Investire in arte: gli Indici di Mercato

Indici di mercato

Donald Thompson, autorevole economista inglese con la passione per l’arte, sostiene che sia impossibile non notare un prezzo alla preview di un’asta e quindi non farci condizionare da questo nel nostro giudizio su un’opera. Secondo Thompson, è il prezzo, infatti, il reale motore dell’arte contemporanea. Ma al di là dello sbalordimento che ci coglie ogni volta che telegiornali e quotidiani ci informano che un quadro o una scultura sono stati battuti all’asta per cifre iperboliche, è naturale che l’arte abbia un prezzo. E questo può essere considerato come il rapporto tra il suo valore commerciale e il suo valore qualitativo. Tale rapporto, però, fa emergere l’incongruenza che molto spesso si verifica tra il livello delle quotazioni e il livello di qualità di un’opera, basato su molteplici variabili tra cui il riconoscimento critico, la data, le dimensioni, il materiale. E proprio a causa del cospicuo numero di variabili, di cui alcune assolutamente non oggettive, risulta quindi difficoltoso paragonare i mercati cosiddetti omogenei a quello dell’arte, anche se in questi anni molti studi hanno cercato di comparare il rendimento ottenuto da un investimento in arte rispetto a quello raggiunto da asset azionari. Sintetizzando, in arte sono principalmente due sono i tipi di rendimento che interessano l’investitore: finanziario, misurato tramite il cambio del valore della moneta, e fisico, ovvero il dividendo estetico che viene misurato indirettamente dalla differenza tra il rendimento finanziario dell’opera d’arte e il rendimento ottenuto da altri segmenti più strettamente finanziari come le azioni e i titoli di stato. Per comprendere i prezzi di mercato e avvicinarsi ad un acquisto d’arte più consapevole, oggi i collezionisti possono consultare gli indici di mercato. Ma come funzionano? E, soprattutto, quali sono i più importanti ed affidabili? Vediamoli insieme.

 

A cosa servono gli Indici di mercato

 

Gli Indici di mercato sono fondamentali per capire l’andamento dei prezzi dei singoli artisti o dei diversi settori in cui si suddivide il mercato dell’arte. Seppure in modo imperfetto, il mercato è d’altronde l’unico strumento in grado di dare un valore monetario alle opere d’arte e gli Indici sono nati proprio con l’intento di rendere più trasparente un mercato dell’arte che, di per sé, è caratterizzato da grande opacità. Un obiettivo raggiunto solo in parte: tutti gli Indici, infatti, sono sempre parziali a causa della mancanza di una disponibilità completa dei dati di vendita. Di fatto, tutti prendono in considerazione solo il mercato delle aste senza poter far riferimento alle vendite in galleria e a quelle private. Al di là di tutto, però, rimangono un elemento fondamentale per avere dei valori di riferimento per i prezzi, per analizzare le tendenze di lungo periodo del mercato e per fare dei confronti tra l’andamento di questo particolare settore economico e il  mercato azionario, obbligazionario e immobiliare.

 

Come si calcolano gli Indici di mercato

Per redigere degli indici esistono differenti metodi che si possono riassumere come segue.

  • Il metodo dei testimoni privilegiati: un gruppo di esperti seleziona artisti e opere che, secondo loro, hanno una forte incidenza nella determinazione dell’andamento dei prezzi di mercato in asta e non solo. Gli indici creati utilizzando questo metodo risultano quindi essere molto soggettivi con il rischio di sopravvalutazioni o sottovalutazioni dei valori.
  • Il metodo dell’opera media: un’aggiornamento del metodo dei testimoni privilegiati che prevede l’aggregamento delle opere secondo criteri specifici (ad es. opere di artisti deceduti, dimensione, scuola ecc.). Anche in questo caso il risultato è estremamente soggettivo.
  • Il metodo della doppia vendita: si basa sul confronto del prezzo di acquisto con il prezzo di vendita. In tal modo è possibile capire come cresce il valore dell’opera. Gli indici realizzati con questo metodo non vanno bene per tutte le opere, ma solo per quelle con vendite ripetute.
  • Il metodo della regressione edonica: come spiega Alessia Zorloni nel suo L’economia dell’arte contemporanea, questo metodo «ipotizza che la dinamica del prezzo di un dipinto sia costituita dall’andamento complessivo del mercato aggiustato per l’effetto esercitato dalle numerose caratteristiche che identificano il dipinto stesso e lo rendono unico: artista, soggetto, materiale utilizzato, tecnica ecc.». Il problema di fondo nell’applicazione del metodo della regressione edonica è la grande difficoltà che si incontra nell’individuare tutte le caratteristiche artistiche rilevanti nella determinazione del prezzo.
  • Il metodo del dipinto rappresentativo: questo metodo parte dall’assunto che un dipinto sia un unicum in senso stretto e che, quindi, sia possibile solo la comparazione tra prezzi di una stessa opera. Viene utilizzato il valore medio della stima (quello centrale tra la minima e la massima) e il prezzo di aggiudicazione.

