Investire in Arte: il punto della situazione

L'opera 'One Dollar Bill (Silver Certificate)' di Andy Warhol all'interno del caveau di Sotheby's che l'ha battuta a giugno per 32.6 milioni di dollari.
L'opera 'One Dollar Bill (Silver Certificate)' di Andy Warhol all'interno del caveau di Sotheby's che l'ha battuta a giugno per 32.6 milioni di dollari.

Collezionare e investire in arte hanno gli stessi valori? Un collezionista può essere anche puro investitore? Roland Berger, consulente aziendale, afferma che «la probabilità di perdere soldi con l’arte è massima se con l’arte si vuole principalmente guadagnare». Chi mira, come prima cosa, al guadagno dovrebbe quindi investire in altri mercati. Eppure, in questi anni, l’arte è diventata per gli investitori un’alternativa molto interessante – rispetto ad azioni, immobili e oro – che permette la diversificazione del portafoglio personale, garantendo in certi casi degli investimenti sicuri a medio-lungo termine. E l’idea dell’investimento in arte sta contagiando tanto il collezionista di lungo corso quanto l’appassionato d’arte che spera di tutelare i propri risparmi comprando delle opere d’arte. Per questo, credo sia necessario fare un po’ di chiarezza sulle reali opportunità dell’investire in arte e come (e se) l’idea dell’investimento può conciliarsi con quella di collezionismo, nel senso più “nobile” del termine. (Leggi -> Collezionisti, Investitori e Speculatori)

 

Un occhio all’arte e uno all’investimento

 

Il mercato dell’arte, specialmente quello relativo alle opere contemporanee, è in continua espansione e questo boom riflette soprattutto il decremento degli investimenti nei mercati finanziari, tanto che 88% delle banche considera oggi l’arte un focus strategico che comincia ad incidere in maniera sempre più sostanziosa sulla gestione del patrimonio dei propri clienti. E questo sia che si parli di servizi alle famiglie che di private banking, a conferma di come arte, valori economici e finanziari si stiano intrecciando sempre di più e di come questi ultimi assumano sempre più importanza nel mondo del collezionismo d’arte. I dati divulgati dall’ultima edizione dell’Art & Finance Report di Deloitte /ArtTactic, d’altronde, parlano chiaro: il 76% dei collezionisti sostiene di acquistare arte per passione, ma con un occhio anche al possibile ritorno economico. E’ minima, invece, la percentuale di coloro che dichiara apertamente di acquistare arte per puri intenti d’investimento (3%).

I motivi che guidano i collezionisti nell'acquisto di opere (Fonte: Art & Finance Report 2014)

I motivi che guidano i collezionisti nell’acquisto di opere (Fonte: Art & Finance Report 2014)

Ma un collezionista che raccoglie attorno a sé opere d’arte per puro piacere edonistico, per motivi emotivi personali, è in grado di vedere un’opera d’arte come un possibile investimento? Forse al collezionista manca quella vena di scetticismo tipica dello “speculatore” e, forse, l’indole romantica di un appassionato non consente di separarsi dalle opere per mera convenienza economica.  Un modo per conciliare le due figure però esiste, almeno stando a quanto sostiene Claudio Borghi, economista ed editorialista del Giornale e autore del libro Investire nell’Arte (Sperling & Kupfer, 2013). Borghi, infattiafferma che l’arte sia ormai diventata di moda, ma che vi sia ancora una certa riluttanza, specialmente in Italia, ad accostare i settori dell’arte e dell’economia quasi si tema di svilirne la natura, associandola a logiche finanziarie. I “facili” guadagni – prosegue – si possono raggiungere solo con il talento, la preparazione, il tempismo e soprattutto la passione. Borghi, dunque, sostiene che coloro che decidono di investire in arte debbano per forza esserne appassionati.

 

Quanto rende investire in arte?

