Musei Privati: l’Italia è al 2° posto in Europa

Musei Privati - La collezione Lauro all'interno del Giardino dei Lauri a Città di Castello (PG)
La collezione Lauro all'interno del Giardino dei Lauri a Città di Castello (PG)

Dal Garage Museum di Mosca alla milanese Fondazione Prada, nel mondo sono 317 i musei privati, il 70% dei quali è nato dal 2000 ad oggi. Un fenomeno in costante crescita e che nasce non solo dalla volontà di esporre la propria collezione d’arte, ma soprattutto per supportare il panorama artistico nazionale. E se la Cina e il Medio Oriente sono le aree più dinamiche in termini di apertura di musei privati, anche il vecchio continente si difende bene, con la Germania terza in classifica (42 musei) e l’Italia che si colloca al quinto posto con 19 realtà. E’ quanto emerge dal Private Art Museum Report 2016 di Larry’s List, il primo studio globale su questo fenomeno e che indaga un particolare gruppo di collezionisti: quelli che hanno deciso di rendere la propria collezione pubblica e fisicamente accessibile. I musei privati sono aumentati esponenzialmente negli ultimi anni e un quinto dei musei censiti nel rapporto è nato, infatti, negli ultimi cinque anni. Una realtà, quella studiata dal Private Art Museum Report, che oggi rappresenta una piattaforma indispensabile per le mostre e per l’educazione artistica, tanto da aver superato le istituzioni pubbliche in termini di qualità delle opere esposte e di influenza sul panorama artistico internazionale. Un altro dato interessante che emerge dal rapporto di Larry’s List è il fatto che il 20% delle collezioni conservate nei 317 musei privati del mondo annoverano artisti italiani.

 

L’Italia dei musei privati

A differenza di quanto accade in altri Paesi, in Italia i musei privati non si concentrano in poche città, ma sono diffusi un po’ su tutto il territorio. Principalmente nel centro-nord, ma non mancano realtà importanti neanche al sud. Questo fa sì che al quinto posto a livello globale come Nazione non corrisponda una presenza italiana nella TOP 10 delle città che ospitano più realtà museali private.

La mappa dei musei privati italiani censiti dal Private Art Museum Report di Larry's List

La mappa dei musei privati italiani censiti dal Private Art Museum Report di Larry’s List

Oggi in Italia sono attivi 19 musei privati, pari al 6% di quelli esistenti nel mondo. Un numero inferiore a quelli realmente esistenti, ma dovuto alla metodologia utilizzata per questo censimento che prende in considerazione solo i musei fondati da collezionisti di arte contemporanea ancora viventi. Al di là di questa nota, già con questo dato parziale il nostro Paese, dopo la Germania, è la Nazione europea che ne conta di più. Un 7% delle realtà italiane censite è nato tra il 1951 e il 1969, ma il vero boom lo si registra solo a partire dal nuovo Millennio. Se il 20% dei nostri musei privati è nato, infatti, tra il 1991 e il 2000, sono addirittura il 67% quelli che hanno aperto tra il 2001 e il 2010. Mentre il restante 7% ha visto la luce a partire dal 2011. Un fenomeno importante, quello dei musei privati nel nostro Paese,  che ha preso le mosse, in primo luogo, dalla necessità di colmare il vuoto lasciato dal settore pubblico per quanto riguarda la documentazione e la promozione dell’arte contemporanea. Ma anche per sopperire alla mancanza di spazi dedicati alla produzione artistica di oggi. Una carenza che, fino agli anni Duemila, rappresentava per il nostro Paese un vero e proprio primato negativo in Europa. Basti pensare che il MAXXI ha aperto i battenti solo nel 2009.

Quando sono nati i musei privati italiani. Fonte: Private Art Museum Report

Quando sono nati i musei privati italiani. Fonte: Private Art Museum Report

Oltre ad avere un ruolo preminente in questo particolare ambito, l’Italia si colloca oggi anche al 9° posto, a livello internazionale, per il numero di collezionisti. La maggior parte di quelli che oggi hanno un museo privato, ha iniziato a collezionare negli anni Novanta (42%). E tra gli artisti più presenti nei musei privati italiani troviamo: Maurizio Cattelan (32%), Thomas Ruff (26%), Damien Hirst (26%), Carl Andre (26%), Michelangelo Pistoletto (26%), Olafur Eliasson (26%), Giovanni Anselmo (21%), Luciano Fabro (21%), Roberto Cuoghi(21%) e Bruce Nauman (21%).

