Incontro con Jorge Castro Gòmez

Jorge Castro Gomez
Jorge Castro Gomez

Quello del collezionista è, in primo luogo, un “lavoro” basato sulle relazioni. E, non di rado, conta più il passaparola che la lettura di tante riviste di settore per essere aggiornati e conoscere qualche nome nuovo. Succede, così, che un giorno si apre la posta elettronica e si trova il messaggio di una lettrice che ti invita in Lussemburgo per partecipare alla sesta edizione di Private Art Kirchberg (28 settembre 2014). Un evento unico nel suo genere e che, dal 2006, vede le principali aziende e istituzioni presenti nel quartiere lussemburghese di Kirchberg aprire le loro sedi agli amanti dell’arte e dell’architettura per condividere con loro le proprie collezioni d’arte e trasformarsi, per un giorno, in gallerie d’arte. Non tutti i partecipanti, però, si limitano a mostrare la propria collezione. E non è raro il caso di aziende che propongano ai visitatori delle vere e proprie piccole mostre a tema. E’ il caso della KNEIP – azienda leader nel campo della fornitura di servizi e software per il mondo dei fondi d’investimento – che ha allestito presso la propria sede l’esposizione “Passion, imagination and rock ‘n’ roll” che ha avuto, tra i protagonisti Jorge Castro Gòmez, artista belga dalle mille risorse che ha fatto del riciclaggio una vera e propria rivoluzione estetica e di cui l’azienda ha recentemente acquistato un ritratto di Pamela Anderson.

Le opere di Jorge Castro Gomez allestite all'interno della sede di KNEIP.

Le opere di Jorge Castro Gomez allestite all’interno della sede di KNEIP.

Nicola Maggi: Per questo evento hai presentato alcuni nuovi lavori della tua serie Plastik Toyz che per la prima volta vede apparire un volto maschile: quello di David Bowie…

Jorge Castro Gomez: «E’ vero, Bowie è il primo uomo che compare in questa serie che, in un primo momento, doveva comprendere solo donne perché nasce da una critica alla societá della giovinezza eterna, al nostro bisogno di essere sempre all’altezza, alla necessitá di mostrarsi piú che di essere. Sono un grande fan di Bowie fin dall’adolescenza ed era un po’ che avevo voglia di rappresentarlo in una mia creazione e l’opportunitá è giunta grazie a Private Art Kirchberg. Così ho proposto il ritratto di Bowie in versione Aladdin Sane a Mr. Bob Kneip, il direttore dell’azienda omonima e grande collezionista di Pop Art, che si è detto subito entusiasta. Bowie è il camaleonte per eccellenza, un visionario estremamente attento alle nuove tendenze. Mi ha sempre ispirato, anche per la sua capacitá di riciclarsi e di cambiare senza però vendersi alle mode. Lui le mode le annusa da lontano e le crea. Non dimentichiamo poi che ha sempre giocato con il suo aspetto androgino, quindi entra di diritto a far parte della serie delle piú belle donne del mondo…».

Jorge Castro Gomez vicino al ritratto di David Bowie realizzato per la mostra “Passion, imagination and rock ‘n’ roll” organizzata da KNEIP per la sesta edizione di Private Art Kirchberg

Jorge Castro Gomez vicino al ritratto di David Bowie realizzato per la mostra “Passion, imagination and rock ‘n’ roll” organizzata da KNEIP per la sesta edizione di Private Art Kirchberg

N.M.: Negli ultimi anni hai abbandonato sempre i medium più “tradizionali” per lavorare con la plastica ed altri materiali di recupero come carta, tessere di puzzle ed altro. . . Come è avvenuta questa svolta?

J.C.G.: «In realtà ho sempre lavorato con materiali di recupero, anche se non in modo così diretto come ultimamente. Quando dipingevo ho spesso usato cartone e legno come supporto. Poco a poco è sorta anche la necessità di una riflessione su una societá basata su un consumo esagerato e irresponsabile: siamo circondati dalla superproduzione e facciamo sempre meno attenzione al fatto che la vita utile degli oggetti che usiamo si riduce sempre più velocemente. Spesso li eliminiamo ancora prima di averli sfruttati appieno. È un atteggiamento che mi preoccupa non solo per le ovvie conseguenze nefaste sull’ambiente, ma anche perché sento che si sta allargando ai rapporti interpersonali. Siamo sempre più sbrigativi nelle relazioni col prossimo, superficiali, poco attenti a quei piccoli particolari gentili e di educazione che facevano la felicità dei nostri nonni. Recuperando materiali che sono stati ridotti a spazzatura vorrei far capire l’importanza di saper offrire una seconda opportunità. Ho avuto la fortuna di tessere una rete di raccolta di tappi in tutta Europa grazie a amici e conoscenti. Mi piace pensare che un tappo che qualcuno ha riciclato per me in Italia sia andato a finire in un quadro che poi è partito per l’Australia: un bel viaggio per un oggetto semplice, di uso quotidiano e destinato a finire nella spazzatura».

