the Square: Arid Land di Josef Albers del 1957, già esposto alla Sidney Janis Gallery di New York nel 1957; Ruga Zen, grande tela di Santomaso del 1983, esposta alla mostra antologica tenutasi a Palazzo Reale di Milano nel 1986 e Il fare della luna, opera del 1964 di Gastone Novelli con un curriculum espositivo di tutto rispetto: dalla XXXII Biennale di Venezia nel 1964 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma nel 1988.

Il Ponte - Lotto 311 - Josef Albers, Homage to the Square: Arid Land, 1957. Stima: 180-240.000 euro

Lotto 311 – Josef Albers, Homage to the Square: Arid Land, 1957. Stima: 180-240.000 euro

Ma come accade sempre con Il Ponte le aste di via del Pontaccio sono, in primo luogo, momenti di riscoperta e approfondimento. E questo grazie a dei focus, sempre particolari, che portano l’attenzione dei collezionisti sia su artisti ormai storicizzati, che su nomi con ancora ampi margini di riconoscimento e valorizzazione. Nell’asta del 16 dicembre questa attenzione è tutta per Paolo Icaro, in catalogo con 11 bellissime opere in gesso; Gianfranco Baruchello, del quale viene offerta una collezione di 8 opere tra allumini, 3D e carte; Remo Bianco presente con alcuni 3D di inizio anni 50 e l’ormai immancabile Arte Cinetica. (Leggi -> Il Ponte: quando il mercato scommette sulla cultura)

 

L’altra scultura di Paolo Icaro

 

Un percorso alla ricerca di una nuova grammatica del fare scultura e un’esigenza costante di mettere tutto, sempre, in discussione. Questo è Paolo Icaro, artista che tra gli anni Sessanta e Settanta ha oltrepassato territori, esplorato materiali e forzato i confini del linguaggio scultoreo sino a raggiungerne il grado zero e rifondarlo dalle basi. Dopo aver partecipato alle principali rassegne dell’avanguardia artistica internazionale, che sanciscono l’affermazione di tendenze come l’Arte Povera, l’Arte Concettuale e la Process Art, Icaro si trasferisce nel 1971 negli Stati Uniti, dove rimane per tutto il decennio, avvicinandosi al gesso, materiale che agisce sul tempo, conservando l’impronta del gesto rapido che lo ha plasmato. E nell’asta del Ponte troviamo proprio uno dei primi esempi di queste sperimentazioni: Soffio del 1978 (Lotto 271, stima: 800-1.000 euro).

Il Ponte - Lotto 271 - Paolo Icaro, Soffio, 1978. Stima: 800-1.000 euro.

Lotto 271 – Paolo Icaro, Soffio, 1978. Stima: 800-1.000 euro.

A partire dagli anni Settanta, dunque, il gesso – combinato con la pietra, il vetro, il legno, il piombo, la carta – diviene, come ha scritto Mario Bertoni, la materia d’eccellenza di Paolo Icaro, «in grado di restituire stati differenti dei volumi (levigatezze, scontrosità, solidità, fluidità), la loro tensione ed energia». Emblematiche, in tal senso, Anatomia del 1985 (Lotto 268, stima: 3-5.000 euro) e Intravidi del 1988 (Lotto 264, stima: 3.5-5.000 euro) in cui emerge in tutta la sua eleganza l’Icaro “scultore della leggerezza”: non nel senso di Melotti che usava strutture leggere e, spesso, filiformi, – come spiega ancora efficacemente Bertoni – «bensì nel senso di Arturo Martini che voleva librarsi verso l’alto pur restando ancorato sulla terra».

Il Ponte - Lotto 264 - Paolo Icaro, Intravidi, 1988. Stima: 3.5-5.000 euro.

Lotto 264 – Paolo Icaro, Intravidi, 1988. Stima: 3.5-5.000 euro.

Tutte provenienti da una collezione milanese, le 11 opere inserite in catalogo dalla casa d’asta Il Ponte sono un perfetto esempio della fase matura di questo percorso di “reinvenzione” del medium scultoreo da parte di Paolo Icaro, uno degli artisti più interessanti del panorama artistico italiano, ingiustamente trascurato per lungo tempo. Datate tra il 1978 e il 1989, le opere che andranno all’asta il prossimo 16 dicembre appartengono, peraltro, alla fase della consacrazione internazionale di Icaro quando, lasciati gli Stati Uniti per tornare definitivamente in Italia, al suo lavoro vengono dedicate varie mostre personali in importanti gallerie europee e americane. A questo corpus di sculture sarà dedicato, durante la preview, un allestimento specifico pensato per esaltarne le peculiarità materico-concettuali.