Un’offerta di qualità ma affetta da “nanismo”

 

Se si escludono grandi realtà come la Fondazione Prada, la Collezione Pinault e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, i musei privati italiano sono molto più piccoli dei loro corrispettivi internazionali. Mediamente, infatti, questi musei hanno una superficie espositiva di 2.400 mq, ben al di sotto della media mondiale: 3389 mq. Nell’80% dei casi vi lavorano meno di 5 persone e, ancora, l‘80% delle realtà censite, ha a disposizione meno di 100.000 dollari all’anno per le loro attività. Il restante 20%, invece, può contare su un budget annuo tra 1 e 5 milioni. Oltre a ciò, solo il 18% di queste realtà presenta uno shop e i servizi di ristorazione sono presenti nel 25%. A differenza dei musei pubblici, sono tutte realtà che pesano, a livello economico, solo sulle possibilità dei loro fondatori e non sono pensate per generare profitto.

 

I 19 musei privati italiani censiti

 

Il rapporto stilato da Larry’s List attribuisce all’Italia 19 musei privati di arte contemporanea. Un numero, come detto, decisamente inferiore a quelli realmente attivi nel nostro Paese, ma che ci consente una interessante mappatura che va da Venezia, la città che ne conta di più (3), a Catania (1). Individuare quelli censiti non è semplice, perché il Report ne nomina solo alcuni. Troviamo Palazzo Grassi, Punta della Dogana –  entrambi della Collezione Pinault – e Ca’ Corner della Regina (Fondazione Prada) a Venezia; mentre a Roma (2) hanno sede la Nomas Foundation, fondata nel 2008 dai collezionisti Stefano e Raffaella Sciarretta, e presumiamo la Fondazione Giuliani, fondata nel 2010 dai collezionisti d’arte contemporanea Giovanni e Valeria Giuliani. In realtà quest’ultima, come si legge anche nel sito, è “un’entità distinta dalla Collezione Giuliani” a cui si ispirano però le mostre organizzate. E se a Milano e Torino le realtà censite sono sicuramente  la Fondazione Prada e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, decisamente chiaro da decifrare è il dato relativo ai musei privati presenti nei centri minori: la Collezione La Gaia di Busca (CN) dei collezionisti Bruna e Matteo Viglietta;  l’Alt di Alzano Lombardo, creato da Tullio Leggeri e Elena Matous Radici; la Fondazione Vignato per l’Arte nata a Vicenza nel 2005 dall’iniziativa dei fratelli Giuseppe e Costantino Vignato; l’Art Park di Verzegnis con la collezione di Egidio Marzonala; la Fondazione Pier Luigi e Natalina Remotti di Camogli (GE); la Collezione Nunzia e Vittorio Gaddi di Vorno (LU);  la Collezione Gori di Santomato (PT), con la più importante raccolta di arte ambientale d’Italia messa insieme da Giuliano Gori; il Castello di Ama in Provincia di Siena con la collezione di Lorenza Sebasti e Marco Pallanti; il Giardino dei Lauri di Città della Pieve (PG) dove è esposta la collezione di Angela e Massimo Lauro; la Fondazione Antonio Morra Greco di Napoli e, infine,  la Fondazione Brodbeck  di Catania, inaugurata nel 2007 e che conserva al suo interno la collezione di Paolo Brodbeck.

 

4 Commenti

  • Un articolo molto interessante che mi ha permesso di conoscere realtà a me ignote.

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Grazie. In effetti ha ragione ed è incredibile come certe realtà italiane possano essere conosciute all’estero ma ignote a noi italiani. E nel report, per il taglio che hanno gli hanno dato, ne mancano anche tante altre che fanno un ottimo lavoro ma di cui si sente sempre poco parlare se non sulle riviste specializzate. E’ un peccato.

  • armellin ha detto:

    Maggi costoro non fanno testo. Conosco tutte queste realtà, consentimi un po’ di critica d’arte seria. E’ scoppiata la moda, si vede dal grafico, dove chi ha qualche euro che avanza lo caccia nello snob della collection, che poi si espongano artisti mediocri come Cattelan poco importa. Serve trovare una giustificazione fiscale, la vera cultura é accidentale, gli artisti veri, emergenti, restano sommersi e possono continuare a morire di fame, a questi collezionisti non importa. Importa una certa immagine patinata, ma dalle cifre citate si muove anche poco. Pinault é stato più volte in rosso e fra tutti é il più potente, gli altri non fanno testo. Questo ovviamente é solo il mio parere. (Nota: la critica d’arte non intende offendere nessuno, rispetto il lavoro di tutti). SA

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