 

Gli indici più importanti

 

Attualmente, i due Indici fondamentali a cui si deve fare riferimento sono: The Mei/Moses Art Index e l’Art Market Research. L’indice Mei/Moses Art Index è stato creato nel 2001 dagli economisti newyorkesi Jian Ping Mei e Michael Moses con l’obiettivo di seguire i trend del mercato dell’arte. Il Mei/Moses rappresenta un sistema scientifico di indicizzazione dei prezzi dell’arte attraverso il monitoraggio  delle vendite ripetute di una stessa opera d’arte. Fa quindi riferimento al cosiddetto metodo della doppia vendita. Questo Art Index  è stato riconosciuto dalla famosa banca d’affari Morgan Stanley come uno dei dieci migliori indici del mondo e oggi viene utilizzato da importanti istituzioni finanziarie come AXA Group, Morgan Stanley, Fidelity, UBS, Citibank e Deutsche Bank. Il Mei/Moses Art Index, inoltre, viene pubblicato su centinaia di grandi media in tutto il mondo, tra cui: New York Times, Financial Times, Times, Forbes, The Wall Street Journal e Shanghai Securities News. Basato su un modello matematico e sulle teorie su cui si fonda la valutazione dell’arte, il Mei/Moses Art Index coniuga, così, il mondo della finanza con quello dell’arte. In altre parole, questo indice viene utilizzato per capire se il rapporto rischio-rendimento delle opere d’arte sia in grado di reggere il confronto con i tradizionali titoli finanziari come azioni e obbligazioni. Per assicurare la necessaria trasparenza del loro Indice, i due economisti si basano unicamente sui dati relativi alle vendite in aste pubbliche e il database si compone, oggi, delle informazioni pubblicate nei cataloghi di Sotheby’s e Christie’s di tutto il mondo per un periodo che va 1925 ad oggi per tutta una serie di categorie: Arte Americana (precedente al 1950), Arte del XIX Secolo e Old Master, Arte Moderna e Impressionisti, Arte del Dopoguerra e Contemporanea, Arte Sudamericana, Arte Inglese (precedente al 1950) e Arte tradizionale cinese. A ciascuno di questi settori, peraltro, è dedicato uno specifico Indice mentre quello complessivo è il cosiddetto All Art Index. Fino al 2007 l’indice si basava solo su un database proprietario che includeva unicamente le vendite ripetute avvenute nella aste statunitensi, in primo luogo quelle newyorchesi. A partire dal 2007, invece, la base dei dati si ampliata includendo l’Europa e la Cina. E questo grazie anche all’utilizzo dell’European Fine Art Database, creato dalla professoressa Rachel Pownall.  L’aggiornamento dell’indice generale è annuale, ma ogni sei mesi escono quelli relativi al World All Art Index e, trimestralmente, quelli di ogni singolo Indice di “categoria”.

La società inglese Art Market Research ha sviluppato, a partire dal 1985, una serie di indici che si basano sul genere e sull’artista. Gli AMR Index sono oggi 500 e sono universalmente riconosciuti come unità di misura definitiva del rapporto tra i prezzi e flussi del mercato dell’arte di tutto il mondo. Questi indici vengono oggi utilizzati da tutte le principali istituzioni artistiche e finanziarie come Christie’s, Sotheby’s, British Inland Revenue e la Federal Reserve Bank of New York. Oltre ad essere pubblicati su importanti testate come The Financial Times, The Sunday Times, The Wall Street Journal, The Economist, Businessweek, Handelsblatt o The Art Newspaper. Gli abbonati possono selezionare i propri parametri come la moneta, il segmento di mercato e in base a ciò ottenere un indice personalizzato e rappresentano, in questo senso, una guida unica sia per gli acquirenti che per i venditori d’arte e non solo. Grazie a questo sistema, oggi è possibile creare oltre 100.000 Indici che mostrano i trend di mercato per un’ampia tipologia di oggetti da collezione che va dagli Italian Old Masters agli Impressionisti Francesi, passando per i Vini d’Annata, i gioielli Art Deco e i Memorabilia Pop. Ogni indice appare, peraltro, subito completo di grafici e di analisi statistiche rendendo molto semplice la sua interpretazione.

