Kounellis alla Monnaie di Parigi: l’Arte Povera nella fucina del denaro

La recente esposizione dedicata dalla Monnaie di Parigi a Jannis Kounellis (11 marzo-30 aprile 2016) ha permesso di ripercorrere l’intera carriera di uno dei principali artisti del dopoguerra italiano, tra storia e mercato dell’arte.

 

Jannis Kounellis in breve

 

Jannis Kounellis (Il Pireo, Grecia, 1936) vive a Roma dal 1956, dove si è trasferito a vent’anni per seguire i corsi dell’Accademia di Belle Arti sotto la guida di Toti Scialoja. A tale periodo risalgono le prime esposizioni presso le gallerie La Tartaruga, Arco d’Alibert e L’Attico: proprio in quest’ultima celeberrima diventerà l’esposizione di 12 cavalli vivi (1969), ove gli animali ritraendo se stessi vengono a sconvolgere la tradizione figurativa accademica e a rendere ancor più vitale un ambiente romano che in quegli stessi anni andava sviluppando numerose ricerche d’avanguardia con artisti del calibro di Ceroli, Schifano,  Festa e Lo Savio.

Alle prime opere su tela, nelle quali l’uso di caratteri tipografici ridotti ai minimi termini ed astratti dal loro contesto originario allude ad un linguaggio ormai frantumato dall’emergere dell’arte concettuale, l’artista ha fatto seguire negli anni meditate ricerche sull’uso di materiali quali il carbone, la juta o il ferro che hanno condotto Germano Celant ad inserire Kounellis all’interno del gruppo Arte Povera. Tale scelta critica non ha comunque impedito all’artista di continuare a definirsi «pittore romano», considerando anche la sua passione per la tradizione pittorica italiana, da Tiziano e Caravaggio fino a Fontana.

Fin dal 1972 ha partecipato a svariate edizioni della Biennale di Venezia e a tre Documenta di Kassel (1972, 1977, 1982). Le sue opere si trovano nelle collezioni dei principali musei internazionali: MOMA, Centre Pompidou, Tate Modern, Centro de Arte Reina Sofía…

 

BRUT(E) – Jannis Kounellis: la mostra

 

La Monnaie di Parigi, storica istituzione consacrata alla fabbricazione di monete e medaglie  che ha negli ultimi anni elaborato una fitta serie di avvenimenti culturali, ha dedicato una importante retrospettiva a Jannis Kounellis. L’artista e il suo assistente Damiano Urbani hanno in questo modo potuto inserire monumentali opere storiche e più recenti all’interno delle prestigiose sale del palazzo, costruito nel XVIII secolo.

Proprio il contrasto netto tra la magnificenza architettonica dell’edificio e l’umiltà dei materiali impiegati nelle opere ha permesso di creare interessanti dissonanze visive, che hanno contribuito ad esaltare alcuni lavori privandoli però spesso del loro carattere originario di protesta e sommovimento per il quale sono stati all’origine concepiti. I famosi sacchi di carbone apparivano ad esempio come meri oggetti decorativi riempi sala, senza arrivare a richiamare il fascino e la violenza della rivoluzione industriale alla quale Kounellis ha spesso fatto riferimento nei suoi testi ed interviste.

L’entrata nella grande sala centrale è preceduta da un’opera del 1993 (Senza titolo) nella quale otto piatti di bilancia sono sospesi nel vuoto sostenendo un carico di polvere di zolfo, ad indicare in questa sede il contrasto tra un oggetto utilizzato a lungo per il peso e la stima dei metalli preziosi e il suo modesto contenuto.

Jannis Kounellis, Senza titolo, 1993. © La Monnaie

Jannis Kounellis, Senza titolo, 1993. © La Monnaie

All’entrata nella imponente Salle Dupré l’attenzione si concentra subito verso la monumentale installazione Senza titolo del 2016, nella quale otto giganteschi cavalletti ricavati da rotaie in ferro reggono a mo’ di tele grandi lastre di acciaio dietro le quali sono state impresse le date di nascita di artisti celebri come Delacroix, Van Gogh e Picasso. Kounellis si autodefinisce una volta di più pittore, artista che può dipingere con qualsivoglia elemento superando così la tradizionale ed accademica idea di pittura come stesura di colore e linee su superfici bidimensionali, ancora troppo spesso ben radicata nell’immaginario collettivo.

Jannis Kounellis, Senza titolo 2016. © La Monnaie

Jannis Kounellis, Senza titolo 2016. © La Monnaie

Nella stessa sala due opere sintomatiche del percorso intrapreso dall’artista negli anni Settanta presentano animali vivi con un evidente richiamo all’installazione del 1969 che più lo ha reso famoso. Nel Senza titolo del 1969 un letto da campo ospita sei ratti in gabbia, mentre in una più recente opera del 1991 una sedia in legno regge una bacinella nella quale due pesci rossi nuotano attorno ad un coltello da macellaio. La tensione tra un oggetto legato alla lacerazione della carne e l’innocenza di animali acquatici il cui colore richiama al tempo stesso il sangue e la vita è in questo modo pienamente rappresentata grazie alla trasparenza dell’acqua, elemento in grado di porre in comunicazione due mondi così distanti come quello animale e quello artificiale dell’oggetto industriale.

Jannis Kounellis, Senza titolo, 1991. © G. Blons

Jannis Kounellis, Senza titolo, 1991. © G. Blons

Il tema del taglio, della scissione tra natura e artificio umano, torna nella sala successiva con un’opera del 2000 realizzata per la galleria Karsten Greve (Parigi-Colonia). Su sette letti da campo riposano sette lastre di acciaio piegate a formare delle imperfette colonne di dimensioni umane, sulle quali l’artista è intervenuto con lacerazioni profonde che sono poi state in parte coperte da pesanti coperte militari.

