Viaggio tra presente e futuro dell’arte contemporanea

Anna Ferrino, presidente della Fondazione per l'Arte CRT

Il mercato dell’arte sta attraversando un momento storico caratterizzato da incertezze e flessibilità. Le principali incognite riguardano principalmente l’evoluzione dell’emergenza sanitaria, la quale ha messo a dura prova sia gli operatori del settore artistico, sia i collezionisti, gli esperti o i semplici appassionati d’arte, abituati a fare parte di un mondo fondato sull’esperienza “in presenza”.

Allo stesso tempo, il prolungarsi dell’emergenza ha richiesto una maggiore flessibilità soprattutto sul lato dell’offerta, con operatori e professionisti del settore impegnati a cercare sempre nuove soluzioni per tenere vivo il mercato, affidandosi alle piattaforme virtuali, per mantenere l’attenzione di collezionisti e investitori. Con riferimento invece alla domanda, anche i collezionisti e gli appassionati si sono dovuti adattare alla digitalizzazione, al fine di mantenersi attivi nelle attività di fruizione, ricerca e acquisto di beni da collezione.

Al fine di comprendere meglio l’andamento del mercato dell’arte e la sua possibile evoluzione, abbiamo intervistato Anna Ferrino, neo Presidente della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT.

La Fondazione è stata costituita nel 2000 dalla Fondazione CRT per arricchire e valorizzare il patrimonio culturale e artistico di Torino e del Piemonte, attraverso due principali linee di azione: l’acquisizione di nuove opere d’arte a disposizione del pubblico e la realizzazione di progetti per lo sviluppo, il rafforzamento e l’efficienza dell’intero sistema culturale per avvicinare all’arte contemporanea ad un pubblico sempre più vasto e diffuso.

 

Andrea Savino: Presidente Ferrino, quali sono le sue sensazioni alla guida della Fondazione per l’Arte Moderna e contemporanea CRT?

Anna Ferrino: «Per prima cosa ammetto di essere molto felice in quanto da anni sono appassionata d’arte e trovo sia una grande fortuna poter coniugare lavoro e passione. E poi sono assolutamente onorata e orgogliosa in quanto questa Fondazione è nata grazie ad una intuizione rivoluzionaria da parte di Fondazione CRT in un momento in cui a Torino iniziava a svilupparsi un sistema dell’arte contemporanea, ed è riuscita a radicarsi sul territorio proponendosi nel ruolo di coordinatore e connettore tra realtà molto diverse ma con obiettivi comuni, ruolo spesso assente in Italia. Oggi indubbiamente gode di un ottimo posizionamento a livello locale, nazionale ed internazionale, oltre che di un’ottima rete di relazioni con gli stakeholders della filiera».

 

A.S.: Il 2021 dell’arte è un anno sospeso per il mondo dell’arte: dopo mesi di chiusure ecco le prime riaperture delle fiere e delle mostre. Cosa si attende per i prossimi mesi?

A.F.: «Penso che in generale sia indispensabile riportare le persone in presenza; stiamo registrando flussi rallentati in ogni settore, e i musei naturalmente non ne sono esenti. Certo era prevedibile e i contingentamenti non sono d’aiuto, ma ora è quanto mai cruciale che le persone tornino ad avere il desiderio di vivere i luoghi di cultura con serenità dopo oltre un anno di fruizione di contenuti digitali. La contaminazione con la modalità virtuale ha senz’altro consentito di raggiungere pubblici nuovi e differenti da quelli di prossimità, ma l’esperienza fisica non è in alcun modo sostituibile».

 

A.S.: Nella pandemia i contenuti digitali hanno permesso di mantenere un contatto con il proprio pubblico e gli appassionati di arte. Pensa davvero che il futuro possa essere digitale?

A.F.: «Come anticipato nella risposta precedente, non penso assolutamente che il futuro potrà essere del tutto digitale, semmai assisteremo sempre più ad una integrazione tra online e offline perché il Covid ha dato una accelerata ad un processo che diversamente avrebbe impiegato anni a svilupparsi e che senz’altro consente di ampliare la propria target audience, tuttavia, come detto, non si potrà mai rinunciare all’esperienza fisica».

 

A.S.: La Fondazione ha tra i suoi obiettivi la tutela, promozione e valorizzazione dell’arte moderna e contemporanea quale fattore di sviluppo sociale ed economico. Quali sono le strategie per avvicinare i giovani all’arte contemporanea?

A.F.: «Sicuramente l’arte contemporanea può essere molto interessante per un target giovane per la pluralità di media che utilizza e per la sua capacità di interpretare i fenomeni sociali. C’è però un problema di comprensione e di strumenti di lettura, motivo per cui che da sempre la Fondazione per l’Arte, così come Fondazione CRT, si impegna a promuovere e sostenere progetti di educazione e formazione diversificati in relazione al target che intendono raggiungere, per avvicinare il pubblico a questo linguaggio spesso considerato ostico e respingente.

Ecco allora la nascita delle Domeniche in Festa alle OGR, a cura del network ZonArte, dedicate al pubblico dei bambini e delle loro famiglie piuttosto che OGR Public Program, un progetto di formazione gratuito che, attraverso contenuti divulgativi e multidisciplinari ma coerenti con il mondo dell’arte, è in grado di coinvolgere pubblici molto diversi, favorendo anche lo sviluppo delle così dette soft skills, spendibili da un pubblico più giovane nella vita quotidiana e soprattutto in quella professionale».

 

A.S.: Ultima domanda: disponente di una collezione di 870 opere e 300 artisti per un investimento complessivo di oltre 40 milioni di euro. Avete delle richieste per il legislatore per rendere più efficiente il settore dell’arte contemporanea?

A.F.: «Ogni sistema culturale per crescere ha bisogno di risorse economiche, il Piemonte è particolarmente fortunato in quanto può contare su due fondazioni di origine bancaria molto forti (Fondazione CRT e Compagnia di Sanpaolo) che investono sul proprio territorio. Tuttavia siamo ancora molto indietro sulla capacità di attrarre capitali privati a sostegno delle istituzioni culturali poiché il legislatore, che ha perso quasi del tutto la sua capacità erogativa, non ha ancora messo a punto quegli incentivi fiscali che in altri paesi (soprattutto quelli anglosassoni) agevolano il processo».