5 libri per conoscere e/o riscoprire Van Gogh

Centrotrenta anni fa moriva Theo Van Gogh, fratello minore del famoso Vincent autore di celebri dipinti come “Notte stellata”, “La camera di Vincent” e, immancabili, “I girasoli” che vengono riconosciuti sia dagli appassionati che dai meno interessati all’arte.

Chi ha avuto modo di leggere le lettere che Vincent Van Gogh ha spedito a suo fratello, più di seicentocinquanta nell’arco di 15 anni, si è reso conto dell’importanza del loro rapporto che definire simbiotico è poco. Ed è proprio da qui che inizia la nostra selezione di libri.

 

Lettere a Theo

Nell’edizione intitolata “Lettere a Theo”, pubblicata da Guanda, in una lettera Vincent Van Gogh scrive ora non trovo ancora che i miei quadri valgano i vantaggi che ho avuto da te. Ma una volta che ciò si verificasse, ti assicuro che tu li avrai creati quanto me, perchè siamo in due a farli e poi ancora, a conferma di quanto sia stato importante il fratello per la nascita delle sue creazioni artistiche, nell’ultima lettera che non riuscirà a spedirgli scrive ti ho sempre considerato qualcosa di più di un semplice mercante di Corot, e che tu per mezzo mio hai partecipato alla produzione stessa di alcuni quadri.

I due fratelli avevano lavorato come mercanti di arte, poi Vincent Van Gogh divenne insegnante, commesso in una libreria, predicatore fino a quando non scoprì la sua vocazione di artista che il fratello Theo, rimasto mercante d’arte, finanziava con dei prestiti a fondo perduto.

All’età di 37 anni Vincent Van Gogh mise fine, con un colpo di pistola, alla sua esistenza e alla sua breve esperienza di pittore, durata solo 8 anni e in cui aveva dato vita a più di 860 dipinti e centinaia e centinaia di disegni.

Sei mesi dopo la sua morte, il fratello Theo, che di anni ne aveva 34, morirà anch’egli lasciando orfano il figlio di nome Vincent e la sua giovane moglie che purtroppo conoscono in pochi.  

Se è vero che per le opere di Vincent dobbiamo ringraziare il fratello più piccolo che fu più di un generoso mecenate e più di un prezioso interlocutore con cui confrontarsi sulle questioni artistiche, l’inizio della fortuna postuma che hanno avuto sia Vincent Van Gogh che le sue opere lo dobbiamo alla vedova di Theo.

 

La vedova Van Gogh

Johanna Bonger questo il suo nome. A lei si deve la trascrizione e la pubblicazione nel 1914 delle numerose lettere scritte da Vincent, a lei si deve l’organizzazione delle fondamentali prime mostre postume e le prime vendite ai musei importanti.

A lei si deve la salvezza dall’oblio che molti artisti subiscono una volta morti. Una parte della storia di Johanna Bonger, molto romanzata, è raccontata nel singolare libro di Camillo Sanchez “La vedova Van Gogh” edito da Marcos y Marcos nel 2016.

Dalla notizia del colpo di pistola che raggiunge la coppia a Parigi alle prime avvisaglie della salute malconcia di Theo, forse aggravatosi a causa della morte del fratello, il romanzo racconta le ansie e i sentimenti di questa giovane donna che sarà destinata a salvare e consegnare alla storia dell’arte le opere di Vincent Van Gogh.  

 

Fortunatamente in Italia è stata pubblicata anche una selezione di lettere scritte sia dal fratello che da Johanna Bonger a Vincent Van Gogh nel libro “Verranno giorni migliori” curato da Vito Bianco e Daniele Moretto e edito da Torri del Vento nel 2013.

In una delle lettere che Johanna aveva spedito a Vincent per dirgli quanto amasse i suoi dipinti ella scrive “sopra il pianoforte è appeso pure un tuo quadro – uno grande che mi piace tanto – è un paesaggio vicino ad Arles. Nella stanza da pranzo ce ne sono tanti altri ma Theo non è ancora contento della disposizione e passa ogni domenica mattina a toglierli e a riappenderli tutti”

C’era qualcos’altro che legava, oltre all’arte, Vincent Van Gogh alla cognata: la passione per Shakespeare. Johanna nel Luglio 1889 gli scrive “ho letto con piacere quel che avete scritto a Theo circa la lettura di Shakespeare. Non è meraviglioso?  – e pensare che è così poco conosciuto. ‘E’ troppo difficile – dicono – ma non è affatto vero. Per quanto mi riguarda lo capisco assai meglio di Zola. Quando penso che opere così meravigliose sono state scritte quasi trecento anni fa, mi dico che il mondo non ha fatto molti progressi da allora. Quand’ero a Londra, ho visto una volta Il Mercante di Venezia a teatro, e mi fece un’impressione ancor più forte della semplice lettura”.

Di quanto Vincent Van Gogh amasse Shakespeare ne abbiamo una prova in una lettera al fratello del 1880 in cui gli scrive: “Dio mio, come è bello Shakespeare! Chi è misterioso al pari di lui? La sua parola e il suo modo di agire raggiungono la potenza di un pennello fremente di febbre e di emozione. Ma occorre imparare a leggere, come occorre imparare a vedere, e a vivere”.

 

I libri di Vincent

Vincent Van Gogh non ama solo Shakespeare ma sente una vera e propria passione irresistibile per i libri, equiparata a quella per l’arte.  