Jorge Castro Gomez, Lana del Rey, 2014

Jorge Castro Gomez, Lana del Rey, 2014

N.M.: Tra i lavori più discussi di questa nuovo percorso, c’è il ritratto di Yulia Tymoshenko realizzato con dei soldatini di plastica…

J.C.G.: «Credo di poter affermare che è una delle mie migliori creazioni, o creature… Sono sempre attento all’attualità, perché penso che sia importantissimo per l’arte: a mio avviso l’obbiettivo di un artista è principalmente quello di esprimere le proprie sensazioni ed emozioni, il proprio punto di vista sulla realtà e sugli avvenimenti che lo circondano. Quando il gesto diventa piú importante del pensiero, ci si allontana dall’arte. Tymoshenko è una bella donna, oltre che un personaggio politico molto controverso e dalla forte presenza internazionale. Sono entrato in contatto con vari gruppi di attivisti ucraniani che mi hanno reso partecipe delle reazioni opposte provocate da questa figura politica nel suo Paese; alcuni la considerano un’eroina, altri invece la vedono piuttosto come un’opportunista, ma sicuramente non lascia nessuno indifferente. Per me è un simbolo di forza e di coerenza al femminile. Infatti ho voluto rappresentare il suo volto e la sua caratteristica treccia con migliaia di soldatini non armati, mentre lo sfondo blu del ritratto è creato con le truppe di tutti gli altri paesi belligeranti, armati fino ai denti».

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Nicola Maggi: Donne, cultura pop, potere, critica sociale… Quanto c’è dietro le colorate composizioni di Jorge Castro Gomez?

J.C.G.: «Ci sono senz’altro tutti gli artisti che ho scoperto lungo la mia formazione, ma anche il desiderio di apportare qualcosa di nuovo. Siamo in tanti, attualmente, a lavorare su materiali di recupero, ma non facciamo tutti le stesse opere, fortunatamente. Io mi sento vicino alla tendenza neopop per ragioni evidenti, pur cercando di aggiungere uno strato concettuale alla proposta della pop art. La serigrafia della lattina di zuppa Campbell’s sottolineava il consumismo con la ripetizione a catena dell’opera d’arte; io sto usando come materiale un prodotto che non solo è di consumo quotidiano, ma addirittura è già stato consumato perché relegato a spazzatura. Cerco di unire il concetto al supporto: le starlettes che ritraggo vorrebbero essere personaggi unici ma, nella maggioranza dei casi, purtroppo diventano dei veri e propri prodotti di consumo. Farne un ritratto con tappi riciclati è un modo per volgarizzare questo fenomeno. Non è che mi scandalizzi, anzi, volente o nolente faccio anch’io parte di questa società e sono un consumista, però sento il bisogno di fermarmi un attimo e di posare uno sguardo quanto piú innocente possibile sul nostro comportamento, forse perché ho tre figlie e comincio a rendermi conto che vorrei contribuire in qualche modo a regalare loro un’opportunità e che un miglioramento è possibile solo partendo da una profonda autocritica».

Le opere di Jorge Castro Gomez allestite all'interno della sede di KNEIP.

Le opere di Jorge Castro Gomez allestite all’interno della sede di KNEIP.

N.M.: Hai accennato agli artisti che ti hanno ispirato… tra questi c’è Gaudì, ma non è l’unico…

J.C.G.: «Gaudí è stato il primo. Mi ha sempre affascinato sapere che non faceva quasi mai progetti architettonici, che le sue idee geniali le cullava e le faceva crescere nella sua mente. Nel mio piccolo, anch’io seguo questo metodo perché per me la fase piú intensa del lavoro artistico è quella che precede la realizzazione fisica dell’opera. A volte passo settimane documentandomi, pensando a come svolgere l’idea nella realtà, anticipando eventuali ostacoli; quando mi sento pronto, passo all’azione. Ma da giovane sono stato davvero innamorato di Robert Combas e di Hervé Di Rosa, al punto da non voler acquistare neanche un libro su di loro, perché avevo timore di copiarli. Il loro stile colorato è rimasto insito nel mio modo di fare arte. La mia produzione scultorea è stata influenzata, invece, dalle rotondità di Botero e dall’enorme femminilità di Niki de Saint-Phalle. In generale, direi i grandi classici contemporanei della pop art, fra i quali Keith Haring e poi Basquiat che mi piace tantissimo perché l’ho sempre visto come la combinazione perfetta tra Warhol e Picasso: con la sua tecnica veloce è saputo uscire dalla semplicità del graffito per riempirlo di messaggi, ha sfruttato un supporto attualissimo per diffondere il suo punto di vista e la sua critica alla realtà».

N.M.: Dopo Art Kirchberg quali altri impegni ti attendono?

J.C.G.: «Guarda, sono appena stato contattato dalla curatrice della Fundación Frax para el Arte Contemporáneo, che mi ha proposto una mostra individuale in data da definire, per la primavera 2015 che si prospetta quindi molto intensa. Avró bisogno di rinforzare la mia rete di raccolta di tappi!».

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