Collezionare Fotografia: la Conservazione e il Restauro

Quello che segue non vuole essere un manuale del fai da te nella conservazione e restauro delle opere fotografiche che, di fatto, sono materie delicatissime e che hanno bisogno di tempo, studio, esperienza e ambienti idonei, ma piuttosto vuole far emergere quanti accorgimenti l’appassionato di fotografia deve imparare ad avere se vuole far sì che la sua collezione abbia una buona possibilità di durare nel tempo e di non deprezzarsi a causa di una cattiva conservazione che ne può minare la stabilità.

Insomma, se sognate di poter esporre in pieno sole, in salotto, magari vicino a un camino, un’opera fotografica e pensate che per ridarle lucentezza ed eliminare sporco e polvere basti una passata di alcool, non stupitevi se dopo pochi anni l’immagine sarà irriconoscibile e irrimediabilmente rovinata.

Ricordiamo che la fotografia non è un poster, né un quadro incorniciato; una semplice spolveratura un po’ aggressiva potrebbe rigarne la superficie in modo irrimediabile, una passata di vetril sul vetro o sulla plastica di montaggio potrebbe innescare reazioni chimiche imprevedibili e deleterie per l’immagine. Ed è bene non toccare neppure i vecchi adesivi presenti sul retro delle immagini.

Nel dubbio (e riguardo alla fotografia si è sempre nel dubbio) meglio, davvero, non fare nulla e rivolgersi a un restauratore specializzato. Se una volta capitava che fosse un restauratore di carta (libri, stampe, disegni), che si improvvisava esperto di fotografia partendo dal presupposto che era costituita dallo stesso materiale a lui noto, oggi sono molti gli specialisti preparati  in materia di fotografia e quindi si possono ottenere consulenze o interventi più che garantiti.

Se una volta capitava che fosse un restauratore di carta che si improvvisava esperto di fotografia oggi sono molti gli specialisti preparati  in materia

Se una volta capitava che fosse un restauratore di carta che si improvvisava esperto di fotografia oggi sono molti gli specialisti preparati in materia

Quelle che scriviamo di seguito sono delle indicazioni generali di comportamento e delle prese di coscienza di quello a cui si va incontro iniziando un  rapporto d’amore con la fotografia

Quasi tutto il materiale fotografico era ed è sensibile ai fattori ambientali, non solo alla temperatura, all’umidità relativa, all’inquinamento atmosferico, ma anche alle sostanze ossidanti  emesse dai materiali da costruzione, quali vernici murali, arredi in legno, cartoni e persino le buste o confezioni originali utilizzate per proteggere i materiali fotografici. Vediamo, dunque, come dobbiamo comportarci con le nostre fotografie.

La manipolazione

La difesa principale che un collezionista può attuare per mantenere in buono stato le proprie opere è una corretta manipolazione. Alcune regole semplici e una rigorosa disciplina permettono di evitare un gran numero di alterazioni meccaniche dovute ad errate manipolazioni umane: segni d’impronte, rotture di lastre, stampe lacerate o sgualcite, negativi rigati, ecc.

Questo è quello che si dovrebbe fare:

  • trasportare i documenti su un vassoio
  • imparare a tenere la fotografia con due mani o supportarla con un cartoncino più rigido;
  • indossare guanti di cotone puliti quando si consultano i materiali fotografici e non toccare mai il lato dell’emulsione dell’immagine fotografica (esempio: stampe, negativi, diapositive, lucidi, ecc.);
  • limitare i tempi di manipolazione, poiché calore e umidità prodotte dalle mani possono comunque deformare le immagini;
  • preparare una superficie di lavoro e di studio pulita;
  • non utilizzare nastri adesivi, graffette, cavalieri, puntine o elastici sul materiale fotografico; non utilizzare mai carpette o buste in PVC.

Tutti i materiali di conservazione dovrebbero superare il Photographic Activity Test (PAT), come indicato negli standard in base alla norma ISO 145523-1999 PAT. Questo test rigoroso valuta gli effetti dei materiali di conservazione sui materiali fotografici. Attualmente molti produttori e fornitori di materiale di conservazione eseguono questo test sui loro prodotti. Se possibile, quindi, acquistate prodotti che hanno superato il PAT o richiedete che tutto il materiale di conservazione acquistato debba averlo superato.

I materiali fotografici dovrebbero essere manipolati indossando sempre guanti di cotone puliti.