Non sono poi da tralasciare gli Indici di ArtPrice, leader mondiale sul mercato dell’arte le cui banche dati contengono più di 30 milioni di risultati di aggiudicazione e Indici che coprono più di 570.000 artisti in tutto il mondo.  Grazie a varie tipologie di ricerche personalizzate è possibile conoscere i risultati d’asta per ogni singolo artista e poter estrapolare una serie di informazioni dettagliate circa il numero di opere andate in asta e di quello che presenti nei cataloghi delle aste future; i suoi trend di mercato a livello di andamento dei prezzi, fatturato, ripartizione geografica,record e tasso di invenduti. Artprice aggiorna e arricchisce i suoi database costantemente grazie alle informazioni di 4.500 case d’asta e pubblica un flusso costante di notizie sulle tendenze del mercato dell’arte per le più importanti agenzie di stampa mondiali e conta circa 7.200 pubblicazioni sulla stampa internazionale. Inoltre, per mantenere informati i propri utenti sulle ultime tendenze del mercato dell’arte pubblica ogni settimana articoli online nella sezione ArtMarketInsight. Periodicamente pubblica, infine, anche dei rapporti sul mercato dell’arte. Artprice è quotata su Euronext Paris SRD L.O. Un database simile ad ArtPrice, è poi quello di Artnet che contiene circa 10 milioni di risultati d’asta a partire dal 1985 e copre una rete di 1700 case d’asta. Anche Artnet offre ai suoi clienti un servizio di informazione molto qualificato sui trend del mercato.

Sono poi da citare: MPS Art Market Value Index, redatto dal Monte dei Paschi di Siena con una cadenza semestrale. Sintetizza il risultato delle opere d’arte vendute nel mondo dalle maggiori case d’asta e analizza quelle degli ultimi 5 anni. Quattro sono le macro-regioni interessate: USA, Regno Unito, Europa e Asia; AMI Art Market Index, costruito tramite il metodo dell’osservazione media con l’obiettivo di calcolare il valore e il rendimento del dipinto medio commercializzato in ogni seduta d’asta, in uno specifico mercato e l’Equivalent sales index, uscito per la prima volta il 14 dicembre 2006: nato dalla collaborazione tra ArsValue e Unicredit, questo indice permette di realizzare delle analisi esaustive e attendibili circa l’andamento delle quotazioni del mercato italiano e dei suoi artisti. Vengono redatti tre diversi indici per ogni artista: un indice delle classi dimensionali, ottenuto mediante aggregazione delle rivalutazioni semestrali delle opere di ogni classe dimensionale, per singola tecnica pittorica e per artista; un indice delle tecniche pittoriche, ottenuto mediante l’aggregazione delle performance semestrali dei singoli indici di classe dimensionale pesati per i controvalori aggiudicati di ogni classe dimensionale, per singolo artista; un indice dell’artista ottenuto mediante l’aggregazione delle performance semestrali dei singoli indici delle tecniche pittoriche pesate per i controvalori aggiudicati di ogni tecnica pittorica. Infine sono stati individuati i 50, 100 e 200 artisti più rappresentativi del mercato i cui indici, aggregati con metodologia “equally weighted”, hanno dato vita agli “Indici del mercato italiano dell’arte moderna e contemporanea”: UPB-ArsValue 50, UPB-ArsValue 100 e UPB-ArsValue 200.

Infine, va citata ArtTactic: compagnia fondata a Londra nel 2001 che si occupa di ricerca di mercato e advisory, elabora e analizza le informazioni pubbliche disponibili riguardo particolari artisti e i loro lavori, includendo risultati d’asta, esposizioni e collezioni. Produce una classifica di rischio e pubblica una mappatura del livello di “fiducia” sul mercato basata su indagini periodiche condotte su un panel di 200 collezionisti, galleristi ed esperti del settore. Oltre ai rapporti periodici su specifici segmenti di mercato, artisti o aree mercato, da qualche anno ArtTactic pubblica, assieme a Deloitte, l’unico report dedicato ad Arte&Finanza, mentre con Hiscox realizza annualmente una rapporto sul commercio online di opere d’arte.

 

2 Commenti

  • armellin ha detto:

    Aggiungerei : l’Indice di autocritica dell’artista che porta alla quotazione base fatta dall’artista e che non può venire ignorata. Gli economisti puri sono totalmente fuori dal processo creativo e non possono capire nulla del reale valore dell’opera realizzata, ci speculano sopra senza capire altro se non le cifre di vendita, conta quel che si vende, vince chi vende di più o chi la da meglio, il solito mercato delle puttane mascherato da statistiche sofisticate…SA

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Interessante contributo. Gli economisti puri che elaborano questi indici non sono mossi da desideri speculativi. Quelli sono dietro, semmai, alcuni risultati d’asta. Il problema grosso, più che altro, è che questi indici tengono conto, per forza di cose, solo delle vendite in asta e quindi danno una visione parziale (troppo) del mercato. Ma rimangono comunque un utile punto di riferimento per capire l’andamento dei prezzi. Si tratta di strumenti che guardano all’arte dal punto di vista, ovviamente economico. Poi c’è l’opera in sé, che è un altra storia. Per cui si possono trovare lavori bellissimi di artisti meno noti a livello internazionale che hanno prezzi bassi e “croste” di star del mercato che volano a cifre incomprensibili. Storia dell’arte e Mercato viaggiano a braccetto, ma non sono mai la stessa cosa anche se rappresentano, da sempre, le due facce della stessa medaglia.

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