Jannis Kounellis, Senza titolo, 2000, Karsten Greve Gallery; sullo sfondo Senza titolo, 2013. © La Monnaie

Jannis Kounellis, Senza titolo, 2000, Karsten Greve Gallery; sullo sfondo Senza titolo, 2013. © La Monnaie

L’evidente richiamo al Fontana degli scintillanti Concetti spaziali in metallo dedicati alla città di New York prende qui le forme di una denuncia verso la violenza della guerra e le tragedie umane che essa genera, cui si aggiunge la disumanizzazione degli uomini che vi prendono parte: persi i loro nomi, sono trasformati in anonimi oggetti senza volto. La passione dell’artista verso il mondo musicale è pienamente resa esplicita nella Salle Franklin attraverso l’opera-performance Senza titolo (Da inventare sul posto) del 1972, concepita per la galleria L’Attico e riproposta più volte negli anni successivi.

Jannis Kounellis, Senza titolo (Da inventare sul posto), 1972. © La Monnaie

Jannis Kounellis, Senza titolo (Da inventare sul posto), 1972. © La Monnaie

Una grande tela reca dipinto ad olio un motivo dal balletto Pulcinella di Stravinskij, reinterpretato sul posto da un violinista e una ballerina d’opera. Il dialogo pittura-musica-danza viene così a creare un momento immersivo nel quale lo spettatore è condotto ad esplorare attraverso la multisensorialità la ricerca del Nostro nel contesto degli anni Settanta, periodo nel quale le ricerche sulla performance erano in pieno sviluppo e influivano anche nelle esperienze di un pittore sui generis come Kounellis.

Jannis Kounellis, Senza titolo (Libertà o Morte, W Marat W Robespierre), 1969. © La Monnaie

Jannis Kounellis, Senza titolo (Libertà o Morte, W Marat W Robespierre), 1969. © La Monnaie

L’esposizione si chiude nella più intima Salle Antoine con un’opera storica del 1969. Su di una placca in ferro utilizzata come lavagna l’artista ha scritto con un gesso bianco le parole “Libertà o Morte, W Marat W Robespierre”, illuminate da una candela. L’opera è posta qui in un contesto che la rende per molti aspetti estranea ed antitetica rispetto al palazzo nella quale si trova. Come un cattivo studente, o come un anonimo graffitaro, Kounellis sembra essersi intrufolato di soppiatto nell’edificio per un’ultima volta e aver scelto queste parole per puro gusto di sfida verso le autorità: operazione rischiosa ma parzialmente riuscita, possiamo pensare.

 

BRUT(E) - Jannis Kounellis

Mostra a cura di Chiara Parisi - La Monnaie, Parigi: 11 marzo-30 aprile 2016. Catalogo Hatje Cantz

 

Focus sul mercato di Kounellis

 

Basandosi sul dato generale per il quale 100 euro investiti nel 2000 in un’opera dell’artista ne valgono in media 139 euro a gennaio 2016 (per questo e gli altri dati fonte ArtPrice) il mercato di Kounellis sembrerebbe all’apparenza essersi mantenuto su valori stabili, ma le distinzioni sono d’obbligo.

Il fatturato legato alle aste ha infatti avuto momenti notevolmente altalenanti, se si pensa che si è passati da un picco negativo di soli 181 mila euro nel 2002 ai 618 mila  del 2013 per spingersi al record di 3,37 milioni del 2014. Il 2015 ha nel complesso ricalcato l’anno precedente, con un totale di 3 milioni, ma le cautele sono d’obbligo anche per la scarsa disponibilità sul mercato secondario di opere di importanza storica.

A sottolineare appieno la fama internazionale raggiunta da Kounellis, il 69,8% del fatturato del periodo 2000-2016 è stato ottenuto nel Regno Unito con soltanto il 22,8% dei lotti totali venduti, mentre l’Italia realizza solo il 13% con circa il doppio dei lotti venduti (41,3%). I top lots vengono dunque scambiati in una piazza centrale per il mercato dell’arte europeo, mentre nel nostro paese si privilegiano scambi più numerosi di opere minori o più recenti.

Jannis Kounellis, Senza titolo, 1968, scultura in metallo, iuta e lana, 202x159 cm, aggiudicata da Christie's London il 11/02/2014 per 1,25 milioni di sterline commissioni incluse. © Christie's

Jannis Kounellis, Senza titolo, 1968, scultura in metallo, iuta e lana, 202×159 cm, aggiudicata da Christie’s London il 11/02/2014 per 1,25 milioni di sterline commissioni incluse. © Christie’s

Riguardo le principali aggiudicazioni, è utile indicare la presenza in ben 20 dei primi 25 risultati d’asta di disegni e dipinti nei quali sono presenti elementi tipografici. Questo è probabilmente dovuto alle difficoltà incontrate anche dai maggiori collezionisti nell’installazione delle grandi sculture in spazi ad esse consoni e ai problemi di conservazione dei materiali organici  con le quali sono state composte. Il record appartiene in ogni caso ad una storica scultura in metallo, iuta e lana venduta a Londra da Christie’s nel febbraio 2014 per 1,25 milioni di sterline commissioni incluse (Senza titolo, 1968, 202×159 cm).

Sul medio-lungo periodo è lecito in conclusione immaginarsi un progressivo aumento delle quotazioni per le opere storiche considerate più “poveriste”, nelle quali l’uso di materiali naturali è più marcato. La forte selezione qualitativa avrà ulteriori riflessi sul mercato secondario, scartando definitivamente le numerose opere recenti in matita grassa o catrame su carta, fatte più per assecondare un collezionismo di provincia che per reali finalità artistiche e già negli ultimi anni quasi sempre rimaste invendute in asta.