I materiali fotografici dovrebbero essere manipolati indossando sempre guanti di cotone puliti.

La carta e il cartone dovrebbero essere conformi ai seguenti criteri:

  • alta percentuale di cellulosa (oltre 87%);
  • pH neutro (attorno al 6.5-7.5);
  • bassissimo contenuto di zolfo;
  • legante neutro, libera da lignina, da particelle metalliche, acide, perossidi, formaldeide e da agenti nocivi derivanti dall’incollaggio.

L’ambiente

Per valutare o migliorare l’ambiente in cui si andranno a conservare le opere bisogna prestare attenzione a vari parametri:

La luce

Lo spettro visibile della luce (violettoblu-verde-giallo-arancione-rosso) si situa su lunghezze d’onda fra i 400 e i 750 nm.  Sono le radiazioni che precedono (ultraviolette) e quelle che seguono (infrarosse) che determinano principalmente il deterioramento dei supporti fotografici:  i raggi UV provocano uno scolorimento dello strato dell’immagine mentre i raggi IR fanno apparire un ingiallimento. Inoltre, più la lunghezza d’onda è piccola, più essa origina reazioni importanti nei materiali organici quali cellulosa, collagene, pigmenti organici, ecc.

Va evitata la luce naturale e le fonti di illuminazione devono essere messe lontane dalle opere, per evitare il surriscaldamento delle stesse. Per questo andrebbero privilegiati i sistemi di illuminazione intermittenti.

Per attenuare gli effetti nefasti della luce naturale, esistono tre soluzioni possibili:

  • le sale d’esposizione devono essere orientate a nord,
  • installare tende esterne,
  • impiegare filtri sulle finestre.
Va evitata la luce naturale e le fonti di illuminazione devono essere messe lontane dalle opere, per evitare il surriscaldamento delle stesse.

Va evitata la luce naturale e le fonti di illuminazione devono essere messe lontane dalle opere, per evitare il surriscaldamento delle stesse.

Per la luce artificiale vediamo che le lampade incandescenti, con filamento al tungsteno, non emettono radiazioni UV ma provocano una colorazione giallastra come pure una forte emanazione di calore. Mentre le lampade alogene (iodio + quarzo), offrono una resa migliore dei colori ma un’emanazione di calore superiore a quelle al tungsteno. E’ utile dotarle di un filtro UV. La lampada meno dannosa è quella fluorescente, anche in questo va sempre però installato un filtro UV policarbonato.

E’ importante ridurre l’intensità luminosa:

  • 150 lux per stampe moderne in bianco e nero,
  • 50 lux per stampe a colori e per le copie del diciannovesimo secolo.

E’ , infine, limitare i tempi di esposizione e per questo sono consigliate luci intermittenti.

L’umidità relativa

Se è troppo bassa aumenta gli effetti dell’elettricità statica e provoca screpolature sull’emulsione. Se troppo alta si genera un’idrolisi dei coloranti e della gelatina che favorisce la formazione e in seguito la proliferazione di determinate spore e di alcuni funghi all’interno dell’emulsione.

La temperatura

Questo fattore si combina strettamente con l’umidità relativa. Una temperatura troppo elevata attacca la gelatina e provoca dei distacchi dell’emulsione. Al contrario, una temperatura bassa associata ad un’umidità relativa adeguata favorisce un notevole allungamento della vita dei supporti fotografici. Va da sé che fluttuazioni di temperatura e umidità dovrebbero essere evitate.

Fluttuazioni di temperatura e umidità dovrebbero essere evitate

Fluttuazioni di temperatura e umidità dovrebbero essere evitate

Generalmente la temperatura dovrebbe essere mantenuta più bassa possibile e costantemente monitorata; di seguito alcuni dati generali, fermo restando che  le scelte vanno fatte dopo aver consultato uno specialista, soprattutto per i materiali a colori:

  • le stampe e i negativi in bianco e nero dovrebbero essere conservati ad una temperatura sotto ai 18° C e l’umidità relativa (UR%) attorno al 30-40%;
  • i materiali a colori dovrebbero essere conservati in ambienti a bassa temperatura (sotto i 2° C e 30-40% di UR) per assicurare la durata.
  • per le collezioni fotografiche composte da differenti procedimenti è raccomandato il tasso di umidità relativa del 35-40%.

