Le fiere, i Comitati di Selezione e la lezione di TEFAF

Una vista di TEFAF 2018
Una vista di TEFAF 2018

Novembre si è aperto con una notizia piuttosto singolare per il mondo dell’arte, ma che credo possa essere oggetto di una riflessione su come funziona il mondo delle fiere in questo settore, anche nel nostro paese. La notizia è l‘annuncio, da parte di TEFAF di una nuova «politica di valutazione delle opere d’arte che interesserà tutte le sue fiere».  TEFAF, per chi non lo sapesse, come tutte le fiere più importanti, è molto attenta alla qualità della sua proposta artistica. E oltre a selezionare le gallerie da far esporre nelle varie edizioni, valuta attentamente anche il livello delle opere che queste presentano nei loro stand. Tutto ciò con appositi comitati di “esperti” che passano tra i corridoi poco prima dell’apertura. Un meccanismo che troviamo anche in alcune delle nostre kermesse come, ad esempio, la Biennale dell’Antiquariato di Firenze. Almeno nell’ultima gestione. Ma veniamo a noi.

L’annuncio che una fiera decida di modificare la propria politica di valutazione, di fatto, non dovrebbe interessarci più di tanto. E invece… sì, perché se andiamo avanti nel leggere il comunicato stampa rilasciato dagli organizzatori esce allo scoperto un sistema di selezione ben noto agli addetti ai lavori, ma di cui si parla poco. Leggiamolo insieme: «Dopo una revisione delle problematiche legali relative all’esame delle opere, soprattutto in termini di governance e di responsabilità da parte degli esaminatori – scrivono dall’ufficio stampa -, gli advisor di TEFAF hanno suggerito che i comitati che valutano le opere siano composti di esperti con il minor interesse commerciale possibile nei confronti del mercato dell’arte. Il Comitato Esecutivo di TEFAF ha ponderato con attenzione questo suggerimento, stabilendo che i mercanti d’arte e gli esperti di case d’asta non saranno più membri votanti dei comitati preposti all’esame delle opere. Pertanto, all’interno di questi comitati potranno votare solo accademici, curatori, conservatori, scienziati della conservazione e ricercatori indipendenti».

Immaginando che il tremendo conflitto d’interesse sanato del Comitato Esecutivo non vi sia sfuggito, facciamo un passettino più avanti. Che una fiera punti sulla qualità dell’offerta e che operi una selezione per far accedere agli spazi espositivi solo le gallerie che rispettano determinati standard di affidabilità e competenza (ma anche di qualità) mi sembra sacrosanto. E di fatto è una cosa che avviene anche in altri settori. Pena: il mancato incontro tra domanda e offerta e il fallimento (o scadimento) dell’intera manifestazione. Ma una cosa che non si vede in nessun altro settore economico è invece il fatto che siano i tuoi diretti competitor a decidere se ammetterti o meno in fiera o, come nel caso di TEFAF, addirittura a decidere quali opere puoi esporre… beh… questo mi sembra leggermente folle. Chiaro esempio di un vero e proprio cortocircuito.

Ovviamente qui nessuno “cade dal pero”, come si suol dire. E quello appena descritto è un costume ben radicato in tutte le fiere, anche nelle nostrane, e ben noto a chi frequenta il mercato. Vi è mai capitato di chiedervi come mai ottime gallerie siano sempre presenti ad alcune kermesse “minori” e mai a quelle di punta del nostro Paese? Forse no, perché avrete attribuito la cosa ad una strategia di business precisa, e sicuramente in alcuni casi è così, ma non sempre. Non di rado, infatti, il mancato ingresso in una fiera da parte di una buona galleria è dettato da un certo lobbismo che caratterizza questo mondo e che fa sì che ad alcune manifestazioni accedano solo i membri di un mai nominato “cerchio magico”; una sorta di fratellanza di cui fanno parte anche i membri dei comitati di valutazione, tutti (o quasi) operatori di mercato e, quindi, in apertissimo conflitto d’interesse.

