LabLaw for Art: quando l’arte “si unisce” al lavoro

Lo staff di LabLaw assieme all'artista Mario Cassanelli, la cui personale ha inaugurato il progetto LabLaw for Art
Lo staff di LabLaw assieme all'artista Mario Cassanelli, la cui personale ha inaugurato il progetto LabLaw for Art

Circa un anno fa LabLaw, noto studio legale specializzato nel diritto del lavoro, apriva, per la prima volta, le porte della propria sede di Bari per ospitare il primo incontro del ciclo di esposizioni, facenti parte del progetto LabLaw for Art.

Il progetto, fortemente voluto dal Managing partner della sede pugliese, l’avvocato Serena Botta, è in continua “evoluzione” con l’obiettivo di offrire agli artisti – locali e non – un’occasione, sempre più significativa, di visibilità e, al contempo, di fare comprendere la forza più intima dell’arte, quale strumento di miglioramento e sensibilizzazione dell’uomo, come essere e come professionista.

In tale prospettiva, la combinazione delle opere con gli spazi dello Studio Legale supera i confini della pura coesistenza fisica dei due mondi, risultando piuttosto strumentale al raggiungimento di una dialettica tra competenze, conoscenze e punti di vista differenti, senza risolversi a pura manifestazione esteriore della relazione tra arte e diritto.

Deborah Caputo. Qual è l’idea che sta alla base del progetto LabLaw for Art e su quali obiettivi lo stesso si sviluppa?

Serena Botta: «Alla base del progetto LabLaw for Art c’è sicuramente la nostra passione per l’arte – intesa in tutte le sue forme espressive – e la consapevolezza che il linguaggio artistico sa essere trasversale e non conosce barriere. Pertanto, abbiamo voluto accostare i nostri luoghi di lavoro all’arte, con la certezza che questa esperienza avrebbe arricchito tutti noi e costituito un momento di riflessione e di crescita, anche professionale».

D.C.: Lo Studio LabLaw è noto non solo per le competenze e qualifiche dei propri professionisti e per i successi dagli stessi raggiunti, ma anche per la forza “comunicativa” e per l’esigenza di innovazione che, ormai da anni, contraddistinguono la Vostra realtà; anche il progetto LabLaw for Art s’inquadra in questa prospettiva? Qual è il messaggio che lo Studio si propone di comunicare?

S.B.: «E’ innegabile l’impegno profuso da LabLaw nello sviluppo di progetti innovativi e nell’organizzazione, sempre più significativa, della propria componente comunicativa. Tuttavia, il progetto LabLaw for Art prescinde da tale aspetto e non vuole assolutamente rappresentare “un’occasione” funzionale al nostro brand. La prospettiva e il messaggio di fondo sono, senza dubbio, più profondi. Tramite il progetto ci proponiamo, infatti, di offrire un effettivo canale di diffusione dell’arte e di evidenziare, al contempo, l’importanza – educativa e sociale – della stessa. In particolare, mi sento di dire che il vero messaggio che vogliamo comunicare è che l’arte ci rende migliori, più attenti e sensibili, sia come persone, sia come professionisti».

L'avvocato Serena Botta di LabLaw

L’avvocato Serena Botta di LabLaw

D.C.: Molti Studi Legali, negli ultimi anni, hanno allestito le proprie sedi come veri e propri luoghi espositivi. Qual è, secondo Lei, la ragione di fondo del legame sempre più stretto tra diritto e arte, non tanto in termini “tecnico – giuridici” ma, piuttosto, di vera e propria interazione tra i due mondi?

S.B.: «Molti studi legali stanno rivolgendo una sempre più accentuata attenzione al mondo dell’arte, seguendo le nuove tendenze ed arricchendo le proprie sedi con opere di artisti (più o meno famosi). La contaminazione tra i due settori è evidente e si manifesta in plurime forme. E’ sufficiente pensare alla bellezza architettonica di molte sedi storiche dei nostri Tribunali, alle arti figurative in generale, ai tanti scrittori e registi, anche contemporanei, che hanno raccontato il variegato mondo della giustizia, per riconoscere che esistono certamente legami storici tra il campo dell’arte e quello giuridico. LabLaw for Art, però, non è un progetto limitato alla ricerca della relazione diretta tra arte e diritto; ciò in quanto, a nostro parere, tale relazione è tanto indissolubile, quanto spesso impercettibile, poiché radicata nel profondo».