L’inquinamento

L’inquinamento atmosferico ha innumerevoli effetti dannosi sui supporti fotografici. Alcuni gas, quali l’anidride solforosa, l’ossido d’azoto, i cloruri e i solventi, attaccano l’argento metallico ossidandolo.

L’inquinamento atmosferico ha innumerevoli effetti dannosi sui supporti fotografici

L’inquinamento atmosferico ha innumerevoli effetti dannosi sui supporti fotografici

Stesso discorso per le particelle solide dell’aria (minerali e organiche) che danneggiano l’emulsione e provocano delle rigature indelebili. Tra gli inquinanti che possono danneggiare le pellicole si comprendono i perossidi (derivanti dalla carta e dal legno), composti di cloro, ossidi di azoto, diossidi di zolfo, acido solfidrico (di solito gli elastici possono contenere zolfo), impurità nelle colle, gas emanati dalle vernici, ozono prodotto da fotocopiatori e da certe lampade e apparecchiature elettriche, ammoniaca, fumo, insetticidi, polvere, particelle abrasive e funghi. Sono consigliati filtri d’aria a carbone attivo e moquette a bouclé, piuttosto che rasata, perché pezzetti di fibra abrasivi possono essere rilasciati dal pelo rasato per un tempo molto lungo.

Gli agenti biologici

I supporti fotografici sono facilmente attaccati da certi funghi e da certi batteri.  Funghi e batteri s’installano sullo strato argenteo e distruggono l’immagine. Quando si acquisiscono documenti  fotografici, è utile procedere ad un attento esame di ogni supporto fotografico onde separare i pezzi contaminati. Questi ultimi dovranno essere affidati a un restauratore specializzato, il quale procederà a trattamenti fungicidi, insetticidi e battericidi.

Per quanto concerne i pezzi in buono stato, il rispetto delle condizioni di conservazione (temperatura + umidità relativa) rappresenta la miglior garanzia contro ogni agente biologico. È importante separare i supporti che si stanno deteriorando da quelli in buone condizioni: i materiali in corso di deterioramento, infatti, producono sostanze di degradazione che possono indurre deterioramenti in altri supporti fotografici.

Il condizionamento

Per condizionamento nel mondo della conservazione e del restauro si intendono tutti quei materiali e quelle pratiche atte a conservare nel modo più corretto possibile un oggetto. Riguarda, quindi, non solo il tipo di carta o di plastica con cui si copre una fotografia ma anche la posizione  in cui la si conserva.

Differenti tipologie di materiali fotografici, come vetro e pellicole fotografiche, stampe a contatto, fotografie a colori, lucidi dovrebbero essere conservate separatamente.  Soprattutto, sarebbe opportuno conservare ogni tipo di materiale su pellicola isolato da altri tipi di pellicola. Tale organizzazione protegge gli altri supporti  fotografici dai prodotti nocivi derivanti dalla degradazione del nitrato di cellulosa e degli acetati di cellulosa. In particolare, l’acido nitrico che si forma dalla degradazione del nitrato di cellulosa può far sbiadire le immagini su argento, far diventare morbidi e perfino appiccicosi i leganti di gelatina e corrodere i contenitori e gli armadi di metallo. Questo tipo di organizzazione per qualità dei materiali rende anche più efficiente ed efficace il monitoraggio dello stato della raccolta.

La soluzione migliore per le fotografie di piccolo formato non è conservarle in quadro ma collocare ogni singola foto in una busta di carta idonea (opaca o mylar), riducendo così i possibili danni alla fotografia, e aggiungere  protezione grazie anche all’uso di un cartoncino di supporto che permetta di manipolare la foto senza toccarla.

La soluzione migliore per le fotografie di piccolo formato è conservarle  in una busta di carta idonea (opaca o mylar)

La soluzione migliore per le fotografie di piccolo formato è conservarle in una busta di carta idonea (opaca o mylar)

Per i grandi formati, invece, la messa in cornice può essere un mezzo di conservazione, in genere con polipropilene per la protezione contro l’acqua. Ci vuole l’introduzione di uno spessore , o distanziatore, nell’interfaccia immagine-vetro,  per evitare problemi d’aderenza  difficilmente reversibili e risolvibili.

Attenzione particolare deve essere data alle stampe fotografiche di grande formato montate su cartone, poiché spesso il cartone originale è acido e estremamente fragile: la fragilità del supporto può mettere a rischio la stessa immagine perché il cartone può rompersi danneggiando la fotografia.