Conflitto che emerge in modo lampante se si scorrono gli elenchi dei membri dei comitati delle nostre fiere di punta dove salta subito all’occhio come gli operatori di mercato siano i padroni incontrastati delle selezioni, oltre ad essere tra gli espositori della stessa fiera dove sono chiamati a fare da valutatori:  da Artissima (100%) a MiArt (100%) fino ad arrivare ad ArteFiera (100%).

Unica eccezione, tra le nostre fiere più importanti: ArtVerona (0%) che per la selezione si avvale di una Direzione Artistica e di un Comitato d’Indirizzo formato da esperti (docenti, curatori e collezionisti), a cui, in accordo con il Project Manager, è affidato il compito di scegliere ed invitare le gallerie. E considerando come è cresciuta questa fiera direi che un’alternativa al sistema vigente esiste. Ed è peraltro la stessa adottata nelle migliori fiere indipendenti.

Allora, considerando l’importanza che oggi questi eventi hanno sia per i collezionisti che per le stesse gallerie, l’auspicio non può essere che quello di una contaminazione dell’intero sistema da parte della rivoluzione silenziosa iniziata dagli stand di TEFAF (o forse dovrei dire dalle aule dei tribunali, visto che tutto nasce da “problematiche legali”), così da avere un panorama fieristico che punta sempre alla qualità, ma senza il rischio di veti legati ad interessi personali. Meglio che siano accademici, curatori, conservatori, collezionisti e ricercatori indipendenti a decidere se una galleria merita l’ammissione in fiera o meno, invece che il suo potenziale competitor che, per quanto persona seria, può sempre cadere in tentazione…

© 2018, Collezione da Tiffany. Tutti i diritti riservati.

9 Commenti

  • marco meneguzzo ha detto:

    …accademici, curatori, conservatori, collezionisti e ricercatori indipendenti… tremo al solo pensiero, cordiali saluti

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      A me tremano più a guardare un sistema che è sempre più autoreferenziale. Specie in un Italia dove i margini di manovra sono sempre minimi. Il lavoro di un comitato di selezione dovrebbe essere anche quello di fare da “garante” oltre ed essere imparziale. Siamo sicuri che tutti questi galleristi lo siano? Dalle storie che si sentono mi permetto di avere qualche dubbio.

    • Nicola Maggi Nicola Maggi ha detto:

      A me tremano più a guardare un sistema che è sempre più autoreferenziale. Specie in un Italia dove i margini di manovra sono sempre minimi. Il lavoro di un comitato di selezione dovrebbe essere anche quello di fare da “garante” oltre ed essere imparziale. Siamo sicuri che tutti questi galleristi lo siano? Dalle storie che si sentono mi permetto di avere qualche dubbio. Quando meno un giusto bilanciamento tra le parti sarebbe auspicabile. Non crede?

  • marco meneguzzo ha detto:

    caro Maggi posso comprenderne le ragioni, sulle ‘storie che si sentono’ concordo con Lei, ma è la parola ‘Garante’ che mi preoccupa proprio perchè siamo in Italia, chi dovrebbero essere queste persone? chi le sceglie? per concorso? da Accademie e Università (che sono ancora più autoreferenziali ) dove insegnano ex artisti frustrati? guardi mi sbaglierò ma……..ma davanti ad una bottiglia di Nobile di Montepulciano ne parlo meglio che sui social ahahahahahhah

  • stefano armellin ha detto:

    …il primo garante dovrebbe essere l’Artista capace di cacciare subito dalla finestra le opere mal riuscite, é chiaro, in Italia i concorsi sono truccati, ma poi i furbi vengono scoperti e la verità viene a galla, se metti un raccomandato a pilotare un aereo, l’aereo non si alza, come succede a molte Biennali; io aspetto sempre Maggi a Pompei, con la bottiglia ovviamente, se Tiffany vuole essere la prima rivista specializzata al Mondo a parlare di : COMUNICATO STAMPA Nell’estate 2017 subito dopo l’incendio del Parco iniziai Vesuvio Verde, oggi 23 novembre 2018 ho in lavorazione il pezzo 68 e 69 di 170, su carta formato 100 x 35 cm. ;Mostra online in corso. Pare che Cézanne abbia dedicato vent’anni e 170 opere a Monte Saint Victoire aprendo poi l’arte al cubismo. Perciò, superando il dramma dell’incendio del Parco Nazionale vesuviano, ora lavoro sul Vesuvio pensando ad una rivoluzione artistica come quella fatta da Cézanne. Si tratta anche di dare un contributo visivo alla migliore comprensione possibile del piano di evacuazione regionale in caso di eruzione. E’ sicuramente un progetto espositivo che posso portare avanti bene perché dal 23 luglio 2007 vivo a Pompei Tre Ponti sotto il Vulcano e sono l’autore della Madonna del Vesuvio in Piazza Schettini a Pompei dal 2009.Stefano Armellin