 

L’obiettivo di ogni risparmiatore è quello di raggiungere un buon rendimento dai propri investimenti, sostenendo il minor rischio possibile. Ma quando rende investire in arte? Se si sommano assieme i ritorni economici degli investimenti nel mercato dell’arte, comprendendoli in una forbice temporale che va dai 5 ai i 10 anni, la stima risulta essere il 4%. Leggermente inferiore, dunque, alla resa di ad altri asset class, come il vino e le equity. Rispetto al mercato finanziario, però, l’arte può produrre alte rate di interesse. Un esempio, sicuramente raro, è la vendita da parte di Eric Clapton dell’Abstraktes Bild (809-4) di Gerhard Richter avvenuta nell’ottobre 2012 da Sotheby’s. L’opera, datata 1994 e acquistata dal musicista nel 2011 per 3.4 milioni di dollari, fu battuta per 21.3 milioni di sterline. Il tasso annuo di investimento, in questo caso, risulta del 23%. (Leggi -> Mercato: il Richter di Eric Clapton incanta Londra)

Sotheby's, un momento della vendita dell'Abstraktes Bild (809-4) di Gherard Richter

Sotheby’s, un momento della vendita dell’Abstraktes Bild (809-4) di Gherard Richter il 12 ottobre 2012

Un altro esempio è la vendita, nel 2007 da Christie’s, da parte di Hugh Grant, della Liz di Andy Warhol a 23.7 milioni di $: 8.7  milioni in più rispetto a quelli pagati dall’attore inglese nel 2001 per il suo acquisto. Secondo i consulenti di Art Investment, 100 € investiti in arte nel 2000, in soli 7 anni sono diventati 157 €. Il ritorno economico di un investimento in arte, dunque, risulta essere mediamente del 5.8% e per l’arte contemporanea addirittura il 9.8%. Questo perché il contemporaneo ha margini di crescita sicuramente superiori agli Old Master. Anche se, la natura volatile dell’arte contemporanea la fa essere difficilmente controllabile. E questo, in particolare, quando si parla dei cosiddetti ‘flip’ artist ossia quei giovani emergenti i cui lavori vengono acquistati solo allo scopo di rivenderli rapidamente nella speranza di un rapido e alto profitto, cioè per motivi prettamente speculativi. In questi casi le oscillazioni di mercato  sono a fatica calcolabili e ci troviamo davanti a bolle speculative che, come visto nell’articolo di martedì, sono destinate a scoppiare. (Leggi -> Aste: se il mercato dice “basta” ai giovani super quotati)

Le Top 5 degli artisti che, nei primi 6 mesi del 2015, hanno fatto registrare i migliori e i peggiori "risultati" in termini di investimento. (Fonte: Skate's )

Le Top 5 degli artisti che, nei primi 6 mesi del 2015, hanno fatto registrare i migliori e i peggiori “risultati” in termini di investimento. (Fonte: Skate’s )

Il discorso è ben diverso, invece, quando si parla di opere di artisti storicizzati – come nei citati casi di Richter o di Warhol -, per le quali i margini di rischio sono decisamente più bassi, tanto che in questi casi si parla di blue-chip artist, termine mediato dal linguaggio borsistico e che sta ad indicare quegli artisti il cui valore di mercato è stato deciso attraverso anni  di vendite consistenti e confermato dai passaggi nelle principali aste internazionali. E, parlando di singole opere, è bene anche ricordare che il valore è determinato anche da parametri come la provenienza, ossia la minore o maggiore importanza della collezione che l’ha custodita fino a quel momento. (Leggi -> Le “qualità” dell’opera d’arte)

 

L’investimento migliore è la collezione

 

Nel campo artistico, dunque, la miglior concretizzazione di un progetto di investimento in arte è la collezione. È un dato di fatto. La maggior parte del payoff dell’investimento in arte si ottiene dal dividendo estetico al quale si somma spesso il piacere della ricerca e dell’acquisto. Una raccolta di opere offre vantaggi oggettivi oltre al tempo che vi si dedica nel darle forma. Ad esempio, se un’opera appartiene a una collezione prestigiosa si vede automaticamente aumentare di prezzo. La crescita del prestigio, inoltre, arriva se l’opera annovera esposizioni in importanti istituzioni e gallerie. Da non sottovalutare le economie di scala nella gestione accessoria come la tutela e la conservazione che hanno un abbattimento di costi se si tratta di una collezione anziché di un’opera singola. Oltre al fatto che una collezione di pregio si può mettere insieme anche partendo da budget più limitati di quelli necessari ad acquistare opere di artisti come Gerhard Richter o Andy Warhol. L’idea, quindi, di investire nel creare una raccolta che abbia un tema, che rispecchi gli interessi del collezionista è un investimento, anche a livello economico, maggiore rispetto all’acquisto e all’immediata rivendita di una singola opera per mere motivazioni economiche. L’arte, rispetto ad ogni altra forma di investimento tradizionale, permette al possessore di fruire esteticamente dell’opera. Il piacere di appendere un quadro alle pareti di casa e di poterlo contemplare è sicuramente superiore rispetto a possedere il certificato di un titolo azionario o di un fondo d’investimento.

