La nuova vita torinese della Galleria CO2

A cinque anni dalla sua apertura, la galleria CO2 ha lasciato Roma per Torino dove,  in occasione della prima partecipazione ad Artissima, ha inaugurato la nuova sede in Via Arnaldo da Brescia, all’interno di una vecchia carrozzeria. Collezione da Tiffany ha intervistato il suo fondatore, Giorgio Galotti, per farsi raccontare il futuro di questo progetto nato per dare spazio ad artisti contemporanei della scena internazionale emergente, con particolare attenzione all’italia.

Nicola Maggi: Com’è andata la partecipazione ad Artissima? Come le è sembrata l’edizione di quest’anno?

Giorgio Galotti: «Ottima. Per noi era un anno particolare, con l’apertura della sede di Torino in quei giorni e la presentazione in fiera del lavoro di tre artisti emergenti che seguiamo ormai da diverso tempo. Il collezionismo è stato internazionale con un buon riscontro per il lavoro di Giulio Delvè, Gianni Politi e Andrea Dojmi».

N.M.: Un novembre impegnativo…

G.G.: «L’inaugurazione era in programma da alcuni mesi, quindi siamo riusciti a smaltire bene quei giorni, ma sono stati molto impegnativi in quanto abbiamo deciso di aprire con una mostra dal carattere internazionale, inserendo alcuni artisti con cui non avevamo mai lavorato prima. Ma siamo soddisfattissimi sia per la riuscita della mostra, sia per il riscontro avuto da un pubblico internazionale anche grazie al ricircolo della fiera, essendo la nostra sede a due passi dal Lingotto».

N.M.: Come è maturata la decisione di lasciare Roma?

G.G.: «Non è stata una scelta dettata da una saturazione di Roma, ma da una sensazione di non evoluzione. Spesso quando si ha molto non si riesce ad avere stimoli per fare meglio. In questi anni la città di Roma ha avuto moltissimo, sia dagli operatori come noi, sia dalle istituzioni. Sono nati poli importanti che hanno generato una crescita per tutta l’Italia, ma l’amministrazione non è stata in grado di continuare a sostenere questi gioielli. La gestione generale è stata fuori misura, a nostro avviso, e questo ha generato da un lato grandi aspettative e grandi spese, e dall’altro molti vuoti. Torino è una realtà più piccola e dinamica, per l’arte contemporanea è una piazza stimolante e di gallerie con un programma come il nostro non ce ne sono ancora molte».

La nuova sede torinese di CO2

La nuova sede torinese di CO2

N.M.:  CO2 nasce con l’obiettivo di creare un polo per la diffusione e la promozione di alcune sfaccettature dell’arte contemporanea internazionale. Come si è sviluppato il vostro progetto negli anni e cosa bolle in pentola per il prossimo futuro?

G.G.: «Dalla nascita ad oggi sembra passata una vita. Sono stati anni intensissimi nei quali anche la nostra pelle è cambiata. Oggi CO2 è sempre quel contenitore dedicato all’arte emergente ma con una caratura più sottile. L’intento qui a Torino è di lasciare ancora più spazio ai progetti degli artisti, cercando di sostenerli e farli crescere con noi».

N.M.: Tra le iniziative più particolari a cui avete dato vita in questi anni c’è, certamente, il Cocktail Project. Come è nato e come selezionate gli artisti da presentare?

G.G.: «Cocktail è un progetto stimolante anche per noi, nato per ovviare al momento di stasi estiva. La bella stagione invita ad essere meno concentrati. Questo progetto è nato per sfidare l’estate, invitando i nostri collezionisti e visitatori a prestare attenzione a nuove promesse non solo attraverso un’opera ma anche avvicinandoli ai gusti dell’artista. Per questo, insieme all’opera e all’artista, un mixologist professionista pensa a una ricetta di cocktail che possa descrivere i suoi gusti. La scelta per il primo anno è stata di focalizzarsi sulla Gran Bretagna».

N.M.: La vostra galleria ha una grande attenzione per i giovani artisti. Quali sono quelli italiani con cui state lavorando con maggior continuità e chi state “corteggiando”?

G.G.: «Gianni Politi è nato con noi. Andrea Dojmi è cresciuto con noi. Giulio Delvè è una promessa su cui vorremmo puntare. Jesse Wine e Helena Hladilova sono i nostri ultimi inserimenti. Poi ci sono artisti che stiamo seguendo con molta attenzione come Helena Hladilova, Giovanni Oberti, Marco Morici, Samara Scott, Ilja Karilmapi, Mike Ruiz, Ettore Favini e molti altri con cui siamo in contatto costante e a cui dedicheremo presto progetti personali. Ma c’è tempo».

Giulio Delvè, The cock-crow, 2013

Giulio Delvè, The cock-crow, 2013

N.M.: Sul vostro sito si legge “La galleria non prende in considerazione proposte di artisti non richieste”. Come individuate i vostri artisti?

G.G.: «Abbiamo un nostro staff interno. Internet è accessibile a chiunque, è quindi necessario mettere un freno alle continue proposte che ogni giorno invadono le nostre caselle email. Se possiamo dare un consiglio a questi “artisti” che adoperano l’email per proporsi, è di smetterla, nessuno li noterà mai attraverso questo mezzo».

N.M.: Per gli aspiranti collezionisti, in particolare se giovani, una delle barriere d’ingresso al mercato dell’arte contemporanea è il costo delle opere. Che politica di prezzo applicate per i vostri artisti?

G.G.: «La fortuna di un giovane collezionista è la stessa di un giovane artista: può permettersi di rischiare, non deve difendere ancora una collezione e quindi può legarsi a realtà come la nostra, farsi consigliare e crescere insieme a noi».

 

2 Commenti

  • Giorgio Falossi ha detto:

    Auguri doppi, dati i tempi, per la galleria torinese CO2. Più che i tempi è difficile il mestiere del gallerista per conciliare interessi commerciali e scelte artistiche. Sono rimasto un po’ sorpreso della affermazione negativa di Gallotti su Internet. Non crede che nel grande mare di disperati, di illusi, di incapaci non possa galleggiare anche un geniaccio ? Buon lavoro.

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      Certo, il problema è l’abuso che se ne fa. Quello che voleva dire Galotti è che mandare email in modo massivo a tante gallerie che hanno le caselle di posta intasate non serve a niente. Gli artisti dovrebbero trovare modalità più dirette, magari andando a trovare il gallerista o chiamandolo. E’ vero che siamo nell’era dei social network e delle “amicizie” virtuali ma non sempre ci si può affidare ad internet, in particolare quando si cerca un gallerista e, in generale, un lavoro. Anche perché, e parlo per esperienza personale, spesso arrivano email dove non si capisce bene neanche il motivo del contatto e dove non ci sono né allegati né link a siti web. Così anche il messaggio del geniaccio si perde tra mille missive. Metterci la faccia e stringere una mano fisicamente, fortunatamente, resta ancora il modo migliore per dar vita a rapporti umani e professionali.

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