Per i grandi formati  la messa in cornice può essere un buon mezzo di conservazione

Per i grandi formati la messa in cornice può essere un buon mezzo di conservazione

Una volta che le fotografie sono state collocate in cartelle, raccoglitori o buste, possono essere immagazzinate verticalmente, o orizzontalmente, in scatole con apertura sul fronte per agevolare l’estrazione e la ricollocazione. L’immagazzinamento orizzontale delle fotografie è generalmente preferibile alla conservazione verticale, poiché lo scaffale, o cassetto, permette un naturale supporto e evita danni meccanici come l’incurvatura.

E’ ottimale avere due livelli di contenitori: busta e scatola, ma va comunque evitato l’affollamento di pezzi in scatole o cartelle. Tutto il materiale, inoltre, deve avere inerzia chimica comprovata. Il condizionamento corretto è molto utile in quanto crea un effetto tampone da T e HR, protegge dalla luce e da danni meccanici.

Il grande formato

La fotografia contemporanea spesso ha grandi formati e questo porta a diversi inconvenienti:

  • peso
  • instabilità fisica
  • natura dei materiali e del montaggio, che può essere fatto con supporti inadatti come il legno o in maniera irreversibile come con lastre di metallo.

Inoltre, mentre per la fotografia storica si conoscono abbastanza bene materiali e tecniche,  la fotografia contemporanea, in cui gioca un ruolo preponderante l’industria, ha strutture e composizioni complesse, spesso coperte da brevetti o segreti industriali, per cui è difficilissimo poter intervenire in maniera certa su alcuni problemi. Di fatto, le alterazioni chimiche e biologiche sono irreversibili e i danni sono evidenti anche nell’alterazione dei colori e bisognerebbe eliminarne le fonti come: colle, adesivi, spore, supporti inadatti, sempre con l’attenzione a non modificare l’opera.

Soprattutto per l’opera d’arte contemporanea sono indispensabili informazioni tecniche e storiche sull’opera e si dovrebbe avere sempre presenti le scelte dell’artista concernenti l’esposizione. Sarebbe importante conoscere anche il nome del montatore. Per opere di grande formato che invece non hanno montaggio è importante ricordare di non arrotolarle perché ci sono rischi di rotture e di deformazioni irreversibili.

Gli interventi preventivi

Una volta in possesso di una fotografia sarebbe opportuno far verificare da uno specialista se ha bisogno dei seguenti interventi:

  • pulizia;
  • rimozione adesivi;
  • smontaggio (non solo per la composizione chimica dei supporti, che può essere una fonte di alterazione, ma anche perché, a volte, il montaggio può creare tensioni nell’originale causando deformazione o incrinature dell’immagine).

Gli interventi curativi

Di fronte a una necessità oggettiva d’intervento, per cercare di ripristinare lo stato ottimale dell’opera bisogna prima di tutto ricordarsi che, spesso, meno si fa e meglio è, e poi si può procedere ai seguenti passaggi:

  • riposizionamento in piano dell’opera;
  • consolidamento degli strappi e delle parti mancanti;
  • reintegrazioni.

E’ da notare che se per le foto contemporanee si tende a chiedere molto spesso un restauro estetico, molto legato al valore di mercato, per quella storica si pensa più a un restauro archeologico.

Prevenire è meglio che curare

Nell’acquisto di un’opera fotografica bisogna richiedere informazioni precise sull’assemblaggio, il condizionamento, le condizioni di archiviazione e quelle d’esposizione; spesso il come è vissuta un’opera è evidente già da come il gallerista ce la propone.  L’oggetto dovrebbe avere un suo imballaggio dedicato, realizzato con materiali certificati, e facciamo attenzione anche a come il personale la manipola: a volte il segno di impronte digitali sull’immagine appare dopo molto tempo che l’opera è stata toccata nella maniera scorretta; ricordiamo inoltre che non esistono procedimenti di restauro che possano ripristinare l’opera, a volte si tenta di coprire il danno con ritocco pittorico, ma su superfici  lisce e brillanti spesso è impossibile.

Ogni fotografia dovrebbe avere un suo imballaggio dedicato, realizzato con materiali certificati

Ogni fotografia dovrebbe avere un suo imballaggio dedicato realizzato con materiali certificati

Per il restauro delle foto a colori va tenuto presente che nessun restauro è possibile nel caso di un alterazione chimica dei coloranti, che è di fatto la principale forma di degrado; l’instabilità dei coloranti può portare a viraggi di colore dovuti al degrado di collanti residui sulla carta o al degrado dei coloranti stessi.