8 Commenti

  • Stefano Armellin ha detto:

    E brava Cecilia, apriamo una parentesi per dire ai lettori che il primo collezionista é l’artista che produce le sue opere, quindi sa cosa vuol dire fissare un prezzo base e, nel tempo, la sua Collection personale, come nel mio caso, diventa Fondazione, il solo ente in grado di certificare l’autenticità dei pezzi per il futuro. Non credo di essere l’unico. Non ho bisogno di vendere ma se devo vendere é per fare un record. Nella mia Fondazione siamo interessati ai contenuti, e principalmente a garantire il livello del Capolavoro, un prodotto assai raro ma il solo in grado di portare avanti la Storia Universale dell’Arte. The Opera Collection dal 1983, http://armellin.blogspot.com

  • Antonio Geirola ha detto:

    purtroppo appartengo ancora a coloro che amano il proprio idioma, e rispettano determinate regole:vedere all’inizio di un articolo un errore-orrore come l’apostrofo in “un’uomo”, mi rende fortemente perplesso circa la validità del successivo contenuto; chiedo scusa, forse sarò giudicato banale o non so cosa, ma …tant’è. Antonio Geirola

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Mi scuso per il refuso che non è colpa dell’autrice del pezzo, ma mia: i titoli nascono sempre in redazione. Abbiamo provveduto a correggerlo. Mi spiace se questa svista ha urtato la sua sensibilità. Cerchiamo di non commetterne, ma siamo esseri umani.

      • Stefano Armellin ha detto:

        Un uomo, ecco senza apostrofo e senza gesti sessisti, caro Geirola, simpatica la vostra osservazione quando abbiamo un Senato della Repubblica che ormai comunica solo con simboli genitali, secondo Lei costoro sono uomini ?

        • Antonio Geirola ha detto:

          Gentilissimo Stefano, mi sono già scusato per l’eccessiva pignoleria con Nicola Maggi, al quale non ho mancato di esternare la mia grande ammirazione per il lavoro pregiato ed insostituibile che compie nel campo dell’arte e quindi della cultura; lo faccio anche con lei. Per quanto riguarda i politici, già ho scritto altrove che occorre istituire un bando di concorso per trovare un neologismo appropriato per questa classe indefinibile di individui,che disonorano un vocabolo che dovrebbe significare dialogo di civiltà, di contenuti, di valori..al servizio degli altri, e non per metterlo …”a quel servizio” agli altri( mi si scusi il linguaggio); non sono uomini, ma poveri impotenti ubriachi del potere al quale sono pervenuti non certo per nobili qualità. Per motivi di lavoro e personali, ho avuto ed ho modo di frequentarne alcuni, e posso garantire che quando( raramente) se ne trova qualcuno onesto, questi è il maggior sostenitore di queste convinzioni, ed è di solito un gran signore..
          Antonio Geirola

  • Antonio Geirola ha detto:

    ovviamente mi riferivo ad un’occhio

  • Antonio Geirola ha detto:

    Seguo da sempre il suo lavoro, che in più di una volta mi è stato di aiuto, (essendo io un operatore del settore), ed ho per lei una grandissima stima; sono pertanto io a scusarmi per l’eccessiva pignoleria, ma penso, che, data la sua indubbia correttezza, tutto sommato non me ne abbia; colgo l’occasione per chiederle se le possono interessare segnalazioni di eventi, artisti emergenti, opere inedite e quant’altro sia in relazione con il mondo dell’arte, ed in caso affermativo, con quali modalità effettuare le comunicazioni.

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Ci mancherebbe! Ogni segnalazione ci aiuta a migliorarci nel nostro lavoro che, mi preme sottolinearlo, svolgiamo tutti per pura passione e non per guadagno. Le segnalazioni mi interessano moltissimo. Le mando una email con tutti i miei contatti così possiamo aprire una “linea diretta”.

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