 

Gianfranco Baruchello

 

Dopo Paolo Icaro, l’altro focus dell’asta organizzata dal Ponte è dedicato a Gianfranco Baruchello. Artista ancora oggi attivissimo e protagonista delle avanguardie europee degli anni Sessanta, Baruchello ha sperimentato, per decenni, i linguaggi artistici più vari – pittura, scultura, cinema e scrittura – e la sua opera sta vivendo oggi un importante momento di riscoperta anche a livello internazionale.  Amico e allievo prediletto di Marcel Duchamp, Baruchello è stato recentemente celebrato dallo ZKM | Museum für Neue Kunst di Karlsruhe con la mostra Certains Ideas e, a Londra, con la personale New Works alla galleria MDC – Massimo De Carlo, che lo ha portato anche ad Art Basel e Frieze London. Oltre ad essere stato tra i protagonisti di Documenta nel 2012 e tra i pochi italiani ad essere entrato nel Palazzo Enciclopedico della Biennale di Massimiliano Gioni del 2013.

Il Ponte - Lotto 332 - Gianfranco Baruchello, Erdbestattung all'Italiana, 1981. Stima: 7.600-8.500 euro.

Lotto 332 – Gianfranco Baruchello, Erdbestattung all’Italiana, 1981. Stima: 7.600-8.500 euro.

Di Baruchello, nel catalogo dell’asta di arte moderna e contemporanea organizzata da Il Ponte troviamo, come detto, 8 opere tra allumini, 3D e carte, tutte datate tra la fine degli anni Settanta e il 1981. Anni in cui il suo lavoro collega, in stretta sintonia, pittura, scultura e scrittura in un’attività proteiforme che lo vede pubblicare libri, dar vita ad azioni poetiche o a progetti come Agricola Cornelia (1973-1981), vera e assurda Società per Azioni. Ma questo è anche il periodo in cui amplia alcuni dei temi di ricerca che aveva già affrontato nella sua pittura e scultura, realizzando opere sempre più ambiziose. A questa fase appartiene, ad esempio, il lotto 332: Erdbestattung all’Italiana, opera del  1981 in catalogo con una stima di 7.600-8.500 euro in cui ritroviamo gli elementi caratteristici di tante opere precedenti, come le architetture domestiche, gli assemblaggi o i dipinti, con i loro dettagliati diagrammi che nella loro struttura disordinata e aperta, come sottolineava nel 1982 il filosofo francese Jean-François Lyotard, «rappresentano la fine delle “grandi narrazioni” della modernità e al contempo tracciano un quadro provvisorio del sublime postmoderno».

 

Remo Bianco: quei 3D che ispirarono Fontana

 

Remo Bianco è un altro di quegli artisti italiani di cui si parla abbastanza tra i nostri collezionisti, ma che, di fatto, non ha mai avuto dal mercato quel riconoscimento che meriterebbe. Abbandonata la pittura figurativa di matrice postimpressionista che caratterizza la sua prima produzione, Bianco si avvicina, agli inizi degli anni Cinquanta, alle ricerche dello Spazialismo di Lucio Fontana, inserendo nelle opere materiali come pietre e frammenti di vetro, e realizzando al contempo lavori, che definisce “Nucleari”, dal forte impatto materico. Parallelamente è impegnato nella realizzazione di opere astratte realizzate con lastre di vetro e materiale plastico poste in successione di cui è un bellissimo esempio il lotto 256 (stima: 25-35.000 euro).

Il Ponte - Lotto 256 - Remo Bianco, 3D, Anni '50. Stima: 25-35.000 euro.

Lotto 256 – Remo Bianco, 3D, Anni ’50. Stima: 25-35.000 euro.

E appartengono proprio a quest’ultimo filone i lavori, tutti degli anni Cinquanta, che il Ponte proporrà in asta il 16 dicembre prossimo. Una serie di opere 3D, che Remo Bianco espose per la prima volta nel nel 1953 a Milano e poi, nel giugno del 1955, al Village Art Center di New York e che anticipano, di circa un decennio, i Teatrini che Lucio Fontana realizzerà solo a partire dal 1964. A tal proposito è incredibile la vicinanza formale tra il 3D proposto al lotto 254 (stima 15-25.000 euro) e le opere che, di lì a poco, realizzerà il padre dello Spazialismo.

