Il Volta 2020 a New York

Il VOLTA al Metropolitan West di New York

In contemporanea all’Armory Show, che si sta svolgendo ai Piers 90 e 94 sulla riva dell’Hudson, si è aperto poco lontano, negli spazi del Metropolitan West al 639 della 46ma Strada Ovest, il VOLTA, una fiera dedicata principalmente ad artisti giovani o mid-career.

Filiazione newyorkese di VOLTA Basel (che quest’anno si svolgerà, COVID-19 permettendo, dal 15 al 20 giugno), quest’edizione, curata da Kamiar Maleki, vede partecipare 53 gallerie da 35 città di tutti e cinque i continenti: in particolare sono 18 le gallerie statunitensi (da 6 differenti Stati), seguite numericamente da quelle londinesi (6); non mancano le presenze italiane: The Flat – Massimo Carasi (stand 1.02) e Mon Share Art (stand 2.25), entrambe di Milano.

Barry Thompson: “With an ounce of pain I will a ton of rage just like suicide”, 2019

Nell’offerta, assai variegata, non vi sono molte cose memorabili. Gli esiti migliori sono soprattutto legati al figurativo: si va dal piccolo olio di Barry Thompson (n. 1974) dal titolo un po’ hirstiano With an ounce of pain I will a ton of rage just like suicide (Charlie Smith London, stand 1.07) ai grandi ritratti femminili di Harding Meyer (1964) nello stand 1.09 dell’austriaca Galerie Frey; dai videopaintings delle iraniane Safarani Sisters — di ispirazione iperrealista con proiezioni animate sulla tela — presso Roya Khadjavi di New York (stand 1.24) alla personale di quello che è forse l’artista più interessante di questa fiera, il newyorkese Bradley Wood (n. 1970) cui dedica tutto lo stand (1.23) John Wolf Fine Art di Los Angeles: nei suoi dipinti, retaggi da Matisse e da Schiele — per quanto strana possa suonare l’accoppiata — non inficiano una cifra personale di grande impatto.

Bradley Wood: “Collectors”, 2020

Marquee Projects (stand 2.08) dedica invece una retrospettiva alla produzione artistica del critico e curatore newyorkese John Perreault (1937-2015). Perreault, che fu tra l’altro editorial associate di “ARTnews” e critico del “Village Voice” negli anni Sessanta e Settanta, coltivò parallelamente una propria attività creativa, interessante più che altro come esempio di eclettismo onnivoro se non di vero e proprio cannibalismo: nelle molte opere in mostra si vedono puntualmente ripercorse Pop Art e arte concettuale, Arte Povera e Nouveau Réalisme, performance e Land Art…

Safarani Sisters: “Dancing around the bed (3)”, 2019

Gli artisti presenti in fiera sono circa cento; tra gli italiani, vanno segnalati il fotografo Fabiano Parisi (n. 1977) — rappresentato dalla Cynthia Corbett Gallery di Londra (stand 2.04) — che ritrae ambienti pubblici abbandonati e in rovina, e Michelangelo Bastiani (n. 1979), che realizza videosculture adoperando ologrammi video “contenuti” in oggetti quotidiani (Mark Hachem, stand 1.29).

La manifestazione si chiuderà l’8 marzo pomeriggio, come l’Armory Show.

 

2 Commenti

  • Fab12 ha detto:

    Perché non ci dici qualcosa di più dettagliato sui lavori esposti dalle nostre italiane?
    Conosco bene The Flat e conosco il lavoro dei tre artisti da loro esposti che ritengo veramente interessanti e originali. Non conosco Mon Share Art (ho curiosato sul sito …sospendo il giudizio).
    Dalla documentazione fotografica che ci hai proposto parrebbe essere davvero bassa l’emozione che hai provato… peccato.

  • marco flo meneguzzo ha detto:

    è una mia impressione o è…………poca cosa?

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