Le aliquote IVA dei beni artistici in Italia

Solitamente le cessioni di beni artistici (meglio definibili come oggetti d’arte e da collezione) sono soggetti ad IVA con applicazione dell’aliquota ordinaria (oggi pari al 22%).

Vi sono tuttavia delle eccezioni definite dal Decreto IVA (DPR 633/72, n. 127-septiesdecies della Tabella A, parte III) che prevede l’applicazione dell’aliquota ridotta al 10% in alcuni casi specifici.

Le situazioni in cui è possibile applicare l’iva ridotta al 10% sono le:

  • importazioni di oggetti d’arte, da collezione o di oggetti di antiquariato, indipendentemente dallo status dell’importatore (privato, galleria, casa d’asta, mercante, ecc.);
  • cessioni interne di oggetti d’arte quando vengono effettuate direttamente dagli artisti (autori delle opere) ovvero dai loro eredi o legatari.

Si precisa che nel primo caso l’aliquota agevolata è applicabile soltanto all’atto dell’importazione degli oggetti d’arte, con la conseguenza che le cessioni interne successive saranno assoggettate ad aliquota ordinaria (22%);

La suddetta agevolazione è richiamata altresì dall’art. 39 del DL 41/95, relativo al “regime del margine” per i rivenditori di beni usati (e di oggetti d’arte e da collezione). Il “regime del margine” è un metodo particolare di calcolare l’IVA. Sostanzialmente applicando tale regime l’imposta viene calcolata sulla differenza tra il prezzo di vendita dei beni e quello di acquisto degli stessi. La base imponibile (cifra sulla quale deve essere applicata l’imposta) quindi non è determinata come normalmente avviene per le altre cessioni, sull’intero prezzo di vendita, ma solo sull’utile (il margine appunto) che risulta a favore di chi vende il bene.

Ma vediamo alcune casistiche che possono chiarire meglio quando si può applicare l’aliquota agevolata:

Casistica Aliquota IVA
ABC Srl (rivenditore di opere d’arte) importa un quadro dagli USA 10%
Mario Rossi importa un quadro dalla Svizzera 10%
Giovanni Bianchi, artista, vende ad Andrea Verdi una sua opera 10%
ABC Srl (rivenditore opere d’arte) vende a Mario Rossi un quadro 22%
Erede di Giovanni Bianchi, artista, vendere un’opera del padre defunto 10%

Perché i beni artistici compravenduti siano riconosciuti quali “oggetti d’arte, d’antiquariato o da collezione”, si deve fare riferimento alle disposizioni comunitarie in materia doganale, mentre non è necessario il rilascio di una specifica attestazione da parte del Ministero dei Beni e delle Attività culturali (Circolare Ag. Entrate n.24 del 17/05/2010).

L’importazione di oggetti d’arte, da collezione e di antiquariato, beneficia quindi di un regime fiscale di vantaggio in ragione del fatto che i beni possano essere ricondotti nelle categorie previste dalla nomenclatura combinata ai fini della disciplina doganale e dalla tabella allegata al D.L. n. 41/95 per quanto riguarla l’IVA.

Sulla base della nomenclatura combinata della tabella allegata al D.L. n. 41 del 23 febbraio 1995 rientrano tra gli “oggetti d’arte” le seguenti categorie di beni:

  • quadri, pitture, disegni e collages;
  • incisioni, stampe e litografie;
  • statue e sculture.

Si riporta in seguito il dettaglio della tabella:

  1. a) “Oggetti d’arte”:
    • quadri “collages” e quadretti simili (“tableautins”), pitture e disegni, eseguiti interamente a mano dall’artista, ad eccezione dei piani di architetti, di ingegneri e degli altri progetti e disegni industriali, commerciali, topografici e simili, degli oggetti manufatturati decorati a mano, delle tele dipinte per scenari di teatro, sfondi di studi d’arte o per usi simili (codice NC 9701);
    • incisioni, stampe e litografie originali, precisamente gli esemplari ottenuti in numero limitato direttamente in nero o a colori da una o piu’ matrici interamente lavorate a mano dall’artista, qualunque sia la tecnica o la materia usata, escluso qualsiasi procedimento meccanico e fotomeccanico (codice NC 9702 00 00);
    • opere originali dell’arte statuaria o dell’arte scultoria, di qualsiasi materia, purche’ siano eseguite interamente dall’artista; fusioni di sculture a tiratura limitata ad otto esemplari, controllata dall’artista o dagli aventi diritto (codice NC 9703 00 00);  a titolo eccezionale in casi determinati dagli Stati membri, per fusioni di sculture antecedenti il 1 gennaio 1989, e’ possibile superare il limite degli otto esemplari;
    • arazzi (codice NC 5805 00 00) e tappeti murali (codice NC 6304 00 00) eseguiti a mano da disegni originali forniti da artisti, a condizione che non ne esistano piu’ di otto esemplari;
    • esemplari unici di ceramica, interamente eseguiti dall’artista e firmati dal medesimo;
    • smalti su rame, interamente eseguiti a mano, nei limiti di otto esemplari numerati e recanti la firma dell’artista o del suo studio, ad esclusione delle minuterie e degli oggetti di oreficeria e di gioielleria;
    • fotografie eseguite dell’artista, tirate da lui stesso o sotto il suo controllo, firmate e numerate nei limiti di trenta esemplari, di qualsiasi formato e supporto;
  1. b) “Oggetti da collezione”:
    • francobolli, marche da bollo, marche postali, buste primo giorno di emissione, interi postali e simili, obliterati o non obliterati ma non aventi corso ne’ destinati ad aver corso (codice NC 9704 00 00);
    • collezioni ed esemplari per collezioni di zoologia, di botanica, di mineralogia, di anatomia, o aventi interesse storico, archeologico, paleontologico, etnografico o numismatico (codice NC 9705 00 00); c)
  1. c) “Oggetti di antiquariato”:
    • i beni diversi dagli oggetti d’arte e da collezione, aventi piu’ di cento anni di eta’ (codice 9706 00 00).

Si può osservare, quindi, come, dalle disposizioni di cui sopra, la normativa doganale e quella ai fini dell’imposta sul valore aggiunto non ricomplrenda tutti i beni che oggi sono considerari “forme d’arte”. La norma stabilisce che sono considerati oggetti d’arte solo quelli che possiedono i requisiti per essere ricondotti in una delle precedenti categorie mentre restano escluse tutte le espressioni artistiche che non vi possono essere ricomprese.

Non saranno quindi considerabili oggetti d’arte ai fini fiscali a titolo esemplifativo le serigrafie con matrice non interamente lavorata a mano, le sculture che riproducono oggetti di uso comune o utensili, alcune espressioni dell’arte visiva e digitale o di oggetti prodotti industrialmente (in quanto ci potrebbe essere il rischio della contestazione del requisito dell’integrale esecuzione manuale dell’opera). Tali opere potrebbero rischiare di essere fiscalmente penalizzate in caso di importazione dovendo scontare l’aliquota ordinaria al 22% anziché quella agevolata al 10%, in ragione della nomenclatura combinata con cui il bene viene classificato.

Sul tema della normativa doganale dei beni artistici verranno proposti specifici approfondimenti in futuro.