Le Gallerie d’arte tra fatturazione elettronica e regime del margine

Foto di iSAW Company da Pixabay

Dopo aver affrontato le differenti modalità di emissione dei documenti validi ai fini fiscali per gli artisti, il terzo contributo è dedicato alle Gallerie d’Arte, ossia i soggetti che rappresentano un punto di riferimento fondamentale per il collezionista o l’appassionato di arte intenzionato ad acquistare opere.

L’obiettivo è di fornire un vademecum rispetto alle differenti disposizioni normative che possono interessare le Gallerie d’arte nell’ambito di una corretta e agevole gestione degli adempimenti previsti in termini di fatturazione.

Anche per gli operatori professionali del mercato dell’arte, a decorrere dal 1 gennaio 2019 le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate con soggetti residenti o stabiliti in Italia, ove soggette a fatturazione, sono documentate obbligatoriamente mediante fattura elettronica, ai sensi dell’art. 1 co. 3 del DLgs. 127/2015.

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2 Commenti

  • Cristian Forattini ha detto:

    Buongiorno Andrea. Grazie, ma a dire il vero questo anno sono stato costretto a sentire tantissime opinioni in merito, compresa quella della agenzia delle entrate, nonché parecchi commercialisti, che avevano idee diverse, nonché altri galleristi. Sarebbe emerso, con mio stupore, che invero il margine si può applicare anche se il soggetto di provenienza non è un privato ma un operatore, in fase di importazione, purché l’iva su import, di norma appunto il 10%, si scelga di non portarla in detrazione. E’ una manovra che non faccio, anche se porterebbe dei vantaggi sul prezzo finale di vendita che, con il margine, potrebbe essere più basso, ma dopo lunghissime analisi, sia dal testo del legislatore, sia appunto dalle interrogazioni, pare sia possibile. Quindi la frase “in fase di acquisto non deve essere stata possibile la rivalsa dell’Iva, in quanto la transazione è avvenuta con soggetti “privati”.” probabilmente è più restrittiva rispetto a quella del legislatore, non ho con me i testi al momento, ma vorrei una sua opinione rispetto alla fattispecie sopra mensionata, quindi: import con decisione di non portare a credito l’iva su import ma inserirla come costo di carico per il margine.

  • Andrea Savino ha detto:

    Gentile lettore,

    desidero ringraziarla per la domanda inviata a seguito della lettura del mio contributo.

    Per motivi di spazio, nel corso della stesura dell’articolo non è possibile trattare compiutamente tutte le casistiche relative all’applicazione del regime del margine per la rivendita di opere d’arte.

    In via di principio, è dovuta l’IVA all’atto dell’introduzione dei beni nel territorio dello Stato, con la conseguente inapplicabilità del regime del margine alla successiva cessione.

    Tuttavia sul piano normativo, l’art. 36, comma 2, del D.L. n. 41/1995 prevede un’eccezione, consentendo al rivenditore nazionale di optare per l’applicazione di regime del margine in presenza di beni importati da paesi terzi.

    Tenuto conto della rilevanza della questione, il consiglio è sempre quello di analizzare la tematica con l’ausilio di consulenti fiscali esperti che possano assisterla nella modalità più attenta e conforme al dettato normativo.

    In aggiunta, le segnalo la lettura dell’articolo pubblicato nella giornata di ieri da parte del collega Marco Bodo dal titolo “LE OPERAZIONI CON L’ESTERO PER LE AGENZIE DI VENDITA ALL’ASTA” dove potrà trovare maggiori informazioni.

    La invitiamo inoltre a seguire i prossimi appuntamenti fiscali, dove sarà possibile ottenere i fac-simile riguardo ai principali documenti fiscali.

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