Per il pittore olandese i libri sono “compagni di viaggio, mentori, anime gemelle (…) sono parte essenziale del suo percorso artistico” scrive Mariella Guzzoni nel suo “I libri di Vincent – Van Gogh e gli scrittori che lo hanno ispirato”.

Tra tutti i libri pubblicati, negli ultimi in Italia, su Vincent Van Gogh il lavoro di Mariella Guzzoni merita una menzione speciale. Nel libro viene ripercorsa la vita di Van Gogh e tutta la sua produzione artistica alla luce del grande interesse per i libri e la letteratura che ha letteralmente infiammato il cuore dell’artista olandese.

Il libro di Mariella Guzzoni, pubblicato dalla Johan & Levi, è un piccolo gioiello che permette a chi è già appassionato, ma anche a chi è un neofita, di rileggere e riconsiderare la ricerca artistica di Van Gogh come un’artista-lettore. Tra le altre cose si può scoprire come mentre egli era a Londra, impiegato come mercante d’arte, avesse preparato per il fratello più giovane dei piccoli libretti in cui aveva ricopiato versi di poesie e passaggi di romanzi.

Il testo della Guzzoni è frutto di una ricerca intensa e una meticolosa lettura sincronica/sinottica delle letture di Van Gogh e dei dipinti che immancabilmente sembrano ispirati ai libri che stava leggendo. Emblematico, per l’uso dei colori per cui in molti apprezzano Van Gogh, è il caso del dipinto “Natura morta con statuetta di gesso e libri” in cui sono visibili una coppia di libri tra cui “Bel-Ami” di Guy de Maupassant.

Grazie ad un ricca ricerca fotografica si vede che i colori utilizzati nel dipinto sono proprio quelli delle edizioni in vendita all’epoca e le lettere confermano che erano libri che Van Gogh aveva letto e apprezzato.  Tra i temi ricorrenti nei libri che leggeva, scrive Mariella Guzzoni, ci sono “l’ingiustizia, la vicinanza ai poveri, l’umiltà, il duro lavoro; la celebrazione della terra e della natura; l’indagine dell’animo umano”.

Come diceva Proust ogni lettore quando legge, legge sé stesso e infatti in quei romanzi forse Van Gogh si sentiva meno solo quasi fosse in compagnia dell’autore e poi usando il suo pennello come fosse una penna creava i suoi romanzi.

 

Il pittore più popolare a fumetti

Nessuno potrà mai spiegarci fino in fondo perché i dipinti di Van Gogh sono così popolari e la sua figura così amata. È facile intuire, visto il valore di mercato, perché i ladri abbiano una speciale predilezione per le sue opere. Solo negli ultimi 25 anni ben 5 suoi dipinti sono stati rubati e alcuni non sono stati ancora ritrovati.

I collezionisti lo adorano e per lui farebbero follie come succederà/è successo per un suo dipinto mai esposto e messo all’asta da Sotheby’s in questi mesi o come fece il collezionista Ryoei Saito che promise di portare con sé nella tomba il dipinto che aveva comprato ad un’asta per più di 80 milioni di dollari.

Per chi non è né ladro né facoltoso collezionista possedere un Van Gogh è impossibile. Sarà per questo che, come è stato svelato sul magazine inglese Time Out, nel 2015 la cartolina più acquistata dalla National Gallery di Londra, è quella dei girasoli di Van Gogh?

A quanto pare la riproduzione del dipinto si aggiudica il 6% del mercato totale delle cartoline vendute nel bookshop. Sui social network, come Instagram, dopo Frida Khalo c’è Van Gogh con più di 3 milioni e mezzo di citazioni.

Ernesto Anderle scultore, pittore e illustratore, qualche tempo fa si è lasciato ispirare dalle lettere di Vincent Van Gogh e ha creato una pagina sui social chiamata Vincent Van Love raggiungendo subito migliaia di followers.

Le illustrazioni che hanno dato vita a questo speciale webcomics sono poi diventate un bellissimo libro a fumetti che racconta la vita del pittore olandese mostrandone il lato più gioioso e raccontando il suo amore per l’arte e per la natura.

Il libro è stato pubblicato dalla casa editrice Becco Giallo e per chi conosce poco e vorrebbe iniziare ad appassionarsi alla vita di Van Gogh, o riscoprirlo sotto un altro punto di vista, è un libro molto consigliato soprattutto da regalare a ragazzi e giovanissimi.

 


John Berger che ha scritto delle pagine tra le più intense sull’artista, chiedendosi il motivo per cui Van Gogh è divenuto tra i più popolari artisti, afferma “il mito, i film, i prezzi, il così detto martirio, i colori vividi hanno contribuito ad amplificare il fascino globale della sua opera, ma non ne sono l’origine”.

Ciascuno di noi, semplice amatore, ladro, collezionista, troverà le proprie valide ragioni per innamorarsi di Van Gogh ma Berger ci indica una strada. Egli scrive che per Van Gogh dipingere e disegnare “era un modo per scoprire e dimostrare perché amava così intensamente quel che stava guardando, e quel che guardò apparteneva alla vita di tutti i giorni”.

Parafrasando Proust forse anche noi quando osserviamo un dipinto vediamo noi stessi e nei dipinti di Van Gogh c’è l’amore per le cose quotidiane. Le scarpe che si consumano, le sedie vuote, la natura che rinnova il miracolo della morte e della vita, i cipressi che si stagliano alti nel cielo, le stelle che brillano lontane…