Con la fotografia a colori ci troviamo  ad affrontare problematiche conservative assai complesse, in quanto, da un lato, c’è una grande sensibilità dei coloranti ai solventi e agli inquinanti, dall’altro, c’è una cattiva conoscenza dei materiali fotografici dovuta, come detto, a questioni di mercato industriale. L’unico modo per preservarsi da spiacevoli scoperte è attuare da subito interventi preventivi che controllino luce, temperatura, umidità relativa e contaminanti.

Esposizione delle opere – Montaggi

Ci sono norme internazionali che regolamentano i parametri espositivi e i materiali da usare (uno su tutti lo AFNOR Z 010 – jun 2005 e segg.) e  indicano, per esempio, quali tipi di trattamento del legno sono idonei per le teche espositive o quali vernici speciali possono essere usate, fermo restando che vadano applicate almeno tre settimane prima dell’utilizzo, in modo che tutti i solventi o altri prodotti chimici siano evaporati.

Riguardo ai metalli vanno prediletti alcuni tipi di acciaio galvanizzato o inossidabile, oppure alluminio o alluminio Dibond (alluminio speciale, marchio registrato).

Per i materiali plastici sono raccomandati polietilene, polipropilene, gli acrilici, i policarbonati e il plexiglass, mentre gomme e siliconi possono rilasciare nel tempo elementi di deterioramento molto pericolosi. Da evitare il poliestere, poichè sulla superfici brillanti crea un effetto di ferrotypage e a causa dell’elettrostatica può creare delle bande sulla superficie dell’immagine.

Per l’esposizione è sempre consigliabile che l’opera sia chiusa correttamente in una cornice, per le stampe digitali su superfici porose o le Iris questo aiuta a prevenire il contatto con l’ozono, gas tra i più dannosi per loro ed elemento molto presente nelle città a causa dell’inquinamento.

Quasto disegno mostra, in sezione, un montaggio archivistico per fotografie d'arte

Questo disegno mostra, in sezione, un montaggio archivistico per fotografie d’arte

In linea generale è auspicabile che solo materiali a norma, tra adesivi, colle e carta, debbano essere messi a contatto con l’opera. Sul mercato c’è una predominanza di supporti plastificati e per questi non si è ancora trovata nessuna soluzione soddisfacente in caso di deformazioni fisiche .

I montaggi contemporanei hanno il difetto di essere in gran parte irreversibili, mentre sarebbe consigliabile, per le stampe digitali fine art su carta, interporre uno strato di carta tra l’opera e l’assemblaggio fatto su Dibond o su alluminio o su pvc.  O creare un montaggio su cerniera, simile a quello delle litografie. Non avere un vetro davanti all’immagine porta a danni meccanici e da inquinanti.

I montaggi dei grandi formati si possono dividere in due gruppi:

Fotografie laminate su pannello rigido

Nel tempo possono presentare una deformazione del supporto che implica quella dell’opera, oppure avere difetti di incollatura che possono provocare bolle sulla superficie o creare interstizi per la polvere. Se non sono protette da passepartout queste immagini  possono avere evidenti alterazioni cromatiche dei bordi e sulla superficie.

Fotografie montate di faccia tipo Diasec

(Face mounting)

Si tratta di far aderire l’immagine di faccia al vetro tramite l’eliminazione dell’aria tra i due:  questo da un effetto bagnato e aumenta la saturazione dei contrasti, ma è solo un’illusione di protezione poiché il montaggio è realizzato tramite adesivo a base di silicone che rilascia acido acetico o composti ammoniacali che rovinano l’immagine; oppure tramite una pellicola adesiva per pressione, oppure con sistema sottovuoto (Vacuum Diasec – marchio registrato).  In genere si usa il plexiglas che a sua volta è sensibile a umidità relativa e calore, in tal modo assomma le sue alle problematiche della fotografia. Lo smontaggio è impossibile e l’immagine diventa in pratica un oggetto in plastica.

Le alternative meno invasive sono:

  • Assemblaggio tramite adesivo a doppia faccia amovibile dal pannello di supporto.
  • Assemblaggio pieno tramite strati sacrificabili per lo smontaggio.
  • Assemblaggio con cerniere.

© Riproduzione riservata

 

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