Libri: Disegno Italiano del XX secolo

Irina Zucca Alessandrelli, curatrice da 6 anni della Collezione Ramo di Milano – nata dalla volontà di Pino Rabolini e oggi una delle più importanti raccolte al mondo dedicate al disegno -, è autrice di un bellissimo volume dedicato al Disegno Italiano del XX secolo. Partendo proprio dall’esperienza della collezione milanese, questo libro, edito da Silvata Editoriale, sana, almeno per quanto riguarda il nostro paese, una annosa anomalia legata a questo medium. Se, infatti, la pubblicistica attorno all’arte moderna e contemporanea, complice anche l’esposizione mediatica dovuta al mercato, è in costante sviluppo, lo stesso non si può dire per quella dedicata al Disegno.

Così, se da una decina d’anni il Disegno sembra avere un grandissimo successo tra i collezionisti di tutto il mondo, tanto che i prezzi in asta salgono, nascono fiere dedicate ed altre aprono sezioni specifiche, come accaduto ad esempio, ad Artissima; allo stesso tempo, e in controtendenza rispetto ad altre forme d’arte, a tale successo “mercantile” non pare corrispondere ad un altrettanto pesante interesse culturale. Tanto che, a livello di pubblicazioni o di guide per apprezzare in maniera più profonda il disegno, siamo ancora molto carenti. Ma non solo. Se tutti noi scorriamo nella nostra mente le mostre che abbiamo visto nel tempo, ci accorgiamo che il disegno è sempre poco presente e, quando lo è, ci viene presentato come un mezzo espressivo con un ruolo ancillare rispetto ad altre forme d’arte ritenute “maggiori”. (Leggi -> Mercato: tutti pazzi per il disegno)

Una situazione che a tratti può sembrare paradossale, se si pensa che già Cennino Cennini e poi Vasari, avevano indicato proprio nel disegno il fondamento di tutte le arti. Un’anomalia che oggi, come detto, viene in parte sanata dal bellissimo volume curato da Irina Zucca Alessandrelli, una delle maggiori esperte di disegno del nostro Paese, che ci regala un saggio prezioso e imperdibile per chi vuole saperne di più sul ruolo che questo mezzo espressivo ha nella storia dell’arte e nella vita degli artisti che hanno popolato il nostro XX secolo.

Un libro che scardina tanti dei cliché che, abitualmente, si legano a questo medium. A partire dal fatto che possa essere “noioso”, in quanto ci si immagina sempre in bianco e nero, quando invece parlare di disegno significa rivolgersi ad un mondo complesso, di cui fanno parte varie tecniche su carta, dal pennarello, alla gouache, passando per l’acquerello o il pastello a cera. Ma lo stereotipo maggiore, legato al disegno, è certamente quello che lo vuole meno importante della pittura o della scultura e che nasce dal fatto che questo medium è spesso letto come mezzo preparatorio di un altro lavoro che verrà poi realizzato con pennelli o scalpelli. Tanto che oggi non è semplice, ad esempio, neanche reperire le autentiche per questo tipo di opere.

Un disegno rimasto in disparte, talvolta, per volontà anche degli stessi artisti, in quanto mezzo espressivo fin troppo intimo, realizzato per se stessi e non per un pubblico, e che per questo avrebbe potuto svelare aspetti che il mercato poteva non apprezzare. Tanto che per primo proprio il mercato, che oggi lo premia, l’ha per molto tempo penalizzato, perché, come dicevano molti galleristi, la “pittura si vendeva meglio”.

Tutti questi stereotipi oggi vengono smantellati da Disegno Italiano, il quale fa emergere in modo chiaro come questo medium, che segue la vita degli artisti dall’inizio alla fine, sia uno strumento espressivo che ci permette di scoprire, dei suoi autori, molto di più di quello che viene messo in evidenza dall’interpretazione storico-artistica canonica, che ci vede leggere l’opera degli artisti partendo da quelli che sono ritenuti i loro mezzi principali e quindi pittura o scultura.

Così, partendo dal parlare di cos’è il disegno, letto come opera d’arte autonoma e non preparatoria, questo volume ci guida attraverso i maggiori artisti italiani del XX secolo, di cui ci permette di scoprire aspetti che gettano una nuova luce sulla loro produzione più nota. Si va da un’analisi preliminare sugli anni Quaranta, che ci consegna una panoramica eccezionale e inedita delle diverse generazioni di artisti che coabitano in quel decennio: Alberto Savinio, Prampolini o un Emilio Vedova ancora “cubista”, De Pisis, Depero, Guttuso fino ad una giovanissima Carol Rama. Scardinando, così, l’idea di legare il disegno a determinati artisti o movimenti e permettendoci di superare i tanti schemi attorno ai quali siamo abituati a ragionare.

Questo fino ad arrivare, nei capitoli dedicati invece a singole personalità artistiche, ad un Domenico Gnoli, famoso per i suoi close-up e i cui lavori su carta ci svelano aspetti inediti, rivelandoci un grandissimo disegnatore, che aveva fatto una scuola quasi di stampo rinascimentale, imparando le tecniche calcografiche antiche. Suo, ad esempio, un impressionante inchiostro dal titolo Boat riprodotto nel libro e in cui le ombre sono realizzate con un tratto incrociato tipico dell’acquaforte seicentesca, alla Rembrandt per intendersi.

Una tecnica sconvolgente che negli anni Cinquanta Gnoli era l’unico ad utilizzare. Oppure Fabio Mauri, autore di carte inedite e coloratissime, ben diverse dai suoi schermi bianchi o neri. Insomma, dopo aver dedicato, lo scorso anno, una guida a puntate su come si collezionano le opere d’arte su carta, non potevamo certo non proseguire questa nostra opera di sensibilizzazione presentandovi questo libro che rappresenta un vero e proprio unicum nell’editoria d’arte del nostro Paese. (Leggi -> Collezionare opere su carta)

 

La scheda

Titolo: Disegno italiano del XX secolo

Autore: Irina Zucca Alessandrelli

Editore: Silvana Editoriale

Nr. Pagine: 420 (500 ill. a colori)

Formato: 26 x 26 cm

Data: 2018

Prezzo di copertina: 70,00 €

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