Il Ponte - Lotto 254 - Remo Bianco, 3D, Anni '50. Stima: 15-25.000 euro.

Lotto 254 – Remo Bianco, 3D, Anni ’50. Stima: 15-25.000 euro.

Proprio Fontana, peraltro, elogerà i 3D di Remo Bianco in occasione di una sua personale alla Galleria Montenapoleone di Milano nel 1953. «Le nuove esperienze di Remo Bianco, intese a ricercare in un gioco di piani aspetti della pittura spaziale – commentò Lucio Fontana – mi interessano particolarmente per il valore di certe indicazioni. Le dimensioni assumono valori reali al di là degli effetti scenografici: la profondità della vita ai primordi di ricerche tridimensionali». Con la fine degli anni Quaranta, dunque, prende avvio l’instancabile ricerca sull’informale di Remo Bianco, che per tutta la vita propone nuove intuizioni, suggerimenti, idee che lo inseriscono nel panorama artistico come anticipatore dei tempi e lo rendono unico, ineguagliabile per genio e versatilità. E le opere in catalogo sono un magnifico esempio di queste sue caratteristiche.

 

Occhio in movimento – tra percezione e illusione

 

Oggetto di un’importante rivalutazione a livello internazionale e, già dal 2006, di un rinnovato interesse espositivo, l’Arte Cinetica è il quarto nucleo della prossima asta del Ponte, all’interno del quale spiccano uno splendido lavoro di Toni Costa – Dinamica Visuale del 1970 (Lotto 314, stima: 25-35.000 euro) – e una bellissima “percezione visiva” di Alberto Biasi: Rilievo ottico-dinamico del 1968 (Lotto 305, stima: 25-35.000 euro) .

Il Ponte - Lotto 305 - Alberto Biasi, Rilievo ottico-dinamico, 1968. Stima: 25-35.000 euro

Lotto 305 – Alberto Biasi, Rilievo ottico-dinamico, 1968. Stima: 25-35.000 euro

La storia dell’arte cinetica iniziata, idealmente, nel 1952 con la pubblicazione, da parte di Bruno Munari, del Manifesto del macchinismo in cui l’artista italiano invitava gli artisti ad abbandonare tela, colori e scalpello e a cominciare a fare arte con le macchine. Una “profezia” che diverrà concreta con la nascita, appunto, dell’arte cinetica che  esploderà, come fenomeno artistico rilevante, nel 1962 quando a Milano, alla Olivetti, viene proposta la rassegna Arte programmata, poi ripetuta a New York e alla IV Biennale di San Marino (intitolata Oltre l’informale) nel 1963 e nuovamente a New York nel 1965 con il titolo di The Responsive Eye. Negli Stati Uniti l’arte cinetica e programmata viene ribattezzata Op art, ovvero Optical art, ed in questo momento raggiunge il suo momento di fama più importante. Da allora in poi inizia, per questo movimento artistico, la parabola discendente che, di fatto, lo vede cedere il passo alla nascente Pop Art.

Il Ponte - Lotto 314 - Toni Costa, Dinamica Visuale, 1970. Stima: 25-35.000 euro.

Lotto 314 – Toni Costa, Dinamica Visuale, 1970. Stima: 25-35.000 euro.

Il focus proposto dal Ponte, ha il pregio di offrirci un’ampia panoramica delle ricerche portate avanti, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, da alcuni dei protagonisti di quello che è considerabile come l’ultimo movimento d’avanguardia del Novecento: GRAV (Groupe de Recherche d’Art Visuel) – presente in asta con opere di Horacio García Rossi e Joël Stein -; Gruppo Enne – con i già citati Toni Costa e Alberto Biasi -; Gruppo T con Grazia Varisco. Senza dimenticare Getulio Alviani – di cui al lotto 312 troviamo uno Studio per superficie a stestura vibratile – doppia diagonale del 1978 (stima: 12-16.ooo euro) -, Hans Jörg Glattfelder,  Hugo Demarco, Dadamaino e altri artisti che negli stessi anni hanno incentrato le proprie ricerche sul rapporto luce-superficie-colore, Pittura Analitica compresa.

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