  • Deodato Salafia ha detto:

    Caro Maggi, come sempre complimenti.

    Il premio Nobel Richard P. Feynman nella sua introduzione alla celeberrima “Fisica di Feynman” disse “Vi è una frontiera di ignoranza che va espandendosi”, e lo disse come condizione base per lo studio della fisica. Articoli come il tuo aiutano a ridurre questa frontiera, ed in effetti nell’arte è quello che serve.

    L’Italia troppo spesso è la culla del grottesco, sebbene mi sembra che questa scemenza sia presente anche in fiere internazionali.

    Ho scaricato i bilanci di esercizio di tutti i partecipanti delle fiere itaiane che citi, fallo, ti divertirai. Ci sono gallerie che fatturano 80.000 euro annui e dichiarano utili per 2000 euro. Ma si lascia fuori chi vende davvero, chissà perché? Non sarà perché decidono le gallerie dei loro concorrenti?

    ma dai…sempre a pensare male…!

    Ti farai un poco di nemici temo…:-)

    Piuttosto, altro tema correlato. Ti pare corretto che una galleria paghi 300-400 euro per fare domanda (1000 domande = 300.000 euro) e la risposta negativa non contenga uno straccio di motivazione del rifiuto? Con relativo invito a provare l’anno successivo (come al gioco del gratta e vinci, ritenta e sarai più fortunato). Geniale modello di business.

  • stefano armellin ha detto:

    Caro Deodato penso che tu sei fra i pochi con una visione lungimirante, sui bilanci consentimi il legittimo sospetto che in parte siano taroccati vista l’evasione che si fa in Italia. Sulle mancate risposte vale anche per gli artisti e tu sei sempre uno dei pochi che risponde agli artisti. Certo sarebbero più che giuste le motivazioni anche se la domanda fosse a costo zero. Prendi ad esempio la mia richiesta di partecipazione come artista alla Biennale, sapevo di partire svantaggiato perché si va solo invitati, però il sito da uno spazio per tutti e per curiosità ho postato il doc. della mia installazione, ma l’impiegato mi disse subito che sì il direttore vedeva le proposte ma non c’era speranza, cmq era gratis, ecco la risposta : Gentile Stefano Armellin,
    La ringrazio per aver inviato la Sua proposta per la 58. Esposizione Internazionale d’Arte. Mi spiace informarLa che il Suo progetto non sara’ incluso nella prossima edizione della Biennale Arte 2019. Le invio i miei migliori auguri per i Suoi progetti futuri.
    Cordiali saluti

    Ralph Rugoff

    Mercoledì 7 novembre 2018 ; Ora, sorvolando sul fatto che il mio progetto é in grado di superare tutte le opere selezionate per la Biennale Venezia 2019 e spero che Maggi finalmente lo abbia capito, Ralph Rugoff non sapeva (poi l’ho informato) che il giorno prima del suo messaggio avevo ricevuto questo : Gentile Signore,Stefano Armellin

    La ringraziamo per la documentazione inviata e facciamo presente che la partecipazione della S. Sede alla Biennale d’Arte 2019 non è stata ancora decisa, quindi non esiste alcuna commissione apposita.
    Cordialmente,

    La Segreteria del Presidente Ravasi
    Vaticano, martedì 6 novembre 2018 ; perciò sono ancora in corsa. Quindi come può un Direttore tenermi fuori senza sapere che un Padiglione importante come quello Vaticano il più adatto a me, non ha ancora deciso nulla !!! Così va la giostra dell’arte. Stefano Armellin

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