D.C.: Veniamo al progetto … il primo ciclo di esposizioni si è aperto con la mostra personale dell’artista Mario Cassanelli dal titolo “La materia del Silenzio”; Cassanelli è un talento “autoctono” in quanto originario di Trani. Il progetto intende, quindi rivolgersi esclusivamente ad artisti del territorio pugliese? C’è alla base anche un’esigenza, per così dire, sociale volta ad offrire agli artisti locali un’opportunità di visibilità?

S.B.: «La mostra di Mario Cassanelli, caratterizzata da acrilici colmi di irriverenti cromatismi, ha certamente rappresentato un successo. Conoscevo bene il valore dell’artista già prima di approcciarmi all’organizzazione del progetto e ho voluto fortemente che fosse lui ad inaugurare il ciclo espositivo di LabLaw for Art. Credo che questo mio desiderio sia una trasposizione di quello che è anche il modo di operare di Lablaw: lo studio ha numerose sedi, questo anche perché, nell’unitarietà degli intenti e del livello qualitativo, ci interessa mantenere un legame con il territorio, esser “presenti” ed offrire un servizio che sia il più possibile vicino e sensibile alle esigenze dei clienti. Ciò non vuol dire che intendiamo rivolgerci solo ad artisti del territorio. Anzi, per il futuro mi auguro di ospitare anche artisti stranieri e provenienti da culture distanti e differenti. L’arte è, infatti, un linguaggio universale; pertanto, anche il nostro progetto non intende avere limiti di territorialità».

L'artista Mario Cassanelli davanti ad una delle sue opere.

L’artista Mario Cassanelli davanti ad una delle sue opere.

D.C.: Sulla base di quali criteri e con quali modalità vengono selezionati gli artisti che partecipano al progetto?

S.B.: «Inizialmente, la nostra priorità era quella di offrire una “vetrina” agli artisti emergenti del nostro territorio; nelle more, però, la prospettiva del progetto si è estesa, superando, come ho già precisato, i limiti territoriali. Oggi, posso dire che l’idea è quella di rendere il nostro Studio un centro di creatività aperto a tutti gli artisti e a tutte le forme di espressione artistica (pittura, scultura, fotografia, etc.), garantendo così anche al pubblico una proposta diversificata. La scelta degli artisti non si basa assolutamente su criteri definiti e predeterminati, quanto piuttosto sulla qualità e originalità delle opere presentate. In ogni caso, già nella fase di selezione, cerchiamo di garantire un’equilibrata alternanza tra le varie forme artistiche. Dal punto di vista pratico, le modalità di candidatura al progetto sono molto semplici e ordinarie; chiunque sia interessato può, infatti, contattarci via e-mail all’indirizzo [email protected] e trasmetterci il proprio curriculum vitae, accompagnato da un breve testo esplicativo delle opere».

D.C.: Per concludere, quali sono i prossimi eventi in previsione nell’ambito del progetto? E’ possibile che lo stesso venga esteso anche alle altre sedi dello Studio?

S.B.: «Ho molte idee per i prossimi eventi. L’eco del primo ciclo espositivo e il successo riscosso anche dall’artista ci indicano che questa è una via che suscita interesse ed attenzione. Innanzitutto, mi piacerebbe rendere itinerante l’esposizione di Mario, magari rinnovando l’appuntamento presso le altre sedi; anche questo è un modo per creare sinergie. Inoltre, vorrei dare spazio anche a forme artistiche differenti: la fotografia prima tra tutte. Insomma, LabLaw for Art è un progetto in continua espansione (non solo territoriale